Greta Thunberg oggi diventa maggiorenne: gli auguri dai Verdi di Varese

VARESE, 3 gennaio 2021-Oggi diventa maggiorenne Greta Thunberg, uno dei personaggi più importanti dei nostri tempi, colei che ha portato il tema della crisi climatica alla ribalta e i giovani in piazza per salvare il Pianeta.
In questo anno di piazze vuote, Greta Thunberg non si è fermata, con i Fridays For Future ha organizzato i digital strike e continuato il suo ruolo di ambasciatrice di tutti gli ambientalisti del mondo.
Proprio in un’ultima intervista della BBC l’attivista svedese ha spiegato come la crisi globale generata dal Covid-19 abbia “acceso una luce sul fatto che non possiamo farcela senza la scienza”. Solo con la scienza potremo cambiare le cose.
Come Verdi-Europa Verde della Città di Varese stiamo lavorando assieme ai nostri GEV Giovani Europeisti Verdi per portare  nella nostra Città questi temi di fondamentale importanza per il futuro. 
Il 2021 sarà l’anno di una non semplice ripresa sociale ed economica dalle pesanti cicatrici del COVID-19.
Noi crediamo che tutto questo debba e possa essere fatto in modo diverso, senza sprechi e ruberie, il NEXT Generation program dell’Unione Europea dovrà essere il mezzo di una vera rinascita sociale e economica che sappia mettere al centro le Persone e l’Ambiente in modo armonioso.
I co-portavoce dei Verdi – Europa Verde della Città di Varese
Silvio Aimetti – Francesca Coffano



Al via il primo impianto in Italia per recupero cellulosa estratta da acque reflue: collaborazione tra CAP e Politecnico

VARESE, 28 dicembre 2020-Un innovativo impianto, il primo in Italia e il secondo in Europa dopo l’Olanda, per il recupero di cellulosa estratta dalle acque reflue, destinata a essere riutilizzata per la produzione di compositi e biopolimeri nell’industria di plastica e bioplastica, e nella produzione di materiale da costruzione come l’asfalto stradale.

Si trova a Truccazzano e lo ha creato Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, che da tempo sta sperimentando nuovi modelli di economia circolare, per portare l’azienda pubblica verso la carbon neutrality dettata dalle direttive nazionali ed europee.

“I fanghi e le acque reflue rappresentano una fonte preziosa di materie prime seconde sulle quali abbiamo previsto di investire oltre 80 milioni di euro nei prossimi 5 anni, integrando le nostre competenze con quelle di aziende italiane e internazionali in un’ottica di green e open economy, spiega Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato di Gruppo CAP. Tutto a beneficio della comunità e del territorio: ridurre il volume dei fanghi dell’87% e le emissioni di CO2 del 40% secondo le linee guida del nostro Piano di Sostenibilità, significa ridurre i costi in bolletta e migliorare l’impatto ambientale della Città metropolitana di Milano”.

Il progetto pilota avviato all’inizio di novembre presso l’impianto di depurazione di Truccazzano, Comune a nord est di Milano, durerà 5 mesi durante i quali, con la collaborazione del Politecnico di Milano, si adatterà l’innovativa tecnologia dell’olandese CirTec al processo di depurazione, testandone performance e qualità della materia prima estratta. Un progetto dai numeri importanti: ogni giorno in questa prima fase l’impianto produce 150 chilogrammi di cellulosa, che derivano principalmente dalla carta igienica, e che a pieno regime si stima diventeranno 1.000 tonnellate in un anno.

La cellulosa viene estratta attraverso un sistema di multifiltraggio e poi ripulita e disidratata. Un processo che ha un impatto positivo anche sulla successiva fase di depurazione, perché le acque reflue prive di cellulosa sono più facili da trattare. La rimozione delle sostanze inquinanti risulta così più efficace, producendo anche un risparmio energetico, a tutto vantaggio dell’ambiente.

