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TEDxVarese 2021: oltre 600 partecipanti in due giorni al Centro Congressi Ville Ponti

VARESE, 20 giugno 2021 – 600 persone in due giorni al Centro Congressi Ville Ponti; 284 minuti di talk tenuti da 15 speaker giovani e 11 “adulti” di fama internazionale; 20 laboratori co-creativi; ma anche oltre 40 volontari impegnati per 3 giornate; oltre 3000 kit monoporzione per colazioni, merende, aperitivi; 350 tamponi: sono solo alcuni dei numeri del weekend di TEDxVarese 2021, che sabato 19 e domenica 20 giugno ha dato vita a un evento ad alto impatto e ad ampio coinvolgimento nella città di Varese e a livello globale, grazie alle possibilità offerte dalla formula phygital.

«Il tema che abbiamo scelto per questa edizione di TEDxVarese è ‘Fatti per avere coraggio’, e siamo stati i primi a metterci alla prova proponendo un evento fisico dopo lo stop a questa tipologia di iniziative imposto dalla pandemia – ha commentato David Mammano, organiser e licensee di TEDxVarese. Grazie all’impegno di oltre 40 volontari – a cui si sono aggiunti aiuti straordinari nei giorni dell’evento – e al supporto di partner nuovi e storici, questa prova di coraggio è stata un successo. Oltre che un’esperienza interessante, speriamo di aver trasferito ai partecipanti e a tutti quelli che hanno respirato l’aria di questa due giorni il messaggio che dopo un periodo di isolamento – necessario e inevitabile – è riscoprendo la condivisione che possiamo ripartire per costruire, citando il tema assegnato ai giovani speaker di TEDxYouth@Varese, ‘le volte del futuro’».

 L’edizione 2021 di TEDxVarese si è aperta sabato 19 giugno con 20 laboratori di co-creazione e collaborazione, focalizzati su cinque tematiche: lavoro futuro, pianeta sostenibile, motore cultura, nuove intelligenze, crescita personale.

Nel pomeriggio di sabato il tappeto rosso caratteristico di TEDx è stato inaugurato dai 15 giovani speaker di TEDxYouth@Varese, che hanno intrattenuto il pubblico in due sessioni di 14 talk complessivi. Fra questi, una giuria ha selezionato alcuni particolarmente meritevoli: Jacopo Rangone è stato insignito del premio “Idea di maggior impatto” per il suo talk su un progetto di imprenditoria sociale; Riccardo Giampiccolo ha ricevuto il riconoscimento per l’”Idea più originale” per la proposta del concetto di ‘super fiducia’; Cristina Brena si è aggiudicata il premio di “Idea più concreta”, dopo aver proposto un talk su un progetto volto alla salvaguardia delle balene. La borsa di studio messa a disposizione dall’Università degli Studi dell’Insubria è stata invece assegnata a Suena Gindoli, per il suo talk sulla capacità di guardare al futuro.

Domenica 20 è stato il turno degli 11 speaker di TEDxVarese, che hanno portato sul palco argomenti diversi e rilevanti, ispirati al tema “Fatti per avere coraggio”: esperienze personali, studi tecnici, provocazioni su temi di attualità. In particolare, hanno partecipato: Daniele Bossari, presentatore radio e TV; Alessandro Burbank, poeta; Mario Calderini, esperto di innovazione sociale; Stefano Ciccone, fondatore di “Maschile Plurale”; Filippo Giorgi, esperto di cambiamento climatico e modellistica del clima; Mara Mibelli, co-fondatrice dell’associazione “Belle di Faccia”; Antonietta Mira, docente dell’Università degli Studi dell’Insubria, esperta di scienza dei dati; Aurelio Ravarini, esperto di innovazione didattica; Marianella Sclavi, etnografa e attivista; Francesco Sermi, esperto di migrazioni e demografia; Laura Zapparoli, psicologa sperimentale e ricercatrice.




