VOGHERA, 19 agosto 2026-Ha dedicato quasi trent’anni della propria vita professionale alle Officine Grandi Riparazioni di Voghera, contribuendo quotidianamente alla manutenzione del materiale rotabile ferroviario.
Oggi, a oltre due anni dalla sua scomparsa, la vicenda di Gianni Oliva finisce sul tavolo della Magistratura.
Il figlio Gianluca, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Pavia per fare piena luce sulle cause del decesso dell’ex ferroviere, avvenuto il 9 maggio 2024 a causa di un mesotelioma pleurico maligno, e chiedere l’accertamento di eventuali responsabilità penali legate all’esposizione all’amianto durante gli anni di servizio.
Con l’atto depositato, si sollecitano gli inquirenti a individuare le persone che nel tempo hanno ricoperto ruoli di responsabilità nella gestione della sicurezza e della salute dei lavoratori all’interno di Ferrovie dello Stato e Trenitalia.
L’obiettivo è verificare la sussistenza di indizi di reato, compresi i profili di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme sulla tutela del lavoro. La battaglia intraprende una strada formale sorretta dal ricordo affettivo e civile di chi ha visto soffrire il proprio familiare. Gianluca Oliva spiega infatti che il padre ha lavorato sempre con amore e dignità, sottolineando come la ricerca di verità e giustizia sia un atto dovuto alla sua memoria e a tutti i lavoratori che ancora oggi temono per le conseguenze di quegli ambienti salubri solo in apparenza.
La ricostruzione della carriera di Gianni Oliva traccia un percorso iniziato il 15 maggio 1974 presso l’impianto di Voghera, prima come operaio addetto alla verniciatura e successivamente come primo tecnico della manutenzione, ruolo ricoperto fino al 2003.
In quell’arco temporale, l’amianto veniva estensivamente impiegato nella coibentazione delle carrozze, nelle
guarnizioni, nei pannelli isolanti e negli impianti frenanti. Durante i processi di smontaggio, riparazione, carteggiatura e pulizia, le microfibre volatili si disperdevano nei reparti, esponendo non soltanto chi operava direttamente sulle componenti, ma l’intero personale presente negli stabilimenti.
A sostenere la fondatezza dell’esposto vi sono riscontri istituzionali di primo piano, a partire dalla documentazione INAIL e dalle analisi del Centro Operativo Regionale della Lombardia del Registro Nazionale dei Mesoteliomi. Tali enti hanno classificato il quadro clinico di Oliva come mesotelioma maligno pleurico certo ad eziologia professionale certa, individuando la causa scatenante proprio nell’attività di manutenzione svolta tra il 1975 e il 2003.
Sotto la lente della denuncia finiscono anche le presunte omissioni dell’epoca, caratterizzate dalla mancata adozione di efficaci sistemi di aspirazione e ventilazione, dalla scarsità di dispositivi di protezione individuale e da un’insufficiente sorveglianza medica preventiva.
L’iniziativa legale si richiama inoltre a precisi precedenti della giurisprudenza in materia di impianti ferroviari, citando la storica pronuncia della Corte di Cassazione sulle OGR di Torino e le più recenti decisioni giudiziarie piemontesi del 2025 relative al decesso di dieci lavoratori colpiti dalla medesima patologia.
Come evidenziato dall’avvocato Ezio Bonanni, storie come questa dimostrano l’alto prezzo pagato da generazioni di operai rimasti senza protezioni adeguate.
Per l’Osservatorio Nazionale Amianto, accertare le responsabilità ed evitare che queste tragedie cadano nell’oblio rappresenta un dovere verso le vittime e un impegno di sicurezza che riguarda l’intera collettività.




