Il vaccino italiano anti Covid Astra Zeneca disponibile già nel 2020

VARESE, 3 settembre 2020-“Il Centro europeo per la sorveglianza e il controllo delle malattie – ha indicato il tasso di incidenza del virus su 100.000 abitanti in tutti i Paesi europei nelle ultime due settimane. I dati europei dei principali Paesi sono i seguenti: Spagna 205, Francia 88, Croazia 87, Romania 84.

Il nostro Paese, l’Italia, è a 23, un dato molto simile a quello della Germania che, ad oggi, è tra i migliori nel contesto europeo”, i dati li ha illustrati ieri pomeriggio in Parlamento il ministro della Salute Roberto Speranza durante le sue comunicazioni sull’andamento della pandemia.

Il ministro ha poi sottolineato che  “la novità sostanziale  è il fortissimo abbassamento dell’età media delle persone contagiate”. “Credo che questo sia il vero fatto nuovo, il più significativo e il più notevole rispetto alla drammatica stagione che abbiamo vissuto nei mesi di marzo e di aprile”, ha detto il ministro.

E poi due importanti annunci: il primo è che il vaccino AstraZeneca potrà essere disponibile già entro il 2020 e poi, rispondendo alle polemiche delle ultime settimane, che a breve saranno resi pubblici tutti i verbali del Cts.




Vaccino Covid: somministrata prima dose sull’uomo allo Spallanzani di Roma

ROMA, 25 agosto 2020-Al via la sperimentazione sull’uomo del vaccino anti-Covid ‘made in Italy’ allo Spallanzani di Roma. Inoculata stamattina la dose al primo volontario. Presenti all’avvio dei test il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato e i vertici dell’Istituto per le malattie infettive della Capitale, eccellenza nella lotta al nuovo coronavirus.

Alle 8.30 circa il primo volontario ha ricevuto la dose del vaccino. Il vaccino che sarà sperimentato allo Spallanzani è interamente italiano ed è nato grazie a un protocollo siglato a marzo tra il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il ministro della Salute, Roberto Speranza, il ministro dell’Università e della Ricerca scientifica, Gaetano Manfredi, il Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’IRCCS «Spallanzani». Per la realizzazione di questo obiettivo sono stanziati 8 milioni di euro, 5 milioni a carico della Regione Lazio, trasferiti allo Spallanzani e 3 milioni a carico del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica. Il vaccino è realizzato, prodotto e brevettato dalla società biotecnologica italiana ReiThera di Castel Romano.

“A noi interessa che il vaccino sia efficace. Se tutto avviene nei tempi programmati il nostro auspicio è che sia prodotto in primavera“. Lo ha detto il direttore sanitario dello Spallanzani Francesco Vaia in occasione dell’avvio della sperimentazione nell’istituto del vaccino sull’uomo.
“Il primo volontario a cui stamattina è stata inoculata la dose di vaccino verrà tenuto in osservazione per 4 ore da una equipe poi tornerà a casa e verrà monitorato per 12 settimane – ha spiegato Vaia -. Mercoledì proseguiremo con altri due volontari e così a seguire tutti gli altri fino a 24 settimane. Poi se tutto andrà bene ci saranno la seconda e la terza fase di sperimentazione che probabilmente faremo in un paese dell’America Latina dove il virus è in crescita”.
Vaia ha spiegato che molti volontari hanno detto che intendono “devolvere il rimborso spese previsto alla ricerca”.

“L’Italia con questo vaccino entra da protagonista nella guerra dei vaccini, non per arrivare prima ma per arrivare meglio e mettere il Paese in un sistema di parità. Perché avere un vaccino italiano significa non essere schiavi e servi di altri Paesi che diranno ‘io prima’.” Lo ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani di Roma Giuseppe Ippolito, commentando la prima inoculazione del vaccino italiano stamattina nell’istituto. “Il nostro è un protocollo complesso è scrupolo – ha aggiunto – che garantirà la massima sicurezza”. Ippolito ha inoltre spiegato: “Ci vorranno almeno 24 settimane per completare fase I sperimentazione sull’uomo vaccino. Poi passeremo alla fase II per la qual ci stiamo già preparando. Giocare sui tempi e ridurre la sperimentazione non è utile”.