Il 2020 è stato un anno di grande impegno nelle attività di ricerca e sperimentazione per l’introduzione/individuazione di processi innovativi legati all’economia circolare. Risale a qualche mese fa l’avvio di un’altra sperimentazione, prima nel panorama europeo, per ridurre il volume dei fanghi di depurazione del 70%, adottando un innovativo processo di bioessicamento. Da un paio di anni, inoltre, la cellulosa è oggetto di un progetto di simbiosi industriale che coinvolge Novamont, leader italiano nel settore dei Chemicals, e CAP nella sperimentazione del butandiolo, elemento alla base della produzione di bioplastiche.




Le foreste che rigenerano l’economia: al via progetto dell’Univesitá degli Studi di Milano

VARESE, 15 dicembre 2020-Le foreste forniscono legname, erbe medicinali e cibo, custodiscono un vero patrimonio di biodiversità, assorbono l’anidride carbonica e mitigano il clima, arginano i rischi di dissesto idrogeologico, influiscono sul benessere e la qualità della nostra vita… in altre parole, rappresentano un bene inestimabile per tutti gli esseri viventi, fornendo beni materiali e immateriali importantissimi e fondamentali per un futuro più equo e sostenibile.

In Italia coprono il 36,4% della superficie (circa 10,9 milioni di ettari) di cui il 27,5% sottoposto a vincolo naturalistico, con tendenza ad un costante aumento, eppure  la programmazione e la gestione delle attività forestali, nonostante vi sia sul nostro territorio un’intensa attività produttiva e una elevata pressione antropica, presenta evidenti criticità: soltanto il 19% delle foreste nazionali è difatti oggetto di pianificazione e vi è un tasso di gestione secondo i criteri indicati dagli schemi di certificazione  delle foreste ancora più basso (appena il 9%). Secondo i dati ufficiali, per esempio, viene prelevata nel nostro paese solamente una parte, tra il 24 e il 39% del legno che cresce e si sviluppa ogni anno nelle foreste italiane (Primo Rapporto Annuale sullo Stato delle Foreste in Italia, 2019), mentre importiamo l’80% del fabbisogno di prodotti legnosi, con oltre il 65% di legname consumato (tondo e semilavorato) proveniente dall’estero.

Da queste premesse nasce il progetto LIFE CO2PES&PEF cofinanziato dal Programma LIFE della commissione Europea, con l’idea di poter coniugare la conservazione della foresta, dei suoi processi e dei suoi servizi ecosistemici, aumentando gli assorbimenti di CO₂ (visto che già oggi boschi e foreste italiane immagazzinano 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio), diminuendo le perdite di carbonio per eventi estremi, e massimizzando la crescita forestale, con la garanzia di poter continuare a fornire input (prodotti, legname, etc..) al sistema industriale, creando reddito e benessere per le comunità locali.

Finanziato dal Programma LIFE, il progetto ha come capofila e coordinatore la Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa; mentre il Consorzio Comunalie Parmensi, FederlegnoArredo, Legambiente, la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia Servizio Foreste e Corpo Forestale, la Regione Emilia Romagna, Servizio Aree Protette, Foreste e Sviluppo della Montagna, l’Unione di Comuni della Romagna Forlivese – Unione Montana e l’Università degli Studi di Milano completano il partnenariato.

Le azioni verranno implementate in tre aree forestali pilota, rappresentative dell’area alpina e appenninica: il Demanio Forestale Forlivese, il Consorzio Comunalie Parmensi e la proprietà Regionale di Fusine.

Le azioni del progetto sono volte a misurare il carbon sink e il carbon stock delle foreste, ovvero l’assorbimento annuale di CO₂ e la quantità totale di carbonio immagazzinata nell’ecosistema forestale e a valutare le attività addizionali che permettono l’incremento dei servizi ecosistemici.

