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MILANO, 31 marzo 2020- di GIANNI BERALDO-




Covid-19, al Sacco di Milano i primi 1000 rapid test per riconoscimento degli anticorpi

MILANO, 31 marzo 2020-La collaborazione tra l’Ospedale Sacco di Milano e la Innoliving Spa di Ancona inizierà con la consegna, nei prossimi giorni, per l’utilizzo dei kit RAPID TEST Cod. GCCOV-402a. Oltre che all’ormai noto utilizzo di pre-screening, lo staff Medico del Sacco, ha intenzione di verificare e studiare varie altre opportunità di utilizzo del test prodotto dalla Multinazionale cinese Zhezhiang Orient Gene Biotech Co Ltd quotata alla Borsa di Shanghai.

L’esito di tali studi verrà poi pubblicato sulle principali riviste mediche, nonché reso disponibile ad Innoliving per implementare la già corposa documentazione di studi clinici.

Come più volte ribadito dai vertici della Innoliving Spa, il RAPID TEST Cod. GCCOV-402a, regolarmente Iscritto al Ministero della Salute come Dispositivo Medico IVD al N. 1936723, (che è bene ricordare che non sostituisce il tampone naso-faringeo), è un valido aiuto per test preliminari in quanto di facile attuazione e di veloce lettura. Il metodo offre la possibilità di riconoscere gli anticorpi (nel sangue intero, plasma e siero) sviluppati dal sistema immunitario in caso di infezione da nuovo coronavirus 2019-nCOv.

E’ bene precisare che è vietata l’autodiagnosi, la vendita in farmacia, la vendita on line e l’utilizzo per il “point of care” in locali non autorizzati, in quanto i risultati vanno analizzati dal personale medico in seno ad un quadro clinico generale del paziente.

L’azienda produttrice, la cinese Zhezhiang Orient Gene Biotech Co Ltd, è uno dei più grandi produttori di test in vitro al mondo, mentre la Innoliving, che distribuisce il kit, è attiva da molti anni nel settore medicale.

“Ci sembra giusto mettere a disposizione tutto il nostro know-how – ha detto Mauro Bisci Presidente della Società per Azione di Ancona – per dare una risposta pronta ai medici e operatori sanitari che sono in prima linea nella lotta al Covid 19 mettendo a disposizione il kit per fare diagnosi veloci. L’azienda ha anche compresso al massimo i margini per non fare speculazioni in questa triste e drammatica circostanza”.

 




Coronavirus e informazioni: ha senso fornire certi dati? Ricerca della Liuc di Castellanza

CASTELLANZA, 31 marzo 2020-Tempo di Coronavirus, tempo di dati. I numeri sono i grandi protagonisti di questa tragedia, dai nuovi casi ai guariti, fino purtroppo ai deceduti. Ma come vanno letti i dati che ci vengono forniti? Perché è così importante conoscere i nuovi contagi giorno per giorno? Quanti sono realmente gli affetti da COVID-19? Il rischio di contagio è in aumento oppure in diminuzione? E soprattutto: ha senso continuare a fornire queste informazioni?

A queste domande rispondono Lucrezia Ferrario, Emanuela Foglia ed Emanuele Porazzi del Centro su Economia e Management in Sanità e nel Sociale della LIUC Business School.

“La prima informazione che ci viene fornita – spiegano i ricercatori del Centro – è quella legata alle infezioni in corso (contagiati a casa in isolamento domiciliare e pazienti che si trovano in ospedale in terapia intensiva o non in terapia intensiva), poi viene reso pubblico il dato relativo alle nuove guarigioni, e parallelamente ai nuovi decessi, per poi, a livello generale, fornire il numero totale dei contagi. I dati hanno un aggiornamento quotidiano, con una correlata variazione dei numeri assoluti, oltre a delle sensibili differenze interregionali.”

 Se in questo momento il totale dei contagi ossia la prevalenza della patologia non fornisce alcun valore aggiunto per la presa di decisioni o per la stima dell’andamento della patologia stessa, occorre focalizzare l’attenzione sull’incidenza dei nuovi contagi, che misura il numero di nuovi casi COVID-19 nel tempo e dunque il rischio che ha un individuo di contrarre la malattia in quel periodo di tempo.

“In linea generale infatti – continuano i ricercatori – è proprio il dato dei positivi a destare maggiore interesse e rilevanza. Conoscere il numero delle infezioni in corso, infatti, consente di comprendere quante persone sono in grado di veicolare il virus, con un accento particolare su coloro i quali necessitano di assistenza ospedaliera più o meno invasiva, così come le persone da cercare di isolare obbligatoriamente, per evitare nuovi contagi.  Tra le informazioni relative alle nuove infezioni, è particolarmente rilevante poter reperire il dato relativo al numero di persone che necessitano di terapia intensiva, a causa proprio della criticità sempre più forte nel gestire questa tipologia di servizio all’interno delle terapie intensive degli ospedali italiani e della pressione che questo tipo di cure ha sul sistema sanitario”.

