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Festa della Giobia alla Schiranna: si rinnova la tradizione per una delle feste più antiche

VARESE, 27 gennaio 2020-Si rinnova come da tradizione l’appuntamento con la Festa della Giöbia, ricorrenza che i varesini si tramandano di padre in figlio. Il regiù della Famiglia Bosina Luca Broggini e tutto il sodalizio impegnato nella difesa della storia e delle tradizioni locali stanno ultimando gli ultimi dettagli per fare in modo che la serata – alla quale hanno assicurato come sempre la loro presenza le principali autorità e personalità varesine – sia all’altezza della tradizione. L’appuntamento è per giovedì 30 gennaio al ristorante Vecchia Riva alla Schiranna (iscrizioni entro sabato 25 gennaio alla Libreria Antiquaria Canesi, via Walder 37 (o via mail a segreteria@famigliabosina.it) o chiamando Cristina Iotti al 328.765.61.89 .

Nel corso della cena, allietata dal Gruppo Folkloristico Bosino e dalle sue intramontabili melodie, verranno come sempre proclamati i vincitori del concorso Poeta Bosino dell’Anno, e una breve lettura di alcuni versi della Divina Commedia tradotti in dialetto dal Sig. Emilio Baroffio . Durante la serata verrà consegnato anche il Premio Donna dell’Anno, che in questa occasione toccherà a Francesca Lombardi Mazzulli, soprano varesina diplomata brillantemente presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

Dopo aver studiato sotto la guida di Mirella Freni e Luciano Pavarotti, si è poi esibita in festival e teatri come Teatro Real di Madrid, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro Nazionale di Bonn, Spoleto Festival In Charleston, Teatro Nazionale Auckland, Metropolitan Tokio, Opera Nazionale di Seoul e moltissimi altri. Tra i numerosi premi e riconoscimenti ottenuti vale la pena di sottolineare il premio finalista all’Haendel Singing Competition di Londra e il premio della critica del festival di musica antica di Varazdin in Croazia. La serata in onore della donna sarà completata dall’esposizione dei volti femminili dipinti da Cristina Mariotto, di Besozzo, che alterna l’insegnamento del pattinaggio artistico a rotelle con l’hobby della pittura.

La festa della Giöbia ha origine dalla“Puscena” (dal latino post cenam, dopo cena) e agli albori aveva due versioni: quella degli uomini, il penultimo giovedì di gennaio, e quella delle donne, il giovedì successivo.

Per gli uomini era una sorta di festa di commiato, visto che molti di loro (muratori, carpentieri, scalpellini) emigravano a lavorare. Arrivavano per le feste natalizie e ripartivano alla fine di gennaio: era una specie di saluto per un’assenza che nella maggior parte dei casi durava fino alla fine dell’anno. La serata riservata ai maschi consentiva a questi ultimi di riunirsi da case o cascine vicine per consumare una cena preparata da loro stessi e condita da abbondanti bevute. Una tradizione che con il passare del tempo si è persa. Resiste invece la Festa delle donne, l’ultimo giovedì di gennaio.

Riesumata dalla Famiglia Bosina con il nome di Festa della Giöbia , è in sostanza un omaggio dei varesini alle loro donne, per tutto quello che fanno nella famiglia e nella vita sociale. L’antico menù, costituito da verze in insalata, fagioli, acciughe e qualche cotechino cotto sul camino, si è via via aggiornato negli anni e propone oggi specialità culinarie appetitose e ghiotte.




“Tra legno e acqua”, riuscito convegno nazionale a Varese su imbarcazioni d’epoca

VARESE, 27 gennaio 2020-Un’altra edizione di “Tra Legno e Acqua”, il Convegno Nazionale sul Recupero e la Valorizzazione delle Imbarcazioni d’Epoca e Storiche, va in archivio.

Sabato 25 gennaio 2020 si è conclusa presso il Palace Grand Hotel di Varese la settima edizione di quello che in pochi anni è diventato il più importante convegno nazionale dedicato al mondo della marineria tradizionale, organizzato annualmente dall’AVEVAssociazione Vele d’Epoca Verbano, con il contributo della Regione Lombardia. A completamento di una tre giorni dedicata alla nautica vintage l’evento è stato preceduto nella giornata di venerdì 24 gennaio da una tavola rotonda aperta al pubblico tenutasi presso il Circolo Velico Medio Verbano di Cerro di Laveno, sulla sponda orientale del Lago Maggiore, dove si è discusso di potenziali approdi per le imbarcazioni storiche-tradizionali quale veicolo per nuove attrazioni turistiche. La giornata di domenica 26 gennaio invece è stata dedicata alla visita a Tavernola, sul Lago di Como, a un vero e proprio monumento della storia navale nazionale, il Piroscafo Concordia. Dopo oltre 90 anni l’unità, lunga 53 metri e varata nel 1926, naviga ancora ed effettua trasporti di linea.

