Nasce RadioVarese7press: musica e informazione di qualitá

VARESE, 20 marzo 2021-

Prenderá il via domenica 21 marzo, RadioVarese7press, canale di musica e informazioni del nostro giornale. Ora pubblichiamo solo un estratto di quanto potrete sentire a partire da domani.

Buona ascolto!

redazione@varese7press.it

 




Dopo il successo di Casa Sanremo i Lovesick Duo tornano con un nuovo singolo

VARESE, 19 marzo 2021-Paolo Roberto Pianezza e Francesca Alinovi dei Lovesick Duo, reduci dalla partecipazione a Casa Sanremo, a partire da venerdì 19 marzo sono pronti a tornare nelle radio con “Today’s The Day” e un nuovo videoclip, terzo singolo estratto dal loro ultimo album “All Over Again”, disponibile su tutte le piattaforme digitali e in formato CD e Vinile 33 giri e 45 giri.

La musica dei Lovesick Duo sarà presente nella colonna sonora di “Speravo de morì prima”, la serie tv dedicata a Francesco Totti in onda su Sky Atlantic e in streaming su Now TV proprio da venerdì 19 marzo, diretta da Luca Ribuoli e prodotta da Mario Gianani per Wildside del gruppo Fremantle, con Capri Entertainment di Virginia Valsecchi e The New Life Company.

“Today’s The Day” – dichiarano i Lovesick Duo – “è un brano che racconta di come afferrare l’attimo vivendo intensamente il presente, di come il minimalismo quotidiano possa e debba essere vissuto con profondità – anche nelle relazioni – sia con le persone che si hanno vicino, sia con la persona con cui si ha una relazione d’amore. Il tutto con un messaggio di positività e speranza”.

Il videoclip alterna la ballerina di danza classica e contemporanea, Daniela Virzi, che balla giorno e notte nel contesto urbano della Città di Bologna, mentre i Lovesick Duo suonano e cantano il nuovo singolo all’aria aperta, sui colli bolognesi. Così, Today’s The Day, il cui testo invita a cogliere l’attimo, rappresenta queste atmosfere inedite, quasi surreali – emblema di una nuova quotidianità – dove la danza, l’arte e la musica si riappropriano dei rispettivi ruoli facendo diventare questi spazi aperti il loro nuovo teatro.

I due precedenti singoli dei Lovesick Duo, dopo essere stati trasmessi nelle radio in Italia, con la collaborazione di A-Z Press, hanno raggiunto programmazioni radiofoniche in Spagna, Francia, Belgio, Paesi Bassi, Regno Unito, Irlanda, Stati Uniti e Brasile, aggiudicandosi una candidatura per il premio USA Western Artists’ Award 2021 oltre a numerose lusinghiere recensioni su riviste specializzate italiane ed estere, con una citazione in copertina della prestigiosa rivista statunitense Rock & Blues International.

Lovesick Duo, sul palco di Casa Sanremo condotto Red Ronnie, oltre a proporre “All Over Again” e “Second Chance” contenuti vinile 45 giri, hanno omaggiato Natalino Otto, pioniere e leggenda dello swing italiano con una versione riarrangiata di “Una Fotografia nella Cornice” e Chuck Berry, padre indiscusso del rock’n’roll, con una personale versione di “Nadine”.

La loro massiccia presenza sui social network li ha fatti conoscere in tutti i continenti. Su Facebook hanno superato i 110.000 followers, la loro pagina YouTube conta oltre 9.000 iscritti al canale, totalizzando oltre 7.000.000 di streaming video, con numeri destinati a salire.




Hedvig Mollestad Trio, pronto nuovo album per la prog rock band norvegese

VARESE, 17 marzo 2021-La prog rock band norvegese HEDVIG MOLLESTAD TRIO pubblicherà il nuovo album ‘Ding Dong. You’re Dead’ il 19 Marzo per Rune Grammofon.

Il trio norvegese è una delle più solide realtà rock norvegesi ed europeee, influenzata dal prog, dal jazz e dalla psichedelia del passato.
Sul nuovo album Hedvig ha dato prova di essere una grande compositrice e sicuramente tra i più virtuosi musicisti contemporanei della sei corde elettrica.

“… the loose swagger of Black Sabbath; the density and prowl of Led Zeppelin; the expeditionary urge of Jimi Hendrix; the incantatory fervor of John McLaughin” – jazztimes.