“Sono emozionata e orgogliosa. Spero di poter essere utile al nostro popolo”. E’ quanto avrebbe detto, a chi avuto modo di salutarla qualche istante, la donna a cui stamattina è stata inoculata la dose di vaccino anti-Covid allo Spallanzani di Roma. “Mi auguro che la mia disponibilità – ha aggiunto la volontaria – possa essere d’aiuto per salvare vite e che le persone siano sempre più responsabili per non mettere a rischio se stessi e gli altri”.

Il direttore sanitario dello Spallanzani ha fatto sapere che la donna a cui stamattina è stata somministrata la prima dose di vaccino “è tornata a casa e sta molto bene”.

Con l’avvio in Italia dei test clinici di un candidato vaccino contro il nuovo coronavirus “le intelligenze e la ricerca del nostro Paese sono al servizio della sfida mondiale per sconfiggere il Covid”: lo rileva il ministro della Salute, Roberto Speranza, in un post sul suo profilo Facebook a proposito dell’avvio della sperimentazione presso l’Istituto Spallanzani del candidato vaccino messo a punto in Italia dall’azienda Biotech Reithera.(ANSA)




Un derivato fisiologico del colesterolo blocca il virus Covid-19

TORINO, 20 agosto 2020-La molecola 27-idrossicolesterolo (27OHC) è presente nel nostro corpo come fisiologico prodotto del metabolismo ossidativo del colesterolo.

In colture cellulari infettate con il SARS-CoV-2, il virus responsabile di COVID-19, il 27OHC è risultato essere un forte inibitore della replicazione virale. La rilevanza di tale evidenza scientifica è ulteriormente sottolineata dalla contemporanea osservazione di un vistoso calo di questa molecola con proprietà antivirali nel sangue dei pazienti COVID-19.

La doppia scoperta, in pubblicazione online sulla rivista scientifica Redox Biology, è il risultato di una cooperazione multidisciplinare tutta italiana, tra Panoxyvir, una start-up innovativa e spin-off accademica dell’Università di Torino, coordinatrice del lavoro, il Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia (ICGEB) di Trieste, che ha testato la molecola sul SARS-CoV-2 isolato da individui contagiati, e l’Ospedale di Desio/Università di Milano Bicocca, che ha monitorato i livelli di 27OHC nel sangue di individui positivi al SARS-CoV-2, asintomatici o con COVID-19 di grado moderato o severo.

Panoxyvir da tempo puntava sull’attività antivirale ad ampio spettro del 27OHC, avendone già dimostrato la capacità di bloccare i Rhinovirus, i principali agenti del raffreddore comune, e i Rotavirus, la causa più comune di gastroenterite virale nei primi anni di vita, con un meccanismo che non bersaglia direttamente le particelle virali, bensì modifica in modo transiente fattori della cellula ospite necessari ai virus per replicarsi.

Tra i principali autori della ricerca, oltre ai tre fondatori di Panoxyvir, Giuseppe Poli, patologo generale, David Lembo e Andrea Civra, virologi dell’Università di Torino, Polo San Luigi Gonzaga, vi sono Alessandro Marcello, virologo all’ICGEB, e Valerio Leoni, biochimico clinico presso l’Ospedale di Desio/Università di Milano Bicocca.

L’elevata biocompatibilità della molecola, dovuta alla sua origine fisiologica, e l’estrema varietà di virus ad ampia diffusione che è in grado di inibire, come un antibiotico ad ampio spettro nel caso delle infezioni batteriche, candidano il 27OHC ad un rapido sviluppo pre-clinico per giungere al più presto ai primi studi clinici sull’uomo e proporsi come strategia antivirale complementare ai vaccini nel far fronte a pandemie attuali ma anche future.

 




Salviamo le api da miele con l’applicazione gratuita BeeWild

VARESE, 7 agosto 2020-La Fondazione Edmund Mach ha sviluppato una applicazione per cellulari per censire la distribuzione e la sopravvivenza delle api da miele selvatiche in Europa.

L’app BeeWild è gratuita, contiene una guida semplice e chiara per riconoscere queste api e consente ai cittadini, attraverso una tipica azione di Citizen Science, di segnalarne la posizione e di inviare anche alcune fotografie al fine di una conferma da parte di un team di esperti.

