A Varese e provincia troppi dipendenti pubblici e privati contagiati: intervento del Prefetto per fare rispettare protocolli

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VARESE, 10 novembre 2020- di GIANNI BERALDO-

In provincia di Varese la situazione sta degenerando non solo a livello pandemico ma anche sotto il profilo dei controlli preventivi sulla popolazione (tamponi) e quello su ambienti lavorativi, dove il numero dei dipendenti contagiati cresce in maniera importante mettendo a rischio la loro salute, quella dei colleghi ma pure dello stesso ambiente di lavoro.

Se parliamo di enti pubblici questo poi si traduce nel rischio di trasmissione contagio all’utenza e in molti casi pure il conseguente blocco del servizio pubblico.

Ma chi controlla che venga attuato l’iter come prevede la prassi in caso di contagio di un dipendente? E perché oggi la scelta di attivare il lavoro agile (smart woorking) che come da recente decreto dovrebbe essere almeno del 50% del personale che potrebbe svolgere il tutto in sicurezza viene applicata meno rispetto al primo lockdwon quando Varese e provincia non era zona rossa? O ancora, sono applicate quelle semplici ma efficaci regole preventive come obbligo utilizzo mascherine, gel disinfettante e distanza anche nei luoghi di lavoro?

Domande che riflettono una situazione gravissima con centinaia di operatori sanitari e altri dipendenti pubblici e privati che oggi risultano contagiati, spesso grazie ad una ”disinvolta” gestione della sicurezza da parte dei dirigenti o titolari delle aziende preposti a farlo.

Palazzo Estense sede del Comune di Varese

Ora serve un segnale immediato e fortissimo, come quello adottato oggi da Cgil, Cisl e Uil, i cui rappresentanti provinciali della Funzione Pubblica (Gianna Moretto Cgil, Nunzio Praticó Cisl e Lorenzo Raia per la Uil) oggi si sono recati da Dario Caputo, Prefetto di Varese, previa convocazione stabilita nei giorni scorsi.

Prefetto che a fronte del grave problema e dopo aver ascoltato i rappresentanti sindacali ha pensato bene di emanare nei prossimi giorni una circolare a tutti gli enti pubblici richiamandoli alle regole per quanto attiene questa emergenza sanitaria e le procedure ordinarie da applicare per la sua sorveglianza e tutela delle persone.

«Al prefetto abbiamo chiesto l’attivazione del lavoro agile dove fosse possibile in modo tale che il dipendente non usasse ad esempio mezzi pubblici per recarsi al lavoro o avere contatti con pubblico», dice Praticó durante un incontro online svolatosi oggi con la stampa «quindi abbiamo chiesto di sollecitare l’attività di smart working per il 50% dei lavoratori sapendo che la curva era in netta crescita con intasamento ospedali. Purtroppo solo oggi vi è stata la convocazione del Prefetto giustificato dal blocco della operatività della stessa prefettura per contagi interni»

Smart working importante soprattutto per i piccoli Comuni dove lo stesso dipendente svolge diverse mansioni: quindi se risultasse positivo l’attività si bloccherebbe.

«L’obiettivo di rivolgersi direttamente al prefetto era quello di fare sintesi perché difficile arrivare dappertutto e avere risposte immediate: sia per tutelare i dipendenti sia per continuare a dare servizi ai cittadini», sottolinea Raia che aggiunge «rispetto alla prima fase come sindacati siamo contenti di esserci mossi per tempo, visto che le notizie che arrivano degli enti sono quelli di un elevato numero di contagiati tra dipendenti così come la mancanza di utilizzo smart working, contingentamenti con orari diversi, dotare personale di tutti gli strumenti di protezione personale come distanze, gel e mascherine. Inoltre con il prefetto abbiamo battuto molto sulla sanificazione locali e mezzi che periodicamente devono essere sanificati (un esempio la polizia locale). Strumenti che enti devono utilizzare in maniera celere»

smart working

Poi il tema del tracciamento, altra nota dolente. Procedura che in caso di contagi deve essere immediatamente adottata; i medici del lavoro devono avere la segnalazione e attivare tracciamento mettendo in quarantena il dipendente contagiato. Questo a tutela del dipendente ma dello stesso ente che in tal modo non rischia di compromettere l’intera attivitá bloccando i servizi ai cittadini.

«Siamo stati costretti a rivolgerci al prefetto perché non sono stati attivati tutti i protocolli nei vari enti, vi è poca chiarezza sulla modalità-evidenzia Gianna Moretto della Cgil-Quindi bisogna fare rispettare le norme a tutti i sindaci soprattutto ora che siamo in zona rossa. Questa situazione è molto pericolosa. Siamo anche in ritardo visto che ci arrivano racconti allucinanti da parte di dipendenti dei vari ospedali. Ad esempio mi ha colpito l’intervento del dottor Dentali dell’ospedale di circolo che ha spiegato bene la situazione, Anche all’ATS chiederemo di muoversi diversamente ponendo attenzione a livello territoriale con maggiore tracciabilità. Dobbiamo lavorare tutti insieme per cercare di frenare questo virus. Non è che non ci sono le regole il fatto é che le stesse non sono state rispettate»

Da parte sua il Prefetto si impegnerà, come detto, a emettere una Circolare inviandola a tutti gli enti pubblici della provincia, facendo presente quello che sono tutte le norme da attivare tempestivamente. L’altro suo impegno sarà quello di attivare nel breve un tavolo di confronto dal quale potrebbe nascere un protocollo che potrebbe essere una sorta di vademecum da seguire per tutti gli enti.

Il prefetto Dario Caputo

«Non è il momento di giocare sulla norma ma è il momento di agire tempestivamente. Il richiamo oggi è quello del buonsenso. La parte politica non deve impedire che le norme vengano applicate» concludono all’unisono i tre rappresentanti sindacali anch’essi in difficoltà quando si parla di numeri di persone che dovrebbero essere già in modalità smart working e quanti potrebbero adottarlo a breve «non abbiamo dati perché non ce li forniscono».

Insomma altri problemi da risolvere in fretta prima che la curva pandemica aumenti ulteriormente portando al collasso tutte le strutture sanitarie presenti sul territorio, con operatori già allo stremo.

direttore@varese7press.it

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