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Una grande mostra a Varese con capolavori di Hayez, Balla, Pellizza da Volpedo e altri grandi artisti

VARESE, 19 febbraio 2020 – Un grande appuntamento culturale è in arrivo a Varese: dal 6 marzo al 14 giugno al Castello di Masnago, Musei Civici di Varese, sarà ospitata “Nel salotto del collezionista. Arte e Mecenatismo tra Otto e Novecento”, rassegna promossa dalla Fondazione Cariplo, Fondazione Comunitaria del Varesotto e dal Comune di Varese.

Capolavori di Francesco Hayez, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gaetano Previati, Giacomo Balla, Adolfo Wildt spiccano fra le oltre 70 opere in esposizione – dipinti, sculture e oggetti – provenienti dalle raccolte d’arte della Fondazione Cariplo, dei Musei Civici di Varese e di istituzioni museali del calibro delle milanesi Museo Nazionale della Scienza e della Tecnica e Museo Poldi Pezzoli; oltre che dalla Casa Museo Lodovico Pogliaghi al Sacro Monte di Varese e dal Museo della Società Gallaratese per gli Studi Patri di Gallarate.

“Nel salotto del collezionista” – curata da Sergio Rebora, storico dell’arte – è un ricercato percorso espositivo, mette in primo piano la passione per l’arte di illustri lombardi, esponenti dell’alta borghesia, industriali e politici, che tra fine Ottocento e inizio Novecento si resero protagonisti di importanti azioni di mecenatismo. Richiamarono a Varese pittori, scultori e architetti del tempo per decorare le dimore di residenza e di villeggiatura, e riunirono preziose collezioni d’arte, alcune delle quali donate a istituzioni pubbliche e private per essere oggi fruite dalla collettività.

«Nei tempi dello sradicamento questo progetto di Fondazione Cariplo riporta l’attenzione all’Arte e alle comunità dove questa fiorì o ne trasse linfa vitale o anche dove fu solo occasione di fuggevoli incontri. L’occhio che si posa su queste opere sarà condotto attraverso un sapiente percorso filologico nella storia della nostra Lombardia e nelle vicende umane, personali o imprenditoriali, che composero un mosaico di relazioni e apparizioni straordinarie. I numerosi eventi che accompagneranno la mostra condurranno infine i visitatori in ulteriori campi di gioco dove il filo rosso delle nostre identità storiche si fonderanno con la bellezza». Sottolinea Andrea Mascetti, coordinatore commissione Arte e Cultura di Fondazione Cariplo.

La mostra è un affascinante viaggio tra capolavori d’arte e storie di ben dodici protagonisti della cultura lombarda, filantropi lungimiranti, artefici del benessere e dello sviluppo della comunità locale. Dalle grandi casate dei Ponti e dei Tallachini, dei Riva e dei Litta Visconti Arese, passando per le vicende – forse meno note ma altrettanto significative – di altri benefattori e amanti del bello, l’italo cinese Chang Sai Vita, che donò a Varese il bellissimo quadro in mostra “Tamar di Giuda” di Hayez, o la milanese Jean Brambilla, che dopo aver fatto della Città giardino la meta prescelta per la sua villeggiatura, decise di destinare alla città due capolavori quali “Sera d’autunno” di Pellizza Da Volpedo e “Cacciata dei mercanti dal tempio” di Jacopo Bassano e bottega, entrambi in esposizione al Castello di Masnago.

La rassegna si inserisce nell’ambito del tour Open di Fondazione Cariplo che dal 2017, in collaborazione con le Fondazioni di Comunità, e Lucia Molino di Fondazione Cariplo –  Iniziative patrimoniali Spa, sta portando il patrimonio artistico dell’ente milanese in tutta la Lombardia e nelle province di Novara e Verbania. La città di Varese ospita la decima e conclusiva tappa del tour Open.

«“Nel salotto del collezionista” è il frutto di un impegno condiviso, oltre di Fondazione Cariplo e Comune di Varese, delle associazioni ed enti attivi sul territorio e che su impulso della Fondazione Comunitaria del Varesotto, hanno partecipato attivamente alla costruzione di un ricco calendario di appuntamenti collaterali alla mostra» spiega Maurizio Ampollini, presidente di Fondazione Comunitaria del Varesotto. La rassegna, infatti, sarà arricchita da un cartellone di trenta eventi – gratuiti – rivolti alla cittadinanza: pièces teatrali inedite, duelli pianistici, tornei di scacchi, aperture straordinarie, laboratori per rivivere il castello di Masnago e immergersi nella suggestiva atmosfera del salotto del secolo scorso.

«La collaborazione tra le istituzioni ci permette di raccontare la Storia nazionale grazie alla bellezza. La rassegna, infatti, mette al centro Varese e illustra al contempo importanti vicende italiane ed europee. Come emerge dalle pagine del catalogo a partire dal XIX secolo la città non solo tiene il passo con la vicina Milano, ma diviene crocevia delle esperienze più moderne d’Europa, vivendo sia l’arrembante spirito dei capitani d’impresa, sia l’amore per la pittura e la scultura: opere d’arte meravigliose erano collocate in ville caratterizzate da un contesto naturale verdeggiante, accogliente e mitigato dall’opera dell’uomo; godevano del paesaggio e al tempo stesso lo impreziosivano» conclude il sindaco di Varese, Davide Galimberti.

L’ingresso alla mostra “Nel salotto del collezionista” è gratuito, così come la partecipazione agli eventi collaterali alla mostra.




