Intervista alla regista Liviana Daví: ”Ho realizzato un film sui fratelli Cervi con materiale inedito”

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VARESE 15 NOVEMBRE 2020- di GIANNI BERALDO

La storia di 7 fratelli Cervi torturati e uccisi dai fascisti nel poligono di tiro di Reggio Emilia il 28 dicembre del 1943 è una tra le pagine più drammatiche della nostra storia moderna.

Quella di Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore è una

La regista mentre controlla vecchie bobine 8 millimetri

vicenda, una storia che ancora oggi si tramanda nel tempo senza perdere quella indispensabile forza evocativa.

Quella che regge in fondo l’architrave degli ideali antifascisti ma soprattutto di una società civile e democratica dove termini come nazifascismo, razzismo, antisemitismo e disprezzo per i più deboli non dovrebbero trovare terreno fertile dove poter rinascere, come invece accade attualmente in diversi Paesi europei, Italia compresa.

La vicenda dei fratelli Cervi è stata raccontata attraverso film, letteratura e musica (bellissima ad esempio la canzone ”La pianura dei sette fratelli” dei Gang) oltre che dallo stesso papà Alcide Cervi ,inizialmente rinchiuso in carcere poi fuggito sfruttando un varco dovuto ad un bombardamento sull’edificio. Ma la memoria storica deve continuamente essere sollecitata, questo ad esempio uno dei compiti dello scrittore Adelmo Cervi, figlio di Verina Castagnetti e Aldo, terzogenito dei sette fratelli Cervi il cui cognome per lui è sempre stato vanto di libertà e giustizia.

E proprio dall’ultimo libro di Adelmo Cervi- ‘Io che conosco il tuo cuore’ scritto con il giornalista Giovanni Zucca-nasce l’idea di realizzare un documentario intitolato ”I miei sette padri”, dedicato alla storia dei sette fratelli Cervi visti dalla personale e intima prospettiva dello stesso Adelmo.

A realizzarlo la regista emiliana LIVIANA DAVÍ, nota film-maker, documentarista ed esperta in comunicazione, da sempre coinvolta nella pratica cinematografica come impegno, ricerca e sperimentazione, con alle spalle diverse esperienze e premi internazionali.

Un lavoro importante che ha richiesto alcuni anni di lavoro raccogliendo materiale inedito sia a livello audio (tra l’altro pure una testimonianza di papà Alcide) e video con filmati in super 8 prestati da parenti e amici della famiglia Cervi.

Insomma un’opera davvero significativa della quale ne ha parlato direttamente la regista.

La famiglia Cervi

Senta come è nata l’idea del progetto?

Dall’amicizia con Adelmo fin da quando lavoravo all’Istituto Cervi dove negli anni abbiano organizzato diverse iniziative. Sicuramente è un film sulla memoria personale di Adelmo o meglio, quello che lui è riuscito a ricostruire della vita di suo padre anche tramite vicende più intime, più umane, come riporta lo stesso libro dal quale abbiamo ricavato la sceneggiatura del film. Tra l’altro riporto pure dei pezzi integrali dello stesso libro, letti da alcuni familiari di Adelmo. Come all’inizio e alla fine del film con la lettura di alcune parti del libro da parte della sua nipotina.

Il senso della memoria, quello di tramandare alle nuove generazioni

Infatti, seppur in questo modo così semplice. Nel film si vede Adelmo oggi, quello impegnato a rivedere certi luoghi, certe terre, a parlare come quelle poche persone ancora vive che hanno conosciuto suo padre. Poi ho inserito filmati tratti da pellicole 8 millimetri girate tra la fine degli anni Settanta e inizio Ottanta da suo cugino Mario Cervi, a sua volta figlio di Agostino uno sei sette fratelli, dove si vede papà Cervi impegnato nella sua casa poi divenuta museo. Il film documentario alla fine è tutto un confronto tra la vita reale di un familiare di una vittima di strage fascista e quello che è la storia e il confrontarsi continuamente con questo mito. Le voci principali sono quello di Adelmo e di suo nonno papà Cervi, ma vi sono pure dei materiali inediti importanti.

Immaginiamo il grande lavoro di ricerca effettuato

Sì, però nel nostro caso non abbiamo preso il punto di vista scientifico, quindi storico interpellando studiosi ecc…, ma scegliendo solo fonti dirette come le testimonianze dei familiari o altre persone che interagiscono con loro. Una scelta se vogliamo anche abbastanza estrema.

Liviana Daví (a sinistra) durante una fase del montaggio

COSA l’HA SPINTA A REALIZZARLO?

Come detto sicuramente dal libro e amicizia con Adelmo, poi ho scritto un soggetto per questo documentario e insieme alla casa di produzione Media Vision di Bologna abbiamo partecipato a un bando della regione Emilia-Romagna nel 2016. L’abbiamo vinto e con quei soldi (3500 euro) abbiamo realizzato il primo teaser del documentario. In realtà le riprese come ricerca e utilizzerò anch’esse nel documentario ancora in lavorazione.

Quindi per concluderlo avete aperto un crowfunding

Sì, la cosa particolare è che noi in realtà stiamo promuovendo un film ancora da concludere, quindi promuoviamo anche il crowfunding tramite contatti dello stesso Adelmo fino ad arrivare a quelli a noi più vicini come amici, conoscenti ecc…E’ un progetto indipendente non istituzionale e questo ti rende sicuramente più libera nell’effettuare delle scelte. Ricordo che il crowfunding è utile non solo per produrlo ma anche per distribuirlo. Pensiamo da esempio a tutte le Anpi, associazioni o piccoli gruppi che oltre a contribuire al progetto avranno la possibilità di vederlo nelle loro sedi (dove possibile anche con la presenza di Adelmo).Tutto questo previsto per il 2021, magari debuttando con una proiezione in anteprima proprio il 25 Aprile pandemia permettendo. Sarebbe il massimo.

A cosa è dovuto questo suo profondo legame con quel periodo storico?

Io sono antifascista di natura, poi nella mia attività professionale mi occupo di video e comunicazione lavorando per sei anni all’Istituto Cervi occupandomi spesso di progetti con un certo risvolto sociale. Tra l’altro ho vissuto dieci anni a Berlino esordendo nel campo dei video lavorando con migranti: come dire, un altro tipo di resistenza. D’altronde questi sono i valori che rappresentano i nostri padri e madri costituenti, i valori della solidarietà e tolleranza.

Questo é un momento triste anche a livello economico

Come sempre bisogna toccare il fondo per poi risalire. Come nel caso di guerre. Ora c’è la pandemia da combattere ma ho fiducia che tutti insieme possiamo ripartire.

Con la società forse è cambiato anche il modo di essere antifascisti

L’antifascismo si rimodula e non riguarda solo quel periodo storico, ma è la lotta per i diritti e disuguaglianze. Se vogliamo vederla così l’antifascismo esiste ancora ma in Italia sono temi sempre molto difficili da portare avanti. Certo è che con gli ultimi partigiani che stanno morendo la memoria storica di quel periodo è sempre più difficile da mantenere.

Adelmo Cervi con sua nipote

Ma sarà il suo film documentario a mantenerla viva

Magari! Effettivamente l’importanza di questo tipo di lavoro è questa oltre quella di fare dei film che parlino alle e delle persone, che rappresenti una testimonianza attraverso l’umanità dei sette fratelli Cervi. Adelmo dice sempre che suo padre e i suoi fratelli non erano dei Che Guevara che volevano fare una rivoluzione, ma dei contadini di scienza che lottavano contro le ingiustizie dando da mangiare ai primi partigiani e altra gente. Insomma erano in realtà delle prime azioni di resistenza quando la stessa non era ancora organizzata. Poi il Partito Comunista ha fatto sua questa storia rendendola così importante dando vita anche a una serie di operazioni culturali coinvolgendo importanti intellettuali. Grazie a questo la loro storia si e diffusa, una storia che in fondo riguarda delle persone umanamente antifasciste.

Per chi volesse contribuire al crowfunding: https://www.produzionidalbasso.com/project/i-miei-sette-padri-1/?fbclid=IwAR3mub5z3gHmMxXtkDkdk4dZEvmiawhDw60tG0mTePulX2_6VH8fgRCn66M

direttore@varese7press.it

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