VeryFastPeople e TEDxVarese per un futuro sostenibile: due giorni di confronti alle Ville ponti

VARESE, 9 giugno 2021-Missione possibile, quella di un’esistenza sostenibile, saggia e orientata al progresso. Invece di disperarsi per le difficoltà, che impediscono di raggiungere il traguardo finale, si può dividere la strada in piccole tappe e puntare a obiettivi di breve periodo. Così VeryFastPeople – società di Varese che offre consulenza agli amministratori di condominio in tutta Italia – pensa in grande e agisce a partire dal suo territorio e per il suo 15esimo compleanno ha deciso di sostenere TEDxVarese, che si terrà il 19 e 20 giugno a Ville Ponti, con il focus “Fatti per avere coraggio”. Le minacce esistenziali sono tante, reali e interconnesse, dal cambiamento climatico alle crisi economiche e sanitarie globali. Per difendersi occorre un approccio ecologico ed ecosistemico e il primo passo è raccogliere idee, riflessioni, proposte e azioni.

Durante queste 2 giornate saranno celebrati quegli avvenimenti, quei fatti e quelle intuizioni che, portate avanti con collaborazione e coraggio, consentono di progredire e migliorare. S’inizia il 19 giugno a Villa Napoleonica con 15 giovani speaker da tutta Europa, che sul palco di TEDxYouth@Varese parleranno del tema “Le volte del futuro ” e nella stessa giornata a Villa Andrea ci saranno 20 laboratori  gratuiti con attività su lavoro futuro, pianeta sostenibile, motore cultura, nuove intelligenze e crescita personale; mentre domenica 20 giugno si svolgerà la conferenza internazionale con 12 speaker  che racconteranno la propria idea di valore: dal presentatore Daniele Bossari a Mario Calderini con le riflessioni sull’innovazione sociale, dalle provocazioni contro il body shaming di Mara Mibelli del duo “Belle di Faccia” alle analisi sull’evoluzione della democrazia occidentale di Marianella Sclavi.

Quest’anno, in occasione dei 15 anni di VeryFastPeople, abbiamo deciso di sponsorizzare il TEDxVarese, nella città, in cui ha avuto inizio la nostra avventura – sostiene Francesco Paini, uno dei tre soci – Anche la nostra azienda nasce da un’intuizione portata avanti con coraggio e, ancora oggi, basa la sua filosofia sulla passione per le sfide e il cambiamento. Crediamo nella collaborazione e, insieme, siamo alla costante ricerca di strade nuove da percorrere. Sia per migliorare la vita dei nostri clienti, sia per rendere il Pianeta, nel nostro piccolo, un posto più pulito e ospitale. Trovare soluzioni alle sfide impossibili ci fornisce una quotidiana ispirazione per fare sempre meglio e sempre di più”.




CNA Lombardia, MADE Competence Center Industria 4.0e Regione, unite in favore della digitalizzazione diffusa

VARESE, 8 giugno 2021-La pandemia ha accelerato in maniera significativa il processo di digitalizzazione non solo delle persone ma anche delle imprese che hanno iniziato a comprendere in maniera concreta l’importanza dell’utilizzo della tecnologia digitale come potente alleato per vivere la globalizzazione e le sue dinamiche al di là dei vincoli dimensionali.

Per questo CNA Lombardia, MADE Competence Center Industria 4.0 e Regione Lombardia si sono schierate unite in favore della digitalizzazione diffusa delle micro, piccole e medie imprese lombarde attraverso una tavola rotonda realizzata proprio presso il MADE Competence Center con sede a Milano in cui si è ribadito l’impegno di tutti i protagonisti nel definire i processi fondamentali previsti dall’Europa per una ripresa economica concreta e duratura nel tempo.

Trasformazione digitale ed ecologica delle piccole e medie imprese, ruolo dell’associazionismo nella digitalizzazione e nello sviluppo delle stesse imprese, testimonianze dell’avvenuto cambiamento in azienda e politiche regionali per la transizione digitale. Sono questi i principali temi trattati durante l’evento che ha visto protagonisti Marco Taisch, Presidente MADE Competence Center Industria 4.0, Fabio Massimo Presidente ICT CNA Lombardia, Enrico Benati, Presidente CNA del Lario e della Brianza e Armando De Crinito, Direttore Generale Sviluppo Economico Regione Lombardia.