Intervista ad Alberto Fortis parlando di rock, pop, blues, politica e filosofia dei live concerts

VARESE, 15 gennaio 2020- di GIANNI BERALDO-

Quarant’anni di carriera e non sentirli. Quattro decadi trascorsi tra studi d’incisione e palchi di tutto il mondo collaborando con molti artisti di fama internazionale, alcuni delle vere e proprie star della musica rock, pop e blues.

D’altronde Alberto Fortis è un artista con un background musicale che esula dai canoni della canzone italiana classica, attingendo a sonorità tipiche di chi la storia del rock e del blues (ma pure dalla cultura musicale sudamericana) la conosce bene.

Il suo primo album ”Alberto Fortis” del 1979

Negli anni ha inciso ben 16 album, conquistato due dischi d’oro e uno di platino a fronte di grandi successi come ‘’La sedia di lillá’’, ”Milano e Vincenzo’’, ”Settembre’’ giusto per citarne alcuni. Ma Fortis in realtà non si è mai adagiato, esplorando sempre nuove vie artistiche, ascoltando e provando nuove sonorità, a volte rinverdendo un certo tipo di sound altre confrontandosi con scenari musicali quali la musica indie (genere musicale di alternative rock nato nel Regno Unito e negli Stati Uniti alla fine degli anni ottanta e diffusosi, soprattutto a partire dagli anni 2000, in tutto il mondo), carpendone a piene mani la sua linfa vitale poi espressa, in parte, pure durante i suoi concerti.

Tutto questo d’altronde reso manifesto nel bellissimo e recente doppio album live intitolato “Fortis-1°OfficiAlive” corredato da un dvd e libro ricco di fotografie inedite provenienti direttamente dall’archivio personale dell’artista. Insomma Alberto Fortis è un personaggio con la P maiuscola, un musicista molto bravo e autore di splendidi testi.

Persona sempre garbata, mai arrogante e molto intelligente. Per questo e molto altro l’abbiamo intervistato

 

L’aspetto live è una parte preponderante di tutta la tua vita artistica. I tuoi concerti sono sempre molto emozionanti con versioni spesso diverse delle tue canzoni. Sensazioni, pathos e divertimento ben espresso d’altronde nel recente doppio cd e dvd intitolato “Fortis-1°OfficiAlive”

 «In effetti durante i concerti tendi a caricare un po’ di più, esaltando maggiormente certi aspetti legati alla  fisicità rispetto all’esecuzione: in questo lavoro discografico invece vi è stata questa felice convergenza di cose. Tra l’altro nel dvd oltre al concerto vi è pure un capitolo dedicato ai videoclip relativi a progetti recenti, che ho curato nelle vesti di regista o co-regista».

Nel corso della tua lunga carriera hai lavorato molto anche all’estero collaborando con diversi nomi noti, pensi che l’Italia a livello musicale sia rimasto un Paese ”provinciale” rispetto a quanto si produce per esempio negli Stati Uniti o Inghilterra?

«Il mondo è cambiato, con esso anche la globosfera artistica/musicale su come si fa musica, come la si recepisce e come viene comunicata. Il gap non è più quello di un tempo, quello dove se un musicista come me aveva voglia di sperimentare negli anni Ottanta prendeva e andava a Los Angeles. Diciamo che negli Usa o Inghilterra vi è  sempre una sorta di considerazione della figura professionale a livello musicale essendo forse considerate in uno stato più alto, facendo una battuta in quei paesi non accade che come qui in Italia che chiedano “Certo sei un musicista  ma di lavoro che fai?”. In quei luoghi la musica è più una colonna sonora del sociale, forse la cosa dove noi dobbiamo fidarci più di noi stessi sarebbe quello di partire per primi».

Rimane la grande differenza di radici culturali

Il doppio cd, libro e dvd live

«Volevo dire proprio questo. Infatti se parliamo di pop rock è innegabile che la sorgente è più anglosassone, se invece parliamo di musica classica o di opere ovviamente siamo intoccabili.

Globalmente parlando vi è sempre un po’ questo retaggio, ossia che paesi dai mercati forti pretendono sempre dei prodotti che siano vicini alle loro radici etniche. Come esempi potrei citare la musica cantata in spagnolo dove il mercato è florido anche e ovviamente in America Latina. Noi possiamo puntare sulla creatività in quell’area definita come indie del Sud Italia, non certo per scimmiottamenti  che ora regnano sovrani ma dai  quali non credo nascerà molto»

In quarant’anni di carriera hai conosciuto e suonato con molti grandi nomi della musica internazionale come Paul McCartney e John Lennon ad esempio: cosa ti hanno lasciato queste esperienze sotto il profilo artistico ma soprattutto umano?

«Direi soprattutto a livello umano. Negli anni Ottanta e Novanta era inconcepibile da noi che una grande star della musica potesse avere un atteggiamento umano e familiare. E’ vero che i posti e la situazione facevano parte del lavoro però certi atteggiamenti così amichevoli, umani  e di attenzione nei miei confronti erano comunque sorprendenti. Certo qualcuno potrebbe sostenere che  il tutto sia stato facilitato dall’ambiente in cui mi trovavo, invece no perché vi sono anche gli antipatici, scostanti, insomma quelli che fanno le star anche nei piccoli territori. A me gente come Paul McCartney, Stevie Wonder, David Bowie, George Martin (produttore dei Beatles, ndr) o gli stessi musicisti con cui lavoravo mi hanno sempre accolto e considerato molto bene. Faccio un esempio: all’epoca dell’album “La grande grotta” registrato a Los Angeles nel 1981, un gruppo di musicisti straordinari  incidevano mezza giornata per il nuovo album di Stevie Wonder l’altra erano in studio con me. Album inciso in 5 giorni suonando praticamente in diretta con loro. Per me è stata una grande lezione  di professionalità e dedizione al lavoro facendomi capire che non sei mai arrivato e devi sempre imparare e lavorare sodo».

