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“Basta propaganda su Gaza”: bufera sulla Rai, 4mila firme contro il TG1 e i servizi pro-Israele

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Coloni in Cisgiordania con soldati Israeliani

VARESE, 24 agosto 2026-Rai nuovamente al centro di una dura bufera mediatica per il modo in cui i suoi telegiornali e programmi di approfondimento raccontano il conflitto mediorientale. L’associazione Palestine Action Italia, con l’adesione formale del sindacato USB – Coordinamento Rai, ha promosso una petizione pubblica che ha già raccolto oltre 4.000 firme per chiedere l’immediata cessazione di quella che viene definita come propaganda sionista e una revisione radicale della linea editoriale della TV di Stato.

A scatenare la mobilitazione è stato un servizio andato in onda lo scorso 24 luglio durante l’edizione delle 20:00 del Tg1, firmato dal corrispondente per il Medio Oriente Giovan Battista Brunori. Nel reportage, dedicato a un assalto condotto da coloni israeliani contro un villaggio in Cisgiordania, gli aggressori sono stati definiti semplicemente come “escursionisti”, ribaltando completamente la ricostruzione dei fatti fornita dalle fonti internazionali indipendenti. Secondo i promotori dell’iniziativa, tuttavia, l’episodio rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di una lunga sequenza di distorsioni narrative e omissioni sistematiche all’interno del palinsesto Rai.

Tra i casi citati nell’atto di accusa rientrano le recenti corrispondenze da Gaza della giornalista Perla Dipoppa, accusata di essersi fatta da megafono della narrazione dell’esercito israeliano in occasione dell’attacco a un caffè sul mare, così come i controversi post pubblicati sui social dal giornalista Antonino Monteleone.

Vengono rievocate inoltre le dichiarazioni del direttore dell’Ufficio Stampa Rai, Incoronata Boccia, che lo scorso ottobre arrivò a negare l’esistenza di prove sulle stragi di civili commesse da Tel Aviv, e lo storico intervento di Mara Venier a Domenica In nel febbraio 2024, quando la conduttrice lesse in diretta un comunicato dell’allora amministratore delegato Roberto Sergio per bilanciare gli appelli contro il genocidio lanciati dal cantante Ghali sul palco di Sanremo.

I promotori denunciano un vero e proprio problema strutturale: la sistematica sovraesposizione di voci filoisraeliane nei talk show a fronte di una quasi totale assenza di giornalisti o attivisti italo-palestinesi, unita al rifiuto dell’azienda di utilizzare definizioni coerenti con i dossier stilati dalle Nazioni Unite, da Amnesty International e dalle principali organizzazioni per i diritti umani. La pubblicazione della petizione ha immediatamente innescato la reazione di diverse associazioni sioniste, di testate di centrodestra e del sindacato Unirai Figec, che hanno espresso forte condanna verso l’iniziativa.

Dal canto suo, l’USB Rai ha respinto con fermezza le accuse di intimidazione, parlando di un attacco antidemocratico volto a blindare la “macchina del consenso” e ricordando il drammatico bilancio dei circa 270 giornalisti palestinesi uccisi a Gaza nell’indifferenza dei vertici aziendali.

Il sindacato evidenzia infine come all’interno del servizio pubblico esista un’ampia comunità di tecnici, impiegati e professionisti dell’informazione che rifiuta questa impostazione, come dimostrato dall’alta adesione agli scioperi generali che nei mesi scorsi hanno portato al blocco di diverse trasmissioni televisive e radiofoniche.

redazione@varese7press.it