Bene, credo che stiamo provando a dare un senso al mondo divertendoci a fare musica, sperimentando e provando – racconta la chitarrista Hedvig Mollestad. Essere rigorosi e mandare a quel paese tutto allo stesso tempo. Provare cose nuove, mood diversi ed sempre essere ispirati e curiosi”


Il nuovo album ‘Ding Dong. You’re Dead’ arriva a nove mesi di distanza dal debutto solista ‘Ekhidna’ di Hedvig Mollestad, arrivato nella Top 3 dei migliori dell’anno dell’inglese PROG magazine, e segue il grande successo dei sei precedenti album pubblicati con Rune Grammofon come Trio.Sin dal debutto del 2011 il Trio ha suonato su grandi palchi con artisti del calibro di John McLaughlin e Black Sabbath, ma anche fatto tour da headliner nei rock club di tutto il continente. ‘Ding Dong. You ́re Dead’ è il disco più dinamico e vario registrato dal Hedvig con la sua band, dall’ipnotica titletrack, fino alla ballad ‘Four Candles’.

Per il nuovo album Hedvig ha chiamato la bassista Ellen Brekken e il batterista Ivar Loe Bjørnstad.



Intervista esclusiva a Layla Zoe, straordinaria blues singer canadese molto conosciuta anche in Europa

VARESE, 9 marzo 2021-di GIANNI BERALDO

Dopo anni di gavetta, diversi dischi alle spalle e migliaia di chilometri macinati on the road calcando palchi di tutto il mondo (particolarmente conosciuta anche in Europa dove ha vinto pure un contest finlandese (!) nel 2006 ma soprattutto aggiudicandosi nel 2016 The European Blues Award come migliore cantante), la blues woman canadese LAYLA ZOE con il recente album ”Nowhere left to go” ha raggiunto probabilmente il punto piú alto della sua carriera. Almeno fino a questo momento.

L’artista nativa di Victoria ma trasferitasi fin da subito a Vancouver, nell’accogliente e musicalmente frizzante cittá costiera della British Columbia, ha raffinato la sua tecnica vocale frequentando una scuola di musica all’etá di 15 anni appassionandosi subito alla musica blues grazie all’ascolto della nutrita discografia del padre dal quale ha ereditato pure la capacitá di suonare l’armonica.

Un personaggio decisamente anticonvenzionale Layla Zoe, dotata di una voce pazzesca che molti hanno paragonato a Janis Joplin (anche lei!) ma che in realtá ha un timbro decisamente originale, espressivo, che ben si adatta a qualsiasi genere: dal jazz al blues al rock ma pure al pop e folk come sperimentato nel precedente lavoro discografico del 2018 intitolato Gemini.

”Nowere left to go”, come i precedenti due album (il giá menzionato Gemini del 2018 e ”Retrospective tour” del 2019) ‘é stato autoprodotto grazie al crowfunding giusto per non conformarsi alle regole, spesso ferree, delle etichette discografiche.

Un lavoro discografico composto da dieci tracce (testi scritti in collaborazione con la bravissima chitarrista texana Jackie Venson) e che vede la partecipazione di altri ottimi musicisti.

Un album davvero riuscito, dove tra ballatone di stampo soul, errebí e puntate nei sempreverdi terreni rockettari non ci si annoia sicuramente in attesa di rivederla on stage anche in Italia. Come dice la stessa Layla in questa intervista nella quale ci ha raccontato con la sua notoria verveironica e simpatia, come é nato questo nuovo lavoro e molto altro.

Layla hai appena pubblicato il tuo nuovo album in piena pandemia per covid 19: una situazione che in qualche modo influenzato la scrittura dei testi e musica oppure no?

Il nuovo album “Nowhere left to go” non è stato ispirato dall’attuale situazione globale.

L’unica canzone che potrebbe corrispondere a questo criterio è “Pray” perché parla di lavorare insieme per creare un mondo migliore.

A questo proposito hai scritto anche Lies, una denuncia su crimini sessuali…

In effetti la canzone “Lies” parla dell’ abuso e traffico di bambini da parte di predatori d’élite, qualcosa della quale dovremmo essere tutti molto preoccupati.

Tornando a parlare di Covid 19 e dell’impossibilità di organizzare concerti. Sei un’artista che fa molti concerti con live set molto belli ed energici: quanto ti manca il palco e il rapporto con il pubblico?

È stato straziante vedere il mondo della musica distrutto a così tanti livelli dall’attuale “situazione” globale, ma noi artisti siamo così abituati ad adattarci alle circostanze difficili, settore in cui ho visto molti artisti adattarsi rapidamente alle “nuove” norme e regolamenti. È davvero stimolante vedere quanto i musicisti stiano lavorando per cercare di raggiungere i loro fan con nuova musica e nuovi modi per esibirsi tramite concerti in streaming. Certo, il palco mia manca forse più di quanto posso esprimere a parole, ma so che quando sarà il momento ci sarò e saró prontissima E i miei fan sono stati fantastici e mi hanno aiutato moltissimo in questo momento difficile grazie al crowfunding.

