Riflessioni: “Natale, un amore che non trema”

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(foto presente vivente da IlPescara.it)

VARESE, 12 dicembre 2019- di VINCENZO ANDRAOUS-

Sapranno queste feste natalizie indurci a “conoscere Gesù per riuscire veramente  a conoscere noi stessi?”.

Pensandoci bene potrebbe risultare un quesito da porre e fin’anche opporre in qualsiasi famiglia, scuola e società, senza per questo correre il rischio di incappare nel peccato di voler per forza dire qualcosa di nuovo.

Noi camminiamo la nostra vita, e come ha detto Papa Francesco, lo facciamo mettendo finalmente di lato il lievito vecchio, per esser infine pasta nuova, chi a testa bassa, chi con il viso in alto, ma con il coraggio del cambiamento, quel coraggio che non sta a irresponsabile sfida alle regole né alla morte, anche perché volenti o nolenti di dura cervice è sempre la morte a prendersi tutto il banco.

Quel coraggio che sta a chi ha cuore, per abbandonare la strada vecchia, i carichi inutili, i pesi superflui, la zavorra che ci tiene alla catena dei nostri  deliri di onnipotenza e deliri di commiserazione.

Siamo protesi allo scambio relazionale e delle idee, e, in forza di ciò prendiamo conoscenza e consapevolezza del carico e della somma che vestono questo Bambino, ecco perché nasce  in noi la voglia dell’interrogativo e della volontà di crescere insieme, dentro quella solidarietà che non è una parola in disuso, ma come ha ben detto Don Enzo fondatore della Comunità Casa del Giovane significa consegnare a ciascuno quel che ha bisogno, a ognuno ciò che gli compete, ed io aggiungo fin’anche il diritto di vivere e non più soltanto di sopravvivere.

Nel suono di questo messaggio si esplicita fortezza e credibilità sufficiente per frapporsi alle etichette e agli stereotipi fuori dall’uscio di ogni dimora così bene aperta alla critica eppure resistente alla partecipazione fattiva del miglioramento, perché ciò ci costringe a essere  tutti coinvolti, nessuno escluso.

Ci costringe a fare ricorso alle nostre energie interiori per pensare a quel Bimbo non come a un emarginato, a qualcuno  da mettere di lato ogni qual volta la vergogna ci fa nascondere dalla realtà preferendo il virtuale più comodo.

“Vedere il Bambino Gesù” è  gioia di tutti,  non è un  fardello da  scaricare sulle generazioni del presente, quali unici ostacoli fragili delle mercificazioni, di quei “modelli” che favoriscono proiezioni infantili e aspettative fasulle.

Questo Natale è movimento per aprire al nuovo, quel respiro dentro la culla sta a pro-mozione verso qualcuno-altro, promuovendo il suo sviluppo, e la preghiera che dobbiamo alzare dovrà metterci di fronte a un senso profondo di corresponsabilità, disponibilità, solidarietà che ha il compito di limitare il disagio, il malessere di quest’epoca frammentata e dilacerata, questo malessere ospitato disabitando  la nostra stessa fede.

Dunque come orientarci e sentirci vicini a quel Bambino?

Domande che incalzano incessantemente ognuno nella propria azione morale, infatti noi  non siamo pietre rotolanti ai piè di chissà quale rupe, allora, perché il Santo Natale abbia un accesso  davvero leale, occorre stare in relazione con noi stessi per sentirci  impegnati ad agire, nella maniera e nella misura che ci consentiamo.

Il Bimbo nasce per aiutarci con l’amore a fare scelte coraggiose, importanti, per rendere gli uomini  liberi come ci ricorda ogni giorno don Enzo : “liberare la propria libertà”.

Ecco perché è importante la domanda-affermativa: “vediamo il Bambino Gesù”,  essa è insegnamento a pregare e sperare con responsabilità, in quanto scelta e responsabilità formano la più alta delle libertà.

La libertà di credere in Gesù.

redazione@varese7press.it

 

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