Live a Varese con Distretto 51

Parlando di atteggiamenti, spesso vi sono artisti, soprattutto durante il sound check, con mille pretese, tra questi prevalentemente quelli italiani

«A volte dipende anche da chi ti sta intorno. Poi vi sono delle situazioni particolari dove il sound check diventa difficile. A me ad esempio una volta capitò di fare circa 3 ore di sound check ma non per vezzo ma perché l’impianto era davvero orribile. Quindi alcuni atteggiamenti non sempre sono questione di arroganza ma di atti concreti come appunto cose che non funzionano».

Tra gli artisti italiani sottolineerei il grande ritorno anche a livello internazionale della PFM, ma pure diversi “storici” cantautori pare abbiamo riscoperto il piacere di suonare ottenendo ancora un buon successo.

«Parlando di PFM ricordo con piacere il concerto che tennero l’estate scorsa all’arena di Verona con Cristiano De Andrè dove mi chiamarono come ospite. Ecco anche in questo caso l’evidenza parla da sé. Infatti se tu fissi in certi momenti storici un tipo di musica che oltretutto non patisce particolarmente il passare del tempo, quella rimane per sempre. Tra l’altro in un momento come questo dove prevale la sostanza, con i concerti che tornano a essere la prova del nove per chi sa fare questo mestiere. Inutile dire ”vado a suonare” quando suonare vuol dire fare una ventina di minuti a un evento di moda: questa è un’altra cosa, sono dei gadget musicali come fossero gadget sugli abiti ecc…Mi auguro, senza nessun detestabile atteggiamento nostalgico, che qualsiasi tipo di musica torni a essere un ascolto sostanziale in quanto l’unica cosa un po’ stridente, e lo dico nel nome dell’arte, è quello di sperare che vi sia un giro di boa rispetto a questo cliché con una obsoleta ritualità di canzoni che non sono né di protesa, né di proposta. C’è una volgarità fine a sé stessa con i giovani e giovanissimi ascoltatori che sembrano come i cani delle corse che rincorrono una lepre elettronica, non una lepre vera»

 

Parlando di giovani e novità a livello sociale suscita un certo interesse il Movimento delle Sardine

«Spero siano spontanei, comunque ben vengano loro come tutti quei movimenti spontanei appunto. In questo momento soffro di una sorta di preventivo scetticismo, con una situazione politica generale che a volte sembra fatta apposta per rallentare tutto adottando degli atteggiamenti sorprendenti. Devo dire che è sempre stato un po’ così anche nel resto del mondo, però alla fine  se c’è un problema da risolvere che fa comodo a tutti, questo diventa il capro espiatorio di una retrospettiva politica. Usando una metafora è come fosse una sorta di tronco d’albero caduto in autostrada che blocca tutto. A quel punto si dovrebbe prima togliere l’albero, far passare le persone, poi iniziare la discussione inerente la causa del problema. Questo atteggiamento d’altronde è figlio dei tempi, tutto oramai si brucia  con un governo che funziona due mesi dove pare vi sia una certa stabilità, poi cade in estate, mentre ora siamo al cospetto di una nuova fase politica. Non saprei che altro aggiungere a situazioni come queste».

L’Ypsigrock Festival di Castelbono

Forse era meglio in passato, come nei tanti ed erroneamente bistrattati fine anni Settanta, dove vi era invece una grande creatività a livello culturale e artistica.

«Certamente. Secondo me la creatività vera è finita dopo la metà degli anni Ottanta, poi è iniziata un pò la gomma, la plastica il cliché , il vortice dell’apparenza. Naturalmente nel tempo è andata un po’ a perdersi anche quell’onda collettiva musicale. In realtà oggi vi sono degli artisti giovani bravi e interessanti. Mi vengono in mente ad esempio i Pinguini Tattici Nucleari, in grado di riempire addirittura il Forum di Assago. Questo vuol dire che esiste un parterre che ha voglia di cose diverse, lo vedo anche nei miei concerti. Tra l’altro belle sensazioni provate a un mio concerto riscontrate organizzato all’interno di un bel festival di musica Indie come l’Ypsigrock di Castelbuonovicino a Palermo, dove pareva essere al Fringe Festival di Edimburgo con molti gruppi indipendenti. Festival dove suonai lo scorso mese di agosto- con un concerto pianoforte e voce-all’interno di una chiesa con una temperatura di circa 48 gradi, trasformando il tutto in una gigantesca sauna. Nonostante questo la chiesa era stracolma con moltissimi giovani ragazzi che non conoscevano la mia musica, ma che alla fine mi hanno fatto i complimenti facendo pure foto ecc.. Ciò dimostra che se la tua musica, la tua arte, viene riproposta con voglia e novità con il pubblico s’instaura una sintonia fortissima aldilà delle generazioni di fruitori. Ma queste cose, questi terreni non vengono raggiunti purtroppo da un certo tipo di comunicazione, questo è il mio segnale di allarme. Per quanto i giovani ascoltino poco musica alla radio preferendo magari piattaforme musicali come Spotify, vi sono poi altre

I Pinguini Tattici Nucleari, fenomeno di musica indie italiana

situazioni che poi decretano un successo o no».

