VARESE, 14 agosto 2026-Sono Martina Marchiò e sono stata a Gaza due volte come responsabile medica per Medici Senza Frontiere. Lì, insieme al ronzio costante dei droni, il suono più difficile da sopportare è il silenzio dei rubinetti asciutti. È lo sguardo di un padre che non ha un solo goccio d’acqua pulita per lavare le ferite di suo figlio, o anche solo per bagnargli le labbra spaccate dalla sete.
A Gaza l’acqua non è più semplicemente una risorsa che manca: è stata trasformata intenzionalmente in un’arma. Oltre 2 milioni di persone sfollate vivono ammassate in tende di fortuna, costrette a scavare latrine a pochi centimetri dai propri materassi.
In questo contesto, il corpo delle donne è diventato un silenzioso campo di battaglia.
Sono circa 700.000 le donne e le ragazze che ogni mese affrontano le mestruazioni senza acqua, senza sapone e senza kit

igienici, a causa del blocco dei soccorsi da parte delle autorità israeliane. Per far fronte al ciclo sono costrette a usare e riutilizzare stracci sporchi, pezzi di tende o frammenti di vestiti, esponendosi a infezioni dolorosissime e ad alto rischio.
Nelle nostre cliniche tocchiamo con mano ogni giorno le conseguenze devastanti di questa emergenza: epidemie di infezioni cutanee che martoriano soprattutto i bambini e neonati con piaghe gravi, causate da pannolini improvvisati con sacchetti di plastica.
I team di Medici Senza Frontiere continuano a distribuire acqua potabile a oltre 400.000 persone, ma le cisterne si svuotano drammaticamente mentre centinaia di famiglie sono ancora in coda sotto il sole. Lo stesso sole picchiante che sentiamo anche noi qui in Italia, ma che lì brucia su una terra priva di tutto.
Oggi una donazione non è solo un contributo economico:
È un pezzo di sapone che restituisce un minimo di dignità;
È un assorbente sterile che previene un’infezione grave;
È acqua pulita che disseta un bambino e gli salva la vita.
Donare è, soprattutto, un atto concreto di resistenza contro l’umiliazione e la distruzione di un intero popolo. Non voltiamo lo sguardo.
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