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”Il cambiamento climatico non esiste”:provocatoria installazione all’apertura della Milano Fashion Week

MILANO, 20 febbraio 2024. «Il cambiamento climatico non esiste». È la frase che campeggia sulla provocatoria installazione comparsa all’apertura della Milano Fashion Week, per ribadire l’allarme sull’emergenza climatica e sul suo impatto globale. In via Paolo Sarpi si apre uno scenario quasi apocalittico: i passanti incontrano un’auto gravemente danneggiata da giganteschi chicchi di grandine e uno di questi colpisce proprio la scritta «Climate change doesn’t exist», a significare che negare o ignorare l’emergenza non ce ne mette al riparo.

L’installazione è visibile in via Paolo Sarpi, all’altezza dei civici 19 e 21, da martedì 20 a domenica 25 febbraio. «Factanza è da sempre in prima linea sulle sfide legate all’emergenza cli matica e crediamo sia nostro dovere agire come veicolo di consapevolezza e cambiamento. L’installazione in tal senso diventa un simbolo e un monito a riconoscere la realtà del cambiamento climatico e le sue conseguenze devastanti», ha commentato Bianca Arrighini, CEO e co-founder di Factanza, uno dei leader tra le piattaforme digitali, con una community da oltre un milione di utenti sui social media«Non si tratta solo di una manifestazione di solidarietà, ma di un impegno tangibile verso la causa. Portare avanti questo progetto significa mettere in luce le storie e gli impatti umani legati alle crisi climatiche, promuovendo azioniconcrete che ricordino l’importanza di un’immediata azione globale».

L’iniziativa è realizzata nell’ambito del progetto “Humanitarian Assistance for Vulnerable Flood-affected communities in Pakistan”, finanziato dall’Unione Europea.

Il progetto, ideato e prodotto da Fondazione CESVI e Factanza Media, insieme a Mirror, nasce infatti con l’obiettivo di trasformare un concetto astratto in un’esperienza visiva coinvolgente per stimolare riflessioni profonde sulla responsabilità individuale e collettiva.

Gli eventi climatici estremi, infatti, sono sempre più presenti ovunque, anche nel nostro Paese. La città di Milano porta ancora le “ferite” delle violente piogge e grandinate che l’hanno recentemente colpita, così come le devastanti alluvioni hanno messo a dura prova l’Emilia-Romagna. Non si tratta di fenomeni passeggeri o imprevedibili, ma degli effetti del riscaldamento globale, che fa sì che le tempeste siano sempre più violente. Il 2023 è stato l’anno più caldo mai registrato, con una temperatura media di 0,60° maggiore rispetto al 1991-2000 e di 1,48° dal livello preindustriale1. Tra 1970 e 2021 i fenomeni meteorologici estremi nel mondo sono stati 11.778, con 4.300 miliardi di dollari di danni economici e la morte di 2 milioni di persone, per il 90% nei Paesi in Via di Sviluppo2.

Ma se pensiamo che una macchina distrutta possa essere una tragedia, CESVI e Factanza invitano a ricordare che questa non è nemmeno lontanamente paragonabile a ciò che capita regolarmente in altri Paesi del mondo, dove gli eventi meteorologici estremi spazzano via ogni cosa, causando morte e devastazione. Come avvenuto in Pakistan tra il 2022 e il 2023. Per questo, poco distante dall’installazione, un totem multimediale mostra l’impatto dei cambiamenti climatici in tutto il mondo con un approfondimento sul Pakistan, Paese simbolo dell’ingiustizia climatica: tra i più colpiti al mondo dagli eventi naturali estremi, sebbene sia tra i minori produttori di gas serra. Le alluvioni del 2022 hanno sommerso un terzo del Paese, tanto che oltre 33 milioni di persone sono state colpite e più di 8,2 milioni costrette ad abbandonare le proprie case. Ma l’emergenza si è estesa nel 2023 anche nel Punjab dove più di 750.000 persone sono state colpite da piogge estreme con oltre 630.000 persone sfollate e quasi mezzo milione di acri di coltivazioni danneggiati.

«Il messaggio è chiaro: se pensiamo che quel che accade in Europa e Italia sia drammatico, è necessario guardare più lontano, spesso ai Paesi già colpiti dalla crisi climatica e martoriati da povertà, fame, malattie, guerre, ingabbiati in un circolo vizioso che non lascia scampo ai loro abitanti. Il cambiamento climatico esacerba le diseguaglianze e le ingiustizie sia a livello internazionale che locale. Da un lato i Paesi che soffrono maggiormente gli impatti del cambiamento climatico non sono affatto quelli che hanno contribuito di più alla genesi del fenomeno. Dall’altro in ogni singolo Paese sono le comunità più povere e marginalizzate ad essere le più colpite», ha detto Gloria Zavatta, Presidente di CESVI. «La scelta di ribadire l’allarme sull’emergenza climatica in concomitanza della Fashion Week ci permette di attenzionare un tema di rilevanza assoluta in un momento di grande visibilità per Milano, città della moda, ma sempre più attenta alle tematiche legate alla sostenibilità».

 La situazione in Pakistan. Per il Global Climate Risk Index 2021 il Pakistan è il secondo Paese al mondo più soggetto a eventi climatici estremi3. Le alluvioni hanno causato 10 milioni di persone sfollate4 nel solo 2022, mentre più di 1.700 sono morte e due milioni di abitazioni sono state devastate. Nei distretti colpiti il tasso medio di malnutrizione acuta grave è del 12% (3,5 milioni di bambini5), mentre la distruzione delle fonti d’acqua potabile ha causato un aumento esponenziale di malattie come malaria, dengue, colera, tifo. L’impatto maggiore dell’emergenza, ancora una volta, riguarda le persone più povere: tra 8,4 e 9,1 milioni di abitanti sono stati spinti sotto la soglia di povertà6.

CESVI, presente in Pakistan dal 2005, si concentra su attività di preparazione e risposta alle catastrofi e ai disastri naturali. Nel Sindh sostiene le comunità e le autorità locali con attività di formazione e ha predisposto sistemi di monitoraggio delle acque dei fiumi. Con il progetto di “Assistenza umanitaria per le comunità vulnerabili colpite dalle alluvioni in Pakistan”, sostenuto dall’Ue, porta aiuti umanitari salvavita, promuove la ricostruzione e il miglioramento delle condizioni di vita, fornisce sostegno economico e sulla salute. Il progetto supporta oltre 200.000 persone.

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