MILANO, 4 ottobre 2026— Non si placa lo scontro politico al Pirellone sulla regolamentazione dei data center. Dopo l’annuncio dell’Assessore agli Enti locali e Montagna, Massimo Sertori, di voler introdurre modifiche in chiave più restrittiva alla normativa regionale approvata soltanto di recente, arriva la dura presa di posizione del Movimento 5 Stelle. A scagliarsi contro la maggioranza di centrodestra è il capogruppo pentastellato in Consiglio regionale, Nicola Di Marco.
Un altro punto centrale dell’attacco riguarda il rapporto con il Governo centrale e la tutela delle competenze regionali. Per il Movimento 5 Stelle, la narrazione sull’autonomia regionale stride con le decisioni prese sul fronte delle infrastrutture digitali.
«Addirittura, la stessa Regione, solita riempirsi la bocca con la parola autonomia, si è lasciata commissariare dal Governo, affinché l’insediamento di dieci progetti di data center definiti come strategici procedesse a passo spedito», prosegue il capogruppo consiliare.
Di Marco evidenzia come le problematiche emerse non siano giunte inattese, ma siano state ampiamente previste ed esposte durante la fase di consultazione legislativa:
Avvertimenti dalle opposizioni: Rischi di un impianto normativo puramente propagandistico e privo di reali vincoli di salvaguardia.
Contributo delle associazioni: Numerosi interventi durante il ciclo di audizioni che segnalavano il pericolo di consumo di suolo e impatto ambientale sui territori lombardi.
Assenza di scuse ufficiali: L’assenza di un’assunzione formale di responsabilità da parte della maggioranza dopo la revisione di rotta.
«Solitamente, ammettere un errore è sinonimo di buon senso. Non in questo caso e non solo perché non abbiamo ancora sentito nessuno scusarsi, ma soprattutto perché criticità, rischi e problematiche di un testo buono solo per la propaganda erano già state elencate alla Giunta sia dalle opposizioni che dalle numerose associazioni intervenute», conclude Di Marco. «Tentare di chiudere il recinto dopo che i buoi sono già scappati è solo l’ennesima presa in giro del centrodestra lombardo alla Lombardia».