La manifestazione è stata resa possibile grazie al sostegno di sponsor quali: la Veleria Zaoli Sails, Cantiere Ernesto Riva, Casa Editrice Mursia, Cromatura Cassanese, Studio Giallo & Co., Agricole Gussalli Beretta. Patrocinatori del convegno sono stati l’Università degli Studi di Genova, l’Associazione Musei Marittimi del Mediterraneo, Yacht Club Italiano, FAI Fondo Ambiente Italiano, FIBaS Federazione Italiana Barche Storiche, VSV Vele Storiche Viareggio, AIVE Associazione Italiana Vele d’Epoca, ASDEC Associazione Scafi d’Epoca e Classici, Gestione Navigazione Laghi, ISTIAEN Istituto Italiano di Archeologia e Etnologia Navale. Tra gli oltre 160 partecipanti intervenuti a Varese anche una nutrita rappresentanza della Marina Militare, guidata dal Capitano di Fregata Angelo Bianchi dell’Accademia Navale di Livorno.




Giornata della Memoria, consegnate medaglie d’onore: ”Anche a Varese la persecuzione agli ebrei é stata una pagina infamante”

VARESE, 26 gennaio 2020- di GIANNI BERALDO-

«Ogni volta che partecipo a questo tipo di iniziative mi emoziono ricordando il sacrificio di tutte queste persone», così Enrico Ricci, prefetto di Varese, a conclusione della cerimonia di consegna ai parenti, delle Medaglie d’Onore concesse ai cittadini italiani, militari e civili, deportato in internati nei lager nazisti.

Cerimonia svoltasi questa mattina a Salone Estense nell’ambito delle manifestazioni programmate per la Giornata della Memoria, con diversi relatori che hanno illustrato alle centinaia persone che hanno affollato il salone fin dalle 10, momenti salienti e pure toccanti di quel tristissimo periodo storico che ha visto protagonista in negativo l’Italia di mussoliniana memoria.

Da tutto questo Varese non ne era esente, mettendo in atto le le leggi razziali o razziste dando vita ad una sorta di caccia all’uomo, fomentata dalla propaganda fascista appoggiata pure da giornali locali come  ”Cronaca prealpina” o il settimanale’ ”Luce”.

Come ha ben documentato lo storico varesino Enzo Laforgia durante il suo esaustivo intervento intitolato ”La macchina dell’odio. La campagna antiebraica nell’Italia fascista”.

«Ho cercato di partire da lontano cercando di dare una giustificazione di tipo razionale a quello che invece nel suo esito finale sembra illogico e irrazionale-dice il professore Laforgia-Penso che una campagna così impegnativa, smisurata, devastante sotto il profilo delle esistenze, possa essere compresa se ricostruiamo il modo in cui è stata elaborata l’immagine di un nemico, in questo caso l’ebreo, che tra l’altro in Italia non risultava una componente quantitativamente consistente».

Lo storico Enzo Laforgia

Una mattinata davvero interessante sia sotto il profilo emozionale (con diversi parenti delle 8 persone insignite, sedute e nelle prime file) che storico.

Con parole e fatti ancora ridondanti espressi nel suo intervento dal docente universitario Gianmarco Gaspari dal titolo ”Il dovere di ricordare´.

Ricordare appunto, senza mai dimenticare quanto accaduto in un passato recente che qualcuno ancora oggi vorrebbe ripristinare in tutta la interezza e brutalità.

Ha fatto bene in tal senso il presidente di Anpi Varese, Claudio Macchi, a ricordrei nel suo lungo intervento molti nomi di vittime o deportati varesini, un passaggio il suo intitolato ”Deportazione e internamento”, focalizzandosi su quanti divennero aguzzini pur ricoprendo incarichi importanti come il prefetto, che metodicamente censiva tutti i beni degli ebrei varesini in modo tale che i tedeschi di stanza a Varese potessero fare loro, oltre ovviamente ad ordinare il loro trasferimento nei terribili lager da dove ne tornarono vivi assai pochi rispetto alle migliaia (tra varesini e varesotti) internati.

Prefetto varesino Enzo Savorgnan poi fucilato dai partigiani alle Bettole il 28 aprile del 1945.

Breve ma interessante pure l’intervento come ‘‘padrone di casa” del sindaco Davide Galimberti, sempre molto attento agli accadimenti del passato che richiamino la memoria storica collettiva, cosí come quello di Giuseppe Carcano, dirigente Ufficio Scolastico Provinciale.

Una mattinata che ha raggiunto l’apice con la consegna delle medaglie d’onore, distribuite ai parenti (alcuni dei quali accompagnati pure dal sindaco del paese di riferimento, come ad esempio Malnate e Albizzate) dallo stesso prefetto cosí come dal sindaco Galimberti per le onoreficienze dei varesini.

