BUSTO ARSIZIO, 22 ottobre 2026 – Il Dipartimento di Medicina Cardiovascolare dell’Ospedale di Busto Arsizio firma un importante contributo alla ricerca medica scientifica internazionale. Lo studio, dedicato all’applicazione della tecnica ecografica VExUS (Venous Excess Ultrasound), porta le firme del Direttore Dr. Nicola Mumoli, della Dr.ssa Lucia Colavolpe, del Dr. Piero Tarantini e della Dr.ssa Deborah Blanca, ed è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Journal of Clinical Ultrasound.
La metodica VExUS è uno strumento diagnostico utilizzato direttamente al letto del paziente (bedside) per valutare e quantificare la congestione venosa sistemica, con l’obiettivo di prevenire e prevedere i danni d’organo correlati, in particolare il danno renale acuto (AKI, Acute Kidney Injury).
Attraverso l’analisi combinata delle dimensioni della vena cava inferiore (VCI) e dei profili di flusso nelle vene epatiche, portali e renali, il VExUS consente un monitoraggio continuo e seriale dell’evoluzione dello stato congestizio nel tempo.
Lo studio dell’équipe di Busto Arsizio sintetizza le evidenze scientifiche disponibili, evidenziando come l’integrazione del VExUS con gli indici cardiaci e con specifici algoritmi decisionali possa guidare le strategie terapeutiche verso approcci sempre più personalizzati.
«Il VExUS rappresenta un importante passo avanti nella valutazione emodinamica della congestione venosa al letto del paziente, spostando l’attenzione dalle tradizionali misurazioni basate sulla pressione ai profili di flusso specifici dei singoli organi», spiega il Dr. Nicola Mumoli. «Quando viene associato agli indici di portata arteriosa, offre un quadro valutativo completo che contribuisce a orientare la gestione dei fluidi e a prevenire le disfunzioni d’organo correlate».
Attualmente, le evidenze più solide ne supportano l’impiego come strumento complementare ad alto valore prognostico nei pazienti affetti da insufficienza cardiaca, nella sindrome cardiorenale e nei soggetti sottoposti a chirurgia cardiaca.
La forza della metodica risiede nella possibilità di guidare scelte cliniche individualizzate attraverso rivalutazioni ecografiche periodiche.
«Il VExUS deve supportare un processo decisionale clinico personalizzato», sottolinea e conclude il Dr. Mumoli. «L’integrazione del VExUS con gli indici di portata cardiaca permette ai clinici di identificare specifici fenotipi emodinamici, orientando così strategie terapeutiche mirate e su misura per ogni singolo paziente».