Quando penso ad una triangolazione virtuosa come quella messa in campo nel

Enrico Benati

confronto odierno tra Regione Lombardia, MADE e Cna Lombardia, trovo che vi siano, in essa, tutti gli ingredienti utili a riposizionare finalmente l’Italia nella gerarchia della digitalizzazione – sottolinea Stefano Binda, Segretario Generale CNA Lombardia -. Abbiamo un set di politiche e di strumenti di incentivazione a supporto delle PMI, abbiamo le competenze del MADE, fatte di lettura del fabbisogno e capacità di divulgazione e abbiamo in CNA un’attenzione consolidata a tutte le variabili che possono influenzare questo processo competitivo, dai costi, alla conoscenza delle opportunità, al gap formativo, fino alla consapevolezza che per fare innovazione occorra anche budgetizzare innovazione”.

“Dobbiamo creare opportunità per la digitalizzazione delle piccole e medie imprese italiane al fine di aumentare la loro competitività in Italia e in Europa – commenta Marco Taisch, Presidente di MADE, Competence Center Industria 4.0 – perché rappresentano una parte importante del tessuto produttivo. È quindi necessario dare slancio, come avvenuto oggi, alla cooperazione tra attori provenienti da ambiti diversi e con specifici know-how. In tale contesto si inserisce la collaborazione tra MADE, CNA Lombardia e altri enti che si sono candidati a diventare Poli di Innovazione nell’ambito dell’iniziativa European Digital Innovation Hub, per affrontare le sfide della transizione ambientale e digitale.”




Scoperto nuovo antibiotico nei laboratori dell’Università dell’Insubria

VARESE 26 maggio 2021 – Un nuovo antibiotico è stato scoperto nei laboratori dell’Università dell’Insubria: è di tipo glicopeptidico, siglato A50926 e prodotto per via biologica da un microrganismo particolare e considerato raro. A comunicarlo è il gruppo di ricerca di Biotecnologie microbiche guidato da Flavia Marinelli, Dipartimento di Biotecnologie e scienze della vita, che ha lavorato in sinergia con il team inglese di Andrew W. Truman del John Innes Centre di Norwich e quello tedesco di Jörn Kalinowski dell’Università di Bielefeld. Un articolo scientifico è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Acs Chemical Biology https://pubs.acs.org/doi/10.1021/acschembio.1c00170.

Spiega Flavia Marinelli, professore ordinario di Ordinario di Chimica e Biotecnologie delle fermentazioni: «L’impatto scientifico e sociale di questa scoperta, a cui si è arrivati attraverso un approccio genomico sul microorganismo produttore, è facilmente comprensibile se si considera che è stato stimato che nel 2050 le infezioni batteriche causeranno circa 10 milioni di morti all’anno, superando ampiamente i decessi per tumore, diabete o incidenti stradali, peraltro con una previsione di costi proibitiva per il sistema sanitario».

L’attuale pandemia di origine virale ha evidenziato la difficoltà nell’arginare le infezioni a livello globale in mancanza di adeguati strumenti di contrasto. Si stima che l’elevata ospedalizzazione dei pazienti affetti da Covid-19 e l’incremento dell’uso conseguente di antibiotici per infezioni batteriche secondarie avrà come effetto un ulteriore incremento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza a livello ospedaliero.

Gli antibiotici sono uno strumento essenziale per contrastare diversi tipi di infezione, basti pensare che le operazioni chirurgiche, semplici o complesse, non potrebbero essere eseguite senza l’ausilio di questi farmaci. Da qui la crescente necessità di nuove molecole, come quella scoperta, in grado di contrastare i meccanismi di resistenza che oggi limitano drammaticamente l’uso dei farmaci esistenti.




A Milano nasce NeMOLab, il primo polo tecnologico italiano per la ricerca e lo sviluppo

MILANO, 21 aprile 2021-Dallo studio di ausili e di dispositivi ortopedici innovativi, allo sviluppo di sistemi robotici di telemonitoraggio e di analisi dei parametri clinici, ai programmi di riabilitazione, fino ai progetti di realtà aumentata ed immersiva.

E’ l’ambito operativo di NeMOLab, il primo polo tecnologico italiano per la ricerca e lo sviluppo di soluzioni altamente innovative, capaci di rispondere ai bisogni di chi vive una patologia neurodegenerativa e neuromuscolare.