I dati che verranno raccolti dalla app BeeWild, scaricabile da Play Store o App Store, serviranno per capire l’attuale distribuzione di questa fondamentale specie allo stato selvatico, dal momento che da alcuni decenni si riteneva fosse quasi estinta e che le uniche api da miele in Europa fossero quelle allevate dagli apicoltori. BeeWild per ora funziona sia in italiano che in inglese, ma nel breve futuro si prevede di implementarla con le altre lingue europee.

L’app BeeWild

Il progetto FEM. L’app BeeWild è un progetto nato e costruito all’interno della Fondazione Edmund Mach; è stata ideata dal gruppo api del Centro Trasferimento Tecnologico di FEM ed è stata realizzata dal personale dell’unità Agrometeorologia e Sistemi Informatici con la collaborazione del Centro Ricerca e Innovazione. Per la gestione del flusso di segnalazioni che giungeranno attraverso BeeWild, FEM si avvarrà della collaborazione di World Biodiversity Association onlus, da alcuni anni impegnata concretamente nel campo delle api e dell’apicoltura.

Utilità della app

Conoscere la reale distribuzione delle colonie di Apis mellifera che vivono allo stato selvatico è molto importante ed è per questo che FEM ha ideato BeeWild.

Le colonie non gestite sono di fondamentale importanza per la conservazione delle api locali, ovvero delle diverse sottospecie di Apis mellifera. In tutta Europa oggi si sta sottolineando l’importanza di tutelare in vario modo queste sottospecie, che risultano strategiche per l’ambiente ma anche per il futuro dell’apicoltura. Studiare la diffusione e la sopravvivenza nel tempo di queste colonie non gestite dall’uomo non ha assolutamente lo scopo di individuarle e di prelevarle dai loro ambienti, anche perché la ricerca scientifica ci dice che sarebbe del tutto inutile. Ma attraverso i loro fuchi, i maschi delle api, queste colonie potrebbero facilmente trasferire anche alle api gestite dagli apicoltori della stessa zona le loro caratteristiche positive.

L’ape da miele e la sua rarefazione causata dalla Varroa

L’ape da miele, quella allevata dagli apicoltori, è un insetto autoctono in quasi tutta Europa, l’Africa e il vicino oriente ed è uno dei principali impollinatori delle flore di queste vaste regioni. Questo impollinatore poi è fondamentale per le produzioni agricole ed è ritenuto indispensabile per ottenere oltre un terzo del cibo che consumiamo. Fino a pochi decenni fa le colonie allo stato selvatico di Apis mellifera erano presenti ovunque: dentro alberi cavi, nelle fessure delle rocce ma anche in edifici abbandonati o meno. Dai primi anni ’80 però si è assistito ad una rapida rarefazione delle colonie selvagge a causa di un parassita, il temibile acaro Varroa destructor. Il parassita ha inizialmente decimato sia le api da miele selvatiche che quelle gestite dagli apicoltori, ma questi ultimi hanno immediatamente compreso come proteggere le loro colonie con diverse tecniche e sostanze ad azione acaricida.

Sulle colonie selvatiche l’effetto dell’acaro Varroa è stato invece tanto intenso da far sì che oggi in Europa gran parte delle api da miele vivono negli alveari gestiti dagli apicoltori. Per molti anni si è addirittura pensato che in Italia ed in Europa le api da miele allo stato selvatico fossero quasi totalmente scomparse. Negli ultimi anni si sta tuttavia assistendo ad un sensibile incremento di segnalazioni casuali ma purtroppo non ci sono praticamente dati scientifici se non per aree molto limitate. Ecco dunque la necessità di un’azione di censimento e monitoraggio capillare e su larga scala che solo attraverso la Citizen Science può essere realizzato in modo efficace.

Clicca qui per scaricare la app

https://play.google.com/store/apps/details?id=it.fmach.ctt.asi.beewild

https://apps.apple.com/it/app/beewild/id1525514963




Varese all’avanguardia nella domotica grazie a Bticino: ingressi in camere di alberghi, ostelli e B&B con smartphone

VARESE, 7 agosto 2020 Dopo le ultime novità per la Smart Home, Bticino porta sul mercato un prodotto innovativo per il settore del turismo, concepito specificatamente per hotel, ostelli e b&b.

