A Varese un docu-film di Confartigianato rileva l’importanza dei lavoratori stranieri nelle piccole e medie imprese del territorio

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VARESE, 22 dicembre 2021-In Italia sono cinque milioni, e rappresentano l’8,5% del totale della popolazione. Percentuale che si abbassa all’8,4% in provincia di Varese dove gli stranieri residenti sono 74.203 e raggiungono il 12,5% del totale degli occupati, contro il 10% della media nazionale.

Sono questi alcuni dei numeri di un fenomeno – quello degli stranieri dipendenti o imprenditori sul nostro territorio – che sempre più rappresenta una realtà con la quale confrontarsi alla luce del contributo al valore aggiunto generato dalle imprese in Italia (134 miliardi di euro).

«Per questo abbiamo deciso di spingerci nelle aziende, di andare oltre la fredda contabilità, per comprendere come la presenza degli stranieri impatti sulle piccole e medie imprese, su quali settori si sia concentrata, con quali conseguenze e con quali possibili evoluzioni» argomenta il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, protagonista di una video inchiesta insieme a nove imprenditori e undici collaboratori provenienti dai paesi maggiormente rappresentati nel nostro tessuto imprenditoriale: Marocco, Santo Domingo, Senegal, Ghana, Polonia, Egitto, Pakistan, Serbia e Romania (a questi vanno aggiunti Bangladesh, Perù, Ecuador, Repubblica Domenicana, Sri Lanka e Moldavia).

«Il settore manifatturiero, così come quello delle costruzioni e dei servizi, è tra i maggiormente aperti all’ingresso di professionalità straniere anche a fronte della difficoltà di trovare analoghe figure in Italia» spiega Galli. Gli stranieri, insomma, sono una risorsa in grado di garantire continuità occupazionale alle aziende, che su questo contano alla luce dell’investimento messo in atto dagli imprenditori per trasferire le competenze che, spesso, al momento dell’assunzione i lavoratori non hanno.

«E qui veniamo a uno dei temi che da sempre ci è caro: quello delle competenze – prosegue Galli – Per le imprese l’impegno formativo è oneroso, soprattutto quando ad esso si affianca il problema della barriera linguistica, che non è irrilevante e che, soprattutto per le prime generazioni di immigrati, è assolutamente presente e complesso da superare».

Perciò Galli insiste sulla necessità che il territorio supporti in modo efficace le aziende, consentendo loro di avvalersi di queste professionalità difficili da reperire in loco ma, al contempo, supportando gli imprenditori sia sotto il profilo del trasferimento di know how che nel rafforzamento di servizi e welfare indispensabili per agevolare le famiglie di coloro che in Italia non hanno l’aiuto delle famiglie di origine.

«Entrando nelle aziende abbiamo scoperto storie di grande umanità, abbiamo colto il valore anche culturale che gli stranieri riescono a trasferire e la capacità dimostrata nell’integrarsi con i colleghi italiani: questo fa sì che rappresentino un valore da tenere in considerazione e sul quale operare affinché l’integrazione sia positiva e non punitiva o penalizzante».

Sempre a proposito di competenze, il presidente di Confartigianato Varese guarda al futuro: «È evidente a tutti che le imprese, siano esse manifatturiere, delle costruzioni o dei servizi, dovranno cambiare sensibilmente nei prossimi anni, orientandosi verso la transizione sostenibile e la digitalizzazione, e che questo cambiamento non potrà prescindere dall’aggiornamento delle competenze dei collaboratori aziendali – è la riflessione – In questo senso occorre che si investa molto anche sui lavoratori stranieri, superando quel gap della comprensione linguistica che rischia di restare una barriera invalicabile se non viene affrontata per tempo e con determinazione».

Nel corso del viaggio nelle imprese, in effetti, il divario linguistico è stato il filo conduttore in grado di accomunare esperienze anche molto diverse, sulle quali gli imprenditori sono intervenuti in modo spesso diverso, cercando le soluzioni più adatte per far evolvere i propri dipendenti e per accompagnarli in un percorso di crescita progressiva.

«Sul nostro territorio – prosegue Galli – sono più di 6.500 le imprese gestite da stranieri e gli stessi dipendenti ascoltati nel corso del viaggio compiuto nelle scorse settimane, hanno manifestato in alcuni casi l’intenzione di seguire un percorso di autoimprenditorialità: segno della voglia di rendersi autonomi e creare qualcosa di proprio sul territorio». Un arricchimento, lo definiscono lo stesso Galli e il professor Andrea Venegoni, direttore del Centro sullo Sviluppo dei Territori e dei Settori della Liuc Business School. Un arricchimento sul quale è necessario intervenire affinché lo stesso territorio sia in grado di favorire una iniziativa imprenditoriale che mai nulla toglierà a quella autoctona e che, al contrario, andrà a renderla più ricca, intraprendente e sinergica.

«Chiudiamo questo docufilm con una consapevolezza: il nostro tessuto economico sta cambiando e dobbiamo trovare gli strumenti adatti per affrontare il cambiamento a cominciare, lo ripeto, dall’arricchimento delle competenze e dall’integrazione territoriale degli stranieri, affinché il tessuto economico diventi sempre più performante, sano e in grado di produrre benessere collettivo» la sintesi di Galli.

Il docufilm verrà diffuso tra le aziende e verrà inviato alle istituzioni, affinché si provino a immaginare una rete di supporto agli imprenditori italiani e un sistema di welfare capace di supportare figure professionali indispensabili per molte aziende.

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