Storie indelebili di persone che hanno perso la vita per delle illogiche persecuzioni (non che di persecuzione ve ne sia qualcuna logica ovviamente!), ma anche storie di persone che in qualche modo sono riusciti a sopravvivere tornando tra i propri cari.

Come il caso del carabiniere Stefano Bartolo residente a Casciago , ora scomparso ma che ha vissuto ancora molti anni dopo la sua liberazione.

I nipoti di Stefano Bartolo

A ricordarlo al Salone Estense ci hanno pensato i suoi giovani nipoti, orgogliosi di ricevere questa onorificenza a suo nome «Essendo il più giovane tra i nipoti purtroppo non l’ho conosciuto personalmente ma conosco la sua storia, i suoi valori tramandanti dal resto della famiglia». Pur essendo ancora giovani qualche altro nipote nonno Stefano invece se lo ricorda bene «Spesso ci raccontava che nel campo dove era internato come militare, ogni tanto riuscivano a nascondere delle patate coltivandole sotto terra all’interno delle loro prigioni nutrendosi solamente di questo. Un’abitudine quella di mangiare patate che gli era rimasta anche durante i pasti a casa sua, proponendole in tutte le versioni».

Da ricordare tra i presenti anche il questore Giovanni Pepé, la parlamentare Maria Chiara Gadda e il senatore Alessandro Alfieri, mentre la Regione era rappresentata dall’assessore Raffaele Cattaneo. Presenti anche rappresentanti delle Forza Armate.

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Le sardine conquistano Varese: piazza piena tra musica, cori e applausi

VARESE, 25 gennaio 2020- di GIANNI BERALDO-

Erano preoccupati e un pó agitati Rossella Iorio e Silvano Monticelli, ossia gli organizzatori della prima adunata delle sardine a Varese poi, verso le 15  piazza San Vittore ha iniziato a riempirsi divenendo in poco tempo un mare agitato con onde di sardine a cavalcarlo tra canti, sorrisi, applausi e tanta gioia: quella di essere finalmente protagonisti e di poter dire qualcosa contro l’imbarbarimento politico di questi ultimi anni.

Giovani e meno giovani tutti insieme, ognuno con la propria sardina cartonata al collo, divenuta una sorta di simbolo di nuova libertà, di nuova linfa, di nuovo modo di esternare le proprie idee tutti insieme, in piazza senza pregiudizi e condizionamenti.

Alle 15.30 il colpo d’occhio sulla piazza era davvero emozionante.

Manifestazione che doveva durare un’ora (dalle 15 alle 16) protrattasi ben oltre l’orario previsto, causando ovviamente una certa dispersione di persone.

Una piazza solitamente preclusa alle manifestazioni ma che oggi invece risuonava di canti di libertà anche grazie alla bravura di Renato Franchi e l’Orchestrina Jones che ha sfoderato un repertorio di canzoni davvero di presa, passando da De André a Guccini fino a Bella Ciao e El pueblo unido degli indimenticabili Inti Illimani.

Rossella Iorio e Silvano Monticelli

Insomma una giornata storica per Varese, città dove il centrodestra è in grave difficoltà nonostante proclami di rinascita.

Su di una sorta di palchetto improvvisato composto da tre bancali di legno, Silvano e Rossella dopo avere spiegato i motivi di questa manifestazione, hanno ben coordinato il resto del programma dando spazio a diversi interventi: dai rappresentanti associazioni a semplici cittadini ognuno di essi con qualcosa di importante e mai banale da comunicare. Interventi comunque non improvvisati ma programmati anzitempo.

Tra i partecipanti abbiamo notato pure il segretario provinciale della Cgil Umberto Colombo in prima fila a battere le mani cantando a squarciagola molte canzoni divenute simbolo di lotta, di protesta e di libertà.

Come lui anche altri personaggi politici,come il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti presentatosi con la sua bella sardina al collo «apprezzo e condivido le loro iniziative, fermento popolare che come partito avremmo dovuto percepire senza tentennamenti e che invece non abbiamo fatto».

Nella piazza gremita notiamo anche il consigliere comunale di Varese Luca Paris, così come il sindaco di Comerio Silvio Aimetti, giusto per citarne qualcuno.

Samuele Astuti mostra la sua sardina

Diversi i momenti salienti, come alcune letture estratte da testimonianze dirette da deportati italiani nei campi di concentramento, oppure lo scambio delle sardine tra presenti ognuna delle quali ricordava una persona la cui storia e ricordi devono essere tramandati perché il suo nome non cada nell’oblio della coscienza collettiva.