Il crowfunding é stata una scelta obbligata causa attuale periodo?

Ho lavorato con etichette discografiche per anni e sono davvero grato sia a “Cable Car Records” che a “Ruf Records” per tutto quello che hanno fatto per me, così come per quanto ho imparato dalle mie esperienze con loro. Ma al momento in cui ho realizzato l’album Gemini avevo bisogno di essere indipendente in modo da poter dare al progetto il tempo e amore di cui aveva bisogno. Non sarebbe stato possibile se fossi rimasta con la Ruf Records. Ecco perché ho deciso di adottare il crowdfunding per gli ultimi tre album. Sarei felice di lavorare con un’altra etichetta se le circostanze lo permetteranno, ora sono felice di lavorare in modo indipendente utilizzando tutti gli strumenti che ho ho imparato a conoscere durante tutta la mia carriera.

Parliamo di Nowhere left to go: un lavoro molto bello in cui praticamente esplori generi musicali diversi spesso riconducibili al tuo soul soul, blues e folk come in parte già fatto in passato, soprattutto nel precedente album “Gemini”. In “Nowhere left to go”, invece, hai raggiunto alti livelli di maturità vocale aiutato dal musical scelte adatte a te. Sicuramente il migliore che hai prodotto finora.

Nell’album “Gemini” ho coperto molti generi e stili diversi con la mia voce. Generi e stili che ho voluto separare in due album, uno con il titolo “Fragility” e uno con il titolo “Courage” per identificare l’album rock e gli stili di album più morbidi. Per il “Nowhere left to go ”album ho mescolato entrambi i sentimenti in un disco. L’album era complicato da realizzare con tutti i co-autori che vivono in varie parti del mondo e dovevano registrare bisogno di registrare le loro parti da casa causa lockdown.. Ma abbiamo lavorato tutti sodo e l’album ha superato le mie aspettative: sono molto grato a tutti coloro che hanno messo il loro tempo e la loro creatività in questo progetto.

Album remixato presso Access All Area Studios Bremen (in Germania) da Nils Volcker: perché questo scelta?

Ho lavorato insieme a Nils all’album live “Retrospective Tour 2019” ed è stato facile e divertente lavorare con lui e siamo andati molto d’accordo. Quindi volevo vedere come sarebbe stato lavorare con lui nell’album in studio. Mi sono sentita molta rilassata durante il processo di missaggio dell’album, Nils ha potuto registrare la mia voce nel suo studio di Brema perché fortunatamente il lockdown in Germania durante i mesi estivi era finito, quindo ho potuto quando registrare le mie parti.

Sei canadese ma con l’Europa hai sempre avuto un feeling speciale dall’inizio del la tua carriera. D’altra parte, il pubblico europeo ha sempre apprezzato la tua musica e la tua concerti molto.

Mi esibisco in Europa dal 2009 ma ho anche vinto un concorso per cantanti blues in Finlandia nel 2007, quindi l’Europa è stata una parte importante della mia carriera per molti anni. Dopo aver inciso album con Henrik Frieschlader e aver fatto parte della sua etichetta discografica tedesca “Cable Car Records” per diversi anni, ho deciso di trasferirmi in Germania in modo da poter perseguire il mio carriera europea a tempo pieno. È stato difficile lasciare i miei amici e la mia famiglia in Canada, ma era una scelta importante utile per fare conoscere a più persone la mia musica in Europa. Sapevo che se avessi fatto la mossa giusta sarebbe stato più facile per me suonare in molti altri paesi. Suono ancora in Canada almeno una volta all’anno, se posso, ma il mio tour principale è consistito principalmente in paesi europei.

Torniamo a parlare di Nowhere left to go composto da 10 canzoni tutte molto belle, molte parlano di storie di vita, amori e sentimenti più in generale. Come nel primo pezzo “… Pray” una bellissima canzone (scritta insieme al chitarrista Jackie Venson) tra gospel e soul dove Bob Fridzema al piano e l’organo fa un ottimo lavoro. Poi la tua voce così graffiante e morbida allo stesso tempo: fantastica!

Nowhere left to go consiste in dieci canzoni scritte con sette co-autori: Alastair Greene, Suzie Vinnick, Dimitri LeBel, Brandi Disterheft, Guy Smeets, Bob Fridzema e Jackie Venson. Tutti questi artisti hanno suonato anche sulle canzoni che avevano scritto con me. Ho scritto tutti i testi per questo album e i co-autori hanno scritto la musica. La sezione ritmica é composta da Gregor Sonnenberg basso e Dirk Sengotta alla batteria. Tutti i musicisti che hanno suonato nell’album sono persone con le quali avevo lavorato o incontrato in passato, quindi volevo scrivere insieme a loro quindi e sono stata fortunata che abbiano accettato. Tutti erano anche entusiasti di far parte di questo progetto con me.