A tagliare il nastro, accompagnato dal Direttore Generale Asst Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, Marco Bosio, l‘assessore all’Istruzione, Università, Ricerca, Innovazione e Semplificazione di Regione Lombardia Fabrizio Sala che a margine ha dichiarato soddisfatto: “NeMOLab è l’espressione di come la ricerca nasca dai bisogni per poi tradurli in risposte reali. Come Regione Lombardia continueremo a sostenere i Centri Clinici NeMO che in questi anni hanno dimostrato di essere un modello di sanità unico, composto da persone straordinarie e professionisti di alto livello. Questa è la sfida di NeMOLab, un’infrastruttura strategica che, oltre ad essere innovazione e ricerca, è un grande messaggio di speranza e di lotta per la vita”.

Sviluppato su 1500 mq al piano superiore del Centro Clinico NeMOdi Milano, presso l’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e sotto la direzione generale di Stefano Regondi e quella scientifica di Christian Lunetta, NeMOLab si compone di 9 laboratori, ciascuno dei quali è orientato ad occuparsi di un aspetto funzionale dei pazienti.

In Lombardia sono oltre 4.400 le persone che convivono con una patologia

Sala con robot

neurodegenerativa o neuromuscolare, come la SLA, la SMA e le distrofie muscolari: malattie altamente invalidanti, ad alto impatto assistenziale, che causano un progressivo indebolimento della muscolatura volontaria e che, in termini funzionali, portano ad una riduzione nel tempo dell’autonomia personale, fino a minare, in alcune situazioni, la capacità di svolgere anche i più piccoli gesti quotidiani.

“Per chi è costretto a convivere con una malattia altamente invalidante – dichiara Alberto Fontana, presidente dei Centri Clinici NeMO – il rischio è quello di disconnettersi e di isolarsi. NeMOLab vuole essere un acceleratore di ricerca che sviluppi strumenti a garanzia di una piena integrazione e inclusione. Attraverso la tecnologia è possibile iniziare a superare le barriere fisiche, per arrivare insieme a costruire una società in cui nessuno rimanga escluso”.

Le attività di NeMOLab si concentrano in quattro aree: attività di ricerca e sviluppo nel campo delle tecnologie innovative; registrazione e gestione di brevetti di ricerca in partnership con Università ed Istituti di Ricerca; trasferimento di know-how in ambito sanitario, assistenziale e sociale attraverso la co-progettazione di piattaforme tecnologiche (es. Sistemi robotici, sensori, materiali) per ambiti diagnostici, clinici e riabilitativi.




Un mini laser scova i melanomi grazie all’analisi dei suoni, progetto paMELA dell’Universitá Bicocca

MILANO, 30 marzo 2021 – Piccola quanto una penna e capace di “ascoltare” il suono generato dai nei per individuare precocemente i melanomi. Si chiama “paMELA”, la sonda low cost per lo studio e la diagnosi dei melanomi cutanei che potrà diventare realtà con la campagna di crowdfunding dell’Università di Milano-Bicocca al via da oggi su Produzioni dal Bassoprima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation.

Il progetto di ricerca, guidato da Elia Arturo Vallicelli, ricercatore del dipartimento di Fisica “G.Occhialini” dell’Ateneo, è stato selezionato nell’ambito della terza edizione di Biunicrowd, il programma di finanza alternativa dell’Università di Milano-Bicocca, promosso per consentire a studenti, ex studenti, docenti, ricercatori e dipendenti dell’Ateneo di realizzare progetti innovativi e idee imprenditoriali attraverso campagne di raccolta fondi.

L’obiettivo economico di “paMELA” (Photoacoustic Melanoma Detector) è di 8mila euro. Risorse che il team impiegherà per mettere a punto il prototipo di una sonda fotoacustica ottimizzata per la diagnosi dei melanomi, rendendo il processo di screening rapido, indolore e a basso costo

Pur rappresentando una piccola percentuale dei tumori cutanei (meno di uno su dieci), il melanoma è responsabile del 75 per cento dei decessi di tutta la categoria e colpisce in giovane età: in Italia è il terzo tumore più frequente al di sotto dei 50 anni.  

Attualmente lo screening dei melanomi è affidato all’esperienza di un dermatologo specializzato che effettua un’ispezione visiva dei nevi cutanei utilizzando il dermatoscopio, una lente d’ingrandimento con luce polarizzata. Lo specialista valuta forma, dimensioni e colore dei nei e in caso di situazione sospetta procede con la rimozione chirurgica e con l’esame istologico del campione di tessuto per valutare l’eventuale presenza di melanoma e misurare il suo spessore. Solo quest’ultima rilevazione consente di affermare se l’eventuale melanoma si trova in uno stadio iniziale, a livello dello strato superficiale della pelle, o se è già penetrato nel derma, trovandosi in uno stadio avanzato con possibilità di generare metastasi.