Attraverso l’applicazione dell’Impronta Ambientale di Prodotto alle filiere del legno prevediamo di ottenere una riduzione delle emissioni di CO₂, ad esempio nelle attività di taglio, segheria e, se presente, falegnameria e una riduzione del consumo di acqua e di energia”, afferma il Prof. Fabio Iraldo, Responsabile scientifico del progetto. “Inoltre, potremo ottenere un beneficio ambientale grazie alla sostituzione di materie prime maggiormente inquinanti con il legno, che è una risorsa rinnovabile se gestita correttamente”, afferma il Prof. Francesco Testa, Project Manager del progetto.

 

 




Varese a metá classifica tra i Comuni Rifiuti Free secondo dati di Legambiente Lombardia

VARESE, 15 dicembre 2020-Una Lombardia che prosegue il percorso verso l’economia circolare e il riciclo dei rifiuti. È questo il quadro che emerge dalla XXVII edizione del dossier Comuni Ricicloni redatto da Legambiente sulla base dei dati messi a disposizione da Arpa Lombardia. Aumentano, infatti, le esperienze virtuose e cresce la raccolta differenziata. Nonostante questo, ancora molto rimane da fare per la riduzione dei rifiuti in tutta la Lombardia.

Sono 323 su 1507 i Comuni Rifiuti Free – con una cinquantina di “new entry” rispetto all’anno precedente – che hanno raggiunto il traguardo dei 75 kg/abitante anno di residuo secco indifferenziato e che entrano nella classifica di Comuni Ricicloni 2020. Questi rappresentano il 21,4% dei comuni lombardi e vedono coinvolti 1 milione e 731 mila abitanti, cioè il 17,1% della popolazione regionale che concorre altresì al raggiungimento del 72,2% di raccolta differenziata.

In vetta alla classifica Rifiuti Free si collocano le province di Bergamo con 57 comuni e Mantova e Brescia entrambe con 49 comuni, seguite da Cremona con 44, la città Metropolitana di Milano con 43, Varese con 41 e Monza Brianza con 24. Chiudono la classifica la provincia di Como con 7 comuni, Lodi con 4, Pavia e Lecco con 2 e Sondrio con solo un comune. Purtroppo da questo quadro rimangono ai margini tutti i capoluoghi di provincia, che pur vantano punte di raccolta differenziata fino all’88% come a Mantova, non riescono ancora ad abbassare la soglia di residuo secco indifferenziato.

«Rispetto all’anno scorso cresce in Lombardia  il  numero dei Comuni Rifiuti Free, esperienze virtuose importanti per la capacità di ridurre i rifiuti e di aumentare la quantità di raccolta differenziata a livello locale – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Prevenzione, riduzione e recupero di materia sono obiettivi che devono guidare le amministrazioni per andare oltre gli obiettivi europei del pacchetto sull’economia circolare che stabilisce il 55% di riciclo dei materiali al 2025. La Lombardia può e deve alzare ulteriormente l’asticella per  cogliere l’opportunità di trasformare sempre di più i rifiuti in risorse.»

Sono dunque i Comuni lombardi che concorrono a costruire il risultato regionale con il 72% di raccolta differenziata. La Lombardia produce poco più di 4.800mila tonnellate di rifiuti urbani di cui 3.487mila differenziati, avviati al recupero e al riciclo, e 1.353mila tonnellate indifferenziate. Ad oggi, il 55% dei rifiuti differenziati viene effettivamente riciclato. Una percentuale che potrebbe aumentare se le oltre 800mila tonnellate di scarti da riciclo e da selezione, avviate prevalentemente negli inceneritori in dotazione in regione, potessero subire una variazione al ribasso, aumentando la qualità della raccolta e le possibilità di trasformazione negli impianti di riciclaggio già presenti nel nostro territorio.