La canzone che da il titolo all’album Nowherel left to go (brano dal ritmo coinvolgente dall’inizio con un bell’assolo di chitarra di Venson) parli di fuga e di incendi in Australia: argomento ben evidenziato dal video promozionale

La title track “Nowhere left to go” è stata scritta insieme a Jackie Venson. Sentendo la musica ho capito subito che volevo scrivere testi sugli incendi in Australia. La canzone e nuovi video musicali sono dedicati a coloro che sono stati colpiti e sopravvissuti agli incendi. È stato facile e divertente lavorare con lei ci siamo conosciuti in Romania a un festival anni fa e mi piaciuto molto il suo stile chitarristico.

Tra le mie canzoni preferite c’è la meravigliosa ballata soul ”Sometime we fight”

E’ stata scritta insieme a Bob Fridzema (King King, Sari Schorr, Joanne Shaw Taylor), con cui è stato un vero piacere lavorare, e adoro entrambe le canzoni scritte con lui. Bob è un vero professionista e ha così tanto talento. Sono davvero contento il lavoro che ha fatto su questo album e su entrambe le canzoni “Susan” e “A volte litighiamo” che noi hanno scritto insieme, hanno ricevuto recensioni meravigliose da ascoltatori, media e DJ radiofonici.

Oltre a blues, soul ed errebí nelle tue corde artistiche hai sempre avuto anche musica rock come nel brano “Don’t wanna help anyone” dove sembri arrabbiata con il mondo.

Mi è piaciuto molto lavorare con Alastair Greene per il brano Don’t wanna help anyone. Alstair é un chitarrista noto che ha lavorato con molte grandi band nel corso degli anni. Vive in negli Stati Uniti ma ci siamo conosciuti anni fa a un festival in Svizzera. La canzone che abbiamo scritto è di qualcuno che conosco nel mondo della musica che aiuta chiunque ma si aspetta e pretende da altri. Abbiamo avuto problemi a trovare il mix perfetto su questa canzone alla fine del p ma alla fine, dopo molto lavoro in studio, abbiamo finalmente dato alla canzone l’atmosfera rockblues che volevamo.

Un altro pezzo importante e radiofonico è “This love will last” song di soul e rhytmandblues che rimanda a Janis Joplin, da sempreuna delle tue artiste preferite.

E’ stato scritto con uno dei miei vecchi chitarristi di Montreal, Dimitri LeBel. Ora è uno strumentista poliedrico noto per la sua professionalità nella scena musicale del Quebec. La canzone è scritta per il mio cane Leo.

Mi piacerebbe scoprire chi è Susan, canzone toccante che racconta di una donna che deve aver sofferto molto. Infatti, Sono rimasto colpito dalle parole del testo che dicono … ma hai tanta paura di soffrire la fame, così lo farai chiudi la porta sussurrando a tutti del suicidio …

“Susan” riguarda la parte di tutti noi, a cui a volte manca l’autostima di cui abbiamo bisogno per vivere la nostra vita nel migliore dei modi. Questa falsa autostima di cui alcuni artisti hanno bisogno per salire sul palco è una grande bugia e fa parte del mondo della musica.

L’album si chiude con la meravigliosa “Dear Mom”, in questo caso ti sembra di liberarti di qualcosa che hai dentro e che hai sempre voluto dire: è così?

Volevo scrivere una canzone per mia madre che vive in Canada, quindi ho deciso di scrivere Dear Mom come fosse come una lettera per lei, dicendo cose che non ho la possibilità di dirle, dato che non vado pesso in Canada. Lei ha apprezzato molto questa dedica. Dopo averla ascoltata molti fan mi hanno contattato raccontando le loro storie e delle affinitá che avevano con le parole di questa canzone a causa del loro rapporto con le loro madri. Sono molto soddisfatta del risultato finale della del lavoro che ho fatto insieme alla alla cantautrice canadese Suzie Vinnick.

Hai iniziato a cantare molto presto influenzata dalla musica blues e jazz che ascoltava tuo padre:chi sono i tuoi artisti di riferimento sia del passato che attualmente?

Ho ancora gli stessi artisti nella mia lista di influenze, come avevo nella mia giovinezza, ossia Robert Johnson, Billie Holiday, Muddy Waters, Howlin ‘ Wolf, Janis Joplin, Frank Zappa, Neil Young, Bob Dylan, Tom Waits, Joni Mitchell, Peter Green, Roy Buchanan, da tutti loro ho appreso qualcosa.

Dato che suoni spesso in Europa, appena  possibile vorremmo vederti in concerto in Italia, magari con una data a Varese.