La mission di “paMELA” punta sull’utilizzo di una tecnica alternativa emergente per lo studio dei melanomi basata sulla fotoacustica, che permette una diagnosi più accurata e meno invasiva rispetto alle tecniche dermatoscopiche tradizionali. Il tutto durante una normale visita dermatologica. 

Combinando le competenze dei gruppi di Microelettronica e di Biofisica dell’Ateneo e del progetto INFN Proton Sound Detector, il team svilupperà una sonda compatta che utilizzerà un sensore acustico per rilevare il suono generato dal sospetto melanoma nel momento in cui viene illuminato dal piccolo laser e ne ricostruirà la struttura 3D, osservando le parti nascoste sotto gli strati superficiali della pelle.
Studiando l’intensità dei segnali acustici (ultrasuoni), infatti, sarà possibile ricavare informazioni sulla densità della melanina, sulla forma e, in particolare, sullo spessore del neo o del melanoma. Il segnale acustico sarà elaborato da un’elettronica analogica che consentirà di amplificarlo e di convertirlo in digitale; un software di elaborazione dati, invece, estrarrà le informazioni dal suono e permetterà all’operatore di visualizzare i parametri del sospetto melanoma.

«A differenza degli strumenti in commercio oggi basati sull’effetto fotoacustico, che devono adattarsi all’osservazione di una vasta gamma di sistemi biologici, lo sviluppo di una sonda compatta e specializzata nella rilevazione dei melanomi permette di abbatterne i costi e di ottimizzare la capacità diagnostica – spiega Elia Arturo Vallicelli, team leader di “paMELA” – Il nostro obiettivo è quello di consegnare nella mani del dermatologo uno strumento in grado di massimizzare l’accuratezza della diagnosi e l’efficacia terapeutica successiva».




Premio ”Lombardia é ricerca”: 1 ml di euro sul tema sostenibilitá ambientale

MILANO, 16 marzo 2021- Riaperti i termini di presentazione delle candidature al Premio ‘Lombardia è ricerca’ da parte degli scienziati italiani più importanti fino al 18 giugno 2021.

Lo prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore all’Istruzione, Università, Ricerca e Innovazione Fabrizio Sala.

L’obiettivo è consentire una più ampia partecipazione al Premio che verrà assegnato nel corso della Giornata della Ricerca.

“E’ diventato – commenta l’assessore Fabrizio Sala – negli anni il Nobel lombardo della ricerca e di questo ne siamo molto orgogliosi. Quest’anno il premio di 1 milione di euro andrà a chi si distinguerà per una scoperta scientifica che riguarda l’ambito della sostenibilità e della qualità della vita, un’area strategica sempre più importante per Regione Lombardia e per tutti i cittadini che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta”.

Il Premio ‘Lombardia è Ricerca’ assegna 1 milione di euro al ricercatore o al gruppo di ricercatori che realizzano una scoperta di alto valore scientifico che presenti significative ricadute nel campo della sostenibilità ambientale al fine di un miglioramento della qualità della vita, in armonia con il sistema produttivo e la transizione verso nuovi modelli di sviluppo.

“Il tema della sostenibilità – dice l’assessore regionale all’Ambiente e clima Raffaele Cattaneo – è cruciale nelle scelte politiche della nostra Regione, e l’innovazione è la via per affrontare le nuove sfide, soprattutto in questo anno di pandemia”.

“Lo sviluppo sostenibile infatti – chiosa Cattaneo – non guarda solo all’ambiente, ma interessa trasversalmente tutti i settori e attorno ad esso si gioca la più grande opportunità di sviluppo che abbiamo di fronte”.

“Per questo motivo – ha concluso – vogliamo dare una più ampia possibilità di partecipazione al premio, prolungando i termini per la candidatura”.