«La memoria condivisa è una speranza la storia condivisa deve essere una realtà. Ci sono memorie storiche documentate che spesso vengono sottaciute se non rimosse, noi potremmo iniziare a togliere quel velo di ipocrisia che vede il nostro Paese vittima incolpevole della Shoa o il mito degli italiani brava gente. Per questo tra i punti fondativi del movimento delle sardine vi è quello di un cambiamento del linguaggio politico», sottolinea Silvano Monticelli in un passaggio del suo intervento introduttivo.

«Perché siamo in piazza oggi? Di motivi ne abbiamo più di uno-dice Rossella Iorio nell’intervento successivo- Vogliamo tornare a guardarci e riacquistare la capacità di confrontarci anche se le nostre opinioni sono diverse. Ciascuno porta in piazza anche un pezzo di vita personale, i nostri valori, la nostra storia, la speranza per un futuro fatto di meno odio e più solidarietà».

Queste le frasi che racchiudono il pensiero delle sardine, un movimento spontaneo che cerca di essere una sorta di barriera frangiflutti contro l’inconsistenza della politica attuale, contro tutte quelle forme di razzismo e insofferenza verso l’altro che si manifestano in Italia oramai quotidianamente, contro l’ipocrisia dilagante e il menefreghismo.

Ecco le sardine cercano di comunicarci tutto questo e noi come giornale cercheremo di amplificarne il messaggio.

direttore@varese7press.it




VIDEO interviste organizzatori sardine Varese

VARESE, 25 gennaio 2020-




Veritá per Giulio Regeni: manifestazione silenziosa davanti a Palazzo Estense

VARESE, 25 gennaio 2020– Un corteo numeroso e silenzioso composto da diversi cittadini e rappresentanti associazioni varesine (oltre al vice sindaco Daniele Zanzi e il consigliere comunale Luca Paris), questa sera verso le 19.30 ha voluto fare sentire la propria vicinanza alla famiglia di Giulio Regeni, chiedendo giustizia per lo studente italiano ucciso barbaramente in Egitto nel febbraio del 2016, dopo essere stato rapito qualche giorno prima.

Corteo che per circa un’ora ha stanziato prevalentemente davanti a Palazzo Estense, sede del Comune, considerato che l’amministrazione comunale ha sempre sostenuto questa causa, affiggendo tra l’altro un grande striscione riportante la frase ”Veritá per Giulio Regeni”. 

Una vicenda che ha colpito tutti noi, per la quale lo Stato italiano non si é mosso come avrebbe dovuto.

Misteri e dubbi sui quali sta indagando sia la magistratura italiana che quella egiziana, con forti dubbi che l’assassinio di Regeni sia dovuto al fatto di averlo scambiato per una soia assoldata dal governo inglese, Paese dove lo studente italiano era ospite pe rmotivi di studio.

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Ricordato Giuseppe Zamberletti a un anno dalla sua scomparsa: ”Un politico, una persona molto legata al nostro territorio”

VARESE, 25 gennaio 2020- di GIANNI BERALDO-

«Zamberletti è stato un grande personaggio, una ”mente del fare e del pensare”, un tipico lombardo che ha ideato una struttura, quella della Protezione civile, attenta agli aspetti della mitigazione, della prevenzione e della ricostruzione per cui non lo ringrazieremo mai a sufficienza». Così il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, nell’aula Magna dell’Università dell’Insubria in occasione della commemorazione dell’onorevole Giuseppe Zamberletti ad un anno di distanza dalla sua scomparsa.

Incontro molto partecipato al quale hanno aderito molti rappresentanti istituzionali tra cui

Attilio Fontana, presidente Regione Lombardia

il Capo Dipartimento della Protezione civile Angelo Borrelli, il prefetto Enrico Ricci, il professor Vincenzo Tagliabue dell’Università dell’Insubria, il presidente della Provincia e sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli, il prevosto di Varese monsignor Luigi Panighetti, il sindaco di Varese Davide Galimberti e il presidente del Centro Geofisico Prealpino, Vanni Belli.

Sullo schermo filmati e foto che immortalano per sempre l’operato di Zamberletti, ideatore della Protezione Civile, dopo il terribile terremoto che devastò l’Irpinia nel 1980 causando centinaia di vittime e migliaia di feriti.

Ricordi commossi anche da parte di alcuni politici, alcuni dei quali hanno pure condiviso una parte del suo percorso politico, oppure semplicemente se lo ricordano come una persona del fare, una persona, un politico, dove la professionalità e senso dello Stato per lui erano valori fondamentali.

Come sostiene Giuseppe Adamoli, suo grande amico e anch’egli con trascorsi politici significativi «Zamberletti è stato un politico a tutto tondo, ha fatto politica dall’età di 18 anni senza mai smettere e in maniera professionale. Molti lo dipingono come ”tecnico” perché quando un politico è bravo ma non si vuole dare di lui una buona impressione allora si dice ”è stato un tecnico”. In realtà è stato un politico-prosegue Ada moli-che ha fatto benissimo il tecnico perché un politico intelligente sa fare anche ruoli di questa natura».

