Recensioni libri: “Il Preside” di Marco Lodoli (Einaudi 200 editore)

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VARESE, 9 ottobre 2020-Fuori la scuola di via Olina a Torre Maura, accanto al Grande Raccordo Anulare, ci sono macchine della polizia, giornalisti, persone che si accalcano per vedere e capire cosa sta accadendo. Molti seguono lo sviluppo degli eventi anche in televisione. Il preside si è barricato all’interno, e ci sono anche due ostaggi, la professoressa Micheli e Giorgio, uno studente ripetente della quinta A.

Si erano attardati in bagno per fare le loro porcherie, lui non voleva sequestrare nessuno. Ha organizzato tutto con meticolosità, comprando catene e lucchetti dai ferramenta del suo quartiere, anche da quelli più lontani, e ha portato con sé anche la doppietta con una cartuccia sola. Al termine delle lezioni ha chiuso tutte le porte e si è asserragliato dentro. Si sente un antico capo indiano. In strada il commissario parla al megafono, con voce pacata, profonda e subdola, cerca di convincerlo a desistere da questo gesto folle, da questa pagliacciata. Il preside risponde, pensa, ricorda, immagina. Ripercorre la sua vita, fatta di sogni infranti, errori, fallimenti. Attraverso una porticina di ferro, giù nei magazzini, esce dalla scuola e cammina fino alla casa dove ha abitato da bambino e da ragazzo, su via Nomentana. Qui parla con la madre, morta tanti anni prima. Lei gli chiede spiegazioni su quello che sta facendo. Poi è da capo nella scuola, da cui non si è mai allontanato. La professoressa Micheli e Giorgio sembrano improvvisamente schierarsi dalla sua parte, gli confidano i segreti delle loro vite infelici. Nel frattempo sale sul lastrico dell’edificio, dove c’è un abbaino. Lì dentro squilla un telefono nero, di bachelite. Quando alza la cornetta sente la voce melodica di Carola, la ex moglie. Ormai sono venti anni che lo ha lasciato, è scappata da una gabbia che la stava uccidendo. Prima dell’alba il commissario fa irruzione nell’istituto e dopo un ultimo dialogo…

Nel suo ultimo lavoro Marco Lodoli ci fa entrare in un liceo della periferia romana, dove un preside, prossimo alla pensione, si è barricato dentro, armato del suo fucile da caccia, e tiene in ostaggio due persone. In quella stessa scuola è stato studente, poi insegnante per trent’anni, e da ultimo dirigente scolastico. E adesso, invece di pensare a congedarsi dopo anni di lavoro, assume le vesti di un antico capo indiano. Nelle pagine del libro (non molte, un centinaio) il protagonista, voce narrante in prima persona, attraverso un monologo interiore, espone i propri pensieri, i ricordi, le emozioni, elabora una profonda autoanalisi.(da mangialibri.com)

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