Arriviamo poi alla domanda più frequente di questa fase ossia quella relativa alla possibilità di un rallentamento dei contagi, per rispondere alla quale (o almeno provare a farlo) è necessario partire dalla lettura del trend che può fornire la rappresentazione della curva, con particolare riguardo alla “pendenza” della curva stessa, fattore che suggerisce il grado di penetrazione del contagio.

“Altro dato di grande interesse, ma di difficile comprensione e lettura – spiegano dal Centro –  è quello sulla letalità della patologia, ossia il rapporto tra il numero totale di deceduti e il numero totale di soggetti contagiati, con particolare riguardo al confronto della stessa in differenti nazioni del mondo. Ma è realmente significativo e corretto questo tasso di letalità? La risposta è che si tratta di un valore eccessivamente sovrastimato, in quanto è proprio il denominatore del tasso il dato più differente per misurazione all’interno delle differenti popolazioni europee e mondiali, quello che rende il tasso stesso poco confrontabile da realtà a realtà. Il motivo? Le policy che sono state attuate per l’effettuazione dei tamponi. Si è passati infatti da un ricorso estensivo al test nella prima fase del contagio, all’effettuazione solo in caso di sintomatologia grave e clinicamente evidente, per poi passare nuovamente al ricorso al tampone anche in caso di uno solo dei sintomi, aumentando quindi, ulteriormente il numero dei potenziali contagiati. Sulla scorta di quanto sopra, sappiamo che il numero delle infezioni è molto più alto rispetto a quello effettivamente registrato, poiché molti cittadini si trovano in isolamento domestico, con la sola diagnosi clinica, ma senza essere stati sottoposti a tampone di verifica. Tuttavia, sapere oggi quanti individui positivi al COVID-19 arrivano oggi in ospedale è comunque prezioso per comprendere la necessità di nuovi investimenti da mettere in campo e per il soddisfacimento del bisogno di salute dell’assistito”.

Stiamo dando i numeri, dunque? La conoscenza dei numeri è in realtà un valido aiuto e fornisce un’idea generale, in attesa di uno studio epidemiologico che permetta di pianificare come sarà necessario agire una volta che il distanziamento sociale sarà concluso.




Coronavirus, stanziati dalla Regione 11 milioni di euro per degenza di sorveglianza pazienti covid-19 con sintomi lievi

MILANO, 30 marzo 2020-In questo momento per i pazienti che sono sottoposti a misure di isolamento domiciliare, bisognosi di cure di media intensità, è previsto il controllo della temperatura e della frequenza respiratoria.

Molti cittadini però non possono effettuare l’isolamento a causa della mancanza di spazi sufficienti nelle proprie abitazioni, altri non si sentono sicuri perché seppure con sintomi lievi hanno necessità di ricevere la somministrazione di ossigeno. Per questo oggi abbiamo approvato in Giunta una delibera che offre una ”degenza di sorveglianza”, effettuata da personale sanitario e personale di supporto per garantire la sicurezza dei pazienti nel periodo di isolamento”.

Lo hanno annunciato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e l’assessore al Welfare, Giulio Gallera.

 “Attraverso uno stanziamento di 11 milioni di euro – hanno spiegato – abbiamo disposto che questi pazienti possano usufruire di un periodo di osservazione in ambiente protetto, all’interno di strutture sanitarie o sociosanitarie non utilizzate, aree ospedaliere o di altre strutture ricettive (alberghi), adeguatamente attrezzate di presidi sanitari idonei. Saranno le Ats, attraverso avvisi pubblici, ad individuare i gestori di strutture disponibili che possano offrire tale servizio, in cambio di una retta giornaliera massima di 150 euro”.

 “L’accesso alla struttura – ha proseguito Gallera – potrà avvenire su proposta di un MMG (dopo verifica delle condizioni cliniche diretta o effettuata dalle Unità Speciali Continuità Assistenziali/USCA); di un Pronto Soccorso; di un medico di centrale AREU, dopo verifica delle condizioni cliniche effettuate dal soccorritore. Le strutture collocate nell’ambito di presidi ospedalieri ospiteranno prima i pazienti con le caratteristiche clinico assistenziali indicate e provenienti dal pronto soccorso del presidio.

 Spetterà alle Ats la a realizzazione di centrali per la prenotazione e il razionale utilizzo dei posti disponibili”.