Smart Access è un sistema di controllo accessi di ultima generazione, totalmente gestibile con uno smartphone, tramite App, o un PC, sia localmente che da remoto, che permette l’accesso a strutture ricettive senza l’utilizzo di chiavi o badge. Un supporto ideale per tutte le realtà non presidiate o per gestire arrivi e partenze in qualsiasi momento della giornata.

FACILE E INTUITIVO

Attraverso l’App dedicata, oppure da PC/MAC, si potrà effettuare il check in di un nuovo cliente, inserendo i dati anagrafici, il periodo di permanenza, la camera assegnata e, eventualmente, abilitare l’apertura di accessi comuni.

Smart Access invierà in modo automatico una email al nuovo ospite nella quale saranno contenute tutte le informazioni relative alla struttura (recapiti, posizione), alla prenotazione (check-in/check-out) e per accedere in modo smart, in autonomia, alla struttura.

L’ospite, cliccando sul link contenuto nella e-mail potrà scaricare l’App Smart Access ottenendo il suo badge virtuale valido per l’accesso alla struttura nei giorni prenotati.

Il badge potrà essere di 3 colori: GIALLO se la prenotazione non è ancora attiva, VERDE se è possibile accedere alla struttura, ROSSO se il badge è scaduto. Premendo su un badge virtuale verde, si verrà autenticati e verranno mostrati tutti i varchi che è possibile aprire. Una volta scelto il varco desiderato e premendo sul simbolo lucchetto, verrà attivata la fotocamera per poter inquadrare il QR Code posto nelle vicinanze della porta. Se autorizzato, la porta si aprirà.

Nel sistema Smart Access è il web server che integra tutte le funzioni necessarie. Deve essere installato in un quadro elettrico (su guida DIN) e collegato ad un alimentatore in dotazione.

NON SOLO CONTROLLO ACCESSI

Se nella struttura è presente MyHOME_Up (la soluzione domotica di BTicino), l’App è in grado, oltre all’apertura delle serrature, di controllare le funzioni all’interno della camera come, per esempio, la climatizzazione, le luci, le tende o tapparelle e gestire gli scenari previsti.

 SICUREZZA AL PRIMO POSTO

Tutte le operazioni sono tracciate e memorizzate, in modo da avere tutto sotto controllo. Ciò permette di conoscere eventuali tentativi di utilizzo improprio dell’App su varchi non autorizzati o con badge scaduti. Il gestore, attivando il servizio notifiche, può monitorare anche da remoto quello che succede nella struttura ed eventualmente consultare il log degli accessi da App. Tutto comunque nel rispetto della privacy degli ospiti.

“Con questa innovazione confidiamo di supportare un settore davvero strategico per l’economia italiana – ha dichiarato Paolo Gaboli Direttore Marketing Bticino –. Gestire una struttura completamente da remoto, senza venire a diretto contatto con gli ospiti, assume una rilevanza particolare in questo periodo storico. Negli ultimi anni è aumentata la tipologia di strutture ricettive ed abbiamo lavorato per offrire un prodotto che potesse esser utile e funzionale per tutti”.




”Come i social hanno ucciso la comunicazione”, saggio di Bosticco e Magnoli Bocchi

MILANO, 21 luglio 2020 – Aziende, enti privati, istituzioni e singoli individui: tutti si concentrano sul comunicare, ma quanti di noi si sono chiesti davvero cosa vogliamo dire?

