BUSTO ARSIZIO, 18 ottobre 2026 – Una condanna a un anno di reclusione senza il beneficio della sospensione condizionale della pena. Questo l’esito del processo di secondo grado celebrato davanti ai giudici della prima Corte d’Appello di Milano a carico di un cinquantasettenne di origini campane, accusato di una serie di episodi di molestie ed esibizionismo avvenuti quattro anni fa nei quartieri di Borsano e Sacconago a Busto Arsizio.
La decisione dei giudici milanesi ha confermato integralmente la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Busto Arsizio. Tra i vari episodi finiti nel fascicolo processuale e articolati in cinque separati capi d’imputazione, l’uomo è stato ritenuto responsabile di un singolo episodio risalente all’inizio di agosto del 2022.
In quella circostanza l’imputato, che era solito spostarsi in bicicletta per le vie dei rioni cittadini, si era reso protagonista di un’esibizione oscena davanti a due giovanissimi, un ragazzo e una ragazza, entrambi minorenni. Scioccata dall’accaduto, la giovane aveva raccontato tutto ai familiari, facendo scattare la denuncia presso la stazione dei Carabinieri.
L’età delle vittime aveva spinto la Procura di Busto Arsizio ad addebitare all’uomo il reato di corruzione di minorenne, un’impostazione accusatoria accolta e confermata in entrambi i gradi di giudizio. Dai restanti capi d’imputazione relativi ad atti osceni in luogo pubblico e molestie, il cinquantasettenne è stato invece assolto in virtù dell’insussistenza del fatto o per mancanza di querela, accertando che i luoghi degli addebiti non presentavano i requisiti di abituale frequenza da parte di minori prescritti dalla norma.
I termini per il deposito delle motivazioni della sentenza sono stati fissati in quindici giorni. Successivamente la difesa dell’imputato, affidata all’avvocato Ernest Nicoletti, valuterà la possibilità di impugnare la decisione con ricorso in Corte di Cassazione. Qualora la sentenza di condanna dovesse passare in giudicato e diventare definitiva, per il cinquantasettenne si aprirebbero le porte dell’istituto penitenziario.
La fattispecie di corruzione di minorenne rientra infatti tra i reati ostativi, condizione che preclude l’accesso alle misure alternative alla detenzione e non consente di beneficiare della sospensione della pena, pur a fronte di una condanna inferiore alla soglia ordinaria dei quattro anni.
