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Saluti romani durante matrimonio in Comune a Varese. D’Amico (Collettiva): “Evitare di dare occasioni pubbliche a questi personaggi”

VARESE, 5 febbraio 2024-Maria Grazia D’Amico, consigliera comunale di Varese, interviene dopo il polverone scatenato dal matrimonio celebrato in Comune a Varese con tanto di saluti romani nel cortile del palazzo comunale: “È stato un brutto spettacolo e giustamente tantissimi cittadini ce l’hanno segnalato. Da subito hanno iniziato a girare foto e video dell’accaduto.
Proprio mentre noi all’interno del Comune stavamo lavorando, nel cortile è andata in
scena una pagina indegna di una città che si riconosce nei valori dell’antifascismo”.
“Dato il clima sociale nel quale siamo precipitati -prosegue D’Amico- bisognerebbe evitare
di dare occasioni pubbliche a questi personaggi. Quando nel maggio dell’anno scorso con Collettiva* abbiamo organizzato una partecipatissima piazza antifascista avevamo proprio messo in guardia dal rischio di normalizzare certi comportamenti. Permettere che il capo del gruppo neo-nazista indossasse la fascia tricolore della Repubblica nata dalla
Resistenza andava evitato. Non è mai innocuo lasciare spazio a simili manifestazioni
perché non sono mai solo commemorative o celebrative.

“Quanto accaduto al termine della celebrazione a Palazzo Estense è inaccettabile e invito le forze dell’ordine a fare piena chiarezza su quanto avvenuto, individuando al più presto i responsabili e avviando le necessarie azioni penali”. Così il sindaco di Varese, Davide Galimberti, in merito ai fatti accaduti sabato a Palazzo Estense.

 

“Il Comune di Varese è il massimo luogo cittadino dove trovano espressione i valori di antifascismo e libertà, e non può assolutamente essere violato da gesti e slogan che non devono più trovare spazio nella nostra società. Sono sicuro che le forze dell’ordine individueranno al più presto i responsabili di questi atti gravissimi che non rappresentano in nessun modo la nostra città. Nello specifico devo però precisare che la persona che ha celebrato il matrimonio, per l’ordinamento del nostro Paese, aveva i requisiti per officiarlo.  Anzi, il Comune ha effettuato attività istruttorie ulteriori perchè gli uffici comunali non si sono accontentati della semplice autodichiarazione dei requisiti. La celebrazione dunque è avvenuta secondo quanto la legge stabilisce e alla presenza di personale delle forze dell’ordine”.

 

“Negli ultimi tempi – prosegue il sindaco – fenomeni di questo tipo si stanno verificando sempre più spesso, come negli ultimi giorni ad Acca Larentia, ed è quindi fondamentale e urgente che, oltre alle condanne da parte della comunità democratica, delle forze politiche e associative, arrivi un intervento chiaro che porti finalmente a orientamenti univoci in ordine alle condanne di tali fatti”.

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