Mi sono esibita in Italia alcune volte: adoro la gente, il paesaggio e il cibo. Ho anche trascorso alcune vacanze a Terracina: uno dei miei ricordi piú belli dell’Italia. Spero di poter tornare presto un giorno!

Layla ha voluto concludere l’intervista salutando i nostri lettori con questo simpatico audio che riportiamo 

direttore@varese7press.it




“L’estate di Bob Marley 1980”, mercoledì La Tela presenta il libro di Paolo Pasi

RESCALDINA, 9 marzo 2021-Un salto indietro nel tempo di 40 anni. In momento in cui i concerti live sono un miraggio e gli stadi restano vuoti e senza musica, l’osteria sociale del buon essere La tela di Rescaldina, in collaborazione con l’Ecoistituto della Valle del Ticino, per la rassegna incontro con l’autore riporta al concerto-evento che Bob Marley tenne a Milano con il libro “L’estate di Bob Marley 1980” (editore Jaka Book) di Paolo Pasi.
Mercoledì 10 marzo, dalle 21, in diretta streaming sulle pagine Facebook de La Tela e dell’Ecoistituto, l’autore e giornalista RAI fa infatti rivivere il grande concerto che il re del Reggae tenne il 27 giugno del 1980 allo stadio di San Siro di Milano. Un concerto che fu un vero evento con una serie di primati: fu il live con più affluenza di pubblico nella storia di tutti i concerti di Marley, fu anche la prima volta assoluta di Marley in Italia e per la prima volta San Siro si aprì alla musica.
Ma il libro non è solamente il racconto di quel fatto storico, vuole essere il fotogramma di un periodo molto particolare. Al centro però c’è la storia di Pietro, uno scrittore di mezza età, che all’improvviso ha la sua seconda chance. Pietro infatti, durante una notte insonne ha un attacco di panico e sviene. Al risveglio si ritrova catapultato all’indietro nel tempo: è di nuovo ventenne e abita nella casa dove ha vissuto da ragazzo. È la mattina del 27 giugno 1980, giorno del concerto milanese di Bob Marley, che Pietro ha sempre rimpianto di non aver visto. Il fratello Luca gli offre un biglietto. È la seconda chance che cambierà il corso della sua vita. Nello stadio di San Siro conoscerà infatti Elisa, giovane e irrequieta pianista attratta dalla prospettiva di un cambiamento politico rivoluzionario. Tra i due nasce una relazione appassionata, resa però difficile dall’ambigua amicizia di Elisa con alcune persone vicine alla lotta armata. A fare da sfondo alle vicenda dei due giovani, un periodo costellato di eventi di grande impatto sulla storia italiana e internazionale. L’estate del 1980 arriva a lambire l’autunno con la pesante battuta d’arresto per il movimento sindacale. Storia e fiction si mescolano in una trama avvincente attraversata dalle canzoni di Bob Marley, artista fuori dal tempo convenzionale come il suo ritmo in levare.
Alla presentazione l’autore Paolo Pasi è intervistato dal giornalista Gigi Marinoni.

Paolo Pasi: giornalista e scrittore, nel 1995 vince la prima edizione del Premio «Ilaria Alpi» e dal 1996 lavora alla RAI. Ha scritto numerosi romanzi e racconti. “L’estate di Bob Marley. 1980” è il suo primo romanzo pubblicato con Jaca Book. Pasi è anche chitarrista e compositore. Dopo il CD d’esordio “Fuori dagli schermi” (2009), è uscito il suo secondo album “Un bacio stralunato”. Fa parte della giuria dei premi musicali «Piero Ciampi» e «Bianca d’Aponte».

La Tela è un bene sequestrato alla criminalità organizzata, affidato al Comune di Rescaldina e gestito in ATI dalle cooperative La Tela e Meta insieme con altre associazioni del territorio. È ristorante e centro di aggregazione e di promozione sociale e culturale.

Info: Osteria sociale del buon essere “La Tela” Strada Saronnese, 31 Rescaldina (MI)
Tel: 0331.297604
www.osterialatela.it
Facebook: https://www.facebook.com/osterialatela/




The Spring String #konzert, concerto streaming dal Teatro Sociale di Busto Arsizio

BUSTO ARSIZIO, 9 marzo 2021-Prosegue la Stagione Sinfonica “alternativa” al Teatro Sociale curata da Musikademia, in collaborazione con Educarte, Teatro Sociale e Istituto Cinematografico Michelangelo Antonioni (ICMA), con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e con il sostegno della Fondazione Comunitaria del Varesotto e degli sponsor Studio Vabri Dottori Commercialisti, Fin-Cle Srl, Tethasolutions It Services Srl e Istituto Clinico San Carlo.

