Tattilismo e Marinetti: un libro ricorda quella conferenza di Parigi

VARESE, 4 gennaio 2021-Filippo Tomaso  Marinetti il 14 gennaio del 1921 a Parigi tiene una conferenza su Tattilismo.

A cento anni da quell’evento, la neonata casa editrice Fve editore ne pubblica il manifesto in un libro dal titolo ”TATTILISMO-Lo splendore geometrico e meccanico”.

Un inedito prezioso, ritrovato “a colpi di intuito”, per rispondere all’isolamento tattile con irresistibili suggerimenti futuristi, a cento anni dalla conferenza di Marinetti sul Tattilismo al Théâtre de l’Oeuvre di Parigi. Un testo che sembra una sorta di profezia visionaria, in un tempo in cui il toccarsi ci è quasi proibito, e suggerisce “che possano esistere comunicazioni spirituali tra gli esseri umani attraverso le epidermidi”.

“Quando Filippo Tommaso Marinetti presenta ufficialmente al pubblico del Théâtre de l’Oeuvre di Parigi il manifesto del Tattilismo è il 14 gennaio 1921. La Grande Guerra ha rivelato un’umanità non dissimile da quella di oggi. La gente non sa più accostarsi alla vita, è spaventata, dissociata. Come ritrovare il contatto con il mondo senza averne paura, senza temerlo o divorarlo? Abbiamo imparato a diffidare, a indossare maschere, a proteggerci, a evitare il nemico. Ma ora, suggerisce Marinetti, bisogna lentamente riprendere a sentire e a rieducare il corpo all’ esperienza della novità. Il “senso”- significato è tutto nel toccare, ora, nel percepire attraverso la pelle che è stata offesa, negata, nascosta. La novità futurista è mostrare la via verso una mutata, o ritrovata, sensibilità percettiva: ed ecco, le tavole tattili, o il Tattilismo”. Dalla Prefazione di Valentina Ferri

Filippo Tommaso Marinetti nacque ad Alessandria d’Egitto nel 1876, fu padre del Futurismo, estimatore senza uguali della modernità, del progresso e della civiltà industriale.
Formatosi nel clima del Naturalismo e del Simbolismo, è stato anzitutto uno scrittore e un poeta. Nel suo lavoro esprime la necessità di diffondere in tutti i campi artistici quegli stessi caratteri tecnologici e innovativi della società industriale, così da integrare armoniosamente la produzione culturale all’interno del nuovo mondo meccanico. Il futurismo, inizialmente nato come movimento letterario, si estese in breve tempo alla scultura, al disegno, alla musica.




Recensioni libri: “Il più grande criminale di Roma è stato mio amico” di Aurelio Picca (Bompiani editore)

VARESE, 29 dicembre 2020-Alfredo Braschi vive da solo in un alberghetto che si chiama “Miralago”, sulle sponde del lago di Albano. Tutto è cambiato attorno a lui, i luoghi della sua giovinezza selvaggia ora sono una sequela di “ristoranti e stabilimenti che affittano canoe e un sacco di stronzate”.

I soldi in banca stanno per finire, Alfredo possiede soltanto una cassetta piena d’oro e gioielli che gli custodisce un amico a Ciampino e qualche pistola: una Beretta calibro 6,35 che apparteneva al padre, un revolver calibro 9 e soprattutto una calibro 22 di ottone da mattatoio, nella quale la detonazione della cartuccia fa scattare una molla che conficca un grosso chiodo nella testa di mucche e cavalli. La sua è stirpe di allevatori e macellai. È stato il suo inizio e sarà anche la sua fine, perché ha deciso tanto tempo fa che quando per lui verrà il tempo di morire, si ficcherà in testa un chiodo con quella enorme pistola, che porta sempre con sé.

