Neonati abbandonati, il progetto che aiuta le mamme: «Non abbiate paura, così possiamo aiutarvi»

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Culla ninna ho per bambini abbandonati oar anche al Del Ponte di Varese

VARESE, 9 novembre 2020-«Avevo paura di dire ai miei genitori che ero incinta. Temevo la loro reazione. Sono disperata». Così agli inquirenti la 17enne di Trapani che questa mattina ha gettato dal balcone il corpicino del bimbo che aveva appena partorito. A Ragusa, solo il giorno prima, un altro neonato era stato abbandonato in via Saragat dentro un sacchetto dell’immondizia (per fortuna trovato sano e salvo da un passante vicino a una edicola votiva dedicata alla Madonna). Stessa sorte per il bambino di meno di quattro mesi di Verona, lasciato sotto la pioggia battente la notte tra il 15 e il 16 ottobre e portato in salvo da due agenti delle Volanti della Questura.

Il progetto e la normativa

Sono storie terribili di giovani donne disperate. Come, purtroppo ce ne sono tante, acuite dalla pandemia in corso e dall’isolamento sociale. La maggior parte di loro sono straniere (63%); mentre nel 48,2% dei casi hanno un’età compresa tra i 18 e i 30 anni (dati dell’Osservatorio Nazionale SIN). Numeri drammatici — a oggi circa 1 bambino su 1.000 non viene riconosciuto — e una realtà spesso sommersa della quale, da 10 anni, si occupa «Ninna ho»  primo progetto nazionale contro l’abbandono neonatale e l’infanticidio che nasce nel 2008 da un’idea della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus e del Network KPMG in Italia.

«Il progetto ha ricevuto il Patrocinio del Ministero della Salute, della Società Italiana di Neonatologia (SIN) e della Società Italiana di Pediatria (SIP) — spiega Mariavittoria Rava, Presidente della Fondazione Francesca Rava —. La mission è quella di diffondere la vigente Normativa italiana (DPR 396/2000) che consente alle future mamme italiane o straniere in grave difficoltà di poter partorire in anonimato e sicurezza, per la propria salute e per quella del nascituro, presso tutte le strutture ospedaliere pubbliche. Tutti gli ospedali pubblici danno questo diritto, anche alle donne senza documenti. I fatti di cronaca di questi giorni non sono altro che la punta di un iceberg di una situazione di profondo disagio che molte donne vivono a causa dell’emarginazione sociale e della povertà educativa. Episodi che sono il frutto della difficoltà di accedere a quei servizi che in Italia esistono per tutte, straniere comprese, ma che spesso non si conoscono».

Le culle termiche

Gesti estremi che potrebbero quindi essere evitati. Anche nelle situazioni più difficili e che, nei casi più estremi, possono ricorrere alle culle termiche, nuova versione della famosa ruota degli esposti di un tempo (si appoggia il bambino e scatta un sensore che avverte il medico dell’ospedale vicino). Grazie al progetto Ninna ho le mamme impossibilitate a tenere il proprio bambino possono lasciarlo nelle culle posizionate in luoghi facilmente raggiungibili e defilati di alcuni ospedali, sicure che il personale medico si prenderà cura dei piccoli. Dall’inizio del progetto, i bambini affidati alle culle termiche ninna ho sono stati 6.«I piccoli a volte sono frutto di abusi e maltrattamenti, di prostituzione e situazioni difficili dove magari le donne vorrebbero tenere il proprio bambino ma hanno paura o sono obbligate a non farlo. Le culle termiche offrono un’alternativa alle madri che, per gravi motivi, arrivano alla dolorosa decisione di separarsi dal proprio bambino. Rappresentano un aiuto e una speranza per scongiurare gesti disperati, come l’abbandono per strada o nei cassonetti».

Gli ospedali amici

Le culle ninna ho sono state donate al Policlinico Federico II di Napoli, all’Ospedale del Ponte di Varese, all’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, all’Azienda Ospedaliera di Padova e all’Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi di Firenze. Mentre, la Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano e il Policlinico Casilino di Roma, aderiscono al Network degli ospedali ninna ho per Campagna Informativa, in quanto già dotati della propria culla termica. Tutti «luoghi amici» delle donne grazie all’opera decennale della Fondazione Francesca Rava e del Network KPMG in Italia.

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