“Stare sui social” non solo non basta, ma può persino snaturarci in nome di qualche like in più. Tra algoritmi, SEO, sentiment e brand identity, abbiamo pensato a definire la nostra identità, i nostri valori, chi siamo e cosa abbiamo da dire? Oppure sottostiamo a leggi e diktat di una comunicazione vuota, urlata e stereotipata? È su questi temi che riflette il libro ”Come i social hanno ucciso la comunicazione” (GueriniNext, in libreria dal 16 luglio), firmato dai due esperti di comunicazione Guido Bosticco e Giovanni Battista Magnoli Bocchi.
Il libro, in nove agili capitoli, smonta pezzo per pezzo i meccanismi di una comunicazione intossicata e inefficace, tutta fossilizzata sull’esserci, sulla smania di creare messaggi penetranti, di distinguersi e di emergere nel mare magnum della comunicazione social. Pensiamo di dominare la corrente ma ne siamo spesso trascinati. Pur di avere voce nelle piazze virtuali, aziende, politica e privati sono disposti a sgomitare, eccedere e snaturarsi, adattandosi a gusti, meme e mode del momento. Video di pochi secondi, copy brevi, messaggi urlati: il linguaggio social è sempre più uniformato e indistinguibile. Questo produce un cortocircuito che, di fatto, ha paralizzato la comunicazione. A ciò va poi aggiunta la potenza degli algoritmi che modificano la struttura e lo scenario degli scambi comunicativi.
Ma qual è la soluzione? Il saggio di Bosticco e Magnoli Bocchi individua la malattia e propone la cura: passare dal paradigma della comunicazione al paradigma dell’espressione. Guardarsi dentro e capire noi stessi, qual è il nostro messaggio e, in ultimo, la nostra identità. Che si tratti di un individuo, un’azienda o un partito, non si avrà comunicazione efficace senza un’espressione definita. Invece di spendere tempo e risorse per sottostare a regole imposte da giganti con i piedi di argilla, lavoriamo su di noi, su chi siamo e cosa abbiamo da dire. La nuova era dell’espressione è più vicina di quanto crediamo.
Ai due autori si affiancano altri quattro contributori (Elia Belli, Guido Mariani, Roberta Franceschetti, Arianna Girard) che indagano ambiti specifici del rapporto fra comunicazione e social: l’influenza degli algoritmi, i grandi fallimenti nella storia dei social, l’educazione e la relazione con gli adolescenti, la funzione delle imprese nel contesto comunicativo.

Gli autori
Guido Bosticco insegna scrittura all’Università di Pavia e alla Scuola del Viaggio. Ha fondato Epoché, un’agenzia di progettazione e comunicazione culturale e istituzionale. È co-direttore della Vittorio Dan Segre Foundation. È membro del Comitato Etico della Fondazione Umberto Veronesi. Scrive reportage di viaggio ed è autore di una manciata di libri.
Giovanni Battista Magnoli Bocchi si occupa di storiografia, retorica e comunicazione politica, cioè del racconto della realtà a fini politici. Collabora con le università di Pavia e di Strasburgo. Insegna Forme di potere e comunicazione nel mondo greco, presso l’Ateneo pavese. Fra le sue pubblicazioni: Politica e Storia nella Retorica di Aristotele e La resilienza dell’antico. Il passato alla prova del presente.

Il libro:
Come i social hanno ucciso la comunicazione. Con una proposta per la nuova era
(GueriniNext, 15 euro, 176 pp.)
di Guido Bosticco e Giovanni Battista Bagnoli Bocchi
contributi di Elia BelliRoberta FranceschettiArianna GirardGuido Mariani



Digitalizzazione scuole e ospedali, Elisabetta Strada (LCE): ” Importante portarla a termine”

VARESE, 24 luglio 2020-“Scuole e ospedali sono due ambiti nei quali l’epidemia Covid-19, con la necessità di lockdown e distanziamento sociale, ha particolarmente evidenziato sia la fondamentale importanza della digitalizzazione che i ritardi e le criticità connesse al digital divide, anche nella nostra Regione all’avanguardia, dichiara Elisabetta Strada.”
La Consigliera dei Lombardi Civici Europeisti ha presentato due Ordini del Giorno e un Emendamento -in discussione in aula la settimana prossima, in sede di Assestamento al Bilancio 2020/2022- dedicati proprio a questo tema.

La situazione scuola.

Il superamento del “digital divide” nella popolazione scolare dai 6 ai 18 anni – è indispensabile contro la povertà digitale, il cosiddetto “digital divide”, caratterizzato dall’esclusione dai benefici del progresso tecnologico e dell’innovazione da parte di chi lo subisce, che viene così a trovarsi in un divario socio-economico-culturale causato dalla povertà educativa.

La pandemia ha costretto le scuole a chiudere e a utilizzare l’e-learning, evidenziando però come la digitalizzazione, auspicata già nel 2007 nel “Piano nazionale per la scuola digitale”, non sia ancora compiuta né omogenea.
E per problemi di spazio è probabile che, alla ripresa di settembre, si ricorra nuovamente all’e-learning. Serve quindi con urgenza un’analisi della situazione e il completamento del piano di digitalizzazione scolastica.