Immagino che ora tu stia promuovendo questo doppio live e dvd.

«Questo l’ho fatto il mese scorso, ora sono impegnato con il tour invernale regalando sempre diverse sorprese. In questo momento sono molto attivo, anche più di alcuni momenti di successo del passato; poi vediamo se le linee principali della comunicazione si allineeranno come sempre successo nel mio caso. Posso anticipare che ho in cantiere un nuovo album di inediti del quale non posso anticipare nulla in quanto ancora in fase embrionale».

direttore@varese7press.it




Da Van Gogh a Picasso: prorogata mostra a Palazzo Reale di Milano

MILANO, 3 marzo 2020-Ultimi 4 giorni con orario anche serale per permettere di vedere la mostra ”Guggenheim La Collezione Thannhauser da Van Gogh a Picasso”,  a chi si era prenotato nell’ultima settimana prevista e a nuovi possibili visitatori, sempre con la contingenza numerica prevista dall’ultima ordinanza governativa.

La mostra presenta circa cinquanta capolavori dei grandi maestri impressionisti, post-impressionisti e delle avanguardie dei primi del Novecento, tra cui Paul Cézanne, Edgar Degas, Paul Gauguin, Edouard Manet, Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, Vincent van Gogh e un nucleo importante di opere di Pablo Picasso.

E racconta la straordinaria collezione che negli anni Heinrich Thannhauser con il figlio Justin e la seconda moglie Hilde costruirono per poi donarla, nel 1963, alla Fondazione Solomon R. Guggenheim, che da allora la espone in modo permanente in una sezione del grande museo di New York.

Claude Monet

Promossa e prodotta dal Comune di Milano CulturaPalazzo Reale e MondoMostre Skira, è curata da Megan Fontanella, conservatrice di arte moderna al Guggenheim. Catalogo Skira.

È la prima volta che questi capolavori arrivano in Europa: dopo la prima tappa al Guggenheim di Bilbao e la seconda all’Hotel de Caumont di Aix-en-Provence, Palazzo Reale a Milano rappresenta la tappa conclusiva della mostra, dopo la quale queste splendide opere ritorneranno a New York. 

Si tratta dunque di un’occasione unica e irripetibile per ammirare lavori di eccezionale qualità di grandi maestri della pittura europea sinora mai esposti fuori dagli Stati Uniti.

 




Intervista a Claudia Campolongo: ”L’Esorcista é un viaggio introspettivo dentro ognuno di noi”

VARESE, 21 ottobre 2019-di GIANNI BERALDO-

Impegnativa prova teatrale per Claudia Campolongo, che ha debuttato (con successo) venerdí 18 ottobre al Teatro Nuovo di Milano-dove rimarrá in cartellone fino al 10 novembre-nella veste di Regan, la bambina indemoniata de ”L”esorcista” famoso film del 1974 tratto dall’omonimo romanzo.

Uno spettacolo particolare, non una ”semplice” rappresentazione teatrale ma un viaggio introspettivo dal quale emergono paure e insicurezze insite in ognuno di noi.

Per saperne di piú abbiamo intervistata la protagonista.

Parlaci di questo nuovo spettacolo ”L’esorcista”

E’difficile da spiegare. E’uno spettacolo che fa paura ispirandosi molto al film, ma in realtá si ispira molto di piú al romanzo. Infatti fin dal primo giorno il regista Alberto Ferrari ci ha espressamente indicato la lettura dove sono sviscerate un pó piú cose con approfondimento dei vari personaggi.

Quindi la sceneggiatura in pratica é il romanzo

Diciamo che tante cose rappresentate nello spettacolo fanno parte del romanzo. Soprattutto l’introspezione, la ricerca di ogni personaggio rappresentato, cosa che nel film un pochino si perde. Ovviamente gli effetti sono importanti anche nel nostro spettacolo, cosí come lo erano nel film, ma il lavoro sulla introspezione risulta fondamentale con lo spettatore messo di fronte alle proprie paure, ansie che abbiamo vissuto nell’infanzia ma anche successivamente.

Come fosse una sorta di viaggio nell’inconscio.

Un pó sí. Una viaggio nell’inconscio che viene fatto attraverso il mio personaggio, questa bambina di nome Regan. Ma direi che tutti i personaggi dello spettacolo vivono e tirano fuori all’interno della storia, i loro drammi, paure e disagi esattamente come nella vita reale.

Claudia Campolongo nella veste di Regan

Quasi una spaccato di psicanalasi direi.

Forse non proprio in questi termini ma devo dire che ogni attore, anche in forma autonoma, sta facendo un bel percorso. Lavorare con Alberto é incredibile in quanto segue pedissequamente ogni passo dell’attore dando delle indicazioni precise ma anche lasciando parecchio spazio a ognuno di noi nell’interpretazione del proprio personaggio. Davvero un bellissimo lavoro.

Dicevamo di uno spettacolo anche carico di effetti scenici. Finzione insomma. Come percepisci l’odierna societá, in grado di mischiare le carte tra vita reale e quella che a volte viene travisata ad esempio attraverso i vari canali social?

Rispetto ai social sono assolutamente in guardia, nel senso che prediligo quello che rimane ancorato alla nostra realtá come le amicizie, i sentimenti, alle conoscenze costruttive, insomma a tutto quell’insieme di cose che invece nel mondo di oggi si stanno perdendo. Social che utilizzo certamente anche per il mio lavoro magari promuovendo i miei spettacoli o altro ancora che possa suscitarmi interesse, ma dei quali appunto faccio molta attenzione

Realtá e fantasia che in qualche modo si intrecciano pure nell”Esorcista”.

