martedì, Ottobre 27, 2026
Home Sindacati Cisl dei Laghi Frontalieri in Svizzera, indagine Cisl a Varese: «Pochi diritti e troppe tasse»

Frontalieri in Svizzera, indagine Cisl a Varese: «Pochi diritti e troppe tasse»

0
110 views

VARESE, 24 ottobre 2026-di GIANNI BERALDO

Orientare e rafforzare le politiche di tutela dei lavoratori transfrontalieri partendo da un’ascolto reale e da dati concreti. È con questo obiettivo che la Cisl e il CST (Consiglio Sindacale Interregionale) hanno organizzato nella mattinata di oggi a Varese un convegno focalizzato sulla condizione dei lavoratori italiani in Svizzera.

Al centro dell’incontro sono stati illustrati i risultati della ricerca curata da Francesco Girolimetto, ricercatore e direttore di BiblioLavoro (l’ente culturale e di ricerca della Cisl Lombardia), alla presenza dei vertici sindacali tra cui il Segretario Generale della Cisl Lombardia Dino Perboni e il Segretario Generale nazionale della Cisl Frontalieri Marco Contessa.

I dati dell’indagine: non solo stipendio, pesano trasporti e la «tassa sulla salute»

I dati emersi dall’indagine restituiscono l’immagine di un fenomeno che negli anni ha assunto un carattere pienamente strutturale per le

Davide Perboni-Segretario Regionale Cisl Lombardia

economie di confine. Per migliaia di lavoratori italiani la Svizzera non rappresenta una soluzione temporanea o marginale, ma una scelta di stabilità professionale che si combina con il mantenimento della residenza e dei legami familiari in Italia.

Dall’analisi emerge tuttavia come la qualità della vita transfrontaliera sia condizionata da diversi fattori logistici ed economici:

I trasporti e la mobilità: L’uso dell’auto privata rimane in assoluto il mezzo preferito (scelto da circa tre frontalieri su quattro, con il 73,2%), seguita a distanza dal treno (10,5%), dalle moto/scooter (6,0%), dalla combinazione di più mezzi (3,8%), dall’auto aziendale (3,4%), dal car pooling (2,6%) e dai bus (0,5%). Una dipendenza dal mezzo proprio che comporta rilevanti costi in carburante, manutenzione, pedaggi e tempo trascorso nel traffico.

La «tassa sulla salute»: Tra i temi più dibattuti e controversi del confronto tra Italia e Svizzera spicca la valutazione sul nuovo balzello sanitario. Tra i lavoratori che dichiarano di conoscere i contenuti della norma, la bocciatura è quasi unanime: il 94,4% la giudica penalizzante (con il 67% circa che la ritiene molto penalizzante e il 20,7% abbastanza penalizzante), contro posizioni favorevoli o neutrali del tutto marginali (1,7%).

Prima del convegno, il Segretario Generale nazionale Cisl Frontalieri, Marco Contessa, ha sottolineato ai nostri microfoni come la motivazione economica sia ormai legata a doppio filo alla vivibilità quotidiana:

«La Cisl e lo CST hanno voluto mettere in campo questa importante iniziativa perché volevamo ascoltare direttamente i lavoratori per discutere delle questioni più concrete del loro vivere quotidiano in Svizzera», ha dichiarato Contessa. «I lavoratori sono certamente attratti da salari più alti, ma il problema non è solo la retribuzione: oggi si chiede qualità della vita e tempo a disposizione per conciliare vita e lavoro».

Contessa si è poi soffermato sul ruolo spesso incompreso e schiacciato del frontaliero:

«Emerge un quadro complicato. Nel mondo del lavoro svizzero veniamo a volte visti come un problema dai colleghi oltreconfine, accusati di creare “dumping” salariale. In Italia, al contrario, siamo considerati “privilegiati” soltanto perché abbiamo uno stipendio più elevato. Nessuno considera però l’assenza totale di diritti e il carico di responsabilità sociale che questi lavoratori sopportano. Bisognerebbe bilanciare questo giudizio: i frontalieri fanno da ponte tra il mercato del lavoro italiano e quello svizzero, garantendo la sopravvivenza stessa di molti comuni di confine che altrimenti rischierebbero di spopolarsi. Il frontaliero non porta solo soldi a casa, ma garantisce un’economia sociale più ampia».

La sfida della protezione sociale: Naspi e maternità

Infine, un passaggio cruciale è stato dedicato alla necessità di riformare il sistema di protezione sociale oltreconfine e alla fragilità dei lavoratori di frontiera di fronte alle crisi del mercato: «Andando a lavorare in Svizzera si accetta un sistema di protezione sociale diverso da quello italiano, ma ciò non toglie che si debba e si possa lavorare per migliorare tutele fondamentali come la Naspi o la maternità». Infine il Segretario Nazionale Frontalieri conclude dicendo «Sono azioni che devono trovare risposte maggiori sia per gli svizzeri che per i frontalieri. Questi ultimi si trovano infatti in una condizione di ulteriore vulnerabilità: quando il mercato del lavoro svizzero entra in sofferenza, i primi a essere espulsi sono proprio i lavoratori italiani».

direttore@varese7press.it