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Protesta dei radicali varesini davanti al Tribunale: “La cannabis terapeutica é un diritto, ma a Varese non si trova nonostante le prescrizioni mediche”

VARESE, 27 aprile 2021- di GIANNI BERALDO

Elvira abita a Varese, dieci anni fa subì un intervento chirurgico che non andò benissimo visto che il chirurgo lesionò un nervo.

Da allora dolori intensi accompagnano la sua vita quotidiana. Per combattere il dolore Elvira è stata in cura per sei mesi al Centro di Terapia del dolore presente all’ospedale di Circolo ma i dolori continuavano a rendergli la vita difficile.

A quel punto la signora varesina ha provato a curarsi in un altro centro dedicato, questa volta a Milano «Tra mille resistenze e difficoltà finalmente un medico si è deciso a prescrivermi una terapia a base di cannabis terapeutica e sono stata meglio rendendo sopportabile la mia vita».

Questa è una delle tante storie e testimonianze di chi, affetto da dolori causati da patologie invalidanti o comunque importanti, vorrebbe avere accesso alle cure terapeutiche a base di cannabis come prescrive la legge, ma spesso si vede negata questa possibilità.

Come Walter De Benedetto, giovane gravemente affetto da Sla, per il quale oggi sará emessa una sentenza ad un processo aperto a suo carico per possesso illegale di piantine di cannabis nella sua casa, utilizzata per uso personale giusto per alleviare le sofferenze quotidiane. Decisione, quella di coltivare cannabis, presa da De Benedetto sia per alleviare il dolore costante, sia come una sorta di protesta dopo continui dinieghi da parte dei medici nel prescrivere cannabis a uso terapeutico (sostanza che si presenta gelatinosa e si somministra per via orale senza fumarla).

A richiamare l’attenzione su questo caso e sulla situazione che riguarda miglia di altre persone, ci hanno pensato i Radicali Più Europa che oggi hanno organizzato dei sitin (alle 12) davanti ai Tribunali di altre 30 città italiane.

Anche i radicali di Varese hanno voluto fare sentire la loro voce, con una piccola rappresentanza questa mattina alle 12 davanti al Tribunale di Piazza Cacciatori delle Alpi.

La signora Elvira (al centro della foto) con altri due partecipanti al sit in

Anche Elvira era tra loro, ma soprattutto Roberto Gervasini dei radicali varesini e  rappresentante dell’Associazione Mazziniana Italiana, sempre molto nel portare in auge tematiche che altrimenti rimarrebbero nel dimenticatoio della politica in quanto ”fastidiose” e poco allettanti sotto il profilo del consenso elettorale.

«La cannabis a uso terapeutico non la si trova, anche a Varese vi sono grandi difficoltà. In Italia la cannabis per questo uso viene coltivata solo sotto il controllo dell’Esercito in Toscana con una produzione che soddisfa solo una piccolissima parte rispetto alla reale necessità. Insomma è difficilissima reperirla e nonostante ricette mediche in farmacia non arriva», dice Gervasini che prende ad esempio la vicina Svizzera che entro due anni legalizzerà la cannabis per uso terapeutico «Vorrà dire che, oltre a morire (ovviamente si riferisce alla morte assistita, legale da diversi anni in Svizzera, ndr) andremo pure a comprare la cannabis terapeutica in Svizzera».

Ricordiamo, che la cannabis terapeutica può essere prescritta, con i costi di approvvigionamento a carico del paziente, da un qualsiasi medico per qualsiasi patologia per la quale esista letteratura scientifica accreditata. Il prezzo dipende dal tipo di farmaco o di preparato prescritto (come ricorda pure il sito dell’associazione Luca Coscioni: associazionelucacoscioni.it).

Il medico di base però potrà prescriverla solo successivamente alla prima prescrizione erogata da un medico specializzato nella terapia del dolore.

direttore@varese7press.it