Molti gli elogi da parte dei presenti sia sull’operato di Zamberletti sia a livello politico che

giuseppe_adamoli
Giuseppe Adamoli

sotto l’aspetto umano; come rivela il sindaco Davide Galimberti durante il suo articolato intervento, raccontando in pillole la storia di questo personaggio tanto caro a Varese «Ho avuto il privilegio di conoscerlo nella parte finale della sua vita facendomi di lui un’immagine particolare, di una persona che ha amato profondamente il suo territorio e grande assertore che un politico vero debba fare il politico di professione e lui lo era con una carriera politica partita dai banchi del Consiglio comunale di Varese (dal 1956 al 1964,ndr), affinando quello stile tipico dei varesini dove il rigore e metodo sono le caratteristiche principali. In questo suo essere, sicuramente l’ha aiutato il fatto di abitare e crescere la Sacro Monte, luogo che l’ha certamente si ispirato a livello religioso che naturalistico».

Sindaco Davide Galimberti

Tra le molte persone che hanno conosciuto bene Giuseppe Zamberletti troviamo Daniele Marantelli, ex deputato del Partito Democratico, anche lui con una vita di vita politica a livello professionale alle spalle «Partendo dal Consiglio comunale ha costruito una carriera politica importante che tutti gli riconosciamo. Personalmente ho sempre avuto rapporti sia nei momenti buoni che in quelli difficili che spesso non vengono ricordati. Come ad esempio la pagina di Tangentopoli, una delle più nere anche nella storia della nostra città e provincia (ricordiamo che Zamberletti fu indagato nel 1992 insieme ad altri esponenti della Democrazia Cristiana provinciale, ndr). Con lui negli ultimi tempi ho avuto l’occasione di mettere in atto riflessioni comuni su di una politica che nel frattempo cambiava pelle diventando più mediatica e in qualche caso superficiale».

Bravo Marantelli nel ricordare che la politica non sono solo rose e fiori ma vi è pure il rischio di incappare in gravi incidenti di percorso. Fatti e vicende che non hanno inciso sulla credibilità e operato di Zamberletti, sempre molto vicino al territorio con il quale ha condiviso pure situazioni impensabili fino a quel momento. Ad esempio il coinvolgimento del Centro Geofisico Prealpino fondato e diretto dal professore Salvatore Furia al quale l’ex ministro dell’Interno si rivolse durante il terremoto in Friuli «Telefonava in continuazione facendosi mettere al corrente sull’evolversi della situazione», ricorda Vanni Belli, attuale presidente del Centro Geofisico Prealpino.

Insomma tanti racconti e ricordi che esaltano la figura di un uomo capace di mettere in

Vanni Belli, presidente Centro Geofisico Prealpino

piedi una macchina organizzativa divenuta poi la Protezione Civile.

Tutto questo grazie all’input diretto del Presidente della Repubblica Sandro Pertini che rimase sconvolto da una visita post terremoto in Irpinia «Giuseppe devi mettere in piedi al più” presto la Protezione Civile», intimò Pertini a Zamberletti. Due persone, due politici di elevata statura morale e intellettuale con un profondo senso dello Stato.

Un ricordo di Zamberletti inusuale lo evidenzia anche il senatore varesino Alessandro Alfieri da noi intervistato «Ricordo io bambino con mio padre segretario della Democrazia Cristiana dell’Alto Varesotto. Lui veniva a casa mia dove ho iniziato a sentire parlare di politica, chissà forse in quelle occasioni è nata la mia passione politica: ascoltando le sue storie, i suoi racconti. E’ stata veramente una grande figura».

Ricordiamo che la Regione Lombardia ha donato della Dacia di Villa Baragiola, di cui ora il Comune dovrà assegnare gli spazi, al Centro studi e ricerche della Protezione civile e Centro Geofisico Prealpino, mentre nel pomeriggio verrà apposta una targa sulla sua abitazione del Sacro Monte a ricordo della sua importante figura istituzionale.

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Arcigay Varese ha ricordato vittime omosessuali della ferocia nazista con una cerimonia ai Giardini Estensi

VARESE, 25 gennaio 2020- di GIANNI BERALDO-

Una breve ma struggente cerimonia alla presenza di poche persone (colpa pure del cielo plumbeo e clima gelido), ha ricordato questa mattina tutte le migliaia di persone gay deportate dall’Italia nei campi di concentramento nazisti, complici i fascisti che contribuirono non poco nel segnalarli ai tedeschi oppure organizzando con retate ad hoc.

Una pagina tristissima della nostra storia che ancora oggi non tende per fortuna ad affievolirsi nei ricordi, ma ricordata alle nuove generazioni soprattutto durante le ricorrenze della Giornata della Memoria.

De Tomasi, Dimaggio e Boschini

A Varese la cerimonia si è svolta ai Giardini Estensi,dove l’anno scorso è stata posta una targa, un triangolo rosa, dedicata ai deportati gay. Targa molto originale nella sua architettura ma significativa a livello di contenuti.

A richiamare i giusti valori, ricordi ma pure le sofferenze patite dai deportati gran parte dei quali mai più tornati, Ester Tomasi presidente Anpi Varese che in conclusione ha letto dei passaggi importanti tratti da un libro autobiografico scritto da una persona omosessuale miracolosamente sopravvissuta al lager. Per l’amministrazione comunale era presente l’assessora Rossella Dimaggio.

L’intervento di apertura non poteva che essere quello del presidente Arci Gay Varese, Giovanni Boschini che al termine a noi ha detto «Questa è una delle pochissime targhe in Italia ed Europa dedicate ai triangoli rosa, dedicate alle persone omosessuali deportate nei campi di concentramento. Questa cerimonia serve per ricordarle sempre mantenendone viva la memoria».

Boschini ha poi aggiunto che la situazione a Varese, per quanto riguarda discriminazioni nei confronti di persone omosessuali sta migliorando ma bisogna tenere alta la guardia «abbiamo osservato ancora delle discriminazioni in ambienti lavorativi, ma pure in famiglia e nelle scuole. Insomma purtroppo vi ‘è ancora molto da fare, speriamo che un giorno non ci sia più bisogno di un Arcigay e di attività di sensibilizzazione».

Umberto Colombo

Da segnalare anche la presenza di rappresentanti Arcigay Como attivata recentemente.

A questo particolare appuntamento è intervenuto anche il segretario provinciale della Cgil Varese, Umberto Colombo, ricordando come siano stati parecchi i lavoratori omosessuali deportati da fabbriche importanti, spesso con la compiacenza degli stessi italiani. Altro e alto contributo di vite umane che hanno depauperato in maniera incancellabile la sensibilità dell’animo umano, rendendolo refrattario anche a situazioni devastanti come queste.

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Intervista alle “sardine” Silvano e Rossella organizzatori manifestazione a Varese: “Dovete ascoltare quello che abbiamo da dire”

VARESE, 24 gennaio 2020-di GIANNI BERALDO-

Dopo Busto Arsizio il banco di sardine approda anche a Varese con una mobilitazione prevista domani, sabato 25 gennaio, dalle ore 15 in Piazza San Vittore.

Ovviamente ancora non sappiamo quanto numeroso possa essere questo banco, ma considerando la grande risposta sui social, Silvano Monticelli e Rossella Iorio, entrambi di Samarate e promotori dell’evento (così come quello di Busto Arsizio) sono fiduciosi nel buon esito.

Oltre ai temi cari alle sardine, quelli esternati da mesi in ogni loro manifestazione, a Varese vi saranno delle sorprese che Silvano e Rossella non voglio svelare anticipatamente, raccontandoci però altre cose in questa intervista.

Per organizzare questo flashmob come vi siete mossi?

Rossella: <<In realtà è come se non ci fossimo attivati, nel senso che la richiesta di organizzare a Varese è arrivata direttamente dalle persone dopo il successo ottenuto con il flashmob di Busto Arsizio. A quel punto abbiamo lanciato l’amo anche se le sardine non abboccano (sottolinea ridendo,ndr). In realtà c’è stata molta partecipazione con diverse telefonate e suggerimenti>>

Immagino abbiate contatti diretti con gli organizzatori centrali delle sardine di

Sardine a Roma

Bologna

Silvano: <<Certamente. Ci conoscevamo già prima di questa esperienza provinciale. Dopo aver visto la manifestazione la prima manifestazione di Bologna, tramite una chat di ragazzi di Samarate molto attivi politicamente ci siamo detti “perchè non proviamo anche noi” , ovviamente pensando che la nostra realtà è diversa da quella di Bologna pertanto la scelta migliore era aprirla a tutta la provincia. Di certo ci saremmo trovati con ragazzi con la nostra stessa idea e con qualcuno che magari facesse il primo passo e così è stato>>

Ora il vento a Varese è un po’ cambiato ma negli ultimi decenni è sempre stata una città leghista: organizzare una manifestazione praticamente sotto la sede della Lega è quasi provocatorio.

Silvano<< La nostra fortuna è quella di avere creato spontaneamente una rete di comunicazione con gli altri organizzatori lombardi di flashmob delle sardine, e il segnale chiaro che emerge è che nessun territorio è proprietà di qualche partito politico. Anche Varese che ha subito il fascino del richiamo leghista -soprattutto quella d’antan– esiste comunque un gran numero di persone che non accetta di essere rinchiusa in quell’immaginario, non accetta di essere additato come varesino quindi leghista>>.

Manifestazione sardine a Busto Arsizio

Tra i vari suggerimenti pro manifestazione ve ne è qualcuno eccentrico?

Rossella <<Eccentrici no, sono stati tutti suggerimenti utili per arrivare alla buona riuscita della manifestazione. Le tematiche di cui si parla sono quelle vicine a moltissime persone, associazioni o movimenti che operano sul territorio da diverso tempo. Le sardine non vogliono sostituirsi a questo insieme di persone che quotidianamente prestano il loro servizio volontario. In questo momento sono molte le persone che si attivano in maniera “pro attiva”, nel senso che sono loro che cercano di portare idee e suggerimenti e ti spingono a fare cose, a organizzare. Insomma è come se si fossero sempre sentite sardine dentro ma molto sole. Il bello delle sardine è che ora ci si può esprimere liberamente senza sigle o etichettature>>.

Personalmente avete già avuto qualche esperienza politica?

Rossella <<Sono consigliera comunale a Samarate per la lista Progetto Democratico ma tengo ben divisi gli ambiti. Le sardine non possono definirsi apolitiche ma sicuramente apartatiche, ognuno di noi deve essere portatore di valori trasversali in cui ognuno ci si può riconoscere senza per forza trovare la differenza a livello di provenienza politica. Importante realizzare che in quel momento partecipo alla realizzazione di un progetto che esalti certi valori importanti>>

Silvano <<aggiungo, nemmeno di una parte politica. Se sabato proverai a chiedere alle persone in piazza che cosa hanno votato alle ultime elezioni, troverai gente con preferenze politiche diverse, anche della Lega>>.

Secondo voi le sardine richiamano in qualche modo il Movimento 5 Stelle degli inizi?

Rossella << loro all’inizio si sono mossi al grido di “vaffa day” , noi invece utilizziamo un linguaggio diverso. Quello che chiedono le sardine è: basta con questo linguaggio fatto di violenza, basta nel trovare per forza un colpevole>>.

Silvano << è un tipo di linguaggio che i leghisti hanno portato in politica e con risultati che purtroppo ci tocca vedere. In vari ambiti ci ritroviamo con la competenza relegata all’ultimo posto tra le cose importanti. Preferisco chi mi fa un discorso complesso che magari non condivido rispetto alla superficialità e incompetenza>>.

Rossella <<da noi si ascolta la voce della piazza , qui non si dice siamo meglio di voi ma ascoltare per cambiare, dovete ascoltare quello che abbiamo da dire per cambiare appunto tante cose>>.

Come sarà organizzata la manifestazione di sabato?

Silvano <<la falsariga è quella tipica di ogni manifestazione della sardine. Ossia la parte principale sono le canzoni e letture di brani, poi vi sarà un punto di raccolta abiti usati per la Caritas oltre a uno scambio di sardina riportante il nome di una persona che vogliamo ricordare. Una persona il cui nome e ricordo vorrei tramandare a un’altra persona ricordandone l’importanza della sua storia. Questo proprio nel Giorno della Memoria>>

Rossella <<Non per forza il Giorno della Memoria caratterizza solo la memoria della Shoa, noi vogliamo allargare il discorso ricordando chi è morto per difendere i suoi diritti e che noi oggi abbiamo, oppure suoi diritti che ancora non sono riconosciuti: quindi potrebbe non essere un deportato o altro testimone dell’Olocausto. Chi riceve la sardina con il nome che ho scritto, andrà a cercare la storia di questa persona e così la potrà conoscere e divulgare accrescendone l’interesse>>.

Immagino che il prossimo mese di marzo parteciperete al primo congresso o incontro nazionale tra i vari organizzatori di manifestazione delle sardine.

Silvano <<Speriamo, in teoria dovremmo essere invitati così come lo siamo stati a Roma>>.

Sardine a Milano( fotoANSA/ NICOLA MARFISI

In quella occasione cosa si deciderà secondo voi?

Rossella <<sicuramente si parlerà dei risultati elettorali, poi si vedrà. Ora siamo un po’ allo stato brado dove ognuno va per i fatti suoi. In quella occasione forse ci si coordinerà meglio a livello territoriale e nazionale>>.

Come avrete capito anche a Varese le sardine saranno numerose e con diverse sorprese. Intanto ricordatevi di recarvi alla manifestazione vestiti con abiti colorati (bandito il nero), segno di spensieratezza, allegria ma anche tanta voglia di cambiare e dire basta a un sistema politico e non solo, fin troppo logoro.

direttore@varese7press.it




Un Depuratore all’avanguardia per salvaguardare il fiume Olona: due anni di lavori partendo dal 2020

VARESE, 24 gennaio 2020- di GIANNI BERALDO-

Un progetto di revamping (letteralmente “ammodernamento”) della durata di quasi due anni-con inizio nell’anno in corso-suddiviso in quattro fasi distinte a fronte di un costo totale di 9,6 milioni di euro.

Questo il piano del grande cantiere inerente il rifacimento completo del depuratore di Varese Pravaccio, presentato questa mattina nella sede varesina di Alfa srl, (società che realizzerà concretamente il progetto)

Depuratore, ricordiamo, che lavora alla depurazione di acque refluee provenienti in buona parte dal capoluogo di provincia (la parte sud della città utilizza invece il depuratore presente a Gavirate) ma coinvolgendo pure i territori di Induno Olona e Malnate dove scorre l’importante fiume Olona.

Corso d’acqua che nei decenni scorsi è stato martoriato soprattutto da sversamenti di sostanze tossiche, fino ad arrivare ad uno stato di inquinamento quasi irreversibile. Poi la lenta ripresa grazie a mirate politiche ambientali adottate delle varie amministrazioni comunali e provinciali, così come da associazioni ambientaliste quali Legambiente e Amici dell’Olona.

Le diatribe dei mesi scorsi tra amministrazione comunale e Alfa servizi sono un lontano ricordo, ora tutto è cambiato con nuovo assetto che fa di Alfa servizi uno dei punti di riferimento in campo depurazione acque e conseguente cura dell’ambiente.

<<Questo sarà il primo di una serie di interventi che abbiamo in programma su tutto l’ast dell’Olona andando a risolvere definitivamente il problema della qualità delle acque del fiume. E’ un cantiere che andrà a rifare tutto l’impianto; lavoro impegnativo che, salvo imprevisti, dovrebbe concludersi entro 24 mesi>>. Così il presidente di Alfa Paolo Mazzucchelli che per questo progetto si è avvalso di un gruppo di professionisti importanti come gli ingegneri Fabio Bandera e Annalisa Berni, quest’ultima brava e professionale a presentare i lavori in dettaglio tramite slide <<L’obiettivo primario è il miglioramento del fiume Olona dove questo depuratore sverserà acque pulite. Nel nostro caso si parla di lavori di revamping e non realizzazione di nuovo impianto in quanto non necessario. Verrà ammodernato il sistema biologico e revamping finale. D’altronde l’impianto attuale è del 1984 quindi con diverse criticità come la mancanza di un sistema di filtrazione a presidio e malfunzionamento>>, l’ingegnera Berni sottolinea inoltre come verrà rivista completamente la line fanghi e comparto biologico, oltre ad attivare una filtrazione a raggio ultravioletti. Un impianto decisamente all’avanguardia dotato di centralina con telecontrollo, grazie alla quale i professionisti addetti al controllo e manutenzione impianto, potranno verificare eventuali anomalie anche direttamente da casa o altri luoghi. Insomma un depuratore di ultima generazione, grande innovazione che non si ferma qui ma con la possibilità in un prossimo futuro, di ampliare il raggio di azione inglobando aree comprendenti i comuni di Viggiù e Cantello e Clivio, quest’ultimo che attualmente sversa acque reflue in depuratori svizzeri confinanti.

Annalisa Berni tra gli artefici del progetto

<<Un grande e importante progetto, un significativo cambio di passo rispetto al passato, progetto che potrebbe andare a implementare altre arre ora critiche della città-dice il sindaco Davide Galimberti– Risultati che avranno ricadute positive sui cittadini e sull’ambiente. Un plauso sincero a tutto lo staff di Alfa servizi per il notevole progetto>>.

Parlando di ambiente ovviamente soddisfatti sia Valentina Minazzi (<<siamo contenti di questo importante progetto che mette in primo piano il fiume Olona, ovviamente monitoreremo costantemente i lavori>>, dice la rappresentante di Legambiente) che Franco Brumana in rappresentanza associazione Amici dell’Olona <<Oserei dire che questo è un momento storico, lo attendevamo da anni e oggi finalmente tutto questo diventa realtà grazie alla professionalità e sensibilità dimostrata da Alfa servizi. Altro passo decisivo per la cura dell’ambiente>>.

Valentina Minazzi con Franco Brumana

Sulla stessa frequenza d’onda ovviamente Beatrice Bova, assessore all’ambiente a Gorla Minore <<Ho sempre avuto a cuore le sorti del “nostro” fiume Olona, ora spero che con questo progetto si possa concretizzare qualcosa di importante per la sua tutela e salvaguardia>>

Il depuratore attuale serve un bacino di utenza di circa 110mila abitanti ma progettato per servirne un numero maggiore.

Un altro passo avanti verso quel rispetto e tutela ambientale che riguarda tutti noi, nessuno escluso.

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