Nelle scorse settimane si sono svolte in teatro le prove e le registrazioni del The Spring String #konzert e che andrà in “scena” in due puntate venerdì 12 marzo e venerdì 19 marzo alle 20.30 sui canali social (Facebook e Youtube) di Musikademia in modalità première.

Dietro le telecamere i ragazzi dell’ICMA Luca Casartelli, Gabriele Marelli e Michele DiRienzo. Sul palco del Sociale l’Orchestra Alchimia, diretta dal M° Davide Bontempo.

In scena due opere inglesi del primo Novecento per orchestra d’archi: la Capriol Suite di Peter Warlock, composta nel 1926 rivisitando in chiave post romantica sei danze rinascimentali e la St. Paul’s Suite di Gustav Holst, composta nel 1912, dedicata alla scuola femminile di St. Paul della quale fu direttore dal 1905 al 1934 e ispirata alla musica popolare anglosassone.

L’assessore alla cultura e vice sindaco Manuela Maffioli

“L’Orchestra Alchimia ha atteso un anno sperando, invano, di tornare sul palco del Teatro Sociale per un pubblico dal vivo, – racconta il presidente di Musikademia e direttore d’orchestra Davide Bontempo – ma in tempo di pandemia è necessario trovare vie alternative per la fruizione culturale. Durante le prove e registrazioni di questi giorni, ho avvertito tra i musicisti una certa gioia: anche se le mascherine nascondevano metà del loro viso, i loro occhi esprimevano una profonda emozione nel tornare a suonare insieme. Ma ci manca condividere la musica con il nostro pubblico”.

“L’Assessorato alla Cultura sostiene con fermezza il suono della musica e le voci delle donne e degli uomini della musica nel loro intenso e appassionato sforzo contro il silenzio imposto dalla pandemia – afferma la vicesindaco e assessore alla Cultura Manuela Maffioli -. Grazie al loro impegno stiamo infatti riuscendo a far arrivare questo linguaggio artistico universale a tutti, sfruttando la tecnologia. In questo modo, teniamo alimentati gli animi desiderosi di continuare a nutrirsi di cultura e aperto e vivo un dialogo. La cultura dal vivo manca moltissimo e la sua privazione così protratta apre nuove ferite interiori. La speranza è di poter ritornare presto nei teatri, nelle sale da concerto, nei musei, nei cinema. Nel frattempo però, è fondamentale non lasciare spazio al silenzio e al suo vuoto metafisico. E questi due nuovi appuntamenti con l’orchestra Musikademia certamente lo impediscono, portando nelle case il suono degli strumenti, con anche le immagini e i profumi e i colori del nostro Teatro Sociale”.




L’Alborian Trio del varesino Paolo Paliaga premiato in Giappone per l’album “Islands”

VARESE, 8 marzo 2021 – Arriva dal Giappone un importante riconoscimento per il jazz italiano: con il progetto “Islands” l’Alboran Trio si è aggiudicato il prestigioso “Golden Prize”, assegnato dai critici della rivista specializzata “Jazz Hyhyo”, per il miglior album del 2020.

La formazione composta da Paolo Paliaga (pianoforte), Dino Contenti (contrabbasso) e Ferdinando Faraò (percussioni e batteria) ha registrato “Islands” nel mese di gennaio dell’anno scorso, poco prima del lockdown, presso lo studio Artesuono di Stefano Amerio, a Cavalicco (Udine), tra i più noti a livello europeo.

Il risultato – 14 brani originali – è un disco dalla forte complicità, caratterizzato da una comunicazione e da un’interazione istantanee. Lavorando alla realizzazione dell’album, Paliaga, Contenti e Faraò si sono scambiati di continuo i ruoli, sono entrati in una dimensione di totale relazione e ascolto e hanno dato vita a una musica che si è generata nel momento stesso in cui il suono ha preso forma. Afferma Paolo Paliaga, il fondatore dell’Alboran Trio: «Abbiamo lavorato per arrivare a suonare senza giudizio, senza pregiudizio, senza idee preconcette su che cosa dovesse essere la nostra musica, senza un’idea di dove saremmo arrivati suonando. Per usare una metafora, siamo stati suono così come la pianta è se stessa e non riflette sul suo essere pianta né ha idee dei frutti che deve fare. “Islands” è un disco ipnotico, contraddistinto da una grande tensione ritmica. Le “isole” del titolo sono contenitori, accolgono suoni e immagini e ognuno ci può mettere dentro ciò che sente».

