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Sanità privata, marcia di 50 km Cunardo-Castellanza. Farano (CGIL): «Contratti fermi da 8 anni, è sfruttamento»

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Le Terrazze di Cunardo da dove partirà la marcia di protesta

VARESE, 22 ottobre 2026 – di GIANNI BERALDO

Cinquanta chilometri a piedi, dalla struttura sanitaria più a nord a quella più a sud della provincia, per rompere il «silenzio assordante» delle istituzioni e chiedere dignità per i lavoratori. È l’iniziativa provocatoria e simbolica promossa da FP CGIL Varese, CISL FP dei Laghi e UIL FP Varese per accendere i riflettori sulla drammatica situazione della sanità privata e del settore sociosanitario nel Varesino, dove i contratti collettivi nazionali risultano bloccati oramai da ben otto anni.

La mobilitazione, ribattezzata “Staffetta per il Contratto”, è stata fissata per lunedì 17 novembre 2026. I manifestanti muoveranno i primi passi alle ore 7:00 dalla casa di cura Le Terrazze di Cunardo per percorrere l’intera provincia fino a raggiungere, verso le 18:00, l’Ospedale MultiMedica di Castellanza. Il percorso, che ricalca in gran parte la suggestiva direttrice della Via Francisca lungo la Valganna e la Valle Olona, attraverserà i comuni di Cunardo, Ganna, Induno Olona, Varese e Castiglione Olona.

Un bacino di lavoratori dimenticato

Nel territorio della provincia di Varese, la sanità privata e le RSA rappresentano una fetta cruciale del servizio sanitario e assistenziale

Humanitas Mater Domini

erogato ai cittadini. La vertenza coinvolge direttamente cinque grandi cliniche private e due storiche strutture sociosanitarie, che fanno capo ad alcuni dei più grandi colossi nazionali del settore, tra cui Maugeri, MultiMedica, Humanitas, Korian, La Nostra Famiglia e Fondazione Don Gnocchi.

«Stiamo parlando di un numero di lavoratori non indifferente nella sola provincia di Varese», spiega Davide Farano, Segretario Generale della FP CGIL Varese che abbiamo contattato telefonicamente «Non parliamo di piccoli gruppi o di realtà marginali: a Varese abbiamo i grandi colossi del settore. È stata lanciata una campagna di mobilitazione nazionale perché quello che sta accadendo è insostenibile. Viene da chiedersi se lavoratrici e lavoratori debbano espiare una colpa originaria per non meritarsi il rinnovo del contratto dopo ben otto anni di attesa».

Profitti record e retribuzioni al palo: «Dinamica di sfruttamento»

Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Sanità Privata AIOP-ARIS, sottoscritto nel 2020 ma riferito al triennio 2016-2018, è scaduto formalmente il 31 dicembre 2018. Ancora più critica appare la situazione nelle RSA e nei Centri di Riabilitazione (ARIS RSA e CDR), caratterizzati da una forte frammentazione contrattuale e dall’assenza prolungata di un contratto unico di settore.

Mentre l’inflazione e la carenza di personale hanno appesantito il carico di lavoro quotidiano, i bilanci dei grandi gruppi privati hanno registrato trend fortemente positivi.

«Se si guardano i bilanci di questi colossi sanitari, si nota che chiudono tutti in positivo, con ricavi fortemente in crescita, in alcuni casi anche del 20% anno su anno», attacca Farano. «Se i fatturati e gli utili aumentano ma il costo del lavoro resta fermo, significa che non si è investito sulle retribuzioni né sull’assunzione di nuovo personale. In sostanza, si fanno più soldi con le stesse teste a lavorare, pagate alla stessa maniera. Dal nostro punto di vista ci troviamo di fronte a una vera e propria forma di sfruttamento».

L’affondo contro la politica lombarda

Al centro della protesta c’è anche il ruolo delle istituzioni regionali, accusate dal sindacato di rimanere inerti di fronte alla disparità di trattamento tra pubblico e privato.

«Siamo all’interno di uno schema di mobilitazione in cui la politica si limita a fare da spettatore, in un silenzio assordante», incalza il Segretario Generale della FP CGIL Varese. «La politica lombarda continua a sostenere che la  legge regionale riguardante la sanità privata accreditata è equivalente a quella pubblica. Tuttavia, da un lato non vincola e non obbliga le aziende a rinnovare i contratti, dall’altro non rivede il sistema degli accreditamenti. Che senso ha che le istituzioni regionali formalizzino un sistema che finisce per permettere lo sfruttamento di lavoratrici e lavoratori? Bisognerebbe stabilire una regola chiara: ti puoi accreditare e ricevere risorse pubbliche solo se rinnovi regolarmente i contratti collettivi».

La camminata di 50 km vuole essere un’iniziativa inclusiva per sensibilizzare non solo le istituzioni, ma l’intera opinione pubblica. Il tragitto sarà articolato in tappe intermedie di circa 5 chilometri, con punti di ritrovo dedicati e supporto logistico, consentendo a delegati, dipendenti e semplici cittadini di aggregarsi anche solo per brevi tratti.

direttore@varese7press.it