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L’Ospedale Fatebenefratelli sperimenta il Medical Coaching per donne con tumore alla mammella

MILANO, 10 aprile 2024 – Al via all’Ospedale Fatebenefratelli di Milano la sperimentazione di un servizio gratuito di medical coaching per donne affette da tumore alla mammella, in terapia.

“Medici. Pazienti. Parenti”, questo il titolo del progetto, è un servizio messo a disposizione dalla Fondazione Renata Quattropani ETS, che nel 2017 ha portato in Italia con successo il medical coaching per i pazienti onco-ematologici cronici e loro familiari.

Il medical coach è una figura capace di accompagnare il paziente cronico o affetto da gravi patologie, in alcuni casi insieme ai caregiver, nella gestione quotidiana della malattia, seguendolo passo per passo e motivandolo ad affrontare le piccole grandi sfide quotidiane con vantaggi sia sulla qualità della vita dei malati, che vengono rimessi al centro, come persone e non solo come malati, che sulla regolarità terapeutica, e quindi sull’efficacia, delle cure.

Dopo il successo di “Medici. Pazienti. Parenti” per i pazienti onco-ematologici in corso al Policlinico e in altri  IRCCS milanesi quali l’Ospedale San Raffaele e l’Istituto dei Tumori, la Fondazione ha avviato all’Ospedale Fatebenefratelli la sperimentazione con un gruppo di donne affette da tumore alla mammella.

In questo programma, il coach diventa un alleato della donna nella gestione dei cambiamenti portati dalla malattia, dalla necessità di seguire con scrupolo l’iter di cura conciliandolo con il lavoro e gli impegni familiari, ai disagi estetici come la perdita dei capelli e altri effetti collaterali, che per molte donne può essere motivo di conflitto nella regolare continuità delle terapie adiuvanti.

Il coach supporta e incoraggia l’indipendenza della donna nel suo percorso di cura e nell’adottare, laddove necessario, nuovi comportamenti con l’obiettivo di mantenere una vita pienamente attiva e sociale sia nel contesto familiare che in quello lavorativo e relazionale. Incontro dopo incontro, si lavora alla costruzione di una consapevolezza che porti la donna a vivere da protagonista attiva l’esperienza della malattia.

Il percorso si svolge online grazie a un sistema di videoconferenza di semplice utilizzo su PC, Tablet o smartphone e inizia con un colloquio conoscitivo individuale, dove viene presentata la metodologia del coaching; seguono 14 incontri di gruppo nell’arco di 7 mesi, uno ogni 15 giorni, sempre online.

Completa il servizio un affiancamento individuale di durata annuale denominato Coaching Time, rivolto a tutti i partecipanti.

“Vogliamo muoverci verso le persone in modo diverso, guardando oltre la sofferenza, al servizio di una ricerca più ampia, più profonda. Quella ricerca di cui tutti noi comprendiamo il valore, l’umanizzazione della cura che inizia da un’attenzione più mirata alle emozioni”, spiega Giovanna Ferrante, presidente di Fondazione Renata Quattropani.

“Il lavoro del coach parte dall’ascolto del paziente, fondamentale perché lo stesso possa chiarire quali sono i suoi obiettivi e assumere nel dialogo un atteggiamento proattivo – spiega Roberto Assente, responsabile dei progetti di Coaching della Fondazione – Noi non lavoriamo sul passato ma sul presente, sull’oggi come motore di futuro, aiutando l’individuo a focalizzare in maniera più efficace e consapevole gli obiettivi da raggiungere e le scelte per raggiungerli. Nel caso specifico delle donne con tumore al seno, lavoriamo al di là del superamento del trauma e delle possibili comparse di difficoltà psicologiche associate, interventi questi a carico degli psico-oncologi. Noi Coach ci occupiamo di sviluppare il senso di consapevolezza del valore della propria persona, dei valori di riferimento individuali, delle proprie potenzialità e dei propri talenti. Affianchiamo i partecipanti nello scegliere, individualmente, un proprio obiettivo che rinforzi il loro senso di appartenenza ad un progetto di vita presente e futura, sia durante la terapia che nelle fasi successive. I nostri percorsi di Medical Coaching permettono di dare risposte efficaci a queste necessità, rendendo le partecipanti in grado di “agire” in proprio e in autonomia, guidate da consapevolezza, responsabilità, auto-motivazione e facendo recuperare loro la capacità di apprezzare appieno il valore del loro impegno, non solo terapeutico, ma anche di autorealizzazione.”

 

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