Il livello di digitalizzazione della scuola si misura su due ambiti specifici: gli strumenti digitali (tablet e pc) in dotazione alla popolazione scolastica e le infrastrutture di e-learning con connessioni ad “alta velocità”, superiori comunque a 30Mbps.
Alcuni dati:
– un report elaborato a livello nazionale dall’impresa sociale “Con i Bambini” e da “Openpolis” ha evidenziato che la quota di ragazzi senza un computer o un tablet è del 12.3%
– le rilevazioni del MIUR indicano che le percentuali di scuole connesse ad “alta velocità” sono l’11.2% nelle secondarie di primo grado, il 9% nelle scuole primarie e il 23% nelle scuole superiori

– dalle medesime rilevazioni emerge che la Lombardia, pur appartenendo alla parte alta della graduatoria regionale, ha comunque livelli non adeguati agli standard europei, che registrano il doppio, in alcuni casi il quadruplo, di pc o tablet per studenti rispetto alla media italiana.

“Alla luce di questi dati – sottolinea la Consigliera civica- abbiamo chiesto alla Giunta un finanziamento di 750mila euro per l’acquisto degli strumenti digitali necessari, poiché questo squilibrio tecnologico mette ulteriormente a grave rischio di emarginazione le fasce più deboli della nostra popolazione, in primis bambini e giovani in età scolare.
Abbiamo inoltre richiesto una successiva mappatura circostanziata, in stretta collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale, per rilevare quanti sono gli studenti sprovvisti degli strumenti digitali necessari (pc e tablet) a causa delle difficoltà economiche (anche quelli ospitati nelle comunità protette), e quanti siano i plessi scolastici sprovvisti di connessione ad ‘alta velocità’.
E’ fondamentale creare una rete scolastica efficiente di connessione ‘ad alta velocità’, uniformando le scuole tra loro e adeguandole agli standard europei.”

Poi ci sono gli ospedali.

Il settore sanitario è lento ad abbracciare le nuove tecnologie e a modificare il modo di operare, ma la digitalizzazione sanitaria ha consentito di ottimizzare le risorse economiche, l’efficienza operativa e di dare risposte più rapide grazie anche all’utilizzo della telemedicina, dei video-consulti e delle cartelle cliniche digitali dei pazienti.
Il welfare lombardo necessita di maggiori servizi online e con accesso trasparente e semplificato, in grado di colmare la richiesta di continuità di cura tra ospedale e territorio.

“Affinché il sistema sanitario regionale lombardo sia più efficiente a livello digitale –precisa Strada- è necessario creare una rete ospedaliera digitale efficiente, che superi la frammentarietà tecnologica e consenta a tutte le strutture ospedaliere e a tutti i reparti di essere digitalizzati con infrastrutture informatiche moderne. Molti ospedali lombardi hanno infatti strutture obsolete che non supportano l’intenso traffico dei dati.

Per questo abbiamo chiesto alla Giunta di avere una situazione aggiornata sulla attuale digitalizzazione di tutti gli ospedali lombardi, con il dettaglio di tutti i reparti ed in particolare di quelli pediatrici – che, in base all’ODG 986 approvato lo scorso 17 dicembre 2019 dovrebbero aver ricevuto delle dotazioni particolari- non solo per ciò che concerne la rete esterna, ma anche relativamente alla disponibilità di collegamento WI-FI all’interno delle singole stanze di ogni struttura ospedaliera. L’obiettivo è avere una stima degli interventi e dei costi per poter provvedere all’ammodernamento delle infrastrutture informatiche ed elaborare un piano di digitalizzazione di tutti gli ospedali lombardi e di tutti i reparti – conclude la Consigliera civica.”

Così dichiara Elisabetta Strada, Consigliere regionale dei Lombardi Civici Europeisti




Collaborazione tra Politecnico di Milano e Whirlpool per emergenza Covid-19

MILANO, 23 luglio 2020 – Il Politecnico di Milano e Whirlpool Corporation hanno  sviluppato utili dispositivi per supportare la lotta contro COVID-19: un semplice ed economico ventilatore meccanico e uno schermo facciale 3D. Saranno presto resi disponibili open source per chiunque avesse bisogno di produrli velocemente.

Breath4U è il respiratore meccanico semplice ed economico per le pre-terapia intensiva che potrebbe essere di supporto agli ospedali in caso di una nuova emergenza sanitaria.
È leggero, facile da installare, i componenti sono molto semplici e disponibili sul mercato anche in fase di lockdown, costruirne uno ha un costo molto contenuto.