Astuti (Pd): “Si facciano i tamponi agli operatori delle Rsa che rientrano dopo la malattia”

VARESE, 30 marzo 2020-Si facciano i tamponi agli operatori delle   Rsa che tornano al lavoro dopo la malattia.

A chiederlo è il consigliere regionale Samuele Astuti (Pd) che spiega: “Molti operatori delle Rsa lombarde stanno tornando al lavoro dopo un periodo di malattia con sintomi assimilabili al  coronavirus, e questo senza essere stati sottoposti a tamponi  e quindi senza la garanzia di essere negativi al virus. Non è accettabile. Sono già stati fatti troppi errori: sono state utilizzate le strutture per luoghi di degenza per malati convalescenti dal coronavirus, con un grave rischio di diffusione del contagio tra pazienti già di per se fragili e  non sono stati fatti da subito i tamponi agli operatori delle strutture. A questo ora non si aggiunga l’errore di far tornare al lavoro operatori che potrebbero essere, anche se guariti, ancora contagiosi.   A loro si facciano i tamponi prima del rientro nelle strutture”.

 




YouPol, attivata l’app della Poliza di Stato per segnalare in tempo reale diversi tipi di reato

VARESE, 30 marzo 2020-Nel periodo di emergenza Covid-19 la maggior parte dei cittadini resta a casa in ottemperanza alle indicazioni governative, per garantire la massima accessibilità al pronto intervento della Polizia di Stato, è stata attivata YouPol l’app della Polizia di Stato.

L’applicazione si aggiorna prevedendo la possibilità di segnalare i reati di violenza domestica con le stesse modalità e caratteristiche delle altre tipologie di segnalazione.

Ideata per contrastare bullismo e spaccio di sostanze stupefacenti nelle scuole, l’app è caratterizzata dalla possibilità di trasmettere in tempo reale messaggi ed immagini agli operatori della Polizia di Stato.

Le segnalazioni sono automaticamente geo-referenziate, ma è possibile per l’utente modificare il luogo dove sono avvenuti i fatti. È inoltre, possibile dall’app chiamare direttamente il 113. Tutte le segnalazioni vengono ricevute dalla Sala Operativa della Questura competente per territorio.

Per chi non vuole registrarsi fornendo i propri dati, è prevista la possibilità di segnalare in forma anonima.

Anche chi è stato testimone diretto o indiretto – per esempio i vicini di casa – può ovviamente denunciare il fatto all’autorità di polizia, inviando un messaggio anche con foto e video.

L’applicativo, nato dalla ferma convinzione che ogni cittadino è parte responsabile ed attiva nella vita democratica del Paese, è facilmente installabile su tutti gli smartphone e tablet accedendo alle piattaforme per i sistemi operativi IOS e Android.

 




”Ghe sem!”, pronto all’apertura il grande ospedale Fiera di Milano

MILANO, 29 marzo 2020-«Ghe sem! Qualcosa di davvero grande. E’ la prova che volere e’ potere e che la Lombardia non si ferma davanti a niente. Grazie a tutti coloro che ci hanno creduto e stanno lavorando per raggiungere un risultato straordinario».

Lo ha scritto sulla sua pagina Facebook il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana che, nel tardo pomeriggio, ha effettuato un sopralluogo presso il nuovo ospedale realizzato in Fiera a Milano.




Covid-19, Unione Studenti: ”Chiediamo il supporto psicologico in tutte le scuole della Lombardia”

BERGAMO, 29 marzo 2020-In questi giorni drammatici per la nostra regione, le istituzioni scolastiche non possono fare finta di nulla riguardo a quello che sta accadendo all’interno delle nostre comunità.

“Scusate, ma qua si è inceppata la didattica a distanza – così denuncia disperatamente in una lettera una preside della provincia di Bergamo –  E’ un’ecatombe e il dolore rimane chiuso dentro le case”.

Siamo una delle aree più colpite dal virus Covid-19 a livello mondiale: in alcuni casi anche nostri parenti, amici o conoscenti in questi giorni sono ricoverati in ospedale o sono venuti a mancare. Confinati in casa, in molti ci sentiamo schiacciati dalla paura per il futuro, dallo stress, dall’ansia, talvolta anche dalle violenze domestiche.

Da anni, come Unione degli Studenti, lottiamo per una maggior attenzione al singolo studente nella sua interezza, e per questo abbiamo da sempre rivendicato un supporto psicologico reale all’interno delle nostre scuole.

“Gli sportelli psicologici – racconta Luca Redolfi dell’UdS Lombardia – purtroppo spesso non esistono o sono garantiti per pochi giorni al mese, in diversi casi senza rispettare la privacy del singolo”.