Infatti. In realtà alla fine non diamo una risposta a quello che veramente accade nella storia. Cioé non si sa se quello che si é impossessato di Regan sia stato veramente un demone, se lo stesso rappresenti il fatto di tirare fuori il male, se é un sogno o qualcosa di reale, di proiezioni insite in ognuno di noi. Esiste o non esiste Dio? Quest’ultima Domanda e dubbio lecito visto che parliamo di demoni. Insomma abbiamo lasciato aperta questa porta del dubbio e delle riflessioni senza distinzioni tra quello che é reale e quello che non lo é.

Ma tu ti sei data delle risposte a livello personale?

Direi di sí. Partendo dal personaggio che interpreto. Posso dire che non credo a qualcosa di fantasia, a qualcosa che possiamo immaginare e che ci costruiamo; credo invece che tutto quello che vediamo e sentiamo sia qualcosa insito in noi, credo che il demone vero sia in tutti noi che tiriamo fuori come un lato oscuro che fa parte del percorso di ogni essere umano, non credo vi sia qualcosa aldilá di noi. Alla fine penso che anche lo stesso demone che si é impossessato di Regan, in realtá rappresenti piú semplicemente la paura di questa bambina abbandonata e che non si sente amata.

Una delle peculiaritá di essere attori é quella di potere interpretare e immedesimarsi in personaggi spesso molto diversi tra loro: essere Regan peró penso sia una parte molto difficile

Se vogliamo la difficoltá consiste nel dover interpretare due personaggi in uno:  quella di Regan con tutte le caratteristiche di una bambina che si sente poco amata e la Regan indemoniata. Una sorta di bianco e nero nello stesso spettacolo. La difficoltá maggiore é quella di non modificare la voce, ossia quella di non dare un tono di voce costruito da bambina piccola con risultati poco credibili. Invece bisogna cercare di utilizzare una tono di voce piú naturale possibile, certamente da bambina ma quello di quando avevo 10 anni, quando magari la mamma mi rimproverava. Per farlo devo fare una sorta di deja vú, diventando la Claudia bambina anche mentalmente e non solo come voce. Questo per quanto riguarda la fase Regan bambina diciamo ”normale”,  per quanto attiene il demone basta fare emergere la parte negativa dentro di noi, quel demone interiore che tutti noi possediamo. Non é stato un percorso facile da affrontare provando per molte settimane, ma alla fine il risultato mi pare riuscito.

Cosí il pubblico viene coinvolto anche emotivamente.

Certo. Durante lo spettacolo vi sono delle citazioni dove chiunque potrá dire ”anch’io mi ci ritrovo in questo”

Altro dato certo é che la sfaccettature pseudo horror del tema piace ai giovani e oggi fa tendenza

Devo dire che fin dall’inizio vi era molta curiositá  attorno a questo spettacolo, ma pure reticenza da parte di quelli che sono gli habitué del teatro come gli abbonati ad esempio. Questo un pó per la paura che potrebbe incutere l’Esorcista, ma pure per il fatto di essere cattolici con tutte le reticenze del caso su temi specifici. Ma penso che alla fine il passaparola come sempre funzionerá anche per la bravura di tutto il cast, tutti attori bravissimi che mi hanno fatto sentire subito a mio agio. Non ero abituata a fare prosa, tra l’altro il mio background é come pianista e solo per caso sono diventata attrice iniziando con i musical.

Diventando un’attrice molto brava

Grazie! Spero di poter venire a Varese con questo spettacolo, cittá che conosco bene vivendoci mia sorella.

direttore@varese7press.it




La ministra Azzolina si congratula con Paolo Franzato, insegnante e regista teatrale varesino

VARESE, 6 luglio 2020-Nei giorni scorsi il regista e pedagogo teatrale Paolo Franzato, nella sua qualità di professore abilitato e specializzato, ha ricevuto un attestato di stima dalla Ministra dell’Istruzione Onorevole Lucia Azzolina con una lettera densa di gratitudine per il suo impegno profuso nelle intense attività inclusive che svolge quotidianamente a scuola.

Tale lavoro lo ha persino visto promotore della norma a tutela degli alunni con disabilità all’interno dell’ultimo Decreto Scuola approvato a giugno dalla Camera dei Deputati e subito firmato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Paolo, che oltre alla intensa e celebre attività di Pedagogia Teatrale riconosciuta a livello

Paolo Franzato

internazionale che svolge da 35 anni, è anche vincitore di ben tre concorsi ministeriali e docente di ruolo presso la Scuola Secondaria di Cuasso, ha curato personalmente un lungo iter per il riconoscimento di specifici diritti relativi all’inclusione che ha visto la sinergia del Dirigente Scolastico Domenico Portale dell’Istituto Comprensivo Statale “Don Milani” di Bisuschio, dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Varese e i relativi referenti Bes e Inclusione, con il sostegno di vari enti sociosanitari del territorio. Una battaglia vinta sul fronte dei Diritti tradotta nell’iter legislativo, al cui vertice del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione vi è il Dott. Bruschi che, destino vuole, è stato docente di legislazione scolastica di Franzato all’Università Milano Bicocca.

Per Paolo, che già in precedenza aveva ricevuto un ringraziamento dal Vice Ministro Anna Ascani, è un motivo di grande fierezza che si aggiunge ad un anno già particolarmente gratificante dopo il conseguimento a febbraio della Laurea Magistrale in Psicologia Clinica quale suo 14° titolo di studio (di cui il 9° accademico).




Apre la Patty’s Art Gallery, di Patrizia Stefani: vetrina online dove trovare opere di talentuosi artisti contemporanei

VARESE, 2 novembre 2020-Punto di riferimento da oltre venticinque anni per importanti uomini d’affari in quanto intermediaria immobiliare prima e nella veste di intermediaria d’arte poi, l’imprenditrice veneta Patrizia Stefani apre la Patty’s Art Gallery (con sede a Bassano del Grappa).

Straordinaria vetrina espositiva sia per artisti quotati che per quelli ancora emergenti, italiani ed internazionali, la Patty’s Art Gallery si connota anche per essere un’eccellente galleria online [www.pattys.it] dove amanti dell’arte, investitori e collezionisti potranno acquistare pezzi d’arredo unici ed autentici di pittori, scultori, fotografi selezionati con attenzione e cura certosina.

Fotografia d’arte su tela ”Gioco di sguardi”, di Giulia Quaranta Provenzano

Coraggiosa, testarda, tenace e concreta Patrizia Stefani ha ricevuto sin dall’infanzia un’educazione molto severa che le ha però permesso di sviluppare una ferrea logica improntata al raggiungimento di obiettivi ambiziosi quali il mostrarsi sempre se stessa e soprattutto l’aiutare pure le altre persone a trasformarsi in chi sono destinate a diventare. È la stessa Patrizia ad affermare infatti <<Per carattere non potrei mai seguire una strada che non sento mia e così nel tempo ho imparato ad ascoltare ed ascoltarmi, mossa da quella voce interiore che mi ha portato oggi a realizzare il desiderio di proseguire il mio percorso dall’esperienza in associazione alla consulenza in proprio rivolta ad artisti ed imprenditori>>.

Ed è con la precisa volontà di orientare all’acquisto di opere di alto livello degne di immortalità e rientranti a pieno titolo nell’attuale storia dell’arte, che nasce la Patty’s Art Gallery il cui nome deriva dal simpatico nomignolo che gli amici della donna le hanno affettuosamente attribuito. Importante evidenziare come la “s” di Patty’s stia per l’iniziale del suo cognome, cioè Stefani, a significare il valore per lei imprescindibile della famiglia nella quale è cresciuta e che le ha trasmesso appunto il noto, riconosciuto e peculiare forte spirito imprenditoriale.

<<Nothing ever happens by chance>> sottolinea spesso Patrizia, convinta ovvero

La gallerista Patrizia Stefani

che nulla accada per caso poiché è inevitabile vivere la propria esistenza secondo un filo condurre ed una motivazione che è quanto indirizza di continuo al passo successivo, verso quello a cui si è rivolti in base alle esperienze fatte. Ciò non significa per la Stefani che la vita vada subita, all’opposto che è doveroso viverla in pieno e al massimo.

Dotata di audace iniziativa e creatività, di larghe vedute, l’ideatrice e titolare della Patty’s Art Gallery si è già in passato dimostrata in grado di gestire qualsiasi situazione: libertà di pensiero la sua che è garanzia per coloro che si affideranno alla gallerista di raggiungere il proprio scopo – sia che si tratti di affermarsi nel panorama artistico, sia di diversificare in maniera ottimale il proprio patrimonio economico.

Patrizia Stefani ha specificato inoltre che <<L’obiettivo è di mettere in comunicazione l’anima, l’idea, l’essenza di un artista con chi vuole investire non solo sull’oggetto in quanto bello, ma altresì sulla persona. Indispensabile far capire alla gente come si possa trovare in un oggetto d’arte gioia, entusiasmo, emozione semplicemente osservandolo ogni giorno …Credo ovvero profondamente nell’investimento artistico anche in quanto differenziare il capitale è un’attività necessaria per un avveduto buon imprenditore e proprio a questo riguardo mi metto al suo servizio per raccontare chi è l’artista, il suo trascorso e il suo avvenire …É fondamentale capire che nel tempo un quadro, una scultura, uno scatto fotografico, un’installazione acquisiranno di certo un valore!>>.

Pittura ”IL TEMPO DELL’AMORE”, di Giuseppe Quartieri – in arte Donatien

Arte dunque che per la bassanese è fondamenta del quotidiano e risorsa nel presente, ricchezza del futuro, tant’è che si dice convinta che <<chi si avvicina al mondo dell’arte non può più tornare indietro e non potrà nemmeno più essere come prima>>. Arte che per Patrizia Stefani merita la -A maiuscola quando è espressività che riesce a commuovere per mezzo non soltanto della tecnica, piuttosto attraverso l’energia che scorre nel rappresentato.




Varese cittá sempre piú rock’n’roll suggellato da mozione approvata in Consiglio Comunale

VARESE, 4 luglio 2020-di GIANNI BERALDO-

Varese città sempre più rock’n’roll. Fatto ora suggellato ufficialmente anche dall’amministrazione comunale che in Consiglio Comunale ha approvato una mozione -che vedeva come primo firmatario il giovane consigliere del Pd Alessandro Pepe-che richiedendo espressamente che il genere musicale Rock’n’Roll divenga Patrimonio dell’Umanità.

Se la mozione è a firma Pepe, l’idea parte da lontano.

Dalla passione di Pino Tuscano e Fiorenzo Croci, musicisti e ”malati” di musica e gesta (nemmeno tanto metaforiche) di Elvis, Buddy Holly, Chuck Berry, Bill Haley, Jerry Lee Lewis e molti altri che hanno fatto la storia del rock e rockabilly.

Movimento e musica tramutatesi pure in un bel libro scritto da Croci intitolato ”Movimento d’anca”, divenuto pure il brand di una sorta di associazione grazie alla quale Tuscano (politico del pd, musicista e organizzatore di concerti) e altri appassionati sono riusciti nell’impresa di far attecchire negli ultimi anni alla sonnolenta Varese, la passione per il rocknroll con diverse manifestazioni e concerti degni di attenzione.

Varese quindi sempre più gemellata con Cleveland e Memphis dove tutto è nato.

Ma non basta. Anzi, ora arriva il bello.

Pino Tuscano

«Forse non ci si rende conto della portata relativa all’approvazione di questa mozione, che si inserisce nel solco musicale e culturale della città in modo importante», dice Tuscano durante la presentazione alla stampa insieme a Croci e Pepe, svoltasi nel bel giardinetto del bar Globe a Varese.

Tuscano, personaggio noto per la sua passione per il rock’n’roll (attualmente ricopre il ruolo di Presidente dei Dopolavori Ferroviari Lombardia), si infervora quando si tocca il tasto rocknroll ma anche della musica più in generale ricordando che questa iniziativa serve anche a ricordare quanta gente in Italia (ma non solo) vive di e per la musica: dagli artisti, ai promoter, dagli addetti ai palchi ai tecnici, agenzie di stampa alle varie maestranze, insomma un microcosmo ora in grave difficoltà causa coronavirus.

Forse, questa bella iniziativa suggellata pure dal consiglio comunale, potrebbe servire ad aiutare i numerosi addetti ai lavori in ambito musicale,  visto che la proposta di far divenire la musica Rock”n’ Roll patrimonio dell’Umanità a breve verrà presentata pure al ministro della Cultura Dario Franceschini, in modo tale che l’eco della proposta possa propagarsi a livello mondiale in modo più efficace.

Da ricordare che questa idea era già arrivata in Senato grazie alle ambasciate del senatore varesino Gianluigi Paragone (musicista rockettaro ora nel gruppo misto e prima in M5S) e dell’immarcescibile ex ministro Roberto ”Bobo” Maroni, che di musica se ne intende visto i suoi retaggi anche come musicista e grande divulgatore della musica rock, soul e blues.

Fiorenzo Croci

E chi se ne intende del genere é ovviamente Croci « Il sogno sarebbe quello di realizzare un grande festival rock’n’roll a Varese sullo stile di quello che ogni anno si svolge a Senigallia richiamando migliaia di persone da tutta Europa, ma sono conscio che rimarrà tale per una mera questione economica: senza investitori che credano nel progetto, non si va da nessuna parte. Però dobbiamo almeno sfruttare il festival di Senigallia come amplificatore a livello mondiale della nostra proposta: il rock’n’roll deve diventare patrimonio dell’umanità’».

Un plauso al consigliere Pepe che a questa originale proposta ci ha sempre creduto «In questo momento storico così difficile l’idea era quella di tenere alta l’attenzione sulla musica dal vivo perché molti musicisti sono in grande difficoltà, In consiglio comunale abbiamo votato a favore di questa mozione anche perché l’iniziativa è volta a creare eventi culturali accompagnati da buona musica, tutto utile a tenere alta l’attenzione nei confronti della nostra città».

Tra gli eventi in programma a partire dal prossimo mese di settebre, alcune presentazioni di libri a tema con corollario musicale.

Alessandro Pepe

‘È passato molto tempo dall’ultima volta che ho fatto rock and roll.È passato molto tempo da quando ho fatto la passeggiata.

Ooh fammi riprenderlo, fammelo riavere.

Fammelo riprendere piccola da dove vengo”.

Questo il testo di ”Rock and Roll (Fais-Do-Do)” di Carl Perkins, Jerry Lee Lewis, Roy Orbison & Johnny Cash, sperando sia di buon auspicio perché Varese diventi una delle cittá simbolo del rock’n’roll.

direttore@varese7press.it




Un Inno per le Sardine del cantautore MaLaVoglia: ”La canteremo tutti insieme a Bologna”

VARESE, 28 dicembre 209-Il giovane cantautore MaLaVoglia con il nuovo brano 6000 (Siamo una Voce) prodotto dal MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza, l’Inno realizzato per il movimento delle Sardine, su idea di Giordano Sangiorgi, patron del MEI,  e’ disponibile da oggi anche su YouTube e su Facebook dalla vigilia di Natale, dopo il lancio dal Facebook Ufficiale di 6000 Sardine ed ha raggiunto in pochissimi giorni più di 70 mila visualizzazioni!

“In piazza abbiamo riscoperto la voglia di cantare tutti insieme. Perché la musica ci fa stringere, ci fa emozionare, ci offre la certezza che l’unione pacifica dei corpi e delle voci potrà davvero cambiare la storia” hanno dichiarato le 6000 Sardine di Bologna lanciando il brano.

“Alle Sardine abbiamo augurato Buone Feste con questo brano “6000 (siamo una voce)” realizzato da Malavoglia con il musicista Francesco Tripi e con Marco Mori su idea di Giordano Sangiorgi e prodotto da MEI – Meeting delle Etichette Indipendenti che e’ stato accolto con entusiasmo dalle Sardine di tutta Italia e che a questo punto canteremo tutti insieme in Piazza VIII Agosto il 19 gennaio a Bologna insieme a tanti nomi importanti della musica italiana” dichiarano le 6000 Sardine di Bolonga insieme agli ideatori del progetto musicale.




Omar Pedrini omaggia i Timoria con un solo concerto al Fabrique di Milano con tanti ospiti

VARESE, 18 novembre 2019-Il 2 dicembre OMAR PEDRINI sarà protagonista al Fabrique di Milano con “TIMORIA- VIAGGIO SENZA VENTO, l’ultimo concerto”, un evento unico per celebrare uno degli album dei Timoria che ha cambiato le sorti del rock italiano anni 90, a 26 anni dall’uscita.

Non solo un concerto ma un vero e proprio “art rock party”, come lo stesso Pedrini lo definisce: un incontro tra musica, letteratura, cinema per una giornata all’insegna dell’arte e della cultura.

 Tanti gli ospiti che si alterneranno sul palco: da Nicolai Lilin (scrittore e tatuatore siberiano) che parlerà del rock in Russia ai tempi del comunismo e della situazione globale climatica a Matteo Guarnaccia (artista e scrittore, figura fondamentale della psichedelia italiana), fino ad arrivare ad Eugenio Finardi e Mauro Pagani, ospiti dell’originale “Viaggio Senza Vento” che, per la prima volta dopo 25 anni, duetteranno con Omar rispettivamente sulle note di Verso Oriente e Lombardia.

Inoltre, ci sarà la proiezione del docufilm “Lawrence. A Life in poetry” di Giada Diano ed Elisa Polimeni, uno straordinario documento su e con l’amico ed editore, “papà” della Beat Generation, Lawrence Ferlinghetti.

Ma non finisce qui…ci sarà anche spazio per un rock DJ set a cura di DJ DULI da Vigevano e DJ JOAO da Brescia per far ballare il pubblico prima e dopo il concerto.

 “TIMORIA- VIAGGIO SENZA VENTO, l’ultimo concerto” sarà una vera e propria festa per augurare lunga vita al rock and roll e a tutte le arti che dialogano col rock, che non è solo musica ma tanto altro…

Viaggio senza vento” è un concept album che racconta una storia unica. Non è fatto da 21 canzoni singole, ma è strutturato come una vera e propria opera rock. I testi parlano della stessa persona dalla prima canzone alla ventunesima, un po’ come se fosse un film o un’opera teatrale. Racconta la storia di Joe, che era il mio alter-ego, un ragazzo con problemi ovviamente di droga che finisce in carcere. Poi però reagisce, fugge dal carcere, va in oriente dove trova l’amore, la spiritualità che gli mancava e quindi torna in Italia sotto forma di guerriero; è un po’ la trasformazione di un ragazzo perdente che rinasce guerriero dopo un viaggio, un lavoro su se stesso.” (Omar Pedrini)

I biglietti per l’evento sono disponibili in prevendita su www.ticketone.it e nei punti vendita abituali.

Ecco la lista dei 21 brani presenti in “Viaggio senza vento” che l’artista porterà sul palco:

  1. Senza vento– 3:36 (Pedrini)
  2. Joe– 0:52 (Pedrini)
  3. Sangue impazzito– 4:37 (Pedrini)
  4. Lasciami in down– 3:02 (testo: Pedrini, Pellegrini – musica: Pedrini)
  5. Il guardiano di cani– 4:16 (testo: Renga – musica: Pellegrini)
  6. La cura giusta– 4:50 (Pellegrini)
  7. La fuga– 4:11 (Pedrini, Ghedi)
  8. Verso oriente– 5:35 (Pedrini) – duetto con Eugenio Finardi
  9. Lombardia– 3:52 (Pedrini) duetto con Mauro Pagani
  10. Campo dei fiori jazz band– 0:56 (musica: Timoria)
  11. Freedom– 2:33 (Pedrini)
  12. Il mercante dei sogni– 3:44 (Pedrini)
  13. La città del sole– 3:06 (Pedrini)
  14. La città della guerra– 1:32 (musica: Timoria)
  15. Piove– 4:19 (Pedrini)
  16. Il sogno– 3:30 (testo: Renga – musica: Pellegrini)
  17. Come serpenti in amore– 4:08 (Pedrini)
  18. Frankenstein– 3:19 (Timoria)
  19. La città di Eva– 5:25 (Pedrini)
  20. Freiheit– 1:40 (Timoria)
  1. Il guerriero– 3:59 (Pedrini)



La biblioteca apre un filo diretto con i cittadini tramite servizi online

VARESE, 25 marzo 2020 – Quelle che stiamo vivendo sono settimane delicate, affannose, caratterizzate da situazioni, avvenimenti e sentimenti a dir poco stranianti. In breve tempo tutto è cambiato, soprattutto nei rapporti sociali.

Per questo, in circostanze così difficili, le biblioteche CSBNO hanno scelto di restare in contatto con le comunità cittadine e con gli utenti più affezionati, per far sentire loro la presenza nonostante la chiusura fisica. Ascoltando le loro emozioni, registrandone le aspettative,  guidandoli nell’utilizzo dei servizi, sempre gratuiti, della biblioteca digitale, disponibile nelle case h24.
Su queste basi è nato il progetto CSBNO “La biblioteca è con te”, che prende il via proprio in questi giorni. Sono circa 14mila gli utenti che nella prima fase saranno contattati telefonicamente direttamente dai bibliotecari, vuoi per rinnovare un contatto personale che manca a tantissimi, vuoi per ricordare le opportunità offerte dai servizi digitali che la biblioteca già proponeva e che proprio in queste settimane sono stati fortemente implementati. Sono oltre settanta gli operatori bibliotecari coinvolti nel progetto.