Ripensa spesso con rimpianto ai Castelli Romani di una volta, all’atmosfera piena di elettricità animale che si respirava, alla sua giovinezza. Ricorda Catherine, arrivata dalla Costa Azzurra per visitare i parenti del padre italiano. Era il 1974. Lei sedici anni, lui diciassette, passavano ore a baciarsi nell’Alfa GT rossa fiammante di suo zio Francesco, che Alfredo guidava senza patente. Una sera – dopo aver fatto l’amore tutto il pomeriggio – vanno a cena al ristorante “Il Vecchio Fico”, a pochi chilometri da Grottaferrata. Al tavolo di fronte, una coppia. Alfredo tornando dal tavolo del buffet urta non volendo l’uomo, che si gira di scatto (“movimento agile, da peso welter”) con aria un po’ minacciosa ma accetta le scuse del ragazzo con un sorriso. Finita la cena, le due coppie si incrociano di nuovo nel parcheggio.

Alfredo nota che l’uomo è di bassa statura e zoppica, malgrado sia un tipo atletico e abbia qualcosa di feroce nell’atteggiamento. Accennando all’Alfa GT, il signore lo sfida “con gli occhi divertiti e gelidi” ad una gara di velocità fino a Grottaferrata. Lui ha una Daytona Ferrari viola. Alfredo, che prova per l’uomo una istintiva simpatia, accetta con entusiasmo. Senza aspettare un segnale, il ragazzo parte sgommando e raggiunge in pochissimo tempo il traguardo. Poco dopo arriva la Ferrari. L’uomo si sporge dal finestrino: “Mi piaci, non mi sono sbagliato. Sei veloce”. E sorridendo se ne va. Alfredo viene a sapere poi che quel signore si chiama Laudovino De Sanctis e fa il rapinatore… ( Autorizzati alla pubblicazione da www.mangialibri.com)




Archivio Storico comunale Varese: modifica orari apertura per “decreto Natale”

VARESE, 23 dicembre 2020-Quattro giorni di apertura durante le festività natalizie per l’Archivio storico comunale, due per la Biblioteca civica di via Sacco. Se da domani è in programma la chiusura di entrambi, al primo si potrà poi accedere, sempre su prenotazione e con le modalità attualmente in vigore, lunedì 28 dicembre, martedì 29 dicembre, mercoledì 30 dicembre e lunedì 4 gennaio; per quanto riguarda la seconda, invece, sarà possibile farlo solo il 29 e il 30 dicembre.
Le modifiche sono legate alle normative imposte dall’ultimo decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri. Orari e servizi riprenderanno da giovedì 7 gennaio con le modalità in vigore fino a oggi.



Al via lavori di restauro del dipinto ”Fuga in Egitto” di Guttuso al Sacro Monte di Varese

VARESE, 22 dicembre 2020-Il restauro conservativo della ‘Fuga in Egitto’, dipinto di Renato Guttuso inserito nella terza cappella della Via Sacra che conduce a Santa Maria del Monte, è il primo step dell’Accordo, sottoscritto nei giorni scorsi tra Regione Lombardia e Ministero per i Beni e le Attività culturali e per il Turismo, per la definizione e l’attuazione di politiche integrate finalizzate alla valorizzazione e alla gestione del sito ‘Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia’.

In particolare del Sacro Monte di Varese e del Santuario della Beata Vergine del Soccorso di Ossuccio (Como), inseriti nella lista del Patrimonio mondiale dell’Unesco nel 2003. Il termine dei lavori del restauro della ‘Fuga in Egitto’ è fissato per la primavera 2021.

“L’opera – sottolinea l’assessore regionale all’Autonomia e Cultura, Stefano Bruno Galli – necessita di un nuovo intervento di consolidamento e di restauro, già condiviso e approvato dalla Soprintendenza. L’obiettivo è quello di suscitare interesse verso il patrimonio di arte contemporanea del sito, coinvolgendo il pubblico attraverso incontri divulgativi e visite guidate. Vogliamo che il cittadino si riappropri del patrimonio culturale territoriale”.

Sono previste azioni da realizzare in collaborazione con il Ministero per la divulgazione dei contenuti e dei valori storico-artistici sia dell’opera in sé sia del suo inserimento nel contesto del Sacro Monte di Varese, azioni alle quali ha dato un notevole contributo il soprintendente, Giuseppe Stolfi.

