MILANO, 22 ottobre 2026 – Trasformare il tempo della detenzione da spazio di inedia a percorso concreto di consapevolezza e riconciliazione. È questo il filo conduttore del convegno “Riparazione oltre la pena: la giustizia dell’incontro”, tenutosi questa mattina a Palazzo Pirelli. L’incontro ha riunito esperti, avvocati, mediatori e rappresentanti istituzionali per analizzare le opportunità e le sfide introdotte dalla Riforma Cartabia nel sistema dell’esecuzione penale.
Il senso della pena e la centralità della persona
A dare l’avvio ai lavori è stato il Difensore regionale della Lombardia, Gianalberico Devecchi, che ha sottolineato il valore del lavoro e dei percorsi riparativi all’interno degli istituti di pena:
«Dal contatto diretto con il mondo carcerario e dai colloqui con i detenuti ho compreso che, oltre alla privazione della libertà, la sofferenza più grande è rappresentata dall’inedia e dal tempo vuoto trascorso dietro le sbarre. Per questo mi sono adoperato per offrire concrete opportunità lavorative. L’accesso ai programmi di giustizia riparativa conferisce alla detenzione una duplice finalità: dare valore a questo periodo e favorire una reale riconciliazione sociale.»
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo e alla tutela della persona offesa dal reato. Riccardo Bettiga, Garante regionale per la tutela delle vittime di reato, ha evidenziato la necessità di un approccio equilibrato:
«Guardare soltanto al reato rischia di farci perdere di vista le persone, così come guardare solo alla riparazione rischia di farci dimenticare la loro libertà. Al centro c’è la domanda: Di che cosa ha bisogno questa persona? La vittima deve poter trovare ascolto e riconoscimento, senza l’obbligo di perdonare. In questa direzione risponde la misura di Regione Lombardia, “Informazione e assistenza alle vittime”, che stanzia oltre 223mila euro per potenziare i servizi di assistenza. Chi colpisce la libertà di un individuo ferisce la comunità intera.»
Nel suo intervento, il Presidente del Consiglio regionale Federico Romani ha ribadito la complementarietà tra sanzione penale e giustizia riparativa:
«La giustizia non può rinunciare alla responsabilità, alla pena e al rispetto delle regole, principi fondamentali e inderogabili, ma deve anche saper guardare alle persone e alle conseguenze dei reati, offrendo la possibilità di ricostruire relazioni spezzate. La Riforma Cartabia ha riconosciuto il valore di questo approccio; oggi la sfida è trasformare i principi in opportunità concrete. Una comunità è più forte quando sa coniugare il rispetto delle regole con la dignità delle persone».
In videocollegamento è poi intervenuta Alessia Villa, Presidente della Commissione speciale per la tutela dei diritti dei detenuti, che ha anticipato i prossimi passi dell’organismo consiliare:
«Stiamo lavorando alla stesura di un protocollo generale sulla formazione e sul reinserimento lavorativo per arrivare a breve a una Risoluzione in Aula. Dobbiamo riempire di senso il tempo della detenzione, investendo nella formazione come principale strumento di riscatto per prevenire la rassegnazione. La giustizia riparativa è il ponte per colmare la frattura tra il carcere e la società».
La mattinata ha visto anche i saluti istituzionali di Maria Milano Franco D’Aragona, Provveditrice dell’Amministrazione Penitenziaria per la Lombardia, e dell’Assessore regionale alla Famiglia e Pari opportunità Elena Lucchini (in videomessaggio).
Il dibattito tecnico, moderato dal dirigente Riccardo Caccia, si è avvalso dei contributi del professor Adolfo Ceretti (Università degli Studi di Milano-Bicocca), degli avvocati Corrado Limentani e Valentina Alberta (in rappresentanza dell’Ordine degli Avvocati e della Camera Penale) focalizzati sui primi orientamenti della Corte di Cassazione e sul modello operativo milanese, oltre che della testimonianza diretta del mediatore penale Lorenzo Sciacca.