Progetto SmartDoc: l’importanza della telemedicina anche nell’era post covid

MILANO, 9 marzo 2021- La telemedicina, integrata dalle indispensabili visite di persona, può svilupparsi con profitto anche nella fase post Covid, avvicinando ulteriormente il paziente al suo medico curante. Sono alcune delle conclusioni di uno studio condotto sul progetto SmartDoc per la cura a distanza delle neoplasie polmonari. Inaugurato a fine giugno 2020 dalla Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), SmartDoc è realizzato con il contributo dell’Associazione Il Tulipano Bianco APS.

Dal 19 giugno al 1 dicembre 2020 hanno usufruito del servizio di telemedicina 83 pazienti, con un alto grado di soddisfazione: 4,69 il valore medio dei punteggi registrati nei questionari di valutazione su un massimo di 5. La maggior parte di loro (82,35%) si è detta completamente soddisfatta della comunicazione medico-paziente e della possibilità di porre facilmente domande anche se collegati da remoto. Per 14 pazienti (16.87%) si è trattato di prima visita; per due (2.41%) di secondo parere; per 4 (4.82%) di controllo a un mese dall’operazione, mentre ben 63 (75.90%) sono ricorsi a SmartDoc per le visite di controllo periodiche. La telemedicina si è rivelata dunque cruciale per assicurare la continuità delle cure.

Il dottor Alessandro Pardolesi

“Il gradimento da parte dei pazienti ci sta dimostrando che non ritengono questa modalità una sorta di ‘ripiego’ a causa dell’emergenza”, sottolinea Ugo Pastorino, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. “Il nostro auspicio dunque, è che la telemedicina rimanga anche quando la crisi attuale sarà alle spalle, e possa diventare un’opzione in più da offrire per integrare le visite di persona con quelle a distanza”.

“La crisi sanitaria ha impresso una decisa accelerazione all’utilizzo della telemedicina, strumento che racchiude molte potenzialità ancora inesplorate. Il successo del progetto pilota suggerisce che questa pratica può trovare un utilizzo più diffuso, con beneficio dei pazienti ma anche dei medici curanti. Nel periodo peggiore dell’emergenza, SmartDoc ci ha permesso di restare vicini ai nostri pazienti e di non rinviare importanti visite di controllo, nonostante le limitazioni agli spostamenti”, dichiara Alessandro PardolesiDirigente Medico della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT, ideatore e responsabile del progetto.

“Abbiamo creduto nel progetto sin dall’inizio. A otto mesi dal lancio, i risultati confermano che la scelta è stata giusta. Dopo aver contribuito all’avvio di SmartDoc continueremo a sostenerlo per far sì che, una volta terminata la fase sperimentale, sia a disposizione di sempre più persone”, spiega Francesco Giordani, presidente del Tulipano Bianco Aps.

L’età dei pazienti assistiti da SmartDoc va da 19 a 87 anni, con una media di 64,5 anni. La maggior parte di loro ha più di 65 anni (50,6%), il 63,9% sono uomini e il 36,1% donne. Hanno beneficiato delle visite a distanza soprattutto i residenti nel Sud e delle Isole (54,22%), mentre tra le regioni la Lombardia è al primo posto con il 28,92% dei consulti.

In questa fase il progetto è gestito dalla segreteria del Dipartimento di Oncologia polmonare dell’INT. che cura l’organizzazione degli appuntamenti. Le prenotazioni per le visite si possono effettuare attraverso il numero dedicato 02/23902384, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12 e dalle 13 alle 17.

SmartDoc intende favorire la diagnosi ed il follow-up clinico-radiologico post-operatorio nei pazienti affetti da tumore al polmone, la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%). Il trend è in calo negli uomini (-1,6%) grazie a una disassuefazione dal fumo, e in aumento nelle donne (+2,2%) a causa di un incremento delle fumatrici. Il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio ed è responsabile di circa nove casi su dieci di malattia.




Cybersecurity Experience, a Milano uno spazio dedicato alla formazione sulla sicurezza informatica

MILANO, 26 febbraio 2021 – Microsoft Italia presenta la nuova Cybersecurity Experience, uno spazio dedicato alla formazione sulla sicurezza informatica e collocato all’interno del Microsoft Technology Center della Microsoft House di Milano, il centro esperienziale progettato per permettere ad aziende e professionisti di vivere scenari d’innovazione, che anche nell’ultimo anno non si è fermato e ha coinvolto oltre 500 realtà in attività di approfondimento virtuale. Grazie al supporto del vasto ecosistema di partner Microsoft, l’azienda punta a sensibilizzare grandi imprese, PMI e Pubblica Amministrazione, sulle minacce informatiche e a promuovere la consapevolezza degli strumenti disponibili per proteggersi, nonché del valore del Cloud Computing a supporto della resilienza. L’iniziativa rientra nel più ampio impegno per la formazione e la cultura digitale alla base del piano quinquennale Ambizione Italia #DigitalRestart, che prevede 1,5 Miliardi di dollari d’investimento in tecnologie e competenze per far crescere il Paese.

