Intervista alla Senatrice Maria Nocco (FdI): “Più strumenti agli imprenditori per battere il caporalato e difendere il Made in Italy”

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La senatrice Maria Nocco

VARESE, 8 gennaio 2026-di GIANNI BERALDO

In un panorama politico che richiede risposte sempre più rapide e concrete, la figura della Senatrice Maria Nocco, di Fratelli d’Italia, si distingue per un approccio che fonde rigore legislativo e visione imprenditoriale.

Laureata in Economia e Commercio e con una solida carriera come amministratrice nel settore agroalimentare, Nocco ricopre oggi ruoli chiave che toccano i nervi scoperti dell’economia e del sociale: è membro della 5ª Commissione permanente (Bilancio), dove si decidono le coperture strategiche per lo sviluppo nazionale, della Commissione parlamentare per la semplificazione e della Commissione d’Inchiesta sullo sfruttamento del lavoro, posizionandosi in prima linea contro le piaghe del caporalato e dell’irregolarità.

In questa intervista esclusiva, la Senatrice analizza i traguardi raggiunti all’alba del 2026, mettendo a fuoco tre punti di “svolta strutturale” per quanto attiene il settore Agricolo.

INTERVISTA

Senatrice Nocco, ci spieghi quell’emendamento da lei firmato che stanzia 900.000 euro annui a partire dal 2026, utile a rendere strutturale il lavoro agricolo occasionale. E se vi sono stati dei feedback ricevuti in tal senso dalle imprese agricole che poi hanno spinto appunto a questa stabilizzazione?

Credo che il mondo agricolo abbia bisogno comunque di manodopera, e soprattutto che si abbia la possibilità che seguano anche quelle che sono le esigenze aziendali. Spesso ci sono tanti lavori anche stagionali. Questo emendamento permette di utilizzare nuovamente dei voucher, credo sia una sperimentazione valida per poter poi magari anche reinserirli definitivamente. Io sono una imprenditrice agricola, quindi comprendo e conosco le necessità delle aziende: ci sono determinati lavori che devono essere fatti oggi, ora, in questo momento e non è possibile comunque attendere. Quindi è una grande opportunità per il mondo agricolo e utile per le esigenze dell’imprenditore.

Quindi lei reputa che questa cifra, pur importante, sia comunque commisurata alla reale domanda di manodopera che emerge dai territori?

Senta, questo lo vedremo, nel senso che comunque vedremo innanzitutto quelle che sono le risposte del mondo agricolo. Anche perché l’abbiamo finalizzato soltanto ad alcune categorie di lavoratori, poi verificheremo se c’è una maggiore richiesta da parte del mondo agricolo. Importante è iniziare, per poi poter decidere meglio come indirizzare le varie scelte. È logico che c’è un ritorno, un qualcosa che era stato eliminato precedentemente e credo che questo sia il giusto modo per cominciare a vedere realmente come risponderà tutto il settore.

Legalità e Contrasto al Caporalato

 

Lei è anche membro della commissione d’inchiesta sulle condizioni di lavoro e lo sfruttamento, vero?

Sì, certo.

Ecco, senta, quanto influisce la sua esperienza diretta, appunto, nell’analizzare queste che si possono tranquillamente definire come piaghe del mondo del lavoro, come il caporalato ad esempio? E nella scrittura di emendamenti, come quello di cui abbiamo appena parlato, si punta proprio a semplificare la legalità per rendere il lavoro irregolare meno praticabile come ‘strumento’ per alcune imprese. E’ così?

Certo. Però noi dobbiamo fare anche un certo distinguo, in quanto credo sia necessario fare anche una riforma in tal senso proprio per le difficoltà da parte di aziende a reperire la manodopera. Questo a volte porta anche ad utilizzare in maniera non corretta e con certe modalità, tutte le varie assunzioni. Quindi mettere le aziende nelle condizioni di avere delle situazioni sempre più possibili regolari, lo si può fare se si creano anche gli adeguati strumenti. Non credo che l’intenzione dell’imprenditore sia quello di sfruttare i lavoratori. Poi ovviamente c’è sempre il distinguo tra l’imprenditore onesto e quello che non lo è, come in tutti gli ambiti lavorativi d’altronde. Però se cominciamo a emanare leggi chiare, che mettano l’imprenditore in condizione di operare quanto più possibile nell’ambito della legalità, credo che lo stesso imprenditore sia contento. Quindi è bene ascoltare quelle che sono le esigenze dando delle risposte concrete, con delle leggi che possono realmente aiutare ad eliminare tutte queste irregolarità che, comunque, ahimè esistono ancora ma le cose e la sensibilità stanno cambiando.

Sicurezza Alimentare e Professioni Sanitarie

 

Un emendamento che prevede, finalmente, anche l’inquadramento nei ruoli dirigenziali dei medici veterinari specialisti ambulatoriali, oltre a sanare anche un’equità a livello contrattuale che si attendeva da anni. Lei ha definito questa norma come una “prima linea di difesa contro epizoozie e zoonosi”. In un momento in cui la sicurezza alimentare e la prevenzione delle emergenze sanitarie animali sono centrali per difendere l’export e la salute dei cittadini, come cambierà concretamente il presidio del territorio con questa stabilizzazione?