Besano in lizza per i premi Eolo Missione Comune

BESANO, 15 dicembre 2020-– Mai come oggi la digitalizzazione del sistema scolastico assume un ruolo di primaria importanza per la crescita e lo sviluppo di tutto il Paese. Potersi innovare è per tutti i Comuni italiani, anche i più piccoli, un’esigenza chiave per poter ripartire a pieno regime e meglio di prima. Per questo motivo EOLO, principale operatore in Italia nel fixed wireless ultra broadband per i segmenti business e residenziale, ha annunciato la destinazione di un milione di euro in premi tech al sistema scolastico dei piccoli comuni, attraverso il progetto EOLO Missione Comune.  Fra i comuni già in gara per l’assegnazione dei premi dal mese di ottobre è presente Besano, in provincia di Varese, che grazie ai voti raccolti ha raggiunto la top ten del progetto.

Per i prossimi quattro mesi, i cittadini e sostenitori potranno aiutare Besano ad aggiudicarsi il contributo massimo di 14.000 euro in premi tecnologici, adatti a supportare la digitalizzazione del sistema scolastico e la trasformazione in una piccola smart city: basterà seguire le indicazioni presenti sul sito della piattaforma per supportare il comune scelto attraverso alcune “Missioni social”.

“L’istruzione delle giovani menti è fondamentale per il futuro del Paese, per questo noi di EOLO vogliamo contribuire attraverso il progetto EOLO Missione Comune alla digitalizzazione del sistema scolastico dei piccoli comuni, affiancandoci a loro nel difficile anno già incominciato” commenta Luca Spada, Presidente e fondatore di EOLO “Vogliamo essere parte attiva del cambiamento nel mondo della scuola e crediamo l’aperto confronto con i più giovani sulle necessità della scuola del futuro e mettere a loro disposizione gli strumenti tecnologici per costruirla possa essere la strada giusta”

Per il secondo anno di EOLO Missione Comune, l’azienda conferma il proprio impegno verso i comuni in cui opera, con un forte focus sulle necessità della scuola: le soluzioni tecnologiche ideate per la digitalizzazione della scuola, come i tablet e i percorsi di formazione individuali o di gruppo per avvicinare i più giovani ai temi della tecnologia, sostenibilità e problematiche ambientali.

Oltre alla scuola, il catalogo dei premi di EOLO Missione Comune comprende anche: connettività omaggio per 2 anni, access point per connettere le aree del paese e soluzioni per la sicurezza o la municipalità. Tutti strumenti pensati per portare anche le realtà più piccole ad innovarsi.

Per maggiori informazioni e dettagli sul progetto visitare il sito https://missionecomune.eolo.it/




A Varese volontari di Greenpeace hanno distribuito “bollette energetiche ambientaliste”

VARESE, 3 dicembre 2020- Questa mattina volontari e volontarie di Greenpeace di Varese (in concomitanza con diverse altre città italiane) hanno distribuito la riproduzione di una bolletta Eni realizzata dall’organizzazione ambientalista, con informazioni sull’impatto delle attività dell’azienda sul clima del Pianeta.

Nonostante sia uno dei maggiori inquinatori al mondo in termini di emissioni di gas serra, nonché il più grande emettitore italiano di CO2, Eni si proclama verde mentre invece continua a puntare con decisione sul gas fossile, combustibile che spaccia come “amico del clima”, ma che è in realtà uno dei responsabili dell’emergenza climatica in corso.

Anche a Milano, Roma ed altre Provincie, volontari e volontarie hanno distribuito le bollette climatiche di Eni a cittadine e cittadini. Tutte le attività si sono svolte in ottemperanza alle vigenti normative anti Covid-19.

Bolletta ambientalista di Grenpeace

«Nelle sue martellanti comunicazioni, che si tratti di spot a pagamento o di dichiarazioni fatte sui media, Eni cerca di promuovere i propri piani come “green”. Ma la verità è un’altra, l’azienda vuole continuare estrarre e bruciare gas e petrolio, e per farlo propone false soluzioni per la lotta alla crisi climatica in corso, come ad esempio il CCS. Ovvero la cattura e lo stoccaggio di CO2, tecnologia costosa che verrebbe usata per continuare a estrarre gas fossile, e per cui l’azienda sta chiedendo anche ingenti fondi pubblici», commenta Luca Iacoboni, responsabile Campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia.

