A Varese chiuso uno dei reparti dedicati a pazienti Covid-19: rimane alto il numero di ricoverati per coronavirus

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Una parte dello staff sanitario del MAI appena chiuso, insieme al Direttore Generale Bonelli

VARESE, 29 aprile 2020-Chiudere un intero reparto di 56 posti letto dedicati ai pazienti con Covid-19 è forse uno dei segnali più evidenti che la battaglia, anche se ancora lontana dall’essere vinta, inizia a segnare l’arretramento del virus. 

I posti letto in questione sono quelli della MAI 2 (Medicina ad Alta Intensità) attivata al sesto piano del Monoblocco apposta per far fronte all’emergenza.

La MAI è nata da un’idea del Direttore Sanitario, Lorenzo Maffioli, che, nei primi giorni di diffusione del contagio in Lombardia, ha pensato che sarebbe stato necessario creare un reparto in cui ricoverare pazienti che necessitassero di un’assistenza internistica di intensità superiore a quella di una Medicina tradizionale, più vicina ad una terapia sub-intensiva. Il nome, Medicina ad Alta Intensità, lo sta ad indicare, ma ha assunto anche un significato scaramantico: MAI Covid, infatti, voleva essere anche un augurio.

All’Ospedale di Circolo sono stati quindi allestiti in fretta ma con grande scrupolo due reparti MAI e due aree di osservazione collegate, con un totale di oltre 170 posti letto complessivi distribuiti tra il terzo, quarto, quinto e sesto piano del Monoblocco, affidati alla direzione del Professore Francesco Dentali e ad una squadra di professionisti, medici, infermieri e OSS, che volontariamente hanno temporaneamente lasciato il proprio reparto d’origine per affrontare questa sfida.

Oggi i 56 posti letto del sesto piano vengono dismessi. Ieri sono stati chiusi i 27 posti letto di terapia intensiva allestiti in alcune delle sale operatorie dello stesso Ospedale di Circolo. E il prossimo passo, in programma per l’inizio di maggio, sarà la chiusura dei posti COVID nella Terapia intensiva Neurochirurgica, che potrà così tornare alla sua vocazione originaria.

Chiudere questi reparti ha infatti anche un altro significato, altrettanto importante: è l’inizio del percorso di ripresa, della ripartenza. Liberare le sale operatorie e iniziare a liberare dal Covid le terapie intensive, in particolare, è il preludio alla ripresa dell’attività chirurgica, in queste settimane ridotta alle urgenze provenienti dal nostro territorio e oltre, considerata la funzione di hub attribuita al Circolo per molte patologie tempo-dipendenti.

Anche il sesto piano, a breve, potrà tornare alla normalità, ma è prima necessario procedere, oltre alla disinfezione accurata degli ambienti, ad una riorganizzazione dell’intero reparto, che in questi mesi, come buona parte dell’Ospedale di Circolo, aveva assunto un assetto completamente diverso, specifico per fronteggiare l’emergenza.

Pur con queste chiusure, restano ancora molti i pazienti Covid-positivi ricoverati al Circolo: circa 200 tra Terapie intensive, Malattie Infettive, Pneumologia e MAI 1.

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