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Intervista a Walter Riviera: «L’Intelligenza Artificiale sale sul palco: vi racconto perché il futuro ha ancora bisogno dell’uomo»

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VARESE, 10 settembre 2026- di GIANNI BERALDO

L’intelligenza artificiale non è più soltanto una questione di codici e algoritmi, ma una vera e propria trasformazione culturale e sociale destinata a coinvolgere chiunque. Parte da questo presupposto “Mi “AI” rubato il lavoro?”, il primo spettacolo teatrale italiano interamente dedicato all’AI, che vede protagonista che dopo il positivo esordio del 2025 torna in scena nell’autunno 2026 con un tour nazionale articolato su 11 città.

Spettacolo ideato da Walter Riviera (oltre a essere l’attore protagonista) , ex AI Technical Director di Intel Corporation, oggi Chief AI Officer di AI Wonder, ingegnere, TED Speaker e autore del volume L’algoritmo dell’uguaglianza. Attraverso la vicenda di Serafino, uno storico bidello scolastico sostituito da un sistema robotico basato sull’AI, Riviera coniuga divulgazione scientifica, comicità e riflessione sul futuro, accompagnando il pubblico in un viaggio accessibile sui temi della privacy, dell’etica e del valore insostituibile dell’empatia e della creatività umana.

Sostenuto da partner tecnologici come Intel e Lenovo, il tour prenderà il via il 30 settembre a Ferrara per attraversare i principali teatri italiani (tra cui la tappa milanese del 2 ottobre al Teatro PIME) con biglietti disponibili su TicketOne.

In occasione del nuovo tour teatrale lo abbiamo intervistato

Riviera lei vanta un background scientifico e manageriale d’eccellenza nel settore tecnologico. Da dove nasce l’esigenza di abbandonare per un momento le slide aziendali e scegliere il linguaggio del teatro per parlare di intelligenza artificiale?

 In realtà non le ho del tutto abbandonate, perché ho fondato una startup che sviluppa soluzioni di intelligenza artificiale privata. Ciò da cui sono uscito è il mondo delle Big Corp. È stato un percorso professionale che ho apprezzato moltissimo e da cui sono uscito in ottimi rapporti, ma ho scelto di riorganizzare i miei tempi per stare più vicino alla famiglia e dedicarmi a due progetti principali.

Da un lato mantengo il mio ruolo da ingegnere con la mia startup, che in questo momento sta espandendo il team. Dall’altro c’è una mission personale: noto un forte divario tra la narrazione mediatica sull’AI e lo stato reale dell’arte, e credo serva maggiore consapevolezza. Al di là dei messaggi altisonanti che incutono timori o stimolano facili entusiasmi, occorre offrire una visione bilanciata e realistica. Non con la presunzione dell’esperto, ma con l’intento di condividere strumenti utili affinché ciascuno possa farsi un’idea propria.

Nei forum tecnici sappiamo distinguere gli annunci di marketing dalle reali innovazioni. Tuttavia, mentre la formazione sull’AI viene erogata nelle grandi aziende, per la gente comune manca un racconto accessibile. L’AI è destinata ad avere un impatto determinante sulle nostre vite, e non possiamo affrontare questo presente senza comprendere cosa questa tecnologia possa o non possa fare realmente.

 L’obiettivo è dunque avvicinare il pubblico utilizzando linguaggi poco tecnici e più immediati?

 Assolutamente sì. Il testo è stato strutturato e collaudato partendo anche da una mia passata esperienza di diciannove anni fa nei villaggi turistici. Quando ero studente a Verona ho ascoltato Federico Faggin, l’inventore del microprocessore. A chi gli chiedeva da dove si parta per fondare un’azienda capace di cambiare il mondo, rispose: “Partite da quello che vi riesce meglio”.

Mi sono chiesto cosa sapessi fare bene, e la risposta è stata tradurre concetti complessi in parole semplici, senza banalizzarli. L’anno scorso abbiamo avviato un primo tour quasi per scommessa personale. Attraverso un forte passaparola, l’iniziativa si è trasformata in dieci date tra il Nord Italia e Macerata, sostenute da Comuni e associazioni di categoria.