Allora, partiamo da un presupposto: il numero dei veterinari, soprattutto per il futuro con tanti veterinari che andranno in pensione, non sono adeguati a quella che è l’esigenza che richiede comunque il servizio sanitario per tutelare la sicurezza alimentare. In più, siccome ci sono questi veterinari specializzati ambulatoriali, che hanno sì delle competenze, ma che non possono rivestire spesso dei ruoli riservati ai dirigenti, con questo passaggio si rende un sistema anche più performante per dare delle risposte al territorio. È logico che noi dobbiamo sempre fare attenzione. Abbiamo avuto delle situazioni di malattie all’interno di allevamenti e vediamo come vengono superate brillantemente grazie comunque a un presidio del territorio e un servizio di controllo fatto dal servizio sanitario.

l’Inchiesta di Report

 

A tal proposito, quei reportage che hanno fatto tanto clamore di Report, in qualche modo rientrano in quello che mi sta dicendo lei sui controlli o è sfuggito qualcosa ai controlli?

Innanzitutto dobbiamo fare un’operazione di verità su quello che da Report è stato detto, perché a me, da operatore del settore, giungono notizie differenti rispetto a quello che viene riportato. Quindi io attendo innanzitutto risposte e verifiche perché quello che è stato fatto vedere non è propriamente la verità. Però io su questo non voglio esprimermi, vorrei che poi i servizi sanitari verifichino il risultato dei controlli. Certo è che se fosse così ci sarebbe una certa responsabilità, però io posso assicurare che in Italia i controlli esistono eccome.

Non dovrebbe essere generalizzato, lei dice?

No, non dovrebbe perché sono veramente severissimi. Ogni allevamento ha dei controlli che possono essere ogni 6 mesi o una volta all’anno a seconda della situazione epidemiologica. Abbiamo un sistema di controllo che fa invidia a tutto il mondo perché è quello più severo. Spesso, quando la Comunità Europea ci impone delle regole, in Italia queste vengono anche aumentate come controlli e come richiesta di performance. Quindi da un certo punto di vista veniamo anche maggiormente vessati come imprenditori perché dobbiamo rispondere a standard più elevati. Se è capitato in uno stabilimento, non è una verità assoluta e possiamo essere tranquilli perché in Italia lo standard di qualità delle nostre carni e dei prodotti agroalimentari è veramente elevato. Non possiamo commettere l’errore di screditare un intero settore che si impegna tantissimo e sostiene costi elevati per questi standard.

Però l’inchiesta dice altro

No, guardi, abbiamo dei controlli elevatissimi. Ad esempio, con la PAC e Classifarm, l’utilizzo dell’antibiotico è stato ridotto in maniera sensibile in tutti gli allevamenti; bisogna compensare con il benessere animale e questo è stato fatto. Sono grandissimi risultati. Perché un servizio deve screditare tutto questo impegno degli allevatori e degli operatori della filiera?

Lei è sempre molto attiva, ma in che modo il suo lavoro in commissione bilancio ha permesso di far convergere le esigenze di bilancio dello Stato con la necessità di finanziare misure come quelle del lavoro agricolo che richiedono investimenti certi? Come si è attivata? Mi pare in maniera abbastanza brillante, visti i risultati.

Guardi, io sono in Commissione Bilancio, ma mi sono sempre interfacciata con la Commissione Agricoltura e con il Ministero. Ho sempre voluto dare il mio apporto dalla mia esperienza personale per tradurlo in termini normativi. Credo che alla fine l’ingrediente sia l’impegno costante e continuo; in questo io ce l’ho messa tutta.

 Bilancio e Coalizione

Non sempre paga, ma in questo caso mi pare di sì

Il risultato ottenuto con l’emendamento sui veterinari, è frutto di un anno e mezzo di costante impegno nel seguire l’argomento e farne comprendere l’importanza in ogni ambito. Senza quell’impegno non saremmo arrivati a questo risultato. Poi a volte bisogna fermarsi quando c’è un muro che non si può superare.

Infatti vi sono degli aspetti oggettivi nella politica, al di là dei compromessi più o meno accettabili.

Assolutamente sì, ci possono essere visioni diverse o motivazioni non valutate a priori che possono poi essere condivise successivamente.

Direi che il confronto è alla base di tutto

Sì, ha ragione.

Parlando di confronti, siamo nel 2026, i sondaggi continuano a indicare Fratelli d’Italia come perno centrale della coalizione. Tuttavia, le cronache riportano dialettiche vivaci con gli alleati su temi come l’autonomia differenziata o la legge elettorale. Qual è il collante che permette a questo governo di reggere rispetto a Lega e Forza Italia, senza sfaldarsi come accaduto in passato?

Ma per fortuna che c’è questo allegro confronto! Il fatto che le opposizioni dicano che tra di noi non c’è un punto di vista comune ecc…mi fa sorridere. Guardi, nella mia azienda, se non ci fosse il confronto e ci fosse solo una posizione dominante, non si sceglierebbe mai la via giusta. Quello che per gli altri è un punto di debolezza, per me è un punto di forza. È in questo modo che si arriva alla migliore risposta per i cittadini. La figura dell’oppositore può essere fastidiosa, ma ti fa vedere cose che altrimenti non avresti visto e ti permette di fare scelte migliori.

Senta, mi pare di capire che il suo ruolo di imprenditore spesso lo voglia riflettere nella politica e molte volte ci riesce.

Beh, credo che per raggiungere risultati servano competenze differenti. L’imprenditore lavora per obiettivi e quelli devono essere raggiunti. Sì, è vero che a volte viene fuori questo mio aspetto. Spero possa essere un valore aggiunto; non è l’unico elemento per essere vincenti, ma certi punti di vista sono importanti.

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