“Anche al di fuori dei confini del Sacro Monte, lo sguardo sull’intera città di Varese e sulle sue vicende artistiche – ha concluso l’assessore regionale all’Autonomia e Cultura, Stefano Bruno Galli – è un elemento di concreto arricchimento, giustificato dal forte legame di Guttuso con la città. Pensiamo al coinvolgimento di tutti quei soggetti pubblici e privati che possano dare un significativo apporto sul fronte dell’indagine della relazione culturale tra l’artista e la città, di cui la ‘Fuga in Egitto’ rappresenta forse la massima espressione artistica, intesa quale capolavoro introspettivo”.




Recensioni: ”Lifetime blues” di Nick Becattini. Tra i migliori album dell’anno

VARESE, 20 dicembre 2020-di GIANNI BERALDO-

Quest’anno maledetto sta per concludersi con la speranza di voltare presto pagina in ogni settore. Ma il 2020 ci ha regalato pure delle cose straordinarie a livello musicale (poche).

Tra queste sicuramente ‘‘Lifetime blues”, ultimo album di Nick Becattini pubblicato recentemente per l’etichetta The Saifam Group Srl

A scanso di equivoci evidenzio subito che si tratta di disco bellissimo che solo un grande musicista poteva registrare.

E Nick Becattini, attivo dal 1987 (inizi con la Model T-Boogie) nel panorama blues nazionale e internazionale (basta vedere le sue collaborazioni con molti grandi del blues americano, Son Seals su tutti) si è sempre contraddistinto soprattutto per le sue naturali capacità chitarristiche ma pure per essere dotato di una voce intensa, possente, in grado di rimodularsi per ogni stile.

Insomma un grande artista che in Lifetime blues mette in scena tutto il repertorio.

E lo fa alla grande sfrondando in ambiti musicali a lui cari.

Come nel primo brano ”You’re the one for me”, uno shuffle scritto da Lucky Peterson

Nick Becattini live

(scomparso recentemente) dove Nick e la band dettano subito le regole del gioco facendo capire che la classe non é acqua (forse più birra direi), dandoci dentro come dannati con la chitarra ( e voce) di Becattini che non lascia scampo al divertimento facendoci subito alzare dalla sedia following the rhythm.

Sfiancati dopo un solo brano Nick ci riporta seduti con il successivo ‘‘My mouse” composto da lui. Uno slow blues dove la chitarra elettrica va a nozze riversando fiumi di note accompagnata dal delizioso sound di un organo Hammond suonato da Keki Andrei. Altro gran pezzo che esalta pure la voce di Nick trovando il giusto contraltare delle due ottime vocalist, Donatella Pellegrini ed Elisa Ghilardi, che accompagnano l’artista toscano nei ritornelli.

Come fosse un live set, la scaletta prosegue con lo strumentale ‘‘The 3 Kings” con Becattini che rende omaggio a tre grandi bluesman ( i tre appunto) del passato recente come B.B.King, Albert e Freddy King, con continui cambi di tempo non semplici seguiti maestosamente dal batterista Enrico Cecconi e dal bassista Anacleto Orlandi.

La festa prosegue e non si poteva che bere qualcosa in un bar di New Orleans come canta Nick con voce semi roca, in questo suo pezzo intitolato ”Like a dog’‘ con la slide in evidenza, cosí come tutta la base ritimica e le brave vocalist a ruffianarne le gesta soprattutto nel finale crescente.

A circa metá disco arriva la botta emozionale che non ti aspetti, ossia una superba interpretazione dell’immortale ”Dreams to remember” di Otis Redding con attacco sulle note di pianoforte e poi…poi quella voce di Becattini che si supera accompagnato ancora una volta dalle brave Donatella ed Elisa, mentre al minuto 2.26 parte il primo assolo di chitarra del pezzo portandoci nel mondo dei sogni blues. Il resto del brano lo lascio raccontare a voi una volta ascoltato.

L’album non ha un minimo di cedimento. Nemmeno nel successivo ”A shuffle” brano strumentale sempre a firma Becattini dove muoviamo ancora il piedino che pare impazzito rincorrendo i vari assoli di Nick e resto della band.

Ancora un pezzo di storia del blues con la song ”Backdoor man” di Willie Dixon che ovviamente non sfigura nemmeno in questa versione.

