”Andy Warhol: Instantanés”, a Parigi mostra fotografica di istantanee scattate dal padre della pop art

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VARESE, 15 marzo 2021-“Guardate la superficie: non c’è niente dietro!”, affermava il padre della pop art Andy Warhol. A Parigi, la Galerie Italienne getta luce sull’importanza del mezzo fotografico nell’opera dell’artista con Andy Warhol: Instantanés, visitabile fino al 10 aprile 2021.

Scattate principalmente tra il 1977 e il 1987, le polaroid e le fotografie in pellicola svelano un lato meno noto e celebrato di Andy Warhol. Una raccolta significativa di questo lavoro è esposta, fino al 10 aprile, presso la Galerie Italienne, nel cuore di Parigi. Con accessi contingentati e visita su prenotazione, le gallerie coprono in parte il vuoto lasciato dalla chiusura dei musei, che in Francia si protrae ininterrottamente dallo scorso mese di novembre. Questi spazi privati vengono così (ri)scoperti anche da chi, prima d’ora, non le considerava luoghi culturali in cui passeggiare fra opere d’arte il sabato pomeriggio.

Andy Warhol: Instantanés rappresenta la più grande esposizione di fotografie di Andy Warhol mai ospitata da uno spazio privato in Francia. Lo scopo, fare luce su un côté meno celebrato di uno degli artisti più influenti del XX° secolo. Allo stesso modo di una macchina, come egli stesso si definiva, Warhol registrava tutto ciò che gli scorreva davanti agli occhi. Per farlo, si serviva di telecamera, registratore a nastro, e ogni sorta di macchina fotografica. Tra tutte, la polaroid s’impose per immediatezza e praticità: si scatta e il secondo successivo si stampa, dando vita a piccole immagini dai bianchi lattiginosi, dai neri profondi e dall’incarnato dolce.

La mostra si focalizza sugli ultimi dieci anni di vita dell’artista, tra il 1977 e il 1987: Warhol, munito di una Minox 35 mm compatta, fotografa prima se stesso e poi gli altri, inseguendo l’idea che nulla si nasconda sotto la superficie. Nella prima sala, le istantanee si stagliano sul muro bianco attraversato da una linea rosa pastello che richiama le righe di colore del marchio Polaroid. Si tratta per lo più degli autoritratti, in cui la fotografia assume il ruolo di autoanalisi del qui e ora: Warhol si presenta all’obiettivo così com’è (o come appare), lo sguardo che penetra l’obiettivo ad incidere la propria immagine presente, momento irripetibile di un essere umano per sua natura in costante evoluzione.

Seguono una serie di “beautiful people” immortalati su polaroid o pellicola in bianco e nero: da Grace Jones a Liza Minelli, da Debby Harry a Helmut Newton. Warhol getta luce su un’epoca in cui, a un passo dell’esplosione dell’epidemia da HIV, imprudenza e la spensieratezza regnano sovrane. Ma non è questo il sentimento trasmesso a chi le osserva: un velo di malinconia sembra infatti preannunciare la tragica fine che faranno molti di loro, da Jean-Michel Basquiat, che morirà di overdose nel ’88, a Keith Haring che lo seguirà, due anni dopo, stroncato dall’AIDS. Puntellano poi l’esposizione alcune nature morte su polaroid, dalle banane alle scarpe femminili gettate su una superficie bianca, versione moderna della vanitas. O ancora, le opere ottenute dall’unione, tramite ago e filo, di quattro stampe di una medesima fotografia: come fotogrammi bloccati della bobina di un film, scolpiscono nel tempo una vita come tante altre, eppure unica. (da artlife.com)

 

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