Con l’ingresso nel gruppo del batterista Ferdinando Faraò al posto di Mattia Barbieri, la poetica del trio è mutata: a differenza degli album precedenti (“Meltemi”, uscito nel 2006, e “Near Gale”, pubblicato due anni dopo, entrambi per l’etichetta tedesca ACT), una parte delle composizioni di “Islands”, tutte scritte da Paliaga, è nata da un lavoro di improvvisazione collettiva, avendo pur sempre come imprescindibile punto di riferimento la ricerca e l’esplorazione della melodia. L’album, autoprodotto, è uscito lo scorso novembre. È distribuito da IRD ed è disponibile su tutte le piattaforme digitali. Il progetto grafico è dell’artista livornese Matteo Giuntini.

Fin dagli esordi (il gruppo è nato nel 2004), l’Alboran Trio si è posto l’obiettivo di cercare un nuovo suono e un modo nuovo di far suonare la più tradizionale delle formazioni jazz e ha riscosso grande apprezzamento da parte della critica e del pubblico, anche a livello internazionale. Paliaga e soci si sono esibiti sui palcoscenici di numerose manifestazioni europee, tra cui il London Jazz Festival e il Brecon Jazz Festival in Gran Bretagna, il Festival di San Javier in Spagna, il Silda Jazz Festival in Norvegia, il Festival del Medio Oriente in Turchia, lo Skodra Jazz Festival in Albania e il Festival Jazz di Roma. Innumerevoli anche i concerti dell’Alboran Trio (il nome della formazione deriva dal mare di Alboran, situato tra le coste dell’Andalusia e il Nord Africa, il primo mare che si solca entrando nel Mediterraneo dall’Oceano Atlantico, simbolico luogo di incontro tra la tradizione musicale europea e le radici africane del ritmo) in Francia, Irlanda, Bulgaria, Austria, Svizzera e Germania.

Classe ‘61, varesino, nel corso della sua carriera Paolo Paliaga ha suonato e collaborato con artisti del calibro di Gianni Basso, Ares Tavolazzi, Clark Terry, Luis Agudo ed Enrico Rava. Ha all’attivo anche un sodalizio con il pianista classico Roberto Plano. Alla professione di musicista affianca quella di docente (ha un dottorato di ricerca in Sociologia e insegna Economia politica alla Scuola Europea di Varese): «Per noi è un onore e un piacere aver ricevuto il premio per il miglior disco del 2020 dalla prestigiosa rivista nipponica “Jazz Hyhyo”. Abbiamo già diverse richieste per suonare all’estero, dalla Germania alla Gran Bretagna, dall’Irlanda alla Bulgaria. Ci auguriamo che questo riconoscimento ci offra l’opportunità di portare la nostra musica anche in Giappone, affascinante Paese che mescola tradizione e modernità senza rinunciare a una forte spiritualità».




La Festa della Donna a Varese si festeggia al ritmo di musica folk e rock nel ricordo di Sister Rosetta Tharpe

VARESE, 7 marzo 2021- Varese Land Of Rock’n’Roll è l’ambizioso progetto ideato da Pino Tuscano e sostenuto dall’associazione cult Il Cavedio. Mira al riconoscimento da parte dell’Unesco del Rock’n’Roll come bene immateriale dell’umanità e al gemellaggio tra Varese e Cleveland (Ohio), città americana dove si trova la “Rock’n’Roll Hall Of Fame”, il museo della memoria della storia del rock.

Dopo il fortunato festival online organizzato a dicembre (tra gli ospiti, il leggendario Elliott Murphy), lunedì 8 marzo è in programma una serata di grande musica per celebrare in modo speciale la Festa della Donna e per valorizzare le Donne di tutto il mondo.

Come simbolo è stata scelta la cantante statunitense Sister Rosetta Tharpe (1915–1973), una donna davvero rimarchevole e sicuramente fuori dal comune: nera in una società dove comandavano i bianchi, musicista in un campo dove erano gli uomini a farla da padrone, pluri-divorziata e bisessuale in un tempo in cui bastava poco per fare scandalo, la Tharpe era religiosa (come lascia intendere il nome che aveva scelto) ma profondamente trasgressiva.

La cantautrice canadese Orit Shimoni

Con il suo stile chitarristico, le sue tematiche e il suo carisma, Sister Rosetta Tharpe ha influenzato molti musicisti fra cui Elvis PresleyJerry Lee Lewis,  Johnny Cash e Little Richard. Per questo è ritenuta la primogenitrice del rock’n’roll.

L’iniziativa, che avrà luogo online, sulla pagina Facebook ufficiale dell’associazione, collega ancora una volta Varese al mondo perché tre degli ospiti sono donne che da Paesi lontani ci presenteranno le loro storie, i loro generi musicali e le loro voci, tutte molto diverse tra loro.

L’evento di lunedì 8 marzo:

In apertura, un sentito omaggio a tutte le donne del mondo…

Ore 18.00 – Lorenzo Bertocchini

Il cantautore varesino propone un concerto in stile folk-rock, con sole canzoni che nel titolo contengono un nome di donna.

