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Allarme nanoplastiche, uno studio rivela: “Possono infiltrarsi nel cervello e causare infiammazioni”

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La dott.ssa Anna Baroni, ricercatrice supportata da Plastic Free nell’ambito del progetto

MILANO, 6 giugno 2026 – Le nanoplastiche, ovvero le particelle di plastica più piccole e invisibili, potrebbero non essere semplici frammenti inerti, ma elementi capaci di penetrare nel cervello, alterare l’equilibrio delle cellule immunitarie cerebrali e innescare processi infiammatori. È l’allarmante quadro che emerge da uno studio scientifico italiano presentato all’Università degli Studi di Milano-Bicocca durante il convegno internazionale “Plastics & Environment”.

La ricerca, promossa dall’associazione Plastic Free Onlus in collaborazione con l’Università San Raffaele di Roma e l’IRCCS San Raffaele Roma, ha analizzato al microscopio il comportamento di frammenti infinitesimali di polistirene. I risultati preliminari dimostrano che queste particelle vengono assorbite dalle cellule della microglia, i guardiani del nostro cervello, posizionandosi all’interno dei mitocondri, che sono le centrali energetiche cellulari.

Una volta entrate, le nanoplastiche riducono la sopravvivenza delle cellule e creano un forte stress ossidativo. Lo studio ha evidenziato che l’aggressività biologica dipende strettamente dalle dimensioni: le particelle più piccole, da 25 nanometri, si sono rivelate molto più dannose di quelle da 100 nanometri, provocando una risposta infiammatoria più acuta. Gli scienziati ipotizzano che questo meccanismo possa avere un impatto diretto sull’invecchiamento cerebrale e sullo sviluppo di malattie neurodegenerative.

La divulgazione di questi dati coincide con una grande mobilitazione nazionale di Plastic Free nelle giornate del 6 e 7 giugno, legata alla Giornata Mondiale dell’Ambiente. Migliaia di volontari scenderanno in piazza in tutta Italia per una campagna di pulizia contro l’abbandono dei mozziconi di sigaretta, guidata dallo slogan “Il pianeta non è un portacenere”.

Il legame tra i mozziconi e lo studio sul cervello è diretto. I filtri delle sigarette sono fatti di acetato di cellulosa, un materiale plastico che impiega oltre dieci anni a degradarsi. Consumandosi nell’ambiente, i filtri si riducono proprio in quelle micro e nanoplastiche invisibili che rischiano di entrare nella catena alimentare e, come dimostrato dalla ricerca, persino nel nostro organismo.

Per sostenere la ricerca: www.plasticfreeonlus.it/cosa-facciamo/supporta-la-ricerca-scientifica

redazione@varese7press.it