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Rapporto tra genitori e giovani dipendenti digitali: il convegno al Gulliver di Varese lancia l’allarme

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VARESE, 27 ottobre 2026 – di GIANNI BERALDO

Una mattinata intensa iniziata alle 9 e appena conclusasi, con diversi relatori importanti che si sono susseguiti sul palco del caratteristico Teatro Carrozze dell’Hub del Centro Gulliver di Varese. Con loro in platea anche rappresentanti delle istituzioni come il Prefetto Salvatore Pasquariello e l’Assessore ai Servizi Sociali Roberto Molinari.

Tutto questo per un convegno dal tema di assoluta attualità inerente le implicazioni cliniche, sociali e legali derivanti da un uso incontrollato delle tecnologie digitali.

In molti casi potremmo riassumerla con una sola parola: dipendenza. Un termine forte, una parola che grammaticalmente è composta dalla relazione di subordinazione di due proposizioni, ma che colpisce in modo diretto la società tutta.

Il titolo principale del convegno in realtà è “Giovani (Dis)Connessi“, dove i protagonisti sono proprio loro: quegli adolescenti e giovani troppo spesso additati come succubi delle tecnologie digitali, social soprattutto, che sparigliano le carte del buonsenso e della logica sul loro utilizzo.

Poi vi è la responsabilità genitoriale sul loro controllo (sia dei figli che delle tecnologie che stanno utilizzando); troppo spesso gli stessi adulti, gli stessi genitori, non sono di buon esempio considerato che a volte sono i primi a usufruire delle varie forme digitali in modo sconsiderato e fuori controllo, generando anche per loro quel loop pericoloso che porta poi alla dipendenza digitale.

Così, in questo convegno multidisciplinare che ha visto la presenza di autorevoli figure professionali come psichiatri e psicoterapeuti, si è parlato e discusso di come affrontare quello che a tutti gli effetti è un problema medico ma pure sociale. Società, appunto. Ecco allora giustificati anche gli interventi di altri professionisti, come ad esempio la Magistrata di Sorveglianza Benedetta Rossi o il Giudice della sezione GIP/GUP di Varese Marcello Maria Buffa, che hanno raccontato il baratro anche a livello penale in cui molti ragazzi sono finiti a causa delle dipendenze e di come si potrebbe intervenire a livello di prevenzione.

Ovviamente non è un caso che sia stato proprio il Centro Gulliver a organizzare questo evento, che rientra nelle iniziative per ricordare i 40 anni di attività di questa bella e preziosa realtà sociale varesina.

Grazie ad essa molti giovani e non solo, che parevano irrecuperabili dalla dipendenza (da droghe, alcol e ora anche questo nuovo aspetto legato alla dipendenza digitale), negli anni hanno intrapreso un lungo percorso di recupero medico, psicologico e sociale, ridando loro fiducia e quella autostima che pareva smarrita per sempre.

Presidente Curtò con Prefetto Pasquariello

Gulliver che tra le forme di recupero ha messo in campo il tema del fare, il fare però in modo concreto e materiale come coinvolgere i propri ospiti in attività manuali coinvolgenti e stimolanti. 

Mattinata iniziata con i saluti istituzionali di Emilio Curtò, presidente del Centro Gulliver, e proseguita con il primo intervento affidato all’esperienza del dottor Michele Oldani, docente e membro del Direttivo della Scuola di Specializzazione in Psicoterapia di Milano.

Tra i temi di interesse presentati al convegno troviamo le Relazioni oggettuali ai tempi di

Il Centro Gulliver a Varese

Spotify oppure – nella seconda parte del convegno – la Generazione fAI da te: adolescenti e genitori tra nuove normalità e nuove dipendenze.

Insomma, un evento davvero importante da cui è emerso che tutti noi dobbiamo porre molta attenzione all’utilizzo del digitale in tutte le sue forme, perché nessuno può chiamarsi fuori dal momento stesso in cui attiviamo anche solo il cellulare.

Il rischio di diventare digital-dipendenti è dietro l’angolo.

direttore@varese7press.it

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