Sudan: a due mesi dal conflitto 50mila bambini gravemente malnutriti sono rimasti senza cure

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Formazione sull'alimentazione dei neonati e dei bambini a Dindrow, nella località di Kurmuk, Nilo Bianco (© Azione contro la Fame )(

VARESE, 19 giugno 2023- A circa due mesi dall’escalation di violenza in Sudan, gli scontri tra le Forze Armate Sudanesi (SAF) e le Forze di Supporto Rapido (RSF) continuano a Khartoum, nel Darfur e in diverse aree del Paese.

Il conflitto e gli sfollamenti forzati stanno facendo salire alle stelle i tassi di malnutrizione. Più di 1,8 milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle loro case. Secondo il coordinatore dell’area Salute e Nutrizione di Azione contro la Fame in Sudan, Samson Wolderufael“anche chi ha disponibilità di denaro non ha accesso al cibo. I mercati sono chiusi. Molte attività agricole sono state interrotte proprio quando in Sudan inizia la stagione della semina. Le banche sono crollate, i prezzi sono raddoppiati, gli spostamenti e le strade sono insicuri. Tutto ciò influisce sulla capacità delle famiglie di accedere al cibo”.

 Si tratta di una crisi gravissima, che colpisce 48 milioni di persone: i bambini, le donne, gli anziani, le persone con disabilità fisiche e mentali, gli sfollati e i malati cronici sono i più vulnerabili. Tutti loro hanno urgente bisogno di accedere a forniture alimentari generiche e ad alimenti supplementari, come quelli terapeutici, utilizzati per trattare i bambini affetti da malnutrizione.

GLI EFFETTI DEL CONFLITTO SULLA MALNUTRIZIONE INFANTILE

Wolderufael spiega: “i dati in nostro possesso ci dicono che più di 50.000 bambini seguiti in programmi per il trattamento della malnutrizione acuta grave hanno subito l’interruzione delle cure a causa del conflitto. Noi di Azione contro la Fame abbiamo ripreso le attività di distribuzione di alimenti terapeutici per la popolazione del Nilo Bianco, una delle aree con la più alta presenza di sfollati interni, e del Nilo Blu”.

 La popolazione, inoltre, non vede garantito l’accesso all’assistenza sanitaria. I centri sanitari non funzionano regolarmente e la maggior parte è stata danneggiata o saccheggiata. Secondo i dati dell’ONU, il 67% degli ospedali situati in prossimità di aree con combattimenti attivi non funziona. Il coordinatore dell’area Salute e Nutrizione di Azione contro la Fame in Sudan, Wolderufael, spiega che “i bambini muoiono per malnutrizione e hanno problemi di salute come polmonite, diarrea acquosa acuta, colera, malaria e altre infezioni”.

 SACCHEGGIATO UNO DEGLI UFFICI DI AZIONE CONTRO LA FAME

Almeno 162 veicoli di organizzazioni umanitarie sono stati rubati e 61 uffici e 57 magazzini sono stati saccheggiati. Jody Paulson Cormack, responsabile della sicurezza globale di Azione contro la Fame, afferma che “questa pratica è comune nelle zone di conflitto. La stiamo sperimentando di nuovo in Sudan, dove il lavoro degli gli operatori umanitari non è protetto dalle violenze”.

Dopo diversi cessate il fuoco falliti, Cormack afferma che “non sembra esserci alcun segnale che permetta agli aiuti umanitari di passare. Tutte le organizzazioni chiedono che venga loro permesso di lavorare e di raggiungere tutte le vittime del conflitto. Ci sono stati brevi momenti in cui siamo riusciti a trasportare cibo e medicine in alcune aree, ma non è abbastanza rispetto ai crescenti bisogni che stiamo rilevando”.

 L’ufficio di Azione contro la Fame nella zona di Zalingei, nel Darfur centrale, è stato recentemente saccheggiato. Cormack spiega: “hanno preso medicine, trattamenti nutrizionali, computer. Tutto ciò che ci permette di rispondere alla crisi e di raggiungere le popolazioni colpite – e conclude – le nostre squadre in Sudan sono pronte e determinate a portare sostegno alle popolazioni colpite, abbiamo solo bisogno di un minimo via libera, che ci consenta di procedere con le nostre attività”.