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Lara Comi dopo la sentenza di primo grado: ” Sono innocente. Mai preso fondi europei per me e per la mia famiglia”

VARESE, 19 gennaio 2024-“Ritengo che la sentenza sia ingiusta e contraddittoria: l’affermazione di responsabilità si fonda solo su elementi indizianti opinabili. Quanto sopra sarà dimostrato nell’atto di appello che il mio difensore presenterà. Quel che più mi colpisce è la violazione, in mio danno, della presunzione di innocenza, in quanto si ipotizza che potrei, come parlamentare eletto direttamente dai cittadini, commettere altri reati in danno del Parlamento Europeo. istituzione che ho sempre servito con dedizione e passione nell’interesse dei cittadini”, commenta l’Onrevole Lara Comi nel giorno del deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado.  

  L’Avv. Gian Piero Biancolella, difensore di Lara Comi, ha dichiarato che dalla lettura

della sentenza emerge come non siano stati tenuti in debita considerazione i criteri indicati dalla Suprema Corte di Cassazione in tema di valutazione degli indizi. Inoltre, non è stato tenuto in debita considerazione l’apporto probatorio documentale prodotto dalla difesa a riprova della trasparenza dell’operato dell’On. Comi e segnatamente l’analisi dei conti correnti personali e l’analisi che di detta documentazione bancaria ha effettuato sia la Banca d’Italia che la G.d.F. senza riscontrare alcuna anomalia. D’altronde l’On. Comi ha sempre dichiarato in varie fasi del dibattimento: “non ho nulla da nascondere e ho sempre operato nel rispetto della Legge. A riprova di ciò non mi sono avvalsa della immunità parlamentare lasciando alla Magistratura, che non aveva richiesto nessuna autorizzazione, l’utilizzo di conversazioni, chat, email, nella consapevolezza che tale documentazione comprovasse la mia innocenza”.

  Inoltre, l’Avv. Biancolella, ha aggiunto che desta particolare perplessità e stupore l’inutile coinvolgimento della madre dell’On. Comi nelle motivazioni della sentenza. Nel corso del dibattimento è stato infatti ampiamente dimostrato che l’assunzione di quest’ultima, quale assistente parlamentare, è il frutto di un errore del terzo erogatore e che in ogni caso l’ammontare di quanto erroneamente percepito è stato interamente restituito al Parlamento Europeo dal terzo erogatore”.

  Una sentenza, quindi, ha concluso l’Avv. Biancolella, “che offre ampi spazi argomentativi in fatto e in diritto per richiedere, con l’atto di appello, il riconoscimento dell’innocenza dell’On. Comi dalle accuse per le quali è stata inflitta una condanna che è certamente ingiusta e priva di solido supporto probatorio.”

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