Il mondo politico continua infatti ad avallare i piani industriali dell’azienda, sebbene questi non faranno che aggravare l’emergenza climatica. Per tale motivo, Greenpeace ha deciso di distribuire le bollette climatiche di Eni direttamente a cittadine e cittadini. Il 30% del capitale sociale di Eni è infatti in mani pubbliche, tramite il Ministero dell’Economia e delle Finanze e la Cassa Depositi e Prestiti: gli italiani e le italiane sono dunque azionisti di Eni, e devono sapere come e quanto l’azienda sta contribuendo alla crisi climatica e ai suoi effetti devastanti su persone e Pianeta.

«Ognuno di noi, nel proprio piccolo, può e deve fare la propria parte per salvare il clima. Ma se vogliamo davvero essere efficaci nella lotta all’emergenza climatica in corso, a fare passi concreti in tal senso devono essere prima di tutto giganti come Eni. Cambiare abitudini per tutte e tutti noi è bene. Cambiare Eni è meglio», conclude Iacoboni.

Nelle scorse settimane Greenpeace ha lanciato una petizione per chiedere ad Eni  di fermare nuove ricerche di gas e petrolio, di abbattere le emissioni grazie alla diminuzione e al progressivo azzeramento dell’uso di combustibili fossili, e non attraverso sistemi di compensazione, e di puntare davvero su rinnovabili, idrogeno verde e combustibili sintetici da elettricità rinnovabile.




Anno Internazionale della Salute delle Piante promosso dalla Fao: Bayer Italia partecipa con porgetto editoriale

VARESE, 2 dicembre 2020-In omaggio al 2020, Anno Internazionale della Salute delle Piante promosso dalla FAO, Bayer Italia ha realizzato un progetto editoriale per avvicinare in modo nuovo il grande pubblico alla storia delle piante più comuni e della vegetazione tipica del nostro Paese.

Un viaggio nel verde sotto la guida esperta della penna di Antonio Pascale e le illustrazioni di Matteo Riva, che prende vita grazie a otto racconti appassionanti, tra storia, letteratura, arte e poesia.

Ospitati su Coltura&Cultura.it – lo spazio digitale di Bayer dedicato a storie, protagonisti e novità dell’agricoltura italiana – i racconti saranno svelati una volta al mese in un percorso esperenziale alla scoperta di quattro piante di città e quattro di campagna.

Bayer conferma la propria sensibilità al miglioramento dell’ecosistema promuovendo con questa iniziativa l’attenzione verso l’ambiente più prossimo spesso sconosciuto ai grandi e piccini, come spesso accade quando nel passeggiare in campagna o in città non si riconosce un albero da un altro.

“Con questi originali racconti ci auguriamo di offrire al grande pubblico una chiave inedita per avvicinarsi al mondo della botanica e comprenderne il grande valore” conclude Fabio Minoli – Head of Communications & Public Affairs di Bayer Italia.

Il primo racconto è dedicato a Il Tiglio, pianta che ombreggia i viali delle nostre città, con le sue foglie a cuore. Scopri di più www.colturaecultura.it/il-piantastorie

 




Verdi di Varese: “Bisogna passare da una logica di “non luoghi” a quella di luoghi dove poter vivere bene”