Per questo incontreremo la Regione Lombardia e insieme ad altre richieste chiederemo che siano attivati il prima possibile:

Lo sportello psicologico di ogni scuola dev’essere potenziato e gestito da psicologi professionisti per incontri telematici con tutte le studentesse e gli studenti che ne avessero bisogno.

La programmazione di percorsi psicologici da attivare per l’intero gruppo classe, tenuti da uno psicologo professionista.




Incendio divampato al Palazzo di Giustizia di Milano: distrutto il settimo piano

MILANO, 28 marzo 2020-Un incendio è divampato al settimo piano del Palazzo di giustizia di Milano. Non ci sono feriti: l’attività di Palazzo di Giustizia è peraltro ridotta ai servizi essenziali a causa dell’epidemia di coronavirus. L’ipotesi è quella di un cortocircuito ai sistemi informatici, spesso in “sovraccarico” al Palagiustizia di Milano.

Il rogo è divampato in un’ala del settimo piano dove si trovano le cancellerie dei gip. Si tratta di un corridoio vicino ad un atrio in cui si trova anche uno sportello informazioni.

Al momento le cause sono tutte da accertare. Ma l’ipotesi al vaglio è quella di un cortocircuito ai sistemi informatici, spesso in “sovraccarico” al Palagiustizia di Milano. Tra l’altro, i sistemi informatici del Palagiustizia milanese hanno avuto più volte problemi di sovraccarichi e tenuta, tanto che negli ultimi mesi si sono verificati ‘black out’ informatici anche al settimo piano del Palazzo. Ora tutti gli impianti elettrici sono stati staccati.

“E’ stato un incendio violentissimo con danni terribili”, ha spiegato il pm Alberto Nobili, intervenuto sul posto. Tre piani, quinto, sesto e settimo, sono stati dichiarati inagibili, ma verifiche sono in corso anche sulla stabilità dell’intera struttura. E’ stato un “bel disastro”, ha detto Nobili al termine del sopralluogo con il procuratore Francesco Greco.

Oltre ai danni causati dalle fiamme nei tre ultimi piani c’è una grande quantità di fuliggine.(FOTO E ARTICOLO ANSA.IT)




Per seguire lezioni online tablet a studenti utilizzati per referendum autonomia regionale

MILANO, 28 marzo 2020-I tablet utilizzati in occasione del voto sul referendum per l’autonomia dell’ottobre 2017, sempre in attesa di essere ricollocati, trovano finalmente una destinazione utile e saranno assegnati agli studenti che non abbiano la possibilità di seguire le lezioni on line a causa della mancanza di adeguata strumentazione.

Particolarmente soddisfatto per questa scelta il Consigliere regionale di +Europa/Radicali Michele Usuelli che per primo aveva suggerito all’ Assessore al Bilancio Davide Caparini l’idea di utilizzare i tablet del referendum per le necessità degli studenti e che così commenta:

“Conosco la situazione delle scuole e so che in ogni classe c’è almeno uno studente che non ha la strumentazione adeguata per seguire le lezioni  distanza  e, vista anche l’incertezza sulla riapertura delle scuole, è assolutamente indispensabile che non nessuno rimanga indietro. Per questo, già dai primi di marzo, ho suggerito alla Giunta l’idea di destinare i tablet inutilizzati per garantire a tutti la didattica a distanza e sono particolarmente grato all’Assessore Caparini e al suo staff per l’efficienza con cui hanno  gestito, tra mille emergenze, anche questa iniziativa”

 “Regione Lombardia mette a disposizione oltre 4000 tablet (ex voting machine riconvertiti), in comodato d’uso gratuito per studenti delle scuole di qualsiasi ordine e grado, che ne abbiano bisogno per svolgere le proprie attività”. Questa la comunicazione resa nota da Regione Lombardia attraverso un bando, aperto il 25 marzo.

I tablet possono essere ritirati dagli enti interessati (scuole di ogni ordine e grado, centri di formazione professionale, associazioni) che si impegnino a farli pervenire agli studenti e/o utilizzarli in attività a loro destinate. Basta presentare una richiesta tramite posta elettronica all’indirizzo ifl-eventi@regione.lombardia.it, descrivendo la propria esigenza, il numero dei destinatari, il progetto di distribuzione ai destinatari finali, il nominativo di un referente operativo e un contatto telefonico, nonché l’indicazione della sede dell’Ufficio Territoriale Regionale – UTR più vicina.

Qui le istruzioni:

https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioBando/servizi-e-informazioni/enti-e-operatori/istruzione/progetti-per-le-scuole/manifestazione-interesse-fornitura-tablet/manifestazione-interesse-fornitura-tablet