Perché la Cybersecurity Experience oggi? Il progetto nasce dal costante impegno di Microsoft su questo fronte e dall’analisi dello scenario che vede la sicurezza informatica come un aspetto prioritario di cui farsi carico per la trasformazione digitale e la crescita del Paese. Secondo l’ultimo Digital Defense Report di Microsoft, infatti, gli attacchi informatici stanno diventando sempre più sofisticati, perciò per le aziende private e pubbliche è fondamentale dotarsi delle competenze e delle tecnologie necessarie a contrastare le minacce e a garantire la continuità dei servizi anche in un clima di costante attacco. Secondo i dati Microsoft spopolano il furto di credenziali e i ransomware, nonché il phishing quale principale vettore di attacco, utilizzato in circa il 70% dei casi. E i gruppi criminali sono sempre più in grado di far evolvere rapidamente le proprie strategie sfruttando le aree di sensibilità del momento, come dimostrato dal celere aumento di campagne di phishing a tema Covid-19 nella primavera del 2020: secondo i dati del Rapporto Clusit 2020 sulla sicurezza cyber, infatti, il tema Covid-19 è stato sfruttato da oltre il 40% delle campagne di phishing nel periodo tra febbraio e giugno. Un esempio è il caso del ransomware FuckUnicorn, che ha colpito le organizzazioni sanitarie italiane attraverso l’invio di e-mail con un link che indirizzava gli utenti a un dominio malevolo, clone del sito della Federazione Italiana Farmacisti.

 In questo panorama di minacce in continua evoluzione, le aziende italiane dimostrano in media una scarsa maturità dal punto di vista della cybersecurity e, secondo i dati dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection del Politecnico di Milano, nell’anno della pandemia e della digitalizzazione “forzata” di molte realtà italiane, Error! Not a valid link., ma la crescita del mercato della Cybersecurity è rallentata: 19% delle grandi imprese ha ridotto il budget dedicato alla sicurezza informatica e solo il 40% lo ha aumentato. In linea anche i dati relativi alle PMI, tra le quali solo il 22% ha previsto investimenti in sicurezza per il 2021. Questi dati confermano ulteriormente l’importanza di diffondere la consapevolezza dei rischi legati agli attacchi informatici e promuovere la formazione, a tutti i livelli aziendali e in ogni settore. Un obiettivo che Microsoft intende perseguire in collaborazione con gli oltre 10.000 partner che, su tutto il territorio nazionale, aiutano le organizzazioni italiane di ogni dimensione e settore a cogliere i benefici del digitale a supporto della propria crescita.

La nuova Cybersecurity Experience si inserisce proprio all’interno di questo impegno, con l’obiettivo di permettere ad aziende e professionisti di vivere in prima persona l’esperienza di un cyber attacco, tramite una dimostrazione immersiva, interattiva e altamente personalizzabile in base al settore di appartenenza e al ruolo dell’interlocutore. Le organizzazioni potranno fingersi hacker in simulazioni virtuali e al contempo testare l’esito di alcune minacce, dal dipendente fidato che lavorando da remoto può ingenuamente incorrere in errori, al collaboratore che con dolo cerca di compromettere il patrimonio informativo aziendale, fino ad attacchi veri e propri a cura di cybercriminali. Parte del percorso esperienziale saranno anche attività di vulnerability e penetration test, che oggi devono comprendere le architetture logiche oltre a quelle fisiche. Nelle simulazioni verrà quindi mostrato anche il valore di strumenti che sfruttano grandi quantità di dati e possono essere interpolati per generare metodologie che vadano alla ricerca di percorsi esposti e vulnerabilità. Nella Cybersecurity Experience verrà perciò spiegata anche l’importanza dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning in questa logica, anche grazie a demo che illustrano, per esempio, l’integrazione nei sistemi Microsoft – Defender e Sentinel – delle soluzioni del partner esperto in sicurezza Cymulate, con l’obiettivo di offrire sempre più capacità di threat intelligence alle aziende. Molteplici altri partner Microsoft giocheranno un ruolo centrale nell’arricchire la gamma di applicazioni a disposizione dei visitatori per rendere l’esperienza sempre più completa e personalizzata.