Breath4U sfrutta un pallone ambu che viene schiacciato in modo automatico da due pinze motorizzate che applicano una pressione controllata. L’ambu è collegato a una mascherina di respirazione tramite un tubo di plastica. Il medico o il personale sanitario impostano i parametri di respirazione tramite un’interfaccia grafica.

Dopo l’assemblaggio, il prototipo è stato testato nel TechRes – Laboratory of Respiration Technologies del Politecnico di Milano con un dispositivo che emula i polmoni del paziente. Alcuni esemplari sono oggi in fase di test presso la Fondazione Poliambulanza Brescia, l’Ospedale Santa Maria della Misericordia Perugia e l’Ospedale Provinciale di Macerata.

Per la produzione della visiera DPI si è partiti da una serie di progetti open source con l’utilizzo di stampanti 3D. Il design della visiera è stato gradualmente migliorato grazie al team del Politecnico di Milano che lo ha completamente ridisegnato, il prodotto finale ha poi ottenuto la certificazione CE secondo le norme attuali.

La stretta collaborazione tra Politecnico di Milano e Whirlpool (che hanno da poco siglato un Accordo Quadro di ricerca su progetti di comune interesse), evidenzia che le diverse competenze messe in campo hanno permesso di raggiungere rapidamente un livello ottimale nei risultati.




“Smartdoc”: teleconsulto per gestione e diagnosi delle neoplasie polmonari dell’Istituto Nazionale Tumori di Milano e associazione Il Tulipano Bianco

MILANO, 16 luglio 2020 – Trovare un nodulo sospetto, ottenere la diagnosi senza muoversi da casa e in tempi rapidi, spostandosi solo al momento opportuno per effettuare l’intervento chirurgico. È questo il percorso che vuole realizzare concretamente SmartDoc, il progetto di teleconsulto che ha appena preso il via al Dipartimento di Oncologia Toracica dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT), e che è stato reso possibile grazie al contributo dell’Associazione Il Tulipano Bianco APS.

La pandemia ha creato delle fragilità nel sistema di diagnosi e cura della malattia oncologica” – spiega Ugo Pastorino, Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT. – “Oggi il nostro dovere è quello di far sì che le persone riprendano a varcare la soglia dell’ospedale, che mantengano la continuità terapeutica e assistenziale. Con il teleconsulto offriamo un’opzione in più nell’ottica di proteggere i nostri pazienti e offriamo loro la possibilità di ricevere una diagnosi rapida, di seguire l’andamento della malattia senza gli oneri che è costretto a sostenere chi arriva da un’altra Regione e senza ulteriori stress legati al timore del contagio di Coronavirus, perché rimane a casa propria”.

Il Progetto SmartDoc ha recentemente ottenuto il nulla osta da parte della Regione Lombardia e in questa prima fase verrà gestito dalla segreteria del Dipartimento di Oncologia polmonare dell’INT che curerà l’organizzazione degli appuntamenti. Le prenotazioni per le visite si potranno effettuare attraverso il numero dedicato 02/23902384, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 12 e dalle 13 alle 17.

 Nel 2021, invece, la gestione passerà al Centro Unico Prenotazioni regionale e verrà proposta come opzione ai pazienti, sempre con il costo a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Istituto Nazionale Tumori di Milano

Il tempo che stiamo vivendo ha trasformato il teleconsulto in un’opportunità valida” – sottolinea Marco Votta, Presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. – “Non va ritenuto però come il superamento della visita medica: se il malato preferisce un contatto diretto con l’oncologo, è nostro compito favorirlo. Ci rendiamo conto però che la pandemia ha imposto dei cambiamenti necessari, ma impegnativi per il paziente dal punto di vista psicologico, come il divieto di entrata in ospedale per i familiari. Con la teleassistenza, questo obbligo decade, a tutto vantaggio della serenità del malato”.

La visita specialistica a distanza garantisce un livello di qualità pari a quella che viene eseguita in sede e in tutta sicurezza per quanto riguarda la trasmissione dei dati.

