CEUTA (Spagna), 17 agosto 2026 – A oltre due settimane dal picco degli arrivi, la situazione all’enclave spagnola di Ceuta resta critica: circa 8.000 migranti vivono ancora in condizioni precarie, con una forte pressione della frontiera che non accenna a placarsi. A destare massimo allarme è però l’impatto sul sistema sanitario locale, arrivato allo stremo con oltre 5.800 interventi effettuati e un aumento del 50% degli accessi al pronto soccorso per gastroenteriti, tubercolosi, scabbia, colpi di calore e traumi. Preoccupa in particolare la sorte dei 1.898 minori non accompagnati identificati, oltre a quanti vivono fuori dalle strutture.
Sulla vicenda sono intervenute le associazioni AMSI, CO-MAI, UMEM, AISCNEWS e UNITI PER UNIRE, chiedendo all’Italia e all’Europa di superare l’approccio puramente emergenziale.
«I problemi di salute nascono durante il viaggio» «Ceuta è un campanello d’allarme per tutta l’Europa. Quando migliaia di persone si concentrano in poco tempo in contesti limitati, la questione diventa sanitaria e umanitaria», sottolinea il Prof. Foad Aodi, presidente AMSI ed esperto di salute globale. Aodi smentisce il pregiudizio sui migranti portatori di patologie: «Molti partono in salute e si ammalano durante i tragitti estremi, privi di acqua, cibo e igiene, o a causa delle violenze subite».
Per affrontare la crisi nei punti di sbarco, Aodi sollecita l’impiego immediato di équipe multidisciplinari (medici, infermieri, psicologi e mediatori culturali) per screening veloci e presa in carico dei soggetti vulnerabili, con un focus mirato sul sostegno psicologico ai minori.
Un Piano Marshall per la salute e ingressi programmati Secondo AMSI, innalzare barriere e fare leva solo sulla repressione non risolve il problema. La soluzione risiede in accordi etici con i Paesi d’origine e di transito, sostenuti da investimenti diretti sul campo.
«L’Europa deve promuovere un vero Piano Marshall per la salute globale, finanziando strutture sanitarie e formazione nei Paesi di partenza. Al contempo serve una programmazione dei flussi regolari: la carenza di manodopera e di professionisti della salute in Occidente richiede politiche di integrazione veloci, a partire dal riconoscimento dei titoli esteri e dal contrasto al precariato».
L’appello delle sigle mediche e interculturali alle istituzioni europee è quello di istituire un Tavolo permanente sulla Sanità Transculturale per coniugare sicurezza, tutela dei diritti e tenuta dei sistemi sanitari nazionali.




