VARESE, 24 ottobre 2026- di GIANNI BERALDO
Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del nostro lettore Massimo Cattin, che pone l’accento sulla doppia anima delle piazze di questi giorni: da un lato la tensione e il disagio sociale delle proteste giovanili — accompagnate da un forte monito contro la violenza cieca e da una riflessione sulle alternative politiche — dall’altro il momento di profonda coscienza civile che si vive a Varese con l’iniziativa del Comitato per la Palestina. Una lettera che scuote le coscienze, interrogandoci senza sconti sul ruolo e sulle responsabilità morali dell’Occidente di fronte alle tragedie del nostro tempo.
LETTERA
Egregio direttore,
oggi si tengono due importanti manifestazioni nelle piazze italiane, la più diffusa e quella più temuta per gli eventuali disordini (spero non ci siano e spiegherò il perché) e l’altra manifestazione a Varese dove il Comitato per la Palestina esporrà i nomi dei bambini vittime dopo la tregua, che tale non è.
Penso che i media siano tutti concentrati a documentare le manifestazioni di protesta che si annunciano particolarmente calde, ai giovani che scenderanno in piazza a manifestare il dissenso verso la grave crisi economica, sociale e anche culturale, e vorrei dare loro un semplice consiglio: non commettete l’errore di cercare di bilanciare i problemi con la violenza. Questo errore è già stato commesso troppe volte: non sono le vetrine o le borse a creare la crisi, è la politica, e una via d’uscita esiste. Ce lo dimostra quello che sta avvenendo in America, dove un tenace Bernie Sanders sta lottando contro l’establishment Democratico, mettendo la questione sociale al centro della sua politica, tanto che in America sono tornati a parlare di “pericolo comunista”. Quindi una possibilità esiste, e la violenza serve solo a dare al potere (politico e finanziario) linfa e una sponda incredibile: un omaggio che non si merita.
Invece, la piazza di Varese sarà una piazza che parla a noi, alla nostra coscienza, che ci fa soffrire per le avversità e per le vittime innocenti di un genocidio a cui non sappiamo porre fine. Il ricordo dei bambini morti dopo la falsa tregua a Gaza mi ha fatto venire in mente un episodio accaduto a dicembre del 2023, quando da un ospedale di Gaza i bambini palestinesi lanciarono un forte appello all’Occidente perché potesse dare loro aiuto e porre fine ai bombardamenti a cui Israele li stava sottoponendo. A quel drammatico appello dei bambini, l’Occidente si girò dall’altra parte, non fece nulla; mi chiedo quanti di loro saranno ancora vivi.
Una delle critiche che vengono fatte a chi contesta il dogma dell’appartenenza occidentale è di essere tacciato come anti-occidentale e filo-terrorista. Ebbene, se i valori morali della tanto sbandierata civiltà occidentale sono questi, io mi rifiuto di essere associato a questo Occidente, il piacere lo lascio tranquillamente ad altri. Così come mi rifiuto di credere che l’Occidente abbia come formulazione culturale la pace, se non sa garantire giustizia e verità.
P.S. Una cosa che non dovremmo dimenticare è come la propaganda a favore di Israele in quei momenti negava l’uccisione dei bambini palestinesi.
Cordiali saluti,
Massimo Cattin




