VARESE, 21 settembre 2026- di GIANNI BERALDO
Il futuro del modello sanitario universalistico, l’impatto del progressivo invecchiamento della popolazione, la gestione della cronicità e la sostenibilità economica dei conti pubblici sono stati al centro del convegno “Universalismo e sostenibilità del sistema sanitario nazionale”, tenutosi nell’Aula Magna dell’Università degli Studi dell’Insubria a Varese.
L’evento, promosso dalla Fondazione per la Sussidiarietà e dall’Università dell’Insubria, ha visto un ricco parterre di interventi istituzionali e scientifici: oltre al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, sono intervenuti Giorgio Vittadini (Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà), Maria Pierro (Rettrice dell’Università dell’Insubria), Davide Galimberti (Sindaco di Varese), Marco Magrini (Presidente della Provincia di Varese), la parlamentare Maria Chiara Gadda, Michele Castelli (Università Milano-Bicocca), Camilla Callegari (ASST Sette Laghi), Carlo Nicora (Direttore generale Fondazione Molina), Francesca Rovera (Presidente della Scuola di Medicina dell’Insubria) e Sergio Segato (ASST Sette Laghi). Oltre ovviamente alla padrona di casa la rettrice Maria Pierro deputata ad aprire l’incontro.
Ovviamente vi era molta attesa per l’intervento del Ministro Giancarlo Giorgetti, lui varesotto di Cazzago Brabbia, ci teneva a essere presente oltre ad avere proposto come sede proprio Varese.
Nel suo intervento, il titolare del Mef ha tracciato una rotta pragmatica per il futuro del SSN, intrecciando gestione del

territorio, efficienza organizzativa e rigore di bilancio.
Richiamando le proprie radici territoriali, Giorgetti ha ricordato che «qui da noi l’autonomia e la sussidiarietà sono sempre andate insieme alla responsabilità». Di fronte a 24 milioni di italiani affetti da patologie croniche, il paradigma assistenziale deve necessariamente cambiare:
«Per questi pazienti, per le loro famiglie, il problema non è la singola prestazione: è essere seguiti nel tempo fuori dall’ospedale. Per farlo non basta chiedere e ottenere più risorse, serve organizzazione».
Efficienza della macchina pubblica: ingegneri gestionali e ‘Budget di Cura’
Per evitare che il rientro al domicilio dopo un ricovero lasci le famiglie in solitudine, il servizio pubblico deve rinnovare i propri strumenti gestionali:
«Penso che alla sanità pubblica oggi serva una robusta iniezione di ingegneri gestionali, per dare priorità all’organizzazione dei servizi e all’ottimizzazione dei processi».
A questa riorganizzazione si affianca la proposta di superare la pura logica tariffaria per prestazione, introducendo un “budget di cura” per la malattia cronica guidato da un responsabile di percorso e valutato sui risultati effettivi.
I numeri del bilancio: «I cittadini non misurano la sanità in miliardi»

Il Ministro ha ricordato lo sforzo finanziario profuso nell’ultima programmazione economica:
«Per il 2026 il governo ha portato il finanziamento del servizio sanitario a 142,9 miliardi, oltre 6 in più rispetto al ’25. Ma i cittadini non misurano la sanità in miliardi. La continuità dell’assistenza deve diventare una responsabilità riconoscibile».
Le risorse economiche costituiscono un presupposto imprescindibile, ma la prova del loro impatto dipende unicamente da come chi dirige i servizi e governa i territori sa convertirle in reale attività di cura.
Debito pubblico e ‘Sovranismo Pragmatico’
Con 3.000 miliardi di debito pubblico (137% del PIL) e circa 90 miliardi di soli interessi previsti per il 2025, la tenuta dei conti è l’unica garanzia di protezione della spesa sanitaria:
«La prudenza sul debito è una forma di sovranismo pragmatico. La sovranità si esercita tenendo i conti in ordine. Ogni euro in più di interessi è un euro in meno di spesa utile. E la spesa per interessi non cura nessuno».
Ripercorrendo i tagli alla sanità seguiti alle crisi finanziarie del 1992 e del 2011, Giorgetti ha ribadito che un bilancio in ordine rappresenta una vera «scelta redistributiva» a tutela dei cittadini più deboli.
Sanità integrativa e Patto Sociale

A fronte di 41 miliardi di euro spesi ogni anno di tasca propria dalle famiglie per la salute, la sanità integrativa necessita di nuove regole: agevolazioni fiscali per i fondi sanitari vincolate alle prestazioni erogate e integrazione strutturale della copertura per la non autosufficienza nei piani pensionistici.
In conclusione, il Ministro ha accolto la sollecitazione emersa dal convegno:
«Il rapporto propone un nuovo patto sociale per la salute. E ci sto, a una condizione: che nel patto entrino anche i conti. La sfida dei prossimi anni è trasformare i conti in ordine in cure che arrivano alle persone».