Quest’anno ho deciso di fare all-in autoproducendo il tour con il mio TFR, che definisco simpaticamente “il TFR di Schrödinger”, perché c’è e non c’è allo stesso tempo! Attraverseremo 11 città italiane con biglietti già disponibili su TicketOne; il 2 ottobre saremo a Milano al Teatro PIME.

Il protagonista dello spettacolo è un bidello scolastico, figura tradizionalmente distante dal mondo delle alte tecnologie. Come mai questa scelta?

 Ci sono tre motivi. Il primo è pragmatico, il secondo è simbolico: il bidello è una figura universalmente riconosciuta e permette a chiunque di immedesimarsi. Sul palco ci sarà una presenza doppia: io nei panni dell’ingegnere e io nei panni di Serafino, il bidello. Mentre Serafino vive la narrazione, Walter spiega in modo semplice ciò che accade. Il bidello rappresenta chiunque si senta minacciato dall’evoluzione tecnologica senza avere un accesso diretto alla formazione aziendale, dal CEO al fornaio.

Infine c’è un motivo affettivo: il personaggio prende il nome da un dirigente scolastico conosciuto anni fa nei villaggi turistici, oggi scomparso, a cui volevo rendere un tributo.

 Qual è il segreto per trasformare concetti scientifici complessi in una narrazione comica e fluida?

 La chiave è la pragmaticità e la profonda conoscenza della materia. Quando padroneggi un tema puoi spiegarlo in modo intuitivo. Se rendi accessibile un concetto attraverso esempi quotidiani, lo spettatore smette di essere passivo e diventa curioso, desideroso di capire di più.

Inoltre, occorre mostrare l’impatto reale dell’AI al di fuori del contesto d’ufficio. Spesso si parla di intelligenza artificiale per scrivere email, ma l’AI incide già sulle decisioni relative ai nostri mutui, alla salute o al calcolo dei premi assicurativi. Quando si mostrano questi aspetti, il tema diventa immediatamente concreto per tutti.

 Il titolo “Mi ‘AI’ rubato il lavoro?” tocca una delle paure più diffuse. Di fronte a macchine sempre più performanti, quali rimangono le capacità umane che nessun algoritmo potrà mai replicare?

 Sono scettico verso le previsioni assolute di celebri esponenti del settore tech: il futuro è troppo complesso e ricco di variabili per essere previsto con certezza. Preferisco concentrarmi sulla complessità. Sulla carta un’AI offre prestazioni straordinarie, ma la realtà operativa è molto più articolata. L’essere umano è, per definizione, imperfetto.

Faccio spesso il parallelismo con i libri digitali: dal punto di vista funzionale sono insuperabili per capienza e praticità, eppure continuiamo a stampare e acquistare libri cartacei perché amiamo l’esperienza tattile e il profumo della carta. Un’AI può conoscere dieci lingue e superarmi sul piano nozionistico, ma questo non la rende più intelligente né in grado di sostituirmi dall’oggi al domani. Sul palco non porto risposte dogmatiche, ma le giuste domande per stimolare questa consapevolezza.

 Quali sono le paure e le curiosità che il pubblico le confida più spesso a fine spettacolo?

 All’inizio di ogni replica propongo un sondaggio interattivo al pubblico. Alla domanda se l’AI susciti più entusiasmo o apprensione, l’entusiasmo vince sempre per una stretta percentuale, seguito dall’apprensione. Tuttavia, c’è una quota significativa di persone che risponde con totale indifferenza.

L’indifferenza è l’atteggiamento più pericoloso: l’intelligenza artificiale prende già decisioni intorno a noi, che ne siamo consapevoli o meno. Ignorarla non ci mette al riparo dal suo impatto, ma ci toglie soltanto gli strumenti per comprenderla e guidarla.

Un messaggio chiaro e diretto. Ricordiamo l’appuntamento a Milano il 2 ottobre al Teatro PIME e le altre date del tour disponibili su TicketOne. In bocca al lupo per questo progetto e grazie per la chiacchierata!

 Grazie a voi!

direttore@varese7press.it