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«Bossi nel Famedio è un fatto, non un’opinione»: la Lega spinge per il Senatur nel Pantheon di Varese

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Umberto Bossi

VARESE, 14 settembre 2026 – Il dibattito sulla possibile iscrizione di Umberto Bossi nel Famedio del Comune di Varese entra nel vivo della dialettica politica cittadina. A prendere posizione con fermezza è Stefano Angei, consigliere comunale della Lega e componente della stessa Commissione Famedio, che respinge l’ipotesi di dover “verificare” la profondità del legame tra il fondatore della Lega e la città del Giardino.

«Il legame di Umberto Bossi con Varese ritengo sia un fatto oggettivo e incontrovertibile», afferma Angei, definendo una forzatura la prudenza istituzionale emersa nelle valutazioni degli ultimi giorni. Secondo l’esponente leghista, mettere in discussione questo vincolo significherebbe ignorare oltre quarant’anni di storia politica, culturale e identitaria, ricordando come Varese sia stata il punto di origine, il laboratorio e il cuore pulsante della rivoluzione guidata dal Senatur.

Nel suo intervento, Angei chiarisce la propria visione sul ruolo del Pantheon cittadino, sostenendo che non debba rispondere a logiche di compromesso politico. «Il Famedio non è un luogo dove si inseriscono figure che “vanno bene a tutti” – sottolinea il consigliere –. Non è un esercizio di equilibrio politico, né un catalogo di nomi accomodanti. È la casa della memoria civica, e la memoria civica non è mai neutra: è selettiva, rigorosa, fondata sulla grandezza. E la grandezza, per sua natura, non è mai unanimemente condivisa».

Riconoscendo l’impatto della figura di Bossi sul panorama nazionale, Angei aggiunge: «I grandi dividono, scuotono, trasformano. Ma proprio per questo vengono ricordati. Bossi è stato divisivo, certo, come ogni rivoluzionario. Ma è stato anche colui che ha saputo unire un popolo, dando voce a territori che non l’avevano mai avuta e costruendo un’identità politica che ha segnato la storia repubblicana».

Per rafforzare la proposta, Angei richiama il valore della memoria pubblica citando i versi foscoliani dei Sepolcri: «L’immortalità non è un premio consolatorio: è il riconoscimento riservato a chi ha compiuto imprese tali da lasciare un segno indelebile. “Sol chi fa grandi cose, può sperare d’essere eterno”. Bossi ha fatto grandi cose: ha fondato un movimento dal nulla, ha scardinato assetti consolidati, ha aperto una stagione politica nuova e ha mobilitato milioni di cittadini. Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto partendo da Varese e mettendola sempre al centro della vita pubblica sia nazionale che internazionale».

In conclusione, l’esponente del Carroccio ribadisce la linea d’azione del gruppo consiliare a Palazzo Estense: «Come Lega affermiamo con assoluta fermezza che Umberto Bossi è Varese. Insieme ai miei colleghi del gruppo saremo pronti a sostenere in tutti i modi, e fino alla fine, la presenza di Bossi nel Famedio. La storia dice con chiarezza che appartiene al Pantheon varesino. La città deve essere all’altezza dei suoi protagonisti e saper distinguere tra ciò che è opinabile e ciò che è oggettivo: nel caso di Bossi, la grandezza è un fatto, non un’opinione».

redazione@varese7press.it