L’infilata di pezzi dedicati ai grandi del blues prosegue con la micidiale ”That’s what love” funky blues di Eric Campbell: in questo caso difficile per Nick raggiungere le note vocali dell’originale ma grande prova alla chitarra.

Le acque si calmano con la successiva ”Key revisited” di Big Billy Bronzy dove, oltre allo stile jazzato di Becattini, emerge la bravura di Keki al piano.

Se tutto questo non vi bastasse segnalo che questo stupendo album regala altre tre chicche tutte a firma Becattini.

Parliamo di ”Don’t you mess with me”, 4 minuti di puro Chicago style con il chitarrista pistoiese che pare tornato a casa, visto che lui a Chicago ci ha vissuto per diversi anni collaborando, appunto, con molti bluesman.

Serenità, divertimento con la voglia di lasciarsi alle spalle questo periodo nefasto anche per tanti musicisti professionisti come lui.

E sbattere in faccia al virus questa musica come per contrasto e voglia di vivere é davvero tanta roba.

E la conferma di tutto ciò arriva da due brani conclusivi entrambi di Becattini partendo da ‘‘Lifetime blues”, la title track con parole che riconciliano tramite concetti e princìpi che vedono pace e amore primeggiare su tutto, con la serenata finale dettata dalla sei corde elettrica del nostro.

E sognante è pure lo strumentale conclusivo brano ”Space in between” con la slide di Nick in grado di regalare ancora forti emozioni e segnali di speranza.

Grazie Nick per questo bel regalo

direttore@varese7press.it




”Capolavoro per Lecco”, raccolti oltre 50mila euro per progetto della Comunitá pastorale

LECOO, 19 Dicembre 2020 – “Capolavoro per Lecco”: il progetto promosso dalla Comunità pastorale e dall’Associazione culturale Madonna del Rosario di Lecco e dal Comune di Lecco, in collaborazione con la Fondazione Comunitaria del Lecchese che l’ha selezionato quale beneficiario del progetto Crowd4Culture di Fondazione Cariplo – ha superato il traguardo di 50 mila Euro di donazioni attraverso la piattaforma di crowfunding Forfunding.it di Intesa Sanpaolo.

Questo risultato consente al progetto di ottenere un ulteriore contributo di 50 mila Euro da Fondazione Cariplo, proprio grazie all’iniziativa Crow4Culture volta a supportare le progettualità locali di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale.

La notizia è stata accolta con grande favore dal Prevosto di Lecco, Mons. Davide Milani: “La nostra comunità non finisce di stupirmi per la sua generosità. Non sono trascorsi che pochi giorni da quando il nostro oratorio è stato letteralmente invaso da migliaia di pacchi dono per offrire un gesto di solidarietà alle famiglie più in difficoltà in questo difficile periodo, che un altro grande miracolo si concretizza, con il raggiungimento del traguardo dei 50 mila Euro di donazioni per il progetto “Capolavoro per Lecco 2020””.

“Siamo tutti particolarmente grati ai cittadini, alle famiglie e alle imprese che hanno reso possibile questo importante risultato. E grati alla Fondazione Comunitaria che, prima sotto la presidenza di Romano Negri e poi di Maria Grazia Nasazzi, l’ha scelto e sostenuto. – continua Mons Milani – È il segno che, mentre si compiono gesti di solidarietà a favore di chi si trova in difficoltà, anche quest’altra forma di carità, che è la cultura, trova tanti generosi sostenitori. Grazie di cuore. Ora non resta che attendere che il DPCM ci dia la possibilità di rendere visibile in presenza a tutti questo grande evento che ci richiama alla speranza”

“Raggiungere un obiettivo è sempre una soddisfazione. – ha commentato Maria Grazia Nasazzi, Presidente della Fondazione Comunitaria del Lecchese – Ma oggi è stato raggiunto l’obiettivo che permette un raddoppio da parte della Fondazione Cariplo davvero straordinario. Il Lecchese è una terra ricca non tanto economicamente ma di creatività e di generosità. L’opera custodita nel Palazzo delle Paure oggi è ancora un po’ più lecchese”.