VARESE, 2 dicembre 2020-Poche settimane fa è stato ufficializzato il Rapporto sull’eco-sostenibilità urbana che ci obbliga a qualche riflessione, se davvero vogliamo cambiare il futuro di Varese – la Città Giardino che ha subito un calo nella graduatoria su oltre 100 città esaminate per inquinamento, consumo di suolo, consumo di acqua, presenza di alberi, qualità dell’aria.
Dati che a nostro parere derivano da una gestione totalmente inadeguata della città negli ultimi 20 anni che l’Amministrazione Galimberti ha gradualmente migliorato, iniziando un processo di rinascita urbanistica e sociale facendo leva su alcune importanti opere pubbliche:
– Il piano stazioni
– La nuova biblioteca nell’ex Caserma Garibaldi e la sistemazione del comparto di Piazza Repubblica
– L’accesso alla città dall’autostrada
Di concerto con queste opere pubbliche di primaria importanza, ve ne sono altre di natura minore o di diversa tipologia (es: il campus diffuso di Bizzozero, il palaghiaccio, la riqualificazione energetica delle Scuole) aventi lo scopo di contribuire a rigenerare luoghi e quartieri, senza dimenticare infine l’importanza di tutelare e recuperare luoghi simbolo della nostra Città come il Sacro Monte ed il Lago di Varese.
Crediamo sia urgente rivedere alcuni importanti strumenti operativi di pianificazione della Varese del futuro.
Prima di tutto è importante operare una revisione del PGT per dotarsi di uno strumento urbanistico all’altezza delle sfide di una vera città giardino, verde non solo di giardini privati delle ville storiche ma anche di parchi urbani di nuova concezione e fruizione. In parallelo, e in modo complementare, dovrà essere predisposto il PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile), pensato con l’obiettivo di riacquistare spazi per i cittadini, di passare finalmente da una logica dei “non luoghi” (strade e piazze che servono solo da sistema veicolare e non per l’incontro tra persone) a luoghi dove vivere, e vivere bene, di aumentare zone pedonali e a traffico limitato per il benessere collettivo.
Parallelamente a queste attività di natura pubblica vi sono delle iniziative imprenditoriali che, a nostro parere, devono essere complementari e coerenti alla trasformazione e rigenerazione della Città, che per noi dovrà essere inclusiva, moderna, sostenibile e solidale.
E’di questi giorni la notizia di un importante piano di intervento per l’area dell’ex Aermacchi da parte di investitori privati che comprende, in linea di massima: l’abbattimento dell’esistente, una importante e necessaria bonifica ambientale ed una successiva costruzione ex-novo di strutture di tipo commerciale e ricreativo con la creazione di una ampia area verde.
In molti si sono già espressi con critiche e apprezzamenti.
Ricollegandoci al report sull’ecosostenibilità citato in apertura crediamo che questo progetto sia molto importante per Varese. Dalla nostra analisi sono diversi gli aspetti positivi, tra di essi è doveroso citare:
– Il recupero di un’area molto vasta e la relativa bonifica, non solo delle coperture in amianto ma di
un’ampia superficie di suolo che sarà restituito alla cittadinanza
– Una limitata occupazione di nuovo suolo con la contestuale messa a disposizione di alcuni servizi importanti per le Persone e le Famiglie
Sicuramente altri aspetti possono e devono essere considerati in modo più specifico e

Via Selene a Varese oggetto di polemiche

approfondito proprio per le possibili criticità che potrebbero generare:
– La parte a verde dell’intervento per la quale riteniamo fondamentale un progetto paesaggistico contemporaneo che minimizzi i posti auto in superficie per lasciare la maggior parte dell’area a disposizione di un vero parco urbano
– L’accesso delle automobili, il parcheggio delle stesse e le infrastrutture (strade, piste ciclabili) di collegamento con le altre zone della città.
– La qualità architettonica degli edifici e le loro performance energetiche
– La cesura che viene creata nel lotto dal passaggio carrabile tra via Crispi e via Sanvito
Per quanto riguarda la superficie commerciale, crediamo che l’esperienza dei privati e le loro capacità di essere da decenni in un mercato estremamente competitivo quale quello della grande distribuzione, sapranno recepire in un progetto così innovativo i contenuti che tutti riteniamo oramai importanti sia dal punto di vista culturale che sostanziale per il nostro futuro, quali ad esempio coperture a verde dei tetti per migliorare l’isolamento termico e il microclima cittadino, apertura a produzioni locali a km 0, politica di
attenzione al “no packaging”, gestione attenta ai rifiuti ed agli scarti alimentari etc. etc.
Siamo ancora in una fase preliminare di valutazione da parte dell’Amministrazione

