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Lavoro a Varese, un terzo dei nuovi assunti arriva da fuori provincia: mancano operai specializzati e medici

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VARESE, 22 ottobre 2026 –di GIANNI BERALDO

Il Centro Congressi Ville Ponti di Varese ha ospitato questa mattina “For Matching: interpretare i dati per gestire le crisi e favorire il rilancio occupazionale”, un evento dedicato all’analisi del mercato del lavoro e al ruolo strategico dei dati nella comprensione delle dinamiche occupazionali e nell’individuazione di nuove opportunità di sviluppo.

L’iniziativa, promossa dalla Provincia di Varese e dalla Camera di Commercio di Varese, è stata un’occasione di approfondimento e confronto tra istituzioni, mondo delle imprese, parti sociali ed esperti del settore. Al centro dell’incontro vi è stata la presentazione del nuovo Report sul mercato del Lavoro della provincia di Varese, dal titolo . Si tratta di uno strumento di analisi – realizzato in collaborazione tra i due enti e previsto nell’ambito della più complessiva azione di intervento sulle crisi aziendali e di promozione dello sviluppo territoriale – nato per interpretare le trasformazioni del contesto economico e occupazionale, riconoscere le criticità e orientare strategie e interventi efficaci. A seguire, la tavola rotonda ha visto la partecipazione di rappresentanti del mondo istituzionale, economico, accademico e delle parti sociali, uniti nell’obiettivo di condividere prospettive e individuare possibili azioni concrete a sostegno dell’occupazione e della competitività del territorio.

Oltre ad ospiti come il Prefetto Salvatore Pasquariello e i Consiglieri regionali Emanuele Monti e Giuseppe Licata, molti i relatori che hanno condiviso con la folta platea l’attuale situazione del mondo del lavoro a livello provinciale. Dati e analisi interessanti che hanno evidenziato alcune criticità in ambiti specifici così come la consapevolezza che oramai le imprese puntano sui giovani e su professioni che stanno cambiando l’idea stessa del lavoro e quindi di riflesso tutta la società.

Relatori come Giulia Grazioli (economista d’impresa che lavora presso l’Ufficio Studi di Confindustria Varese) o Elena Provenzano (responsabile studi statistici Camera di Commercio) giusto per citarne due che hanno sciorinato dati raccolti nell’arco di un anno, spiegando molto bene quanto serve al mercato del lavoro attualmente. Il tutto abilmente coordinato dal giornalista Michele Mancino, vice direttore di Varesenews

I dati del report presentati durante la mattinata evidenziano un tessuto economico territoriale estremamente dinamico, sostenuto dall’attività di 1.969 imprese coinvolte, per un totale di 3.987 richieste di personale e 5.999 posti di lavoro ricercati complessivamente. A livello geografico, la concentrazione delle aziende che cercano nuova forza lavoro vede in testa il capoluogo Varese con l’11,4% delle posizioni, seguito da Busto Arsizio con il 9,9%, Gallarate con il 7,9%, Saronno con il 4,4% e Tradate con il 3,2%.

Il report mette in luce anche un notevole indice di attrazione del territorio varesino: il 32,6% degli avviamenti al lavoro riguarda infatti lavoratori provenienti da fuori provincia, e all’interno di questo flusso la quota maggioritaria proviene dalla provincia di Milano, che rappresenta ben il 38% del personale “importato”.

Analizzando la suddivisione per macro-settori, la quota più consistente della domanda è rappresentata dall’area impiegati, commercio e servizi, che copre il 38% del totale. Seguono gli operai specializzati e conduttori di impianti con il 25%, i dirigenti, specialisti e tecnici con il 21% e infine le professioni non qualificate con il 16%.

Entrando nel dettaglio dei singoli ruoli con la più alta percentuale di richiesta rispetto al totale delle entrate previste, la classifica vede in testa i conduttori di autobus, tram e filobus con il 3,55%, seguiti dal personale non qualificato addetto alle pulizie di uffici ed esercizi commerciali al 3,37% e dai cuochi in alberghi e ristoranti al 3,32%. Troviamo poi i manovali e il personale non qualificato dell’edilizia civile al 3,28%, gli addetti alla gestione dei magazzini al 3,17%, i camerieri di ristorante al 2,45%, i contabili al 2,43%, gli idraulici nelle costruzioni civili al 2,42%, i baristi al 2,28% e i commessi delle vendite al minuto al 2,12%.

Per quanto riguarda i requisiti indicati dalle aziende per tracciare il profilo del lavoratore ideale, nel 32% dei casi si registra una chiara preferenza per i giovani under 30, un dato superiore sia alla media lombarda del 30% sia a quella nazionale del 27%. Sul fronte dei titoli di studio, il 65% delle entrate previste richiede il diploma di istruzione secondaria, mentre il 18% è rivolto a laureati o diplomati degli ITS Academy. La preferenza specifica per la figura femminile si attesta invece al 18,4%.

Accanto alla preparazione scolastica e tecnica, le imprese assegnano un peso sempre più determinante alle competenze trasversali. Tra le soft skills considerate di medio-alta importanza, la capacità di lavorare in gruppo è quella che ha registrato la crescita maggiore dal 2017 a oggi, salendo al 59,2% con un incremento di 4,6 punti percentuali. Restano comunque fondamentali la flessibilità e lo spirito di adattamento, indicati dal 69,1% delle aziende, il lavoro in autonomia al 44,2% e la capacità di problem solving al 43,3%.

Il nodo del mismatch e le professioni introvabili

Il punto critico emerso con maggiore forza durante la presentazione riguarda la crescente difficoltà nel reperire i profili desiderati. A soffrire maggiormente questa carenza sono gli operai specializzati, per i quali la quota di difficile reperimento raggiunge un allarmante 72,7%, seguiti dalle professioni tecniche al 59,8%, dai conduttori di impianti al 55,3% e dai dirigenti e specialisti al 54,6%. La difficoltà di reperimento supera addirittura l’80% per alcune categorie specifiche come gli operai specializzati nelle rifiniture edili, i fonditori, saldatori, lattonieri e montatori di carpenteria metallica, e i fabbri ferrai costruttori di utensili.

Spostando lo sguardo sulle professioni ad alta specializzazione, la carenza di organico risente pesantemente dei grandi trend strutturali in atto. L’invecchiamento demografico genera un’altissima richiesta insoddisfatta nel settore sanitario, dove risultano introvabili i medici nel 93% dei casi, gli specialisti delle scienze della vita al 77% e i tecnici della salute al 73%. Sul versante dell’innovazione e delle discipline STEM si cercano invano ingegneri nel 70% dei casi, specialisti in matematica, chimica e fisica al 69% ed esperti di mercati al 60%. Infine, la spinta verso la transizione digitale e green fa impennare la quota di irreperibilità per gli analisti e progettisti software al 79%, per gli esperti di reti e database al 73% e per i tecnici della sicurezza ambientale al 69%.

L’evento forMATCHING si è concluso confermando come il monitoraggio puntuale e l’analisi dei dati territoriali, rappresentino la bussola indispensabile per orientare le politiche attive del lavoro, la programmazione scolastica e le strategie di attrazione e trattenimento dei talenti nel Varesotto.

direttore@varese7press.it

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