VARESE, 23 settembre 2026-L’Intelligenza Artificiale è ormai entrata a far parte della quotidianità scolastica italiana, trasformando le abitudini di studio degli alunni e i metodi di insegnamento dei docenti. È quanto emerge dall’ultima infografica realizzata dall’Università Niccolò Cusano, che analizza l’impatto della GenAI dalle scuole primarie fino alle superiori.
L’utilizzo di strumenti generativi riguarda l’89% degli studenti italiani tra i 9 e i 16 anni, un dato nettamente superiore alla media europea, che si attesta al 72%. Tra i liceali la percentuale raggiunge il 94%, con un 62% che ne fa un uso quotidiano o settimanale e un 84% che vi ricorre abitualmente per supportare lo studio.
Secondo i dati UNICEF richiamati dall’indagine, i bambini e i ragazzi stanno adottando le tecnologie di intelligenza artificiale con ritmi oltre tre volte più rapidi rispetto agli adulti.
Nello specifico delle attività scolastiche svolte dai quindicenni italiani:
Il 47% utilizza i chatbot IA almeno una volta alla settimana per imparare nuovi argomenti.
Il 39% ne fruisce per svolgere ricerche preliminari.
Il 36% impiega l’IA per sintetizzare testi complessi.
Il 30% vi ricorre per elaborare o strutturare compiti di scrittura.
Sulle competenze critiche emerge un dato positivo per l’Italia: il 73,7% degli studenti dichiara di aver imparato a scuola a valutare l’affidabilità delle informazioni generate dall’IA, rispetto a una media OCSE del 62,6%.
Il ruolo dei docenti: lezioni su misura e supporto BES
Anche il corpo docente sta integrando l’IA nella professione, sebbene con velocità differenti. Tra gli insegnanti della scuola secondaria di primo grado che utilizzano già l’IA (pari a uno su quattro):
Il 68% impiega gli strumenti di IA per creare lezioni e attività didattiche.
Il 61% la utilizza per personalizzare la didattica a favore di studenti con bisogni educativi speciali (BES).
Il 27% ne fa uso per supporto nella valutazione o nell’assegnazione dei voti.
La diffusione dei chatbot riapre così il dibattito sui criteri di valutazione, spostando l’attenzione dal solo elaborato finale al percorso seguito dallo studente, alla selezione delle fonti e alla sua capacità di argomentare il lavoro svolto.
Preoccupazioni etiche e il framework di AI Literacy 2026
Accanto alle opportunità, l’indagine rileva diffuse preoccupazioni tra gli operatori scolastici coinvolti in una survey europea condotta nel 2026:
Il 72% teme un uso inappropriato o non etico da parte degli studenti.
Il 71% segnala il rischio di un’eccessiva dipendenza tecnologica.
Il 60% esprime dubbi sulla tutela della privacy e dei dati personali.
Il 55% teme impatti su integrità accademica, plagio e presenza di bias informativi.
Per rispondere a queste sfide, la Commissione Europea e l’OCSE hanno introdotto nel 2026 un framework dedicato all’AI literacy per le scuole primarie e secondarie, mirato a definire linee guida trasparenti, criteri d’uso etici e percorsi formativi specifici per docenti e studenti.