Abbiamo installato un programma protetto che permette al paziente di inviarci gli esiti dei suoi esami, esattamente come se ci consegnasse in mano la documentazione. A fine visita, e sempre in modalità protetta, vengono inviate la diagnosi, la relazione per il medico di famiglia e le eventuali impegnative” – spiega Alessandro Pardolesi, Dirigente Medico della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica di INT e ideatore e responsabile del progetto. – “Durante la visita, se è necessario, agevoliamo le spiegazioni con dei disegni che il paziente vede in diretta, utilizzando lo stesso approccio adottato in studio. Può sembrare una banalità, ma in questo modo cade il muro che si potrebbe creare soprattutto nel momento della comunicazione della diagnosi, a vantaggio del rapporto medico-paziente. Nelle prime tre settimane di attività, i teleconsulti hanno riguardato 15 pazienti. Di questi, due sono stati inseriti nella lista operatoria e il primo paziente arruolato in questa modalità è stato sottoposto a lobectomia polmonare con tecnica mininvasiva. Alla luce dei risultati che stiamo ottenendo, fra l’altro, a gennaio 2021 coinvolgeremo i pazienti nella compilazione di un questionario per valutare il gradimento di SmartDoc e valuteremo se utilizzare i dati ottenuti per farne oggetto di uno studio clinico”.

Al progetto ha contribuito l’Associazione Il Tulipano Bianco APS: “L’emergenza coronavirus ha fatto nascere bisogni del tutto nuovi. Per questo ci siamo subito attivati per intercettarli e fornire risposte efficaci nel più breve tempo possibile. Sono così nate nuove collaborazioni con strutture ospedaliere che sono un punto di riferimento per pazienti provenienti da tutta Italia, come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Siamo felici che il progetto SmartDoc abbia preso forma anche grazie all’attrezzatura tecnica per i teleconsulti che abbiamo fornito all’Istituto. Lavoreremo inoltre per far conoscere il nuovo servizio a tutti i potenziali utenti, attraverso un lavoro mirato di promozione“, dichiara Francesco Giordani, presidente del Tulipano Bianco APS.

SmartDoc rappresenta uno strumento in più per una diagnosi precoce del tumore del polmone. Attualmente questa è la seconda neoplasia più frequente negli uomini (15%) e la terza nelle donne (12%), con dati in costante evoluzione. Il trend è in calo negli uomini (-1,6%) grazie a una disassuefazione dal fumo, e in aumento nelle donne (+2,2%) a causa di un incremento delle fumatrici. Il fumo di sigaretta rappresenta infatti il principale fattore di rischio del cancro del polmone, ed è responsabile di circa nove casi su dieci di malattia.




Sperimentare la crescita sostenibile nell’era del 5G: incontro pubblico al teatro di Caldana

COCQUIO TREVISAGO, 16 luglio 2020- Il Sindaco di Cocquio Trevisago, Danilo Centrella, uno dei due sindaci del varesotto che hanno emesso ordinanza di diniego installazione fino alla comprovata non nocività dello standard in sperimentazione denominato 5G, ospiterà mercoledì 22 luglio presso il teatro Soms di Caldana (inizio ore 20.30) un incontro pubblico con numerosi esperti del settore. Invito aperto ovviamente anche a tutti gli Amministratori Pubblici della provincia di Varese per approfondire il tema, nel totale rispetto delle disposizioni di contenimento pandemia.

Danilo Centrella sindaco di Cocquio Trevisago (foto varesenews.it)

Il dottor Danilo Centrella, medico chirurgo oltre che Sindaco, ha invitato i principali esperti di elettrosmog per sviscerare rischi e reali potenzialità della nuova sperimentazione, confrontando idee e approfondimenti sull’onda del nuovo standard 5G:

1. Aspetti politici/economici/sanitari
2. Le ordinanze cautelative sulla sperimentazione 5G;
3. Patologie e principio di precauzione;
4. Lo stato dell’arte della ricerca;
5. L’esempio della prima città che ha adottato Regolamento e consulta elettrosmog (Varese);
6. Gli aspetti legali di tutela del cittadino e dei Sindaci, che preservano il proprio territorio.

I relatori saranno di taratura nazionale, medici, biologi, fisici e legali che da anni operano in quest’ambito.
Saranno presenti fisicamente in teatro e alcuni interverranno in videoconferenza, perché l’interesse a questa prima seria conferenza nella provincia di Varese sta raccogliendo un interesse insperato.