Piazza Repubblica

Comunale, è per questo che la nostra proposta è soprattutto metodologica, basata su di un percorso costituito da tre azioni.
– La condivisione – tra imprenditori e cittadinanza – dei valori fondanti la trasformazione e di ogni tappa del processo. Dalla definizione della vocazione dell’area, tenendo in debita considerazione la storia, fino ad arrivare alla presentazione del piano del progetto definitivo.
– La costituzione di un gruppo di lavoro multidisciplinare con competenze in Masterplanning, Urbanistica e Mobilità, che possa analizzare l’operazione nel suo complesso.
– La restituzione alla Comunità degli esiti di questo processo di progettazione integrata prima di passare alla fase esecutiva
Non crediamo che per fare tutto questo siano sufficienti 4 o 5 mesi ma siamo fiduciosi che la nuova Amministrazione Comunale potrà, entro la fine del 2021, completare queste attività e dar seguito alla realizzazione di questo rilevante intervento di rigenerazione urbana.
Associazione dei Verdi della Città di Varese




La sentenza in merito alle capsule del caffè conferma la validità dei marchi di certificazione OK compost

Bruxelles/Kraainem/Vienna, 27 novembre 2020- – Nel contesto di una controversia legale tra due produttori di capsule di caffè, l’attore ha chiesto al convenuto di far rimuovere i marchi OK compost da tutte le sue confezioni in quanto informazione fuorviante.

Il Tribunale regionale superiore di Düsseldorf ha respinto tale richiesta confermando la validità del marchio di certificazione OK compost.

La sentenza di appello del 9 luglio 2020 relativa al marchio OK compost afferma espressamente che

* il marchio OK compost rilasciato da TÜV AUSTRIA è pienamente conforme al rapporto di prova per le capsule di caffè
* il rapporto di prova di TÜV AUSTRIA si basa sul programma di test di TÜV AUSTRIA per il compostaggio domestico che la Commissione Europea definisce “standard di settore”
* il marchio di conformità OK compost HOME emesso da TÜV AUSTRIA è stato rilasciato in modo indipendente sulla base dei soli risultati di test comprovati
* il marchio OK compost HOME rilasciato da TÜV AUSTRIA non è fuorviante
* il marchio di conformità OK compost HOME rilasciato da TÜV AUSTRIA si basa su criteri ben definiti e chiaramente comprensibili
* TÜV AUSTRIA ha eseguito tutti i test in modo indipendente e competente secondo i requisiti della legge vigente.

Il sistema di certificazione OK compost HOME rilasciato da TÜV AUSTRIA garantisce la completa biodegradabilità alla luce delle specifiche esigenze della vostra compostiera da giardino.

TÜV AUSTRIA OK compost https://www.tuv-at.be/it/green-marks/




Nuova linfa al Parco Campo dei Fiori: concluso intervento di recupero selve castanili

VARESE, 26 novembre 2020-Si è concluso l’ampio intervento di recupero di alcune selve castanili collocate nel Parco Regionale del Campo dei fiori.

Si tratta di una delle azioni contenute nel progetto “CORRIDOI INSUBRICI – Il network a tutela del capitale naturale insubrico” finanziato da Fondazione Cariplo e di cui l’Ente Parco è capofila. Sono 21 gli interventi previsti dall’ambizioso progetto “Corridoi Insubrici” – il network a tutela del capitale naturale insubrico – che avrà fine a dicembre 2021.

