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Barack Obama intervistato da Fazio: “Sognavo di fare una passeggiata e prendere un caffè senza essere riconosciuto”

VARESE, 8 febbraio 2021-Da piccolo sognava di fare l’architetto. Gli piaceva moltissimo anche il basket, ma non aveva la stoffa del campione e allora quel sogno sfumò in fretta.

Di sicuro “non avevo il sogno di diventare Presidente”, ma “era comunque il mio sogno quello di essere un bravo ragazzo”.
Barack Obama si racconta così, intervistato ieri sera da Fabio Fazio a ‘Che Tempo Che Fa’ su Rai3, per presentare ‘Una Terra Promessa’ (Garzanti), l’autobiografia del 44/mo presidente degli Stati Uniti, il primo afroamericano, in cui ripercorre i suoi otto anni alla guida dell’America. L’isolamento della vita alla Casa Bianca (“Sognavo di fare una passeggiata e bere un caffè senza essere riconosciuto”), ma anche il privilegio di servire il Paese. Fino al suo rapporto con la moglie Michelle che, ribadisce, “è superiore a me”. Ma anche l’attualità più stretta, i fatti di Capitol Hill, le cui immagini, dice non vanno “mai cancellate, anzi ce lo dobbiamo stampare nella mente. Ci deve ricordare che la democrazia non è un dono che viene dal cielo.

È una cosa che noi cittadini, nei nostri rispettivi Paesi, dobbiamo continuamente rinnovare. Dobbiamo sempre investire nella democrazia”. Centinaia di pagine, due volumi, in cui l’ex presidente punta sui dettagli per “aprire il sipario” e mostrare che “i leader che si vedono in televisione sono degli esseri umani che devono prendere delle decisioni, che fanno errori e che bisogna imparare dagli errori commessi”, ha spiegato nell’intervista con Fazio, con il quale ha esordito con un saluto in italiano: “Ciao!”, auspicando una visita di persona in Italia presto, “quando la pandemia sarà finita”.
“Desideravo trasmettere, soprattutto ai giovani lettori, l’idea che è possibile occuparsi di politica mantenendo la propria integrità e mantenendo i valori che permettono di fare il meglio per gli altri”, ha spiegato. “La politica è imperfetta come tutte le cose che fanno gli esseri umani, però è possibile farla bene”. Sullo sfondo resta la Casa Bianca, un luogo quasi mitico anche per Obama evidentemente, che descrive con dovizia di particolari la peculiarità di viverci: “come un hotel a 5 stelle”, dice, ma che comporta anche una sensazione di isolamento difficile da superare.
“Michelle ha voluto cambiare l’arredamento delle camere delle bambine perché non voleva che avessero la sensazione di dormire in un museo, voleva che potessero appendere i poster delle loro popstar e degli attori preferiti, che si sentissero normali”, ha spiegato. Molti gli spaccati di vita privata, ma un racconto così dettagliato non può però ignorare i momenti cruciali e difficilissimi da presidente, come eventi – ha detto – che “spezzano il cuore”. Come la guerra in Siria: “La primavera araba era una promessa che lì è diventata una guerra civile, che ha portato all’intervento di russi e iraniani. Ho cercato di prendere una serie di decisioni per migliorare la situazione senza invadere un altro Paese del Medio Oriente, cosa che ritenevo controproducente”. E ammette: “Ci sono momenti in cui ti sembra di non avere risposte”. (ANSA)