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La svendita di Poste Italiane penalizzerà fortemente anche la provincia di Varese: rischio chiusure e riduzione personale

VARESE, 6 febbraio 2024– La svendita di Poste Italiane penalizzerà fortemente anche la provincia di Varese con la riduzione dei servizi e del personale e il rischio di chiusura per molti uffici.

L’improvvisa decisione dell’attuale Governo di svendere ulteriori quote di Poste Italiane con il solo scopo di fare cassa, con l’inaspettata incoerenza dei suoi componenti che esprimevano netta contrarietà alla prima privatizzazione avvenuta nel 2015, ha colto di sorpresa anche la SLP-CISL della provincia di Varese (l’organizzazione sindacale con la maggioranza assoluta di iscritti e di rappresentanza nelle RSU di Poste Italiane) che è pronta a mobilitare i circa 1.300 addetti applicati nei 181 Uffici Postali e nei 9 Centri di Distribuzione del territorio.

Preoccupazione che il segretario generale SLP-CISL dei Laghi, ​​​​​​​​​Maurizio Cappello, evidenzia in tutta la sua drammaticità.È utile ricordare a tutti che, grazie principalmente all’impegno ed alla dedizione dei lavoratori, Poste Italiane da molti anni produce utili che già contribuiscono significativamente alle finanze dello Stato, senza che ora ci fosse la impellente necessità di svendere privandosi di queste entrate.

Occorre tenere presente anche che Poste ha un ruolo strategico e di coesione sociale, soprattutto in una provincia come quella di Varese fatta di piccole realtà già abbandonate da banche, negozi, servizi sanitari ed assistenziali, dove l’ufficio postale rappresenta l’unico presidio di socialità. In tanti di questi comuni vi sono oltre un centinaio di uffici postali che vedono, di fatto, la sostanziale presenza di un solo addetto. E che molti di questi, dopo la precedente privatizzazione del 2015, ora sono aperti solo a giorni alterni.

Con una strada già così tracciata, nonostante le attuali rassicurazioni identiche a quelle contestate ai precedenti governi, è fin troppo facile prevedere quale sarà il funesto futuro per questi uffici, per il personale, per i cittadini e per le imprese, in nome degli utili da garantire agli azionisti.

La scellerata scelta di attuare una vera e propria svendita di uno degli asset più importanti e redditizi del Paese, senza tenere conto delle pesanti ricadute che inevitabilmente vi saranno anche nella nostra provincia, è poco comprensibile anche in considerazione delle origini e del collegio elettorale del Ministro dell’Economia.

Nei giorni scorsi si sono tenute una serie di affollate e partecipate assemblee con i lavoratori della provincia di Varese che, oltre ad aver approvato a larghissima maggioranza la piattaforma per il rinnovo contrattuale di categoria, hanno dato mandato ai sindacati di intraprendere tutte le iniziative utili alla sensibilizzazione e al coinvolgimento dei sindaci, delle istituzioni, delle forze politiche, dei cittadini e dei pensionati per far recedere il Governo da questa sciagurata decisione.

 

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