“Lo scoppio dell’emergenza sanitaria ha portato molte aziende ad avviare rapidi percorsi d’innovazione, con l’obiettivo di abilitare il lavoro da remoto e garantire la continuità di business, senza però lavorare a un piano di transizione che tenesse in considerazione gli aspetti legati alla sicurezza informatica, un fattore che le ha rese bersagli facili dei gruppi criminali. Al contempo, la pandemia non ha fermato le campagne malevole, come dimostrato dall’ultimo Rapporto Clusit, che ha registrato 850 attacchi noti solo nel primo semestre del 2020, con una crescita del 7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”, ha dichiarato Andrea Cardillo, Direttore del Microsoft Technology Center di Microsoft Italia“Microsoft è da sempre impegnata ad offrire le massime garanzie di cybersecurity, ma le tecnologie da sole non sono sufficienti. È essenziale che aziende, istituzioni e policy maker si uniscano in uno sforzo comune per fare la differenza, collaborando e condividendo informazioni per promuovere una cultura digitale improntata alla sicurezza. Con la nuova Cybersecurity Experience intendiamo fare un altro passo in questa direzione aiutando aziende, pubbliche amministrazioni e professionisti a rimane aggiornati sul panorama delle minacce informatiche e sugli strumenti a disposizione per proteggersi”.




Arriva a Varese la Chirurgia Plastica in 3 D grazie allo specialista dottor Marco Castelli

VARESE, 23 febbraio 2021-Un software che permette ai pazienti di avere una visione immediata e diretta di quello che sarà il risultato di un intervento di chirurgia plastica.
Grazie allo specialista Marco Castelli, da trent’anni uno dei protagonisti di questa branca medica sul territorio dell’intera Insubria, approda a Varese la più avanzata tecnologia 3D. «Grazie a una rapporto di collaborazione avviato con l’azienda elvetica Crisalix – spiega il chirurgo, operativo oltre che a Varese anche a Lugano e Bellinzona –, posso dire con il giusto orgoglio di essere il primo a mettere a disposizione dei miei pazienti questa nuovissima tecnologia».

Il dottore Castelli

Quali i vantaggi per chi si accosta alla chirurgia plastica, sia per un dato estetico, sia per aspetti legati alla ricostruzione di parti del volto o del corpo a seguito di patologie«Con questo programma, molto innovativo e sofisticato sui diversi aspetti del software ma anche dell’hardware, si ha la possibilità di avere con immediatezza la percezione di quello che succederà al nostro volto e al nostro corpo. E, nel caso, di fare anche una scelta insieme al chirurgo. Un vantaggio soprattutto sul piano psicologico perché rende il paziente parte attiva su decisioni che impattano fortemente sul proprio modo di vedersi. Questo è uno degli aspetti peculiari che stanno sempre più emergendo come fondamentali nell’attività di un chirurgo plastico all’avanguardia e attento alle esigenze dei propri pazienti».
Entrando nei dettagli operativi di questo suo progetto avviato ormai da qualche settimana, il chirurgo Marco Castelli ne evidenzia un altro elemento peculiare: «Esatto, mi riferisco all’elemento tempo: dopo aver elaborato la simulazione in studio, il paziente infatti può riceverla via mail e, una volta a casa, riflettere, rivalutare le sue scelte ed eventualmente ritornare dal chirurgo per fare le opportune integrazioni. Anche in questo caso, è un’attenzione ancor maggiore riservata alle esigenze dei pazienti stessi».
Una tecnologia non solo innovativa, ma anche utile in un’epoca di Covid in cui, in tale circostanze, è importante che il paziente sia preservato con l’opportuno distanziamento: «I pazienti, infatti – conclude Marco Castelli –, se per qualche motivo non possono recarsi allo studio, sono in grado di farsi direttamente delle foto da inviarmi, così che il sistema le elabori per una “visita a distanza” che comunque non perde nulla dell’efficacia di quella in presenza».