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Morte assistita in Lombardia, esposto alla Procura di Busto Arsizio dell’associazione Viva la Vita

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(Foto da vidas.it AdobeStock)

BUSTO ARSIZIO, 7 settembre 2026 – In seguito alla morte medicalmente assistita avvenuta il 25 agosto 2026  ed eseguita nell’ambito del Servizio Sanitario Regionale della Lombardia, l’associazione Viva la Vita Italia ODV-ETS, rappresentata dal presidente Giacomo Gigliotti, ha depositato un esposto presso la Procura della Repubblica di Busto Arsizio per sollecitare una serie di verifiche giudiziarie sulla procedura adottata.

L’iniziativa solleva una questione di rilevante impatto sanitario e giuridico: secondo quanto emerso, il servizio sanitario pubblico non si sarebbe limitato ad accertare la sussistenza delle condizioni cliniche del paziente, ma avrebbe organizzato ed erogato direttamente l’assistenza, mettendo a disposizione personale, farmaci, dispositivi di somministrazione e strutture regionali.

L’episodio si colloca in un contesto normativo privo di una legge nazionale organica sulla morte medicalmente assistita e sulle prestazioni sanitarie correlate, settore i cui disegni di legge, tra cui il DDL S. 104, si trovano ancora in fase di esame parlamentare. La disciplina della materia rimane pertanto ancorata alle disposizioni dell’articolo 580 del Codice penale e alle indicazioni della Corte costituzionale.

La nota sentenza n. 242 del 2019 ha circoscritto l’area di non punibilità dell’aiuto al suicidio alla presenza simultanea di precisi requisiti: una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, la dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e la piena capacità della persona di assumere decisioni libere e consapevoli, con il previo parere del Comitato etico territorialmente competente e le verifiche delle strutture sanitarie pubbliche.

Viva la Vita Italia ha chiarito che l’esposto non intende sindacare la scelta personale del malato, né muovere accuse preventive nei confronti del personale medico o dei dirigenti sanitari coinvolti. La finalità della richiesta indirizzata alla magistratura è quella di ottenere un riscontro terzo e indipendente, tramite l’esame della documentazione originale, per verificare che l’iter seguito rientri rigorosamente nei limiti fissati dalla Consulta.

Tra i punti posti all’attenzione dei giudici figurano la ricostruzione esatta del luogo e delle dinamiche dell’atto, la verifica degli atti amministrativi di autorizzazione all’impiego di risorse pubbliche, la conferma della volontarietà dell’adesione da parte degli operatori sanitari e i criteri clinici con cui sono stati individuati i trattamenti di sostegno vitale.

Un capitolo centrale dell’esposto riguarda le concrete modalità con cui è avvenuta l’autosomministrazione del

Giacomo Gigliotti

farmaco. L’associazione chiede alla Procura di accertare quale specifica azione sia stata compiuta dal paziente per attivare il dispositivo e se l’intera procedura sia dipesa esclusivamente dal suo gesto spontaneo, escludendo interventi diretti o di supporto materiale da parte di terzi nelle fasi di avvio, prosecuzione o completamento. Parallelamente, si richiede di acquisire la documentazione comprovante il fatto che la persona sia stata esaurientemente informata sulle opzioni assistenziali alternative, sui percorsi di cure palliative, sulle terapie del dolore e sulla possibilità di ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua.

L’azione legale mira inoltre a fare chiarezza sull’intera catena istituzionale e organizzativa, ricostruendo i passaggi autorizzativi e le interlocuzioni intercorse tra l’ASST coinvolta, la Regione Lombardia, la Direzione Generale Welfare e il Comitato etico in merito all’impiego di locali, personale e risorse del Servizio Sanitario Regionale.

A margine del deposito dell’atto, il presidente Giacomo Gigliotti ha ribadito che la richiesta di accertamento nasce dall’esigenza di garantire legalità, trasparenza e protezione dei soggetti vulnerabili quando vengono utilizzate strutture e risorse della sanità pubblica. Evidenziando il timore che il fine vita possa trasformarsi in una prassi sanitaria ordinaria in assenza di un quadro legislativo definito, Gigliotti ha auspicato un sempre maggiore impegno da parte delle istituzioni e delle Regioni nel sostegno alla ricerca scientifica, alla cura e all’assistenza continuativa dei pazienti affetti da gravi patologie.

redazione@varese7press.it