Il partenariato di progetto è composto da tutti gli enti istituzionali territorialmente competenti e da associazioni ambientaliste: Provincia e Comune di Varese, Comunità Montana Valli del Verbano, Università dell’Insubria, Oikos, Legambiente, Lipu-BirdLife italia coordinati dal Parco Campo dei Fiori, con la partecipazione di alcuni Comuni e di aziende agricole e società private.

Il lavoro di recupero dei castagneti tradizionali, in capo al Parco regionale Campo dei Fiori, si è svolto nei Comuni di Brinzio e Castello Cabiaglio andando ad interessare nel suo complesso circa sette ettari di territorio suddivisi in tre aree. La più visibile e di cui vi proponiamo delle immagini, è certamente quella di Ca di Asen, posta ai margini della provinciale poco dopo l’abitato di Castello Cabiaglio. Chi utilizza di frequente quella strada e il sentiero 310 B che lo costeggia per un tratto, avrà sicuramente avuto modo in questi mesi di notare ed apprezzare il cambiamento.

Questa zona torna al suo antico splendore, a disposizione della comunità locale quale scrigno di biodiversità, caratteristico elemento paesaggistico tradizionale e simbolo della storia e della cultura di questi luoghi.

Le tre aree vanno a consolidare e potenziare la connettività ecologica migliorando gli habitat faunistici e vegetazionali evitando l’eccessiva frammentazione della rete e la conseguente perdita di variabilità eco sistemica. Queste, così come le altre selve castanili rappresentano importanti elementi di diversità ambientale all’interno delle uniformi estensioni boscate che caratterizzano l’area prealpina. Allo stesso tempo naturalmente rappresentano il recupero di un patrimonio storico culturale con un’elevata valenza legata al turismo slow e sostenibile.

Entrando nel dettaglio, l’intervento, è stato realizzato da un gruppo di aziende del territorio. Hanno infatti collaborato, con il coordinamento del Consorzio Castanicoltori di Brinzio, Orino e Castello Cabiaglio operatori locali apportando così un ulteriore valore sociale al progetto che ha permesso un ulteriore rafforzamento della filiera della castanicoltura locale, tema sul quale l’Ente Parco si sta impegnando da diversi anni.

Il progetto, oltre alla pulizia e alla riapertura delle selve, ha previsto la potatura degli esemplari di castagno per ridare loro vigoria, mantenendone però cavità e spazi dedicati alla fauna (avifauna e pipistrelli in particolare). Sono state posizionate circa 180 nuove piantine di castagno nate da semi del territorio e che verranno nei prossimi anni innestate con le varietà locali tradizionali nel Parco. Per la ricostruzione del prato sotto i castagni è stato utilizzato il fiorume precedentemente raccolto nei prati di Brinzio grazie al progetto Fiorume 2.0, a garanzia della conservazione e valorizzazione della biodiversità locale. Infine sono state posate tre bacheche, naturalmente in legno di castagno, su cui saranno a breve posizionati i pannelli informativi del progetto Cariplo

Nei prossimi anni i tre interventi saranno mantenuti e valorizzati grazie alla collaborazione del Consorzio Castanicoltori e dei proprietari, assisteremo quindi alla crescita del prato e delle piantine, al miglioramento della qualità della produzione di castagne e alla diminuzione dell’abbandono dei nostri territori. Le aree, sede anche di studi e ricerche naturalistiche, saranno utilizzate anche per la produzione di miele, per attività didattiche e di conoscenza di questi luoghi in cui tornare in contatto con la natura e i suoi ritmi.

Si è trattato di un intervento capace di unire la tutela dell’ambiente, la valorizzazione di uno sviluppo locale sostenibile e il recupero della cultura tradizionale, a riprova che le Aree Protette possono essere una fucina di progetti esemplari e replicabili, grazie alla coesione e alla collaborazione con gli operatori del territorio e le comunità locali.