Piero Baggi (Confapi Varese): ”Piú del Covid fa paura la mancanza di commesse”

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Piero Baggi direttore Confapi Varese

VARESE, 1 dicembre 2020-«La preoccupazione più grande degli imprenditori, emersa dal sondaggio che abbiamo fatto tra tutti i nostri associati, è la perdita delle commesse. Situazione che potrebbe creare ripercussioni, ancora più pesanti, nell’immediato futuro». A dare voce alle paure del tessuto produttivo, messo di nuovo in grande difficoltà dal secondo lockdown è Piero Baggi, direttore di Confapi Varese il quale sulla base dei numeri percentuali emersi dal sondaggio, che ha coinvolto tutti gli associati, ha tracciato l’attuale quadro economico, ma anche il sentiment che si respira nelle aziende di fronte a questa crisi che, oltre che sanitaria, è anche economica.

Il sondaggio predisposto da Confapi conteneva tutta una serie di quesiti funzionali a comprendere l’atteggiamento che le imprese hanno assunto alla luce del nuovo Dpcm, ma anche la situazione dei casi positivi al Coronavirus in azienda, come è stato riorganizzato il lavoro e quali le prospettive per il futuro.

Tra i dati più interessanti vi è certamente quello relativo alle conseguenze avvertite da Lockdown e zona rossa e i timori. «Il 45% degli imprenditori hanno risposto che la preoccupazione maggiore è la perdita delle commesse – spiega Baggi – il 10% la difficoltà a mantenere i livelli di occupazione pre Covid, un altro 10% l’elevata pressione fiscale. Stessa percentuale anche per chi fatica a recuperare risorse finanziare per non fermare il processo produttivo».

Per il direttore di Confapi sono dati da analizzare con attenzione: «Il timore dei nostri imprenditori di perdere commesse deve essere letto come un campanello di allarme per le settimane a venire, quando, alla luce degli ordinativi che sono calati, potrebbe davvero farsi sentire in maniera ancora più forte la crisi». Anche perché durante questa seconda ondata del Covid, seppur tra moltissime difficoltà i macchinari non si sono mai fermati: il 48%, infatti, ha risposto che ha lavorato a pieno organico, l’11% ha utilizzo lo strumento dello smart working, il 27% ha fatto ricorso alla cig e il 10% ha applicato una riduzione d’orario anche sulla base del consumo delle ferie arretrate».

La seconda ondata del virus ha avuto ricadute sul tessuto produttivo pesanti e in alcuni casi contraddittorie. «Del comparto manifatturiero, il settore cha più ha sofferto e soffre è il Tessile.

Il quale di fatto ha perso tre stagioni, soprattutto se si pensa a quelle produzioni strettamente legate alla moda. È invece in controtendenza il comparto Meccanico, in modo particolare le imprese che lavorano molto con l’export e con il Far East, dove la ripresa è iniziata ormai da qualche mese. In questo caso abbiamo realtà in controtendenza, ovvero con una mole di lavoro a volte davvero importante da arrivare a programmare la riduzione delle chiusure natalizie.

 

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