Si prosegue con tre splendide voci femminili per un appassionante viaggio tra Europa, Africa e America…

Ore 19.00 – Saul City

Da Cape Town (Sudafrica), la cantante Lauren-Joy Manus e il chitarrista Michele Covito propongono un raffinato pop-soul.

 Ore 20.00 – Elizabeth Lee

Da Lucklum (Germania), la blues-girl texana si collega accompagnata dal chitarrista Martin Hauke.

 Ore 21.00 – Orit Shimoni

Da Winnipeg (Canada), la cantautrice israelo-canadese propone le sue canzoni d’autore scritte in inglese e in lingua ebraica.

La pagina Facebook per poter assistere a tutti questi concerti è:

www.facebook.com/VareseLandOfRockNRoll

Varese Land of Rock’n’Roll è anche su Instagram e YouTube.

 




Isle of Wight Festival we’re moving to September 16th-19th

VARESE, 7 marzo 2021-It’s important to us that we keep all our festival goers, workers, and the Island community safe; so please rest assured we have been in close contact with the relevant authorities and Public Health England regarding this event and will follow all regulations & government guidance.

The Isle of Wight Festival is a summer staple and two years without being together on the island is too long. That’s why we’re so excited to announce that we’re moving the festival to 16th – 19th September 2021.

We’re thrilled to be able to welcome everyone to the island in September. We’re aiming to bring back as many of the artists as we can but whatever happens, rest assured, you’ll enjoy a stellar line-up over the festival weekend. It will be the perfect place to see out the summer in spectacular fashion.




“Il cappellaio matto”, nuovo brano in streaming di Stefano De Filippo

VARESE, 5 marzo 2021-Stefano De Filippo, sono anni che si esibisce dal vivo in locali e occasioni canore; finalmente, dopo tentativi e sperimentazioni, viene rilasciato in tutti gli store digitali e in streaming il suo brano “Il cappellaio matto” (testo e musica Stefano De Filippo, arrangiato da Francesco Vinciotti).

Classe 1990, vive a Villalba, frazione del comune di Guidonia Montecelio, in provincia di Roma, si forma fra i banchi di scuola, attraverso il confronto quotidiano con la scrittura e gli amici, ma con lo sguardo rivolto ai grandi della musica italiana: “Cominciai con la pubblicazione di una raccolta di poesie – confida Stefano De Filippo – per poi dedicarmi con tutto me stesso alla musica.”

Il cappellaio matto, è un’autentica ballad in cui, magnetico ed essenziale, il testo riesce fin dalle prime note a coinvolgere chi lo ascolta attraverso una dimensione personalissima, che fa di questo giovane cantautore, un raffinato esempio di grande sensibilità, senza cedere al banale o alla retorica del canto d’amore.

“Questa canzone nasce di fronte a un frame del film Alice in Wonderland – continua a raccontare l’artista – e da lì ho voluto costruire un parallelismo tra una storia d’amore moderna e il rapporto che coesiste fra Alice e il Cappellaio matto.”

Decisamente in controtendenza, l’interpretazione evocativa e morbida, mai urlata; i suoni del tutto rarefatti, senza eccessivi virtuosismi, offrono all’ascoltatore la possibilità di entrare in un mondo incantato fra personaggi moderni eppure iconici, laddove il tempo cessa di scandire gli attimi, seguendo i battiti del sentimento.

“Se devo prendere come riferimento gli artisti che ascolto di più, cito fra tutti, Tiziano Ferro; ma non dimentico la lezione di vita e artistica che ci dona, ogni volta che lo ascoltiamo, Rino Gaetano. Stimo molto come persona e come artista Ultimo, che seguo da quando faceva la sua faticosa gavetta e ancora si chiamava Niccolò…”.

Un pianoforte e una voce che escono allo scoperto nel pieno “delirio” sanremese, proprio a sottolineare, la necessità e l’urgenza, di una ricerca più attenta verso chi, come Stefano, si ritrova a fare musica senza troppo fare attenzione ai like o al mondo multimediale, quanto piuttosto a esprimere una centralità del condividere con i propri affetti, valori universali. Il cappellaio matto, declinando l’amore, è un canto di libertà.

Il brano è vestito da un videoclip altrettanto minimalista; una scelta coraggiosa che evita qualsiasi tipo di spettacolarizzazione del sentimento per valorizzare il canto essenziale. La regia è stata curata da Michele Vitiello (che ha firmato gli ultimi lavori per immagini di Ivana Spagna, Amedeo Minghi, Audio2), con la collaborazione di Niccolò Carosi. Fotografia di Enrico Petrelli. Montaggio Damiano Punzi.