VARESE, 27 agosto 2026- di GIANNI BERALDO
Riceviamo e pubblichiamo la lettera del lettore Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia, un’analisi incentrata sul rigore dell’informazione e sulle implicazioni del dibattito attorno al conflitto mediorientale. Nel suo intervento, l’autore richiama l’importanza dei fatti storici e del contesto per evidenziare come la decontestualizzazione ideologica e il superamento dei confini della legittima critica politica rischino di riproporre forme di delegittimazione e antisemitismo.
LETTERA
Gentile Direttore,
il racconto giornalistico del conflitto mediorientale richiede un rigore basato sulla verità dei fatti e sulla memoria storica, elementi che troppo spesso vengono sacrificati a vantaggio di narrazioni ideologiche. L’immagine degli aquiloni, recentemente riproposta in chiave puramente poetica, ne è un esempio: omettere che quegli stessi aquiloni siano stati programmaticamente utilizzati dal 2018 come armi di una devastante guerra ecologica contro le riserve e i boschi del Negev occidentale significa fare parzialità informativa.
Questa decontestualizzazione alimenta una propaganda che mira a delegittimare la presenza stessa dello Stato d’Israele. Terreni storicamente e legalmente acquistati fin dai primi del Novecento, poi trasformati da aree semidesertiche o paludose in foreste rigogliose grazie a decenni di lavoro, vengono descritti attraverso la formula della “terra rubata”. Si assiste così a un amaro paradosso storico, anche qui nella penisola italiana: l’accusa rivolta agli ebrei di aver acquistato legalmente delle case e dei terreni viene sollevata oggi con lo stesso vigore e con la stessa animosità con cui, nel Medioevo, bolle e editti papali vietavano tassativamente agli ebrei il diritto di possedere beni immobili. Ieri si perseguitava l’ebreo vietandogli la proprietà; oggi lo si colpevolizza per averla legittimamente acquisita.
La natura di questa opposizione emerge chiaramente nelle piazze occidentali, dove il confine tra il legittimo dissenso politico e l’antisemitismo viene sistematicamente superato attraverso i tre parametri codificati a livello internazionale (il “Test delle 3D”): la delegittimazione del diritto all’autodeterminazione del popolo ebraico, il doppio standard applicato unicamente a Israele e la demonizzazione dello Stato ebraico, elevato a male assoluto.
Quando la contestazione adotta slogan massimalisti per cancellare uno Stato e si traduce nell’attacco diretto alle istituzioni e ai cittadini ebrei della diaspora in quanto tali, non si tratta più di critica politica ma solo di porre le basi per l’ennesimo pogrom disumanizzando l’ebreo.
Cordiali saluti,
Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia