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Grande successo l’incontro a Varese con Lorenzo Cremonesi a presentare il suo ultimo libro: ”La mia é anche una denuncia sociale”

VARESE, 21 maggio 2023-Un incontro riuscito con sala piena e pubblico attento ma soprattutto soddisfatto. E non poteva essere altrimenti visto che la sala interna del Castello di Masnago ieri sera ha ospitato Lorenzo Cremonesi, inviato di guerra per il Corriere della Sera, invitato dall’Assessorato alla Cultura del Comune (nella circostanza rappresentato dalla consigliera e presidente commissione cultura Manuela Lozza).

L’incontro, moderato e introdotto dal nostro direttore Gianni Beraldo, é stata l’occasione per presentare l’ultimo libro di Cremonesi intitolato ‘Guerra infinita. 40 anni di guerra di conflitto rimossi dall’Afghanistan all’Ucraina’ (Solferino editore), un viaggio di quattro decenni nei più importanti scenari di guerra vissuti sul campo dal giornalista milanese raccontati magistralmente e con quella sua nota verve che lo ha reso un volto familiare anche attraverso molteplici collegamenti video dai vari fronti di guerra.

Un libro che esamina anche aspetti di vita privata di Lorenzo, una sorta di autobiografia

Lorenzo Cremonesi durante l’incontro

dove l’autore si racconta senza veli, evidenziando pure le sue paure così come le sue grandi passioni. Come la montagna, da sempre appassionato e scalatore provetto, che sia nel libro che durante l’incontro é stata ampiamente spiegata come una sorta di salutare via di fuga a livello mentale che aiuta e non poco a liberarsi dalle tossine della guerra e non solo.

Il nostro direttore, che conosce Cremonesi da tempo, ha interagito con l’autore ponendo domande prendendo spunto da alcuni capitoli del libro (senza spoilerare troppo ovviamente), riportando anche vicende in alcuni casi quasi comiche o comunque paradossali. Come la vicenda del suo rapimento avvenuto nel 2005 da parte di palestinesi «in realtà si trattava di un finto rapimento. Infatti quei ragazzi, quei palestinesi che combattevano contro Israele, li conoscevo da tempo e con loro durante quelle poche ore di sequestro in realtà abbiamo giocato a carte, bevuto del té e dialogato in arabo e inglese su diverse vicende. Insomma loro volevano farsi assumere come poliziotti dando stabilità economica alle loro vite ma nessuno li ascoltava: questo il motivo del finto sequestro, quello di attirare l’attenzione sequestrando un famoso giornalista occidentale. A quel punto feci semplicemente una telefonata al Corriere dando visibilità alle loro richieste» Lorenzo a questo punto sorride ricordando che durante la trasferta a piedi nel luogo prescelto per la mia liberazione, i quattro guerriglieri gli affidarono le loro armi per avere mani libere nel saltare la rete di delimitazione «a quel punto mi trovai quattro mitra kalashnikov tra le mani che poi ovviamente riconsegnai loro dopo avere saltato la rete. Questo per dire che tipo di persone erano».

Tante le vicende narrate, alcune tragiche. Come la morte di Calipari ad esempio, spiegate a

Un monento del firma copie al termine dell’incontro

un pubblico attentissimo a ogni parola e coinvolti anche emotivamente in tutte le storie raccontate da Lorenzo, che non si é certamente risparmiato andando ampiamente fuori tempo massimo rispetto al tempo prefissato per la conclusione dell’incontro.

La serata si é conclusa con la proiezione di un breve filmato, spiegato dallo stesso Cremonesi, che lo vede in azione su di un campo di battaglia come inviato insieme a soldati ucraini, trasportato su di un mezzo corazzato e sotto i bombardamenti.

Questo é il mestiere di inviato di guerra, dove si rischia  la vita in ogni istante e dove bisogna sempre tenere alta la soglia di attenzione nonostante (anzi forse soprattutto) la paura.

Lorenzo anche ieri su questo aspetto ha cercato di scherzarci sopra con la sua innata ironia «certo in alcuni casi bisogna pure essere fortunati a non essere in  quel luogo in un momento preciso come purtroppo é accaduto a diversi colleghi che hanno perso la vita. La fortuna si assottiglia sempre più con il passare degli anni, speriamo possa durare ancora a lungo però».

redazione@varese7press.it

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