Intervista a Stefania Filetti, Segretario Generale Cgil Varese: ”Nel varesotto troppi licenziamenti e piccole aziende sempre piú in crisi”

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Stefania Filetti

VARESE, 12 luglio 2020- di GIANNI BERALDO-

E’ trascorso poco meno di un mese (lo sorso 22 giugno) dalla elezione di Stefania Filetti come Segretaria Generale Cgil Varese, che subentra a Umberto Colombo eletto a Como nello stesso ruolo.

Un storia, una vita nel sindacato quella di Filetti, 54 enne madre di due figli che ha sempre saputo ben conciliare il ruolo di genitore con l’altrettanto impegnativo ruolo di sindacalista.

E il nuovo Segretario Generale di impegni e lotte sindacali se ne intende. Soprattutto durante quei due anni alla guida della Fiom (dal 2005 al 2007), esperienza che forgia parecchio anche a livello caratteriale. Carattere e spirito combattivo d’altronde sono tra le principali caratteristiche di Stefania Filetti, votata al congresso quasi all’unanimità con circa l’84% degli aventi diritto.

Per saperne di più l’abbiamo sentita telefonicamente

Senta Filetti, una bella soddisfazione quella di essere eletta con un consenso così ampio

«Certamente. Il fatto che i compagni e compagne mi abbiano appoggiato così ampiamente è anche per il fatto di avere riconosciuto il mio lavoro dandomi fiducia. Ovviamente il ruolo è delicatissimo, la responsabilità è alta ma il fatto di avere tutti i compagni di fianco la cosa mi rassicura. A questi livelli e in questi momenti così delicati non si scherza»

In queste prime settimane da Segretario ha trovato qualcosa che non sapeva in merito a meccanismi organizzativi?

«Direi di no. Questo dovuto anche al  fatto di aver ricoperto il ruolo organizzativo negli ultimi due anni. Ruolo che mi ha portato a strettissimo contatto con Umberto (Colombo, segretario generale uscente, ndr), e tutta la segretaria partecipando in pratica a tutte le fasi decisionali. Diciamo che tutta una serie di progetti iniziati ma non ancora conclusi ora possono essere rivisti ponendo alcune priorità alle quali tengo molto».

Ci dica quali sono queste priorità.

«Intanto una spinta maggiore su tutta la contrattazione a livello provinciale, cióé un’analisi della situazione attualmente modificata da tutta una serie di elementi. Come l’utilizzo delle tecnologie, quella declinata alla nuova fase, quella delle tecnologia più spinta fino ad arrivare a una scelta doverosa relativa a un passaggio veloce a quello che sono i punti di una economia circolare, un investimento più in produzione alla sostenibilità per l’ambiente ad esempio. Ecco, il capire cosa facciamo e se si muovono questi aspetti. Insomma priorità ad ambiente, sviluppo e modalità produttive che siano compatibili con le nostre rivendicazioni sindacali».

Durante il lockdown il fenomeno dello smart working pare abbia funzionato.

«Diciamo che questo tipo di lavoratori sono stati protetti da eventuale contagio covid, però si sono sottolineate una serie di nostre critiche che già avanzavamo prima dello smart smoking. Prendiamo ad esempio le lavoratrici le quali, a un certo punto, non hanno più trovato differenze tra tempo di lavoro e tempo di cura. Se poi aggiungiamo che le scuole erano chiuse e nessuna regolamentazione al diritto alla sconnessione si capiscono le difficoltà di questo tipo di modalità».

Quindi lo smart working non funziona?

«Potrebbe funzionare meglio poi potremmo porci diverse domande tipo il senso più profondo di lavorare in comunità che in questo caso viene meno».

Oltre a dover rimodulare la concezione a livello contrattuale.

«Certo, rimodularla però ottenendone dei benefici per il lavoratore non certamente rimodulandola come vuole Confindustria».

Nel frattempo continua anche nel varesotto l’emorragia di posti di lavoro.

«Purtroppo. Abbiamo situazioni molto diversificate con alcuni settori, alcune aziende che in queste settimane hanno tenuto molto bene come il settore degli elettrodomestici con la Whirlpool ad esempio che ha chiesto ai dipendenti di fare ore in più di lavoro per sopperire alla forte richiesta, situazione simile anche per altre aziende. Vi sono invece molte altre aziende di medie o piccole dimensioni che sono in ginocchio. Basti pensare a tutto l’indotto dei trasporti e non solo quello strettamente collegato al turismo, ma anche ad esempio ad aziende che stampavano biglietti per autobus urbani o quelli per gite scolastiche: tutti fermi. Siamo molto preoccupati perché i dati in nostro possesso dicono che l’occupazione nel 2020 avrà un pesante segno negativo alla fine dell’anno. Poi abbiamo notato che in questi ultimi mesi sono aumentati in maniera esponenziale licenziamenti durante periodo di prova e licenziamenti per giusto motivo soggettivo (ossia colpa del lavoratore, ndr), che sono gli unici licenziamenti possibili perché ovviamente adducono alla possibilità contrattuale di agire in questo modo».

Interno stabilimento Whirlpool di Cassinetta, qui la crisi non si é fatta sentire

Come se avessero sfruttato l’emergenza sanitaria con tutte le conseguenze del caso.

«Può essere. E’ un fenomeno che stiamo monitorando con attenzione considerando l’elevatissimo numero di licenziamenti avvenuti proprio negli ultimi mesi».

Prossime iniziative della Cgil Varese?

«Intanto proseguiremo con tutte le nostre iniziative interne , in realtà mai sospese nemmeno durante il lockdown ovviamente tutto svolto in sicurezza. Come prossime iniziative vogliamo riprendere quelle a calendario, come ad esempio ”Rock e Lavoro” che prevede una serie di concerti dal vivo e che ora riprogrammeremo. Poi altre iniziative pubbliche non solo utili sotto il profilo storico, ma pure economico, della contrattazione e politico. Insomma abbiamo tante cose, tante idee in cantiere sperando che non vi siano ulteriori blocchi».

direttore@varese7press.it

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