MILANO, 21 marzo 2026 – Mettere l’umanità al centro dell’algoritmo. È questo il messaggio forte lanciato da Claudia Dabbene, neo-eletta Segretaria Generale della Uilca Lombardia, durante il congresso regionale tenutosi ieri nel capoluogo lombardo.
In un momento storico dominato dalla rapidissima evoluzione tecnologica, la guida del sindacato dei lavoratori del credito, esattoriali e assicurativi ha tracciato una linea netta per il futuro della categoria in una regione, la Lombardia, che rappresenta il cuore pulsante del settore finanziario italiano.
Il fulcro della relazione di Dabbene è stato l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro. Per la segretaria, la sfida non è opporsi al progresso, ma governarlo affinché non diventi uno strumento di erosione dei diritti.
«Le persone devono restare al centro delle nostre proposte», ha dichiarato Claudia Dabbene. «In un’epoca in cui la tecnologia corre, questa è l’unica strategia per impedire che i diritti retrocedano. Le macchine devono valorizzare, non sostituire, il lavoro di donne e uomini».
Secondo la dirigente, il ruolo del sindacato oggi è quello di agire come un baluardo di democrazia, laicità e riformismo, garantendo che l’automazione porti a una maggiore qualità della vita lavorativa e non a una marginalizzazione del capitale umano.
Oltre alle sfide digitali, l’intervento della Segretaria Generale ha toccato temi sociali di profonda urgenza. Dabbene ha rivolto un appello accorato alle istituzioni sul tema dei diritti delle donne e del contrasto alla violenza di genere.
Consenso e Rispetto: La rivendicazione di un principio culturale e giuridico fermo: «Che NO significhi sempre NO».
Dignità e Tutele: Un impegno sindacale che non si limita ai rinnovi contrattuali, ma che punta alla costruzione di un ambiente di lavoro fondato sulla pace e sul rispetto della dignità individuale.
Con l’elezione di Claudia Dabbene, la Uilca Lombardia si prepara ad affrontare un triennio di riforme cruciali. La strategia delineata punta a un sindacato moderno, capace di dialogare con l’innovazione senza smarrire la propria vocazione solidaristica.
«Dignità e tutele sono i nostri fari», ha concluso Dabbene, «per un lavoro che sia realmente inclusivo e all’altezza delle sfide del futuro».