“Fondazione Cariplo è felice di poter contribuire, con i suoi 50 mila Euro, all’operazione, di elevato livello culturale, rappresentata da “Capolavoro per Lecco”. Oggi la cultura è uno dei fattori più importanti che può contribuire a mantenere salda la coesione delle comunità. La soddisfazione, da Lecchese, cresce perché questo è stata la prima iniziativa lanciata nell’ambito del progetto

Esercizi di lettura di un grande artista contemporaneo, Giovanni Frangi. Il racconto di questo dialogo e di questo confronto nel tempo sarà affidato ad un docufilm di Francesco Invernizzi, affermato regista specializzato proprio nelle produzioni legate all’arte. La mostra resterà aperta fino al 6 Aprile 2021.




Per Natale il Teatro Tirinnanzi di Legnano regala concerto della soprano Elena D’Angelo

LEGNANO, 15 dicembre 2020-Si parla tanto di tecnologia e di streaming, come possibilità per tutti gli amanti del teatro di non perdere il contatto con la ricchezza che la Cultura da sempre è in grado di offrire alla mente e allo spirito. Il teatro Tirinnanzi infatti, come molti altri, è ancora chiuso per via delle restrizioni anti-pandemia del Covid 19.

E lo è addirittura dallo scorso 13 febbraio 2020. C’era stato un segnale di ripresa, dopo che il Governo aveva concesso la riapertura a chi si fosse organizzato per mettere il teatro in sicurezza: sanificazione prima e dopo ogni spettacolo, misurazione della temperatura all’ingresso e tracciamento degli ospiti, obbligo di mascherina e gel per le mani ovunque, distanza di un metro tra un posto e l’altro in platea, cartellonistica anti Covid 19 in ogni spazio e sui posti a sedere.

Il teatro Tirinnanzi, pur senza il cosiddetto corposo ristoro più volte promesso in televisione, ha rispettato le regole imposte (e gli ingenti costi che ne sono derivati) pur di riaprire: e tutto è andato bene, nelle prime due date programmate (il prezioso premio Tirinnanzi e un importante concerto jazz).

Ma, a distanza di pochi giorni dalle stesse, l’imprevedibile notizia di dover nuovamente richiudere tutto. E il teatro è rimasto fermo, da allora. Siamo quasi a Natale e certamente, chi passa davanti alle belle vetrate del teatro della città di Legnano, avrà un po’ di nostalgia nel non vedere il solito albero di Natale e le gioiose decorazioni all’interno.  Saranno scontenti i bimbi, abituati ai musical domenicali che tanto li avevano entusiasmati e divertiti fino allo scorso febbraio, così come l’irrinunciabile concerto di Natale con orchestra.

E lo stesso dicasi per gli abbonati e i possessori dei biglietti di spettacoli, più volte rinviati, ai quali è stato detto soltanto di conservarli in attesa di poter recuperare ogni spettacolo. Ma, proprio per tutto questo, chi gestisce il teatro (Melarido S.r.l.) ha voluto pensare a un dono per tutti coloro che al teatro del Comune di Legnano sono legati: protagonisti di tanti successi, applausi, di ricorrenti “sold out” che negli ultimi due anni hanno dato smalto al teatro e alla Cultura stessa.

Un regalo? Si, grazie alla tecnologia. Ma, a differenza degli spettacoli in streaming, a pagamento, sarà assolutamente gratuito.

Per farlo è stata scelta una stella dell’Opera e Operetta italiana, Elena D’Angelo, che al Tirinnanzi avrebbe dovuto portare “la Vedova Allegra”, anch’essa da recuperare nel 2021: una kermesse con le più belle arie dell’Opera e Operetta che, fra le note, lancia un messaggio: “Ci siamo, resistiamo, torneremo!”.

Come vederlo? Con un semplice click sul sito www.teatrotirinnanzilegnano.it e presto anche sulla pagina Facebook del Tirinnanzi.

Con l’augurio, inoltre, che questo 2020 se ne vada il prima possibile, per non tornare mai più!  Buon Natale a tutti.

 




“La vera storia di Martia Basile” di Maurizio Ponticello ( Mondadori editore)

VARESE, 15 dicembre 2020– “La vera storia di Martia Basile” di Maurizio Ponticello, in uscita per Mondadori (pag.336, euro 19) è un romanzo storico potente, toccante, spietato ed estremamente attuale, caratterizzato da una scrittura immersiva ed evocativa, impreziosita in alcuni passaggi da una versione addolcita del dialetto parlato al tempo in cui si sono svolti i fatti.

Un’opera di grande spessore che lascia senza fiato, che fa arrabbiare per lo strazio commesso nei confronti di un’anima candida, e che fa commuovere per il disperato attaccamento alla vita della sua protagonista. Martia Basile ha vissuto la sua breve esistenza nella Napoli a cavallo tra il XVI e XVII secolo, ma il suo coraggio e la sua passione sono senza tempo, viaggiano attraverso le epoche e raccontano una vicenda drammatica e oscura con al centro però un luminoso puntino di luce, troppo piccolo per non essere offuscato dalla violenza e dalla meschinità ma abbastanza tenace da resistere, nonostante tutto, alla prova dei secoli.

L’autore riporta in vita la figura della Basile restituendole la voce che le era stata strappata in un lontano e crudele giorno del 1603; una voce che imprecisioni storiche e censure avevano contribuito a loro volta a soffocare, per quanto la giovane donna fosse considerata un’eroina da buona parte dei suoi contemporanei. La vicenda della vita travagliata e della morte ingiusta di Martia era infatti ben conosciuta, soprattutto grazie al poemetto popolare del poeta napoletano Giovanni della Carretòla, che l’aveva incontrata e che quasi certamente aveva assistito al triste epilogo della sua esistenza.

Ed è proprio il personaggio realmente vissuto del menestrello Giovanni a cantare la storia della donna in apertura del romanzo: “Dovete darmi udienza affinché le avventure di Martia Basile non si spengano nel nulla comme na notte senza luna. Avvicinatevi, accurrite, prendete posto, allumatevi e aprite ‘e rrecchie: nu cùnto accussì non l’avete mai manco addorato”. I lettori stessi devono prendere seriamente queste parole, perché una vicenda come quella di Martia Basile dovrebbe uscire solo dalla penna di un autore ispirato; a fine lettura, infatti, si fa fatica a credere che in nemmeno un decennio una persona possa aver davvero subìto angherie così terribili e privazioni così dure, e nonostante tutto sia rimasta fiera e consapevole, e abbia lottato con tutta se stessa per non perdersi. Martia è stata una sposa bambina, ceduta dal padre per pochi spiccioli a don Domizio Guarnieri, e la loro prima notte di nozze riesce a turbare per il suo feroce realismo, per la brutalità di un uomo che “come una suola di scarpa calpesta un fiore innocente”; ha vissuto la misoginia più umiliante e il dolore più atroce ma ha anche sperimentato il grande potere femminile, ha imparato a contare solo sulle sue forze e per questo motivo è riuscita a sentirsi libera. E, infine, ha scoperto anche cos’è l’amore. Sullo sfondo di una Napoli misera, indecente e superstiziosa, Maurizio Ponticello ci presenta la struggente storia di una giovane indomita, tenace e dalla leggendaria bellezza: “C’era del fuoco vivo in quella donna”.

TRAMA. In una inconsueta Napoli, capitale del viceregno spagnolo a cavallo tra Cinquecento e Seicento, si compie un atroce delitto. Ne è vittima Martia Basile, una giovane donna, una sposa bambina che si scontra con l’aspra realtà dei suoi tempi fin dall’adolescenza, quando il padre la cede in moglie a un commerciante che traffica con la corte: don Muzio Guarnieri. Pian piano la ragazza inizierà a prendere coscienza di sé, ma la sua maturazione sarà compiuta soltanto dopo che lo stesso consorte avrà barattato con dei potenti il suo fisico avvenente. Nel frattempo, la donna è ammaliata da una comunità femminile che pratica sortilegi e l’aiuta a curarsi le ferite del corpo e dell’anima. Fra stregonerie, fughe rocambolesche e violenze, avrà inizio una nuova fase della vita di Martia la quale, riuscendo a sopravvivere a ogni angheria, troverà finalmente l’amore. Ma, proprio mentre a Roma finisce sul rogo Giordano Bruno, Martia viene incolpata di aver ucciso il marito, e nelle spaventose carceri della Vicaria subirà un processo esemplare in cui sarà coinvolto pure il Santo Officio che le imputerà di aver stretto un patto con il Diavolo in persona. Che fine farà la protagonista accusata di aver commesso un viricidio? E perché Martia, per tutto il Seicento, fu considerata un’eroina? E per quale motivo, poi, questa vicenda scabrosa fu invece censurata?

BIOGRAFIAMaurizio Ponticello, giornalista e scrittore, è stato corrispondente di testate radiofoniche e televisive, redattore di vari quotidiani e cronista de “Il Mattino”. È autore di diversi libri, tra i quali: “La nona ora” (Bietti, 2013) e “I Pilastri dell’anno. Il significato occulto del Calendario” (Edizioni Mediterranee, 2013). Tra gli altri per la Newton Compton, ha pubblicato: “Misteri, segreti e storie insolite di Napoli” (con Agnese Palumbo, 2012); “Forse non tutti sanno che a Napoli…” (2015); “Un giorno a Napoli con san Gennaro. Misteri, segreti, storie insolite e tesori” (2016) – dal quale è stato tratto un documentario – e “Napoli velata e sconosciuta” (2018). Ha avuto vari riconoscimenti tra cui il premio Domenico Rea. È presidente della storica associazione di giallisti Napolinoir. Pubblica nel 2020 per Mondadori il suo primo romanzo storico “La vera storia di Martia Basile”.




Concerto di Natale diretto dal Maestro Pennino in prima serata su Canale 5

VARESE, 15 dicembre 2020-Per il secondo anno consecutivo l’Orchestra Italiana del Cinema, diretta dal M.° Adriano Pennino, accompagnerà musicalmente tutti gli artisti interpreti delle suggestive melodie del “Concerto di Natale”, lo storico evento televisivo, organizzato da Prime Time Promotions,  che andrà in onda in prima serata il 24 dicembre su Canale 5 e in replica il pomeriggio del 25 dicembre.

La serata sarà presentata da Federica Panicucci insieme a Don Davide Banzato, e vedrà sul palco alternarsi le stelle della musica italiana Malika Ayane, Antonino, Arisa, Emma, Roby Facchinetti, Andrea Griminelli, Moreno, Nek, Tosca e Ron, Renato Zero insieme alle star internazionali Dotan (Olanda), Aida Garifullina (Russia), Hong-hu Ada (Giappone) e Amy Macdonald (Scozia). Gli arrangiamenti musicali sono a cura del M.° Adriano Pennino.

L’iniziativa, ripresa sul palco dell’Auditorium della Conciliazione di Roma,  è promossa dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica e sostiene le attività di Missioni Don Bosco Valdocco Onlus e della Fondazione Pontificia Scholas Occurrentes.

Per questa speciale occasione i due enti promotori si uniscono nel progetto “Insieme facciamo rete per il nostro futuro!” con l’obiettivo di rispondere concretamente all’emergenza sociale e educativa provocata dalla pandemia del COVID-19.

Tra i prossimi appuntamenti dell’Orchestra Italiana del Cinema nel 2021 ci sarà il tour con Claudio Baglioni nelle magnifiche cornici di Caracalla a Roma, Teatro Greco di Siracusa e Arena di Verona.




“Fuori dal tunnel dei debiti”, il nuovo libro di Gianmario Bertollo con prefazione di Vittorio Feltri

VARESE, 14 dicembre 2020-A fine dicembre uscirà in libreria “Fuori dal tunnel dei debiti”, il nuovo libro di Gianmario Bertollo, edito da Mediolanum Editori, con la prefazione di Vittorio Feltri.
Il libro affronta in modo lucido e pratico la questione del sovraindebitamento, un tema di cui si tende a parlare poco in Italia, ma che interessa milioni di italiani, offrendo consigli pratici per amministrare i propri soldi nei momenti di difficoltà, e indicando gli strumenti normativi istituiti dal Governo con la Legge 3/2012 che consente di uscirne puliti, illustrandone anche le modifiche alla luce del nuovo Codice della Crisi d’impresa.
“In Italia è sempre difficile parlare di debiti. Rispetto al mondo anglosassone che li considera un aspetto normale della vita di imprese e singole persone, viviamo in una società con grandi tradizioni giuridiche espresse, cioè scritte, con un retaggio greco-romano profondo e, va detto, moralmente antiquato. – Scrive Feltri nella sua prefazione – Perfino io, che per fortuna non devo affrontare problemi diretti su questo tema, ne sono sconcertato, per cui lo dico subito: leggere questo libro importantissimo mi ha dato due brividi, uno di terrore e uno di speranza. […] Il fatto è che i rovesci finanziari colpiscono non solo persone che non hanno fatto bene i conti, a volte apposta; ma anche alla cieca. In particolare, dopo i colpi durissimi inferti a imprese e cittadini dalle due grandi crisi recenti, quella finanziaria mondiale del 2008 in seguito allo scandalo dei subprime americani, e quella, ancora peggiore, generata dall’uragano covid.”
Impossibile, del resto, non dedicare delle riflessioni alla questione covid19, che sta mettendo a dura prova le economie di tutto il mondo, trascinandoci verso quella che, con ogni probabilità, sarà la più grande crisi dal dopoguerra ad oggi.
“Ospedali pieni, terapie intensive al collasso e non meno grave, nuovo lockdown. Di nuovo a casa, di nuovo attività commerciali e produttive chiuse, di nuovo scuola a distanza per i nostri figli. Già moltissime attività sono completamente chiuse. Altre stanno lavorando, ma a ritmo ovviamente ridotto. – Scrive Bertollo – Si stima che il PIL Italiano, nel 2020 avrà una flessione di 10 punti. Nel 2009, nel pieno della crisi dei mutui subprime il calo del Pil italiano fu del 5%. Solo questo credo basti per capire la portata della crisi economica creata dalla pandemia del virus covid19 nel nostro Paese. Non è mia intenzione giudicare le azioni del Governo. Analizzo solo i numeri. E non analizzo i numeri della crisi sanitaria, ma quelli della crisi economica. Prima di questa emergenza le famiglie in stato di sovra indebitamento irreversibile erano in Italia il 10% del totale e quindi ben 2,5 milioni. Milioni di persone che ogni giorno lottano contro i troppi debiti, dormono poco e molto spesso si trovano ad avere pensieri terribili che passano per la loro testa. Più di mille e duecento persone negli ultimi 8 anni hanno trasformato questi pensieri in azione e si sono tolti la vita per problemi economici.”
Con questo nuovo libro Gianmario Bertollo vuole dare il suo contributo, evitando che si replichi quel triste scenario. Nel 2012 fu approvata la Legge n. 3, detta anche Salva Suicidi, che, però, non fu mai davvero sponsorizzata tra coloro che avrebbero potuto beneficiarne. A breve questa subirà delle modifiche e sarà inglobata nel nuovo Codice della Crisi d’Impresa, e, sebbene mantenga inalterato obiettivo e impianto normativo, presenta alcune interessanti novità.
“Si allargano le possibilità di aderirvi, si allarga la platea degli aventi diritto, si sono inserite norme che accorciano i tempi per l’esdebitazione e che puniscono le banche e le società finanziarie che non sono molto attente nel valutare il merito creditizio dei clienti. – Spiega Bertollo nel suo libro – Una importante novità è la Procedura Famigliare, dove i membri della stessa famiglia possono presentare un unico progetto di risoluzione della crisi, quando sono conviventi o quando il sovra indebitamento ha origine comune. Altra novità, nella relazione particolareggiata predisposta dall’OCC deve essere indicato se il soggetto finanziatore (ad esempio la banca) abbia tenuto conto delle reali disponibilità del richiedente, valutando il reddito disponibile, dedotto l’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita. Ma probabilmente la novità più importante sarà la possibilità per il debitore incapiente di esdebitarsi totalmente una volta nella vita. In pratica anche chi ha perso tutto e non ha nulla da mettere a disposizione potrà aderire alla procedura di esdebitazione e ripartire pulito da tutti i debiti”.