VARESE, 5 luglio 2026-La crisi della sanità pubblica italiana non si misura soltanto nelle chilometriche liste d’attesa o nei pronto soccorso affollati, ma si nasconde anche tra le pieghe di una quotidianità fatta di moduli da firmare, registri da aggiornare e mansioni che nulla hanno a che fare con la cura del malato.
A lanciare l’ennesimo e circostanziato grido d’allarme è il COINA, il sindacato delle professioni sanitarie, che fotografa una realtà drammatica per chi lavora in prima linea: quasi un terzo del turno di un infermiere, precisamente il 32% del tempo totale, viene letteralmente inghiottito dalla burocrazia e da compiti impropri.
Si tratta di una dispersione di risorse umane e professionali che pesa come un macigno su un sistema già strutturalmente carente di personale. Tradotto in termini pratici, significa che su un normale turno di lavoro di circa sette ore, più di due ore non vengono dedicate all’assistenza diretta del paziente, al monitoraggio clinico o al conforto terapeutico, bensì alla compilazione manuale di montagne di scartoffie, alla gestione della logistica dei trasporti e persino a compiti di pulizia o puramente amministrativi che spetterebbero alle figure di supporto.
Questo fenomeno di demansionamento e sovraccarico documentale non danneggia soltanto la dignità e la crescita professionale della categoria, ma si ripercuote in modo diretto e inevitabile sulla sicurezza dei cittadini. Sottrarre tempo prezioso al letto del paziente aumenta infatti il rischio di stanchezza accumulata, amplifica i livelli di stress tra gli operatori e, di conseguenza, innalza le probabilità di incorrere in errori clinici o di trascrizione.
La denuncia del sindacato mette a nudo l’inefficienza di un modello organizzativo che preferisce l’adempimento formale all’efficacia assistenziale. Con una carenza cronica di operatori socio-sanitari e personale di supporto, specialmente durante i turni notturni e nei fine settimana, gli infermieri si ritrovano a fare da tappabuchi per qualunque carenza strutturale.
Senza un piano straordinario di assunzioni mirate e una reale digitalizzazione che snellisca i flussi di lavoro, le corsie degli ospedali italiani rischiano di trasformarsi definitivamente in uffici amministrativi, lasciando i pazienti